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BUSINESS IN AMERICA? IN U.S.A. SI HANNO PIÙ POSSIBILITÀ DI RIUSCITA!

Avviare un business in America non e’ troppo difficile. Anche se il periodo economico non e’ dei migliori, il prodotto italiano tende a vendere, ma bisogna stare attenti alle grandi catene di vendita ed evitare i prodotti che si possono trovare li’. SI devono eseguire diversi esperimenti e abbandonare la vendita di alcuni prodotti, via via che ci si rende conto che non “andavano”.
Il Visto B1 per gli USA (business, ma temporaneo), e’ uno di quelli con cui si può avviare un business, obbliga all’uscita ogni 6 mesi e non da diritto al Social Security Number (SSN), quindi niente patente, o alla Green Card USA. Questo visto va poi cambiato con uno a più lunga durata, quando il business migliora e si stabilizza.
La questione della patente USA è un problema, ma non troppo pesante: se hai una compagnia americana l’automobile la intesti alla ditta e trovi sempre qualche assicurazione che ti assicura l’auto, magari pagando di più. E’ comunque preferibile fare una patente internazionale in Italia, se possibile.
Il sistema fiscale USA, inoltre, è molto più equo, le licenze sono più semplici da ottenere, la società è più facile da costituire e ha un basso costo di mantenimento (per tenere in vita una società bastano 125$ all’anno) e niente obbligo di versamento di capitale sociale! In più se non parli la lingua, il TMCC (Community College locale) organizza un corso di lingue per stranieri GRATIS!!

E poi la gente: la maggior parte delle persone sono meravigliose!! Tutto sommato, analizzando i pro e contro… ascoltando le esperienze di chi ha vissuto questa esperienza si sta molto meglio in America! In U.S.A. si hanno più possibilità di riuscita, specialmente se si vuole aprire un business personale.
Non si pensi che sia una passeggiata però! Si deve cambiare nazione, lingua, orari, modi di vivere e imparare la loro visione delle cose.
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ECCO COSA OFFRONO GLI U.S.A!

Un numero sempre più crescente di aziende scelgono gli Stati Uniti come il luogo dove stabilire le loro attività’. C’è una buona ragione per questo: gli Stati Uniti hanno il più attraente contesto per gli investimenti al mondo. L’economia degli Stati Uniti è la più grande al mondo e hanno accordi di libero scambio con 17 paesi nel mondo. Lo stock di investimenti esteri negli USA supera i 2.300 miliardi di dollari!

Ecco cosa gli USA OFFRONO agli investitori esteri:
1) Una FORZA LAVORO SPECIALIZZATA: l’alto livello educativo e la preparazione della forza lavoro sono determinati non solo dall’elevatissimo livello delle attività di ricerca e sviluppo, ma anche dall’attività delle istituzioni scolastiche locali che sono in grado di preparare professionalmente la forza lavoro anche in base alle necessità degli investitori.

2) Un PROSPERO MERCATO DI CONSUMO: una popolazione di oltre 310 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo pro-capite di oltre 47.000 dollari USA.

3) Un SIETEMA REGOLAMENTARE E LEGALE che consente ampia libertà operativa agli investitori esteri: gli investimenti stranieri godono di un approccio aperto, trasparente e non discriminatorio. Le aziende di proprietà USA e quelle di proprietà estera sono soggette allo stesso livello di trattamento.

4) Una FORTE PROTEZIONE della PROPRIETÀ INTELLETTUALE
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NON FARTI SCHIACCIARE DALLE TASSE: INVESTI NEL MERCATO AMERICANO!

Vivere e pagare le tasse in America vuol dire, per un europeo cresciuto nella fiscalità vampiresca e insaziabile del Vecchio Continente, capire che l'equazione che ci trivellano nella testa fin da piccoli, più tasse uguale più servizi, semplicemente non è vera. 
Ridurre le tasse, come ormai tutti i politici americani, di destra o sinistra hanno capito, non significa distruggere i servizi e l'assistenza pubblica, ma trasferire la responsabilità della salute, della previdenza, della sicurezza collettiva, delle infrastrutture, della scuola, dal potere centrale agli individui e alle comunità locali. E rendere legale e palese quello che in Italia è spesso illegale e sempre occulto: il fatto che i ricchi saranno sempre trattati meglio dei poveri, negli ospedali o negli uffici pubblici. E sono i poveri a pagare per i servizi che anche i ricchi adoperano. Questo è il circolo vizioso che l'America ha saputo spezzare Oggi sta raccogliendo i frutti con la DISOCCUPAZIONE AL 4%, un boom economico ormai senza precedenti e il bilancio della stato quasi in pareggio. Si pagano molte meno tasse che in Italia (a Washington l'Iva è il 6% su tutto e ci sono Stati, come la Florida o il New Hampshire, dove è zero). Ci sono molte più detrazioni legali dall'imponibile: interessi totali su due mutui, tasse scolastiche universitarie fino a tre milioni l'anno, accantonamenti per fondi pensioni individuali fino a quattro milioni annui. E c'è la certezza che eventuali rimborsi di tasse pagate in eccesso verranno restituiti al contribuente entro 40 giorni dalla presentazione della dichiarazione. 
Sono passati quasi 25 anni da quando il governo americano ha cominciato la sua cura dimagrante e ha capito che imporre meno tasse avrebbe alla fine giovato a tutti e avrebbe fatto aumentare, e non diminuire, il gettito fiscale perché è meglio avere 150 milioni di cittadini occupati che pagano poche tasse, piuttosto che averne 100 costretti a pagarne molte. 
É la fine per i contabili e i fiscalisti e gli azzeccagarbugli dei trucchi fiscali, ma è anche la fine per l'enorme, inutile e controproducente macchina dei controlli e della repressione erariale che oggi consuma più danaro pubblico di quanto non ne recuperi.
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INVESTIRE IN AMERICA? SI PUÒ! LE TASSE AMERICANE, LA METÀ DI QUELLE ITALIANE

Quanto pesa il fisco sul reddito dei cittadini americani? Paragonato al nostro poco o niente. Un esempio? L'aliquota massima negli U.S.A. È del 35% ed è pagata dai reddito che superano la soglia dei 262 mila euro l'anno. In Italia, tutti quelli che dichiarano più di 75 mila euro annui pagano il 43%!. Inoltre in Italia esistono cinque scaglioni fiscali (23, 27, 38, 41 e 43%) mentra in America sono sei (10, 15, 25, 28, 33 e 35%). Questo sistema oltre a rendere l'imposizione più modulata, il primo dato che salta agli occhi è che le aliquote sono, rispetto alle nostre, ben più leggere.
Si deve tenere conto, sempre, che il mercato del lavoro americano è infinitamente più dinamico con più possibilità e maggiori guadagni! 
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L'italia ti va stretta? Vorresti entrare nel mercato U.S.A.? La potenzialità del mercato americano è enorme ma l'80% delle imprese italiane che cercano di entrare in questo mercato entro due anni falliscono. Perché?

PROGRAMMA:
_ H 15.00 registrazione partecipanti
_ H 15.30 intervento di Massimiliano Foroni - 
Communication Specialist OSM e Partener 
K2USA Miami "Introduzione alle opportunità 
all'estero per le aziende italiane"
_ H 16.00 intervento di Andrea di Giuseppe - Presidente di 
Trend Spa, Trend USA e Granite Transformation 
USA "Come ho creato il successo delle mie 
aziende entrando nel mercato Americano e cosa 
possono fare le aziende italiane per cogliere le 
opportunità di questo grande mercato"
_ H 17.00 intervento di Paolo Ruggeri - Fondatore OSM e 
Direttore K2USA Miami "Come portare i tuoi 
prodotti o servizi negli Stati Uniti d'America"
_ H 18.00 Aperitivo

Iscriviti subito all'evento GRATUITO mandando una mail a triveneto@osmanagement.it oppure chiama il 045/995216
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PARTECIPA all'evento GRATUITO K2USA "Il mercato americano"
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INVESTIRE IN AMERICA? É IL MOMENTO GIUSTO!

«È il momento giusto per investire da noi, ha affermato (26 settembre 2013) il console generale americano di base a Milano Kyle R. Scott, nel contesto del convegno «gli Usa sono un mercato in forte ripresa su cui investire", organizzato a Vicenza «perché gli Stati Uniti sono usciti dalla recessione del 2008-2009 già dal marzo 2010: da allora abbiamo creato circa 7 milioni di posti di lavoro, e abbiamo conosciuto tre anni di crescita. E poi, a parte gli accordi di libero scambio, siamo un mercato con 310 milioni di consumatori». Il console ha descritto i vantaggi di cui un'azienda italiana, «anche una Pmi in difficoltà» godrebbe «aprendo una porta nel nostro mercato». 

Inoltre, secondo la Banca Mondiale, gli Usa sono quarti nella classifica dell'accesso al credito. L'Italia, invece, è al 104esimo posto. Secondo Scott, le «Pmi italiane hanno appreso la lezione: l'internazionalizzazione è necessaria per la sopravvivenza; ora devono imparare a guardare oltre l'Oceano». 

Oggi investire in Usa è un obiettivo strategico. 
Ma aprire in U.S.A. Ha anche altri vantaggi. Secondo i dati della Banca Mondiale, gli U.S.A. sono sesti alla voce "rispetto dei contratti" (l'Italia è 160esima), sesti per tutela degli investitori (l'Italia 49esima) e al 13esimo posto per la creazione di nuove imprese (l'Italia 84esima). Inoltre sono vantaggiosi gli incentivi fiscali: non solo quelli statali, come il "Work opportunity tax credit" ovvero deduzioni da 1.200 a 9mila dollari per posto di lavoro creato; ma anche quelli dei singoli stati: il Texas "rimborsa" fino a 7.500 dollari per posto di lavoro creato; mentre il New Jersey consente di trattenere imposte fino all'80% sul reddito dei nuovi dipendenti e per 10 anni. 

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I (PRIMI) CINQUE PECCATI CAPITALI NEL TENTARE DI APRIRE IL MERCATO USA

Molte aziende e imprenditori italiani di successo, prima o poi, sono attratti dall’idea di andare all’assalto del mercato americano. Ma per l’80% delle imprese italiane che si lanciano in questa avventura, il tentativo fallisce entro due anni dall’arrivo negli Stati Uniti, spesso con perdite nell’ordine di alcune centinaia di migliaia di dollari, in alcuni casi anche superiori al milione. Ciò avviene a causa di alcuni errori fondamentali di impostazione commessi da chi si approccia in modo superficiale a questo mercato, quelli che io chiamo “I Dieci Peccati Capitali delle aziende italiane negli USA”. 

1) PENSARE CHE TUTTO QUELLO CHE HA FUNZIONATO IN EUROPA FUNZIONERÀ ANCHE NEGLI STATI UNITI 
Gli USA sono profondamente diversi dall’Europa sia a livello culturale che a livello di gusti, di valori e di business. Pensare che quello che ha funzionato in Europa replicato quasi esattamente negli USA funzioni, è da pazzi. La nostra azienda in Europa vende servizi di consulenza alle aziende a 360% gradi (marketing, finanza, vendite, HR, ecc), negli USA abbiamo trovato uno spazio profittevole vendendo analisi attitudinali e test alle aziende americane.

2) LANCIARSI ALL'ASSALTO DELL'AMERICA SENZA PRIMA CONOSCERE IL MERCATO
Esistono importanti differenze culturali tra l’Italia e gli USA. In Italia, per esempio, l’ambiente dove i proprietari di case sono più portati ad investire è il bagno, negli Stati Uniti quest’ambiente è la cucina. Un’azienda italiana inizialmente aveva provato a lanciare negli USA “la dieta con prodotti rigorosamente Made in Italy” senza pensare che agli occhi degli americani i prodotti alimentari rigorosamente made in Italy sono gli spaghetti, le fettuccine, ecc, alimenti quindi che portano a prendere peso e non certo a perderlo. 
Errori come questi finiscono per costare all’azienda centinaia di migliaia di dollari. Se intendi aprire il mercato USA organizza un po’ di viaggi per partecipare a fiere, conoscere clienti, parlare con imprenditori italiani che già ce l’hanno fatta ad aprire un’azienda negli Stati Uniti. Se non sei in grado di farlo per mancanza di tempo, affidati a una società come K2USA che ricerchi il mercato per te.

3) PENSARE CHE IL SOLO FATTO DI DIRE "MADE IN ITALY" PRODURRÀ ORDE DI FAMELICI CONSUMATORI AMERICANI CHE FANNO LA FILA PUR DI ACCAPARRARSI IL TANTO DESIDERATO PRODOTTO
E’ vero il Made in Italy, il design Italiano o l’Italian Way of Life piacciono molto negli Stati Uniti. Ma pensare che il solo fatto di dire che qualcosa è di provenienza italiana farà sì che si venda negli Stati Uniti è essere decisamente sprovveduti. Negli USA troveremo centinaia di aziende di tutto il mondo che ci hanno copiato e che hanno prodotti di buona o, in alcuni casi, ottima qualità. La mozzarella di Bufala, per esempio, ormai la fanno direttamente in Florida ed è anche molto buona (un saggio imprenditore Italiano ha pensato bene di importare le bufale invece della mozzarella e si è messo a produrla localmente...). Essere “Made in Italy” è un plus ma devi conoscere il mercato e sviluppare una Unique Value Proposition, cioè una Proposta di Valore Unico. In che modo il tuo prodotto, Made in Italy, dà al cliente un valore unico a cui lui non può rinunciare? 

4) ASSUMERE PERSONALE ITALIANO O ESPATRIATI ITALIANI PER GESTIRE IL MERCATO USA 
Molti Italiani sono dei grandissimi lavoratori e sono molto apprezzati negli Stati Uniti d’America. Detto ciò, sei proprio sicuro che un manager italiano sappia calarsi nella cultura necessaria per fare business a Kansas City, a Omaha o a Dayton-Ohio? 
Gli Stati Uniti non sono solamente New York, Miami e Los Angeles ma sono costituiti da innumerevoli città con una popolazione che tende ad essere piuttosto conservatrice e inizialmente sospettosa di tutto quello che viene da fuori. Gli Americani apprezzano la nostra creatività, il nostro entusiasmano ma odiano (davvero) la superficialità, il cercare di girare attorno alle regole, il non rispettare gli impegni presi. Se mandi un Italiano ad occuparsi degli USA, assicurati che abbia una grande etica del lavoro e che i suoi valori siano allineati a quelli americani.

5) RICERCARE AGENTI "COMMISSION ONLY" PER APRIRE IL MERCATO 
In Italia un’azienda in difficoltà spesso cerca agenti plurimandatari o monomandatari cui affidare il proprio prodotto in cambio di una provvigione sulle vendite. 
Negli USA chi accetta di fare il commission only sono gli Home Salesmen, vale a dire i venditori porta a porta che, però, ti richiedono almeno due appuntamenti fissati al giorno (dal tuo telemarketing) con leads qualificati (che devi generare tu). Se vuoi un Sales Rep bravo, invece, devi entrare nell’ordine di idee di metter sul piatto un compenso di almeno 5.000 dollari al mese e premi al raggiungimento degli obiettivi. Non pensare solamente ai soldi che spendi ma anche a quello che otterrai in cambio. 

Per leggere l'articolo completo VISITA IL SITO www.k2usa.it
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