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Claudia Zedda
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Francesco Masala mi ha lasciato senza parole. Con tantissime cose da dire ma senza parole. Leggerò di lui fintanto che non troverò quelle giuste.

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Meraviglias: croccanti, zuccherose, sarde. Ricetta e racconto. 

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L’altro giorno, mentre facevo abuso di cioccolata trovata nella calza della befana di Reb (grazie zii, non dimagrirò mai), riflettevo su una questione che mi sta particolarmente a cuore. Riflettevo e ne parlavo con il mio maritino.
Quando svolgi un lavoro in breve tempo, di quelli che il tuo cliente ritiene difficilissimi ma che per te sono stati naturali come la dieta il lunedì mattina che fai? Se butta lì il discorso glielo dici che è stato un gioco da ragazzi? O niente, fai il vago e se proprio insiste confermi il duro lavoro che ti è costato quel compito?

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“Sette Janas ti danzino attorno, che tu sia la più felice del mondo”.

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Benvenuto gennaio 2017. Koendi lo festeggia in cucina. Questo mese malloreddus, fregula, coricheddos e culurgionis.
Sarà bello.

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Di questa festa ne ho sentito parlare tanto a lungo che alla fine me ne sono dovuta interessare. Oramai dovresti saperlo: ho un maritino di origine bonese e bonese mi sento anche io nel cuore. Questa della quale ti racconto oggi è una festa che a Bono conoscono bene e che amano. Spesso la si confonde con le questue che un po’ in tutta la Sardegna si organizzano in onore di tutti i morti e di tutti i Santi, ma Sant’Andria è qualcosa di diverso.

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Sono cresciuta fra donne che cucinavano. Nonna, le due cose che faceva prima di impastare semola e acqua erano sempre le stesse: si sollevava le maniche fin sopra il gomito, e si faceva il segno della croce.
“Claudia castia beni, puitta deppisi imparai”.
Claudia guarda bene, mi diceva, perché devi imparare. Allora non lo sapevo, ma senza alcuna scuola imparavo gestualità vecchie come mamma Sardegna che oggi mi appartengono. Un apprendistato all’antica.

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Alcuni dolci ti entrano dentro. Li vedi fare da che sei bambina, forse prima, e tutti gli anni, durante quella occasione particolare, quel dolce viene ripetuto. Ogni anno i gesti sono uguali, di tua madre che pulisce la frutta secca qualche notte prima, che taglia i fichi, che odora la saba, che cerca la semola giusta e la pabassa buona. Di te e tua sorella che si tenta di rubare le noci o le mandorle, che pulite da altri sono meglio, di quella croce incisa sul dolce che si spera cresca, di quell’odore che investe la casa, di quei pizzichi sull’impasto ben cresciuto, che crudo il pan’è saba è ancora più buono.

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Meana Sardo: il bello di AutunnoinBarbagia16
Ho inseguito per tutta la giornata un profumo. Ho finito per trovare colori, tanti, intensi, sfrontati, che ti si fermano in testa a mo’ di ricordi, di quelli che non li perdi nemmeno se lo desideri.

Il profumo era quello di mentuccia selvatica, i colori erano quelli delle donne di Meana Sardo, dei loro cestini, dei loro dolci, del loro Autunno in Barbagia.
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