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Giuseppe Dimola
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meglio importuno e incauto che adulatore e falso
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Finalmente in Italia un nuovo libro sulla lingua magiara. Si tratta della "Grammatica ungherese di base", di Alexandra Foresto (Hoepli, 2018, € 24,90).
Finora nelle librerie italiane si trovava solo qualche libricino, tra cui una Grammatica ungherese della stessa Foresto (Vallardi, 2007). Altri tascabili in circolazione sono un dizionario Zanichelli (2003) a cura di J. Vásárhely e Zs. Fábián; un dizionario (2007) e un frasario (2008) di Zs. Kovács Romano per l’editore Vallardi. Chi voleva studiare più a fondo l’ungherese da autodidatta doveva basarsi sull’introvabile "Manuale della lingua ungherese" di Pál Fábián, edito in Ungheria nel 1970 e utilizzato nelle università italiane fino a pochi anni fa.
Così, ancora oggi sul mio blog “amicizia italo ungherese” (sospeso da oltre due anni), ricevo varie richieste di aiuto per l’apprendimento della lingua magiara. Addirittura il documento più scaricato sul blog (oltre un migliaio di download) è la "Grammatica ungherese ad uso degli italiani" di Zsigmond Deáky, primo libro su tale lingua pubblicato in Italia, a Roma, nel 1827! Hoepli ne pubblicò un altro, di A. Ăli Belfádel nel 1907. Poi vari editori italiani pubblicarono tra gli anni Trenta e i Sessanta altre opere di E. Váradi e L. Tóth.

Domandarsi se l’ungherese sia una lingua facile o difficile ha poco senso. Esistono lingue più o meno distanti dalla nostra. Le lingue romanze sono vicine all’italiano, l’ungherese molto meno, ma senz’altro più del cinese o dell’arabo. Del resto l’ungherese appartiene alla famiglia linguistica ugro-finnica (con finlandese ed estone), ma c’è più vicinanza tra russo e inglese che tra finlandese e ungherese.
La lingua magiara (non indoeuropea ma uralica) è particolarmente originale e, a mio avviso, piacevole. In ogni caso, come dice un detto ungherese: “Ahány nyelvet tudsz, annyi ember vagy” (quante lingue sai, tante persone sei).
Grazie dunque ad Alexandra Foresto, italiana di origine ungherese, per la sua grammatica (con esercizi e soluzioni). E grazie all’Associazione culturale italo-ungherese del Triveneto che, insieme al Consolato d’Ungheria di Venezia, organizza la presentazione del libro giovedì 10 maggio ’18, ore 17.30, al Teatro dei Frari di Venezia (Calle drio l’Archivio, S. Polo 2464/Q).
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Notizia di questi giorni: la famiglia reale inglese si appresta a diventare multietnica.
Ecco cosa consigliava al figlio Imre il Re Stefano I d'Ungheria (I.Istvan kiràly) circa 1.000 anni fa:
Unius linguae, uniusque moris regnum imbecille et fragile est (debole e caduco è il regno che possiede una sola lingua e unici costumi).
Invece, l'attuale premier ungherese Orbàn Viktor si dice contrario a una società multietnica e multiculturale.
Paradossi della storia...
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Venerdì 13 aprile 2018 alle ore 17, presso la Biblioteca comunale di Vittuone (MI), presenterò ancora una volta il mio libro bilingue di proverbi ungheresi. Ingresso libero. Vi aspetto!


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Così è ridotta l'Italia?
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Ho sottoscritto l'appello "Mai più fascismi" su
https://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale
con la seguente motivazione:
Per non far prevalete nel mondo di tutti il disumano che è in ciascuno.
Spero che tanti aderiscano all'appello😀
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Adesso Londra, poi? Non dobbiamo farci impaurire ma lottare per un mondo più giusto.
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Alcuni giorni fa ho visto un bel film ungherese in lingua originale, con sottotitoli in italiano, che consiglierei di vedere (difficile da trovare al cinema, si può guardare gratis in streaming su internet).
Si trattava di "Anyám, és más futóbolondok a családból" (Mia madre e altri personaggi bizzarri della mia famiglia, 2015) della regista Fekete Ibolya, presentato al Cineteatro San Carlo di Milano nell'ambito della rassegna gratuita sul cinema europeo contemporaneo, presente la regista e il console generale ungherese sig.ra Timaffy Judit.
Il film diverte e commuove insieme; soprattutto, pur intracciando la storia di una famiglia con la Storia degli ungheresi nel "secolo breve", è privo di retorica (in Ungheria è consigliato in tutte le scuole). Autobiografico, il film narra le vicissitudini e i 27 traslochi della famiglia Mile, che in tal modo cerca di proteggersi dai rovesci degli eventi storici.
L'unica osservazione critica che farei, oltre alle lodi per la incalzante sceneggiatura, sono sullo spirito degli unghereresi che potrebbe trasparire. Forse troppo rassicurante e innocente. Impegnati a privilegiare il principio di sopravvivenza, rischiano di sottovalutare il principio di responsabilità. Infatti, ciò che è accaduto agli ungheresi è anche frutto delle loro divisioni interne e della sfiducia in se stessi. In ciò molto simili agli italiani.
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Mi svago vignettando... per un sorriso nel (mio) tunnel.
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