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Salvatore Capobianco
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LE CONGIUNTIVITI IN ETÀ PEDIATRICA

La congiuntiva è quella membrana mucosa che riveste la superficie posteriore delle palpebre e la porzione anteriore del bulbo oculare.
Qualsiasi processo infiammatorio di tale membrana prende il nome di congiuntivite.
Spesso tale processo infiammatorio ha origine infettiva, l'infezione può essere trasmessa già durante la vita intrauterina, al momento del parto o nelle varie epoche dell'età pediatrica.
La normale flora congiuntivale del bambino è diversa da quella dell'adulto, in quanto contiene meno batteri anaerobi ed un maggiore numero di specie di streptococchi.
La maggior parte dei microrganismi causanti infezioni oculari appartiene alla stessa specie di quelli presenti sulla cute perioculare e palpebrale, nel naso, nel dotto naso lacrimale.
L'infezione può avere più raramente anche origine endogena e raggiungere l'occhio per via ematica o nervosa.
In condizione di normalità, l'occhio possiede una notevole resistenza anche a microrganismi particolarmente virulenti. Tale resistenza è legata a fattori locali quali la normale quantità e qualità di lacrime, nonché alla stabilità del film lacrimale stesso normalmente disteso dal movimento delle palpebre ed a una esatta struttura e sensibilità dell'epitelio corneale.
Una maggiore vulnerabilità dell'occhio alle infezioni è dovuta a malattie croniche debilitanti, malnutrizionali, immunologiche e dismetaboliche: è nota la maggiore gravità ed incidenza di infezioni da herpes e miceti nei bambini leucemici e la gravità della cheratocongiuntivite nei bambini malnutriti con deficit di vitamina A.
Tra le forme di congiuntivite più frequenti a riscontrarsi, ricordiamo: l'opthalmia neonatorum questa è l'infezione più comune che si verifica durante il primo mese di vita.
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Le congiuntiviti
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LA BLEFARITE

È una flogosi che interessa il margine palpebrale al livello dell’impianto delle ciglia, ha un’eziologia estremamente varia e può essere ricondotta a cause di ordine generale (soggetti linfatici, urici e anemici), di ordine locale come infiammazioni della congiuntiva o delle ghiandole lacrimali. È una problematica frequentemente associata all'astigmatismo, altrettanto importanti sono le condizioni ambientali come il caldo, il freddo, il vento e il fumo. Nell'infanzia le cause più frequenti sono la carenza di igiene, le infezioni stafilococciche e le allergie. È stato osservato che è una patologia che si presenta nell’80% dei pazienti affetti da occhio secco. È una problematica molto frequente che tende a cronicizzare e a dare recidive. Ne sono riscontrabili 4 diverse forme riconducibili anche agli stati evolutivi dello stesso processo:
Forma iperemica: i bordi delle palpebre sono gonfi e arrossati e gli occhi si presentano cerchiati di rosso;
Forma seborroica o meibomiana;
Forma squamosa: è caratterizzata da formazione di pellicole sottili nella zona di impianto delle ciglia che diventano facilmente asportabili;
Forma ulcerativa: la causa va ricercata in un’infezione batterica, il principale responsabile è lo stafilococco, l’infezione può originare nel periodo infantile e se non adeguatamente trattata proseguire nell'età adulta.

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La blefarite
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LA LACRIMAZIONE

ll film lacrimale è una sottile pellicola semiliquida in continuo ricambio, che si distribuisce su tutta la parte esposta dell’occhio, il suo spessore è variabile a seconda della porzione considerata e risulta massimo al livello della cornea in cui raggiunge gli 8 micron; ha un indice di rifrazione di 1,33, molto simile a quello della cornea.
Risulta costituito da due distinte porzioni:
Strato profondo: è di consistenza semi solida, in stretto contatto con l’epitelio corneale e congiuntivale, prodotto dalle cellule mucipare caliciformi della congiuntiva, composto essenzialmente da glicoproteine. Ha la funzione di rendere idrofilo l’epitelio corneo-congiuntivale, con conseguente maggiore adesione dei microvilli corneali al film lacrimale.
Strato superficiale: A una consistenza semiliquida che, a sua volta, si suddivide in una frazione acquosa, che è la parte più spessa ed è costituita per il 98% da acqua, contiene in forma disciolta sali organici, glucosio, urea, IgA, lattoferrina. È prodotta dalla ghiandola lacrimale centrale e dalle ghiandole accessorie sierose. La frazione lipidica è quella più superficiale ed è prodotta dalle ghiandole palpebrali di Meibomio, ha la funzione di stabilizzare l’interno del film lacrimale rallentandone l’evaporazione.
Fondamentale per la corretta fisiologia del film lacrimale è il corretto ammiccameto, che ha la funzione di migliorare la lubrificazione, rimuove eventuali depositi di pulviscolo atmosferico e distribuisce uniformemente il film lacrimale sulla membrana corneale.
L’apparato lacrimale può essere diviso in una porzione secretoria ed una escretoria. La componente secretoria è costituita dalla ghiandola lacrimale principale e dalle ghiandole lacrimali accessorie. La ghiandola lacrimale principale è una ghiandola tubulare composta di colore rosso-grigio situata nella parte supero-laterale della regione orbito-palpebrale, che si apre, mediante canali escretori nella parte supero-laterale del fornice congiuntivale. A causa della presenza del muscolo elevatore è suddivisa in due regioni, la ghiandola lacrimale superiore, più grande, è una struttura compatta e avvolta da una capsula da cui è facilmente separabile; la ghiandola lacrimale inferiore, più piccola, avvolta da tessuto connettivo denso dal quale si separa facilmente. La sua attività secretoria è di tipo sieroso. Le ghiandole lacrimali accessorie sono identiche alla principale dal punto di vista strutturale.

http://www.oculistapediatrico.it/le-lacrime.html
LE LACRIME
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IL CALAZIO

E' una lesione granulomatosa (cistica) di una ghiandola di Meibomio (grossa ghiandola sebacea della palpebra preposta alla produzione dello strato oleoso delle lacrime) distrutta da un processo infiammatorio.
Si presenta come un piccolo nodulo compreso in pieno tarso e protrude sotto la pelle e sotto la congiuntiva, può essere vicino al margine ciliare o proliferare più verso la cute o più verso la congiuntiva (calazio interno o esterno), nel caso di calazio interno si può notare un papilloma infiammatorio.
In alcuni casi più calazi possono comparire contemporaneamente, si parla allora di calaziosi.
I sintomi sono lievi, se si esclude la sensazione di peso palpebrale o di fastidio per la presenza di "qualcosa" sull'occhio.
Un calazio di grosse dimensioni può provocare astigmatismo e dolore all'occhio a causa della pressione sulla cornea.
I calazi non sono causati da infezioni, ma una volta formatisi possono diventare secondariamente infetti. La loro causa rimane ancora sconosciuta. Spesso si associano a seborrea, infiammazione cronica delle palpebre, occhi secchi ed acne. La maggior parte dei calazi si riassorbe in poche settimane senza alcuna terapia. Ma il calazio può anche suppurarsi, sclerotizzarsi e/o recidivare.
La terapia consiste nell'instillazione di pomate antibiotiche e cortisoniche e nella pratica di impacchi caldo-umidi.

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LA CATARATTA CONGENITA

Nei neonati è possibile riscontrare lievi malformazioni al cristallino che impediscono la corretta visione. Con il termine generico di cataratta congenita si fa riferimento ad una opacità del cristallino che è già presente alla nascita.
Il cristallino è una lente naturale biconvessa situata all’interno dell’occhio che ha il compito di far convergere i raggi luminosi, provenienti dall’esterno, sulla retina per una corretta messa a fuoco. Come un normale obiettivo di una macchina fotografica, per ottenere una perfetta, nitida e ben contrastata fotografia, è necessario che l’obbiettivo sia perfettamente pulito. La presenza di piccole “macchie” su questo obiettivo determinerà delle imperfezioni sulla fotografia. Le alterazioni della foto dipenderanno soprattutto dall’estensione della macchia e dalla sua densità.
La cataratta, sia essa congenita o senile, determina un peggioramento della visione, in quanto a livello della retina arriva un’immagine sporca, sfocata e confusa.

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PROBLEMI DI VISTA NEL BAMBINO

La prevenzione in ambito oculistico è di fondamentale importanza per evitare, al neonato prima ed al bambino dopo, problemi di vista per patologie dell'occhio che se non corrette precocemente potrebbero diventare irreversibili.
A questo scopo è nata da alcuni anni una nuova figura professionale: quella dell'oculista pediatrico.
In questo sito abbiamo voluto raccogliere alcuni argomenti dedicati ai genitori, ma anche ai
pediatri ed ai neonatologi che volessero approfondire alcune tematiche importanti riguardanti
* lo sviluppo visivo nel neonato e nel bambino,
* i tempi ed i modi della visita oftalmologica nel neonato e nel bambino,
* alcuni importanti test, indispensabili per la valutazione della funzione visiva nel minore,
* alcune patologie oftalmiche frequenti nell'infanzia.

http://www.retinopatiaprematuro.it/

Problemi di vista nel bambino
Problemi di vista nel bambino
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L'AMBLIOPIA

L'ambliopia, è un'alterazione della visione che viene a manifestarsi nel bambino già durante i primi anni di vita. Il termine deriva dal greco e, più esattamente, da "ops" (che significa "visione") e "amblyos" (che significa "ottusa, pigra"). Il suo nome comune è occhio pigro.
L'effetto principale è un comune deficit dell'acutezza visiva e si considera ambliope un occhio che abbia almeno una differenza di 3/10 rispetto all'altro, oppure un visus inferiore ai 3/10. Ne è affetto circa il 2% di tutta la popolazione e il 4-5% dei bambini; essa è considerata una delle prime cause di deficit visivo nei giovani sotto i 20 anni. Una diagnosi precoce può, nella maggioranza dei casi, prevenire difetti permanenti. Il primo sintomo può essere uno strabismo che deve sempre indirizzare il bambino da un oculista pediatrico

http://www.retinopatiaprematuro.it/ambliopia.html
L'ambliopia
L'ambliopia
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LA DACRIOCISTITE CONGENITA

Patologia infiammatoria legata ad una ostruzione del dotto naso-lacrimale, è molto diffusa nei bambini. Volgarmente viene definita "canaletto otturato".​
Il quadro clinico appare già alla nascita, ma spesso può presentarsi all'età di 1-2 mesi; si manifesta con lacrimazione e secrezione muco-purulenta cronica dall'occhio colpito. Il massaggio del sacco lacrimale (posto nella regione mediale ed inferiore rispetto all'occhio) può produrre la fuoriuscita di materiale purulento dai punti lacrimali inferiori permettendo all'oculista di confermare la diagnosi.
L’occhio di solito non è significativamente arrossato, non presenta fotofobia o altri disturbi, a meno che non compaia una congiuntiva catarrale cronica (complicanza molto frequente).
E’ causata dalla persistenza di un sottile setto allo sbocco del canale naso-lacrimale con ristagno delle lacrime.

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LA GENETICA DELLA MIOPIA

La miopia costituisce la più comune alterazione dell’occhio umano. Insieme alla cataratta, alla degenerazione maculare senile ed alle malattie infettive rappresenta la più importante causa di ipovisione in quanto è spesso associata a distacco di retina, degenerazione corio-retinica maculare, cataratta precoce e glaucoma, per tale ragione il miope, specialmente se bambino, va seguito costantemente da uno specialista oculista.
Secondo alcune recenti ricerche il 25 % della popolazione degli Stati Uniti presenta una miopia e ciò rappresenta un sempre maggior problema, oltre che dal punto di vista sociale, anche da quello economico: la correzione della miopia richiede sempre maggiori risorse (occhiali, lenti a contatto e, più recentemente, procedure chirurgiche). Per tali ragioni lo sviluppo di metodiche per prevenirne l’insorgenza o per limitarne la progressione, già nel bambino, assumono un’importanza sempre maggiore.

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LA MIOPIA

La miopia è un difetto di vista che si verifica quando l'occhio è più lungo del normale.
In questo tipo di difetto di vista il sistema di lenti dell'occhio non riesce a mettere a fuoco le immagini sulla retina ma al davanti di essa.
La miopia può essere congenita, può svilupparsi nel periodo prescolare, ma più frequentemente si osserva nel
bambino in età scolastica. Se il piccolo presenta deficit visivo da lontana deve essere subito portato a visita da un oftalmologo pediatrico.
Le cause principali della miopia sono tre:
* bulbo oculare più lungo del normale;
* curvatura della cornea o del cristallino maggiore della norma;
* aumento del potere refrattivo del cristallino.
È diventato chiaro negli ultimi tempi, che non c’è una singola fattore inducente la miopia, ma tre elementi contribuirebbero al suo sviluppo:
* correlazione tra sforzo visivo per vicino-accomodazione debole
* predisposizione ereditaria;
* relazione tra debolezza della sclera-pressione intraoculare.
I primi due fattori sono coinvolti in diverso grado nel periodo iniziale della miopia, il terzo nei gradi avanzati di miopia, determinando la sua ulteriore progressione.

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La miopia
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