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Basilea 3: l'impatto delle nuove regole sulle banche e sulle imprese italiane



Nel disegnare le regole di Basilea 3 sono state bilanciate due necessità: da un lato, assicurare una riforma rigorosa, capace di promuovere un sistema finanziario più stabile; dall’altro, minimizzare le potenziali ricadute negative della riforma sulla crescita economica, soprattutto in una fase di ripresa ancora incerta, quale quella attuale.
La finalizzazione del nuovo framework prudenziale è stata pertanto accompagnata da approfondite analisi volte a stimare il possibile impatto della riforma sia sulle banche sia sulla crescita economica.
L’effetto sugli intermediari dei principali Paesi è stato stimato attraverso un articolato studio d’impatto quantitativo (Quantitative Impact Study, QIS) condotto con riferimento a dicembre 2009 e utilizzando i dati su base consolidata forniti da un ampio campione di intermediari; la Banca d’Italia ha partecipato all’indagine coinvolgendo un elevato numero di intermediari, che rappresentano circa il 75 per cento del totale attivo del sistema bancario.

Nell’ipotesi in cui la riforma fosse già stata interamente in vigore a fine 2009, i gruppi bancari italiani partecipanti all’esercizio avrebbero registrato un fabbisogno di capitale di qualità primaria per raggiungere il livello del 7 per cento (pari a un requisito minimo CET1 del 4,5 per cento e a un capital conservation buffer del 2,5 per cento) pari a 47 miliardi di euro. Parte di questo potenziale fabbisogno è connessa alla presenza di strumenti attualmente computabili nel patrimonio e che non lo saranno più con Basilea 3: il lungo periodo di transizione consentirà una loro fisiologica sostituzione.
La stima non tiene conto delle azioni di asset disposal già realizzate, né degli utili conseguiti nel 2010; inoltre non incorpora alcuna previsione circa il contributo che i redditi futuri potranno fornire al rafforzamento patrimoniale né tiene conto delle
strategie aziendali che le banche potranno adottare per adeguarsi alla nuova regolamentazione. Nella media dell’ultimo triennio (2007-2009), periodo non particolarmente favorevole dal punto di vista reddituale, le banche italiane che hanno
partecipato al QIS hanno comunque prodotto utili pari, in media, a 14.5 miliardi di euro l’anno.
La medesima simulazione condotta sui dati riferiti a giugno del 2010 – che tiene conto del rafforzamento patrimoniale già realizzato da alcuni gruppi bancari – mostra una contrazione del complessivo fabbisogno a 40 miliardi di euro. Nel complesso, secondo calcoli preliminari svolti dalla Banca d’Italia che tengono conto anche delle stime sulla futura capacità di reddito, le banche italiane saranno in grado di muovere verso più elevati livelli di patrimonio con gradualità, continuando ad assicurare il necessario sostegno alle imprese.
Sul fronte della liquidità, il monitoraggio settimanale attivato dalla Banca d’Italia prima del settembre 2008, ha consentito di migliorare le condizioni delle banche italiane che, in media, non dovranno attivare adeguamenti significativi nella composizione per scadenze; dovranno, però, proseguire nel processo di rafforzamento delle scorte di
attività prontamente liquidabili.
Le banche italiane non escono svantaggiate dalla riforma. Certo, esse partivano già prima della crisi da livelli di patrimonializzazione più contenuti nel raffronto internazionale. Ma il loro patrimonio è di qualità mediamente elevata, grazie anche ai criteri più restrittivi imposti dalla Banca d’Italia. L’impatto più significativo della riforma viene dalla deduzione delle attività per imposte anticipate, generate dai limiti molto restrittivi imposti dalla nostra disciplina fiscale alle svalutazioni e alle perdite su crediti. Sarà necessario lavorare a soluzioni normative nazionali coerenti con le regole di Basilea, che consentano di trovare una soluzione a questo problema.
Il modello di banca tradizionale non risulta penalizzato, perché l’inasprimento dei requisiti è particolarmente severo per le attività di negoziazione in titoli e in derivati. Il requisito sui rischi di mercato è stato innalzato in misura significativa; la revisione delle regole sul rischio di controparte comporta un aumento rilevante delle attività ponderate per il rischio; l’introduzione del leverage ratio, che include anche gli attivi fuori bilancio, dovrebbe rilevare particolarmente per le banche di investimento, che tradizionalmente operano con una leva più alta.
L’impatto sulla crescita economica derivante dall’entrata in vigore della nuova disciplina sarebbe complessivamente positivo, tenendo conto sia degli oneri di adeguamento sia dei costi e dei benefici a regime. Le analisi condotte dal Comitato di Basilea mostrano che, nella fase di entrata a regime della riforma, i più elevati requisiti di capitale determinerebbero una contrazione del PIL che raggiungerebbe un massimo dello 0,22% poco dopo il 2018 (l’anno della piena entrata a regime). Questa stima, che tiene conto sia dei nuovi requisiti minimi sia del capital conservation buffer, corrisponde a un tasso di crescita annuo del PIL inferiore di 0,03 punti percentuali a quello che si sarebbe realizzato in assenza della riforma. Nel lungo periodo, tuttavia, i benefici in termini di riduzione della probabilità di crisi sistemiche supererebbero ampiamente i costi.
Con specifico riferimento al nostro Paese, è difficile oggi valutare gli effetti sulle imprese e se questi potranno avere conseguenze differenziate sui diversi comparti dell’economia. In principio, l’impatto della riforma potrebbe pesare di più sulle imprese che fanno maggiore affidamento sul credito bancario e in particolare sulle PMI, che hanno una struttura finanziaria più fragile. La riforma conferma tuttavia i meccanismi di Basilea 2 disegnati per contenere l’assorbimento patrimoniale associato ai crediti erogati alle PMI. Per le imprese con fatturato inferiore a 50 milioni di euro, la riduzione in
termini di requisito, calcolato con i modelli interni, arriva, a parità di rischio, sino al 20 per cento.benefici in termini di riduzione della probabilità di crisi sistemiche supererebbero ampiamente i costi.
Con specifico riferimento al nostro Paese, è difficile oggi valutare gli effetti sulle imprese e se questi potranno avere conseguenze differenziate sui diversi comparti dell’economia. In principio, l’impatto della riforma potrebbe pesare di più sulle imprese che fanno maggiore affidamento sul credito bancario e in particolare sulle PMI, che hanno una struttura finanziaria più fragile. La riforma conferma tuttavia i meccanismi di Basilea 2 disegnati per contenere l’assorbimento patrimoniale associato ai crediti erogati alle PMI. Per le imprese con fatturato inferiore a 50 milioni di euro, la riduzione in termini di requisito, calcolato con i modelli interni, arriva, a parità di rischio, sino al 20 per cento.


Aumento del capitale sociale per Cred.it Società Finanziaria S.p.A.

Aumento del capitale sociale per Cred.it Società Finanziaria S.p.A., società italiana iscritta nell'elenco generale T.U.B. presso la Banca d’Italia al n°41964 del 16/03/2011, con sede legale in Roma, alla via Frattina 89.
La società ha confermato la sua crescita con un aumento di capitale sociale, passato da 1.500.000,00 Euro a 5.000.000,00 Euro

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Nuova sede di rappresentanza nord per la Cred.it Spa

La Cred.it Spa comunica l'apertura della nuova Sede di Rappresentanza dell'Area Nord a Bologna, gli uffici sono siti in Via Mura di Porta San Vitale, 4 - CAP 40125.

La nuova sede è un passo importante per la Cred.it Società Finanziaria Spa, che significherà un maggiore sviluppo nella zona nord e che consentirà ai clienti di entrare in contatto più agevolmente con i responsabili della società, disponibili per consulenze e appuntamenti, un servizio ineguagliabile di flessibilità verso il cliente.

Per contatti telefonici con la nuova sede il numero di riferimento è: 0510827430 e info@creditspa.it.


Da oggi il codice BIC Swift anche per la Cred.it Società Finanziaria Spa

Da oggi anche la Cred.it Società Finanziaria Spa ha il suo codice BIC Swift per i pagamenti internazionali: CRCZITR1

Cos'è il codice BIC Swift?

Il BIC (Bank Identifier Code) è un codice (codice SWIFT) utilizzato nei pagamenti internazionale per identificare la Banca del beneficiario; è disponibile praticamente per quasi tutte le banche del mondo ed è utilizzato per i pagamenti da e verso l'estero e per i pagamenti SEPA. Può essere formato da 8 o da 11 caratteri alfanumerici (in quest’ultimo caso identifica la filiale della banca destinataria).

Per poter ricevere un bonifico dall’estero è necessario fornire alla propria controparte:

- il BIC/SWIFT della propria banca (per Cred.it Spa sarà CRCZITR1)
- il codice IBAN del conto sul quale si desidera accreditare il bonifico

Questo è un ennessimo passo verso il consolidamento all'estero della società finanziaria, che continua ad attrarre sempre nuovi investitori e clienti.


Le asseverazioni della Cred.it Società Finanziaria

La Cred.it assevera progetti finalizzati all’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili, nelle tipologie: fotovoltaico, eolico, biomasse e idroelettrico, e per la partecipazione a gare.
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