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Antonio Tortora (Giornalista)
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Tutto accade in un istante, per sempre. (A.Tortora)
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Per un'antroposfondamento dei finestrini e dei parabrezza delle auto parcheggiate nella parte alta del quartiere napoletano Arenella.
Qualche giorno fa scendendo a piedi per via PIETRO CASTELLINO abbiamo notato i vetri infranti di alcune auto pertanto abbiamo pensato ai soliti furti che, purtroppo periodicamente e sicuramente troppo spesso, funestano l'ampia zona che, forse considerata dalle forze dell'ordine periferica e tranquilla, rimane priva di qualsiasi controllo notturno. Man mano che scendevamo però ci siamo accorti che si trattava di una vera e propria epidemia di lunotti posteriori, finestrini laterali e parabbrezzi laminati irrimediabilmente sfondati; ne abbiamo contati più di una quindicina e sia i passanti che gli abitanti della zona si chiedevano chi avesse potuto compiere uno scempio tale. Uno spazioso monovolume aveva ben tre vetri sfondati e l'intera strada appariva lastricata di schegge di cristallo di tutte le dimensioni in un raggio anche di diversi metri. Furti in serie? In qualche caso certamente. Ma la quantità notevole di vetri sfondati e l'apparente mancanza di altre spaccature all'interno degli abitacoli hanno fatto subito pensare a un atto vandalico su vasta scala, a uno strano dispetto, ad una futile bravata oppure a un atto folle commesso certamente da più persone organizzate con complici pronti a fuggire in caso di minimo pericolo. Hanno seminato vetro per centinaia di metri e devono aver fatto un fracasso notevole, nottetempo, e senza che nessuno se ne accorgesse avendo tutte le abitazioni gli infissi serrati a causa delle temperature rigide di quella notte. Qualunque cosa sia è certamente un crimine che ha provocato parecchie migliaia di euro di danni a cittadini inconsapevoli che non avendo altri luoghi dove parcheggiare hanno dovuto, per forza, lasciare la propria auto lungo quella discesa che, di notte, diventa terra di nessuno. A onor del vero il Commissariato Arenella poco più di due mesi fa impedì un furto d'auto nella stessa zona arrestando i malintenzionati per tentato furto aggravato, sequestrando tutta l'attrezzatura per lo scasso e restituendo l'auto al legittimo e incredulo proprietario; dunque a random il servizio prevenzione funziona e gli agenti si sono resi protagonisti più volte di brillanti operazioni di prevenzione e controllo. Purtroppo però la zona è funestata dai furti d'auto ormai da diversi anni, a fasi alterne, ma comunque con una certa costanza e intensità il che consiglierebbe un controllo più efficace e un pattugliamento continuo da parte delle forze di Polizia. Il fenomeno è diventato quasi sociale all'interno del quartiere ARENELLA soprattutto in via PIETRO CASTELLINO e le bande di ladri, specializzate in furti d'auto, di impianti stereofonici, pneumatici e quant'altro hanno evidentemente scoperto un territorio fertile per le loro scorribande notturne. Naturalmente, diffusasi negli ambienti del malaffare la notizia che si tratta di terra di nessuno e dunque non controllata, anche furti di cellulari e rapine hanno cominciato a condire il menù che i malfattori presentano quotidianamente alle loro vittime. In quest'ultimo caso, evidentemente, occorrerà aprire un'inchiesta per capire le ragioni dello scempio e per dare la caccia a questi delinquenti che non possono più agire indisturbati rendendo un'importante arteria di collegamento collinare, come via Pietro Castellino, un territorio in cui muoversi con paura e parcheggiare con il terrore di ritrovare l'auto con i vetri in frantumi o peggio di non trovarla proprio. Mentre gli amministratori esternano demagogici proclami e vuote intenzioni grandi parti del territorio metropolitano e cittadino rischiano di ritrovarsi in uno stato di abbandono dal punto di vista del crimine. Altresì ci chiediamo come mai la Polizia Municipale, così solerte nell'infliggere multe e sanzioni e a battere continuamente cassa per conto del Comune proprio lungo questa strada martoriata da furti, danneggiamenti e rapine, non si faccia carico di provvedere a un controllo a 360 gradi in un settore così dedlicato come quello della prevenzione. Certo, comprendiamo che utilizzare strumenti elettronici di nuovissima generazione, comodi e dall'utilizzo immediato ed efficace, garantisce a un Comune famelico un gettito notevole ma perchè gli agenti, che pur in tanti casi mostrano una grande professionalità, non si impegnano sistematicamente anche nel controllo preventivo del territorio nell'interesse e dalla parte del cittadino divenuto inerme rispetto al crimine diffuso e alla stessa autorità amministrativa che si occupa solo di estorcere denaro?
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Per un'antropologia di un artigianato partenopeo che rischia di scomparire, nonostante l'apparente vitalità di negozi e botteghe che aprono e chiudono a getto continuo, sotto i durissimi colpi dell'innovazione tecnologica che non prevede l'abilità manuale, la creatività del fare e il segreto di una qualche arte ancora tramandata da generazioni; che rischia di scomparire a causa della violenza di una globalizzazione mercantile che non contempla l'azienda individuale o familiare indipendente; che rischia di rivelarsi infruttifero per una pressione fiscale e di una burocrazia che soffocano i volenterosi che decidono di avviare una pur modesta attività artigianale. Forse sono queste le motivazioni che hanno spinto l'artigiano-artista e orafo-designer ANTONIO PETACCA a elaborare questa sorta di logo che ripropone l'antico stemma del Regno delle Due Sicilie a ricordo della effervescenza economica e dei primati artigianali, industriali e tecnologici che hanno contraddistinto non solo l'epoca borbonica ma anche quelle vicereali. Da questa immagine emerge il senso di orgoglio di un "Made in Naples" che, ancora oggi e nonostante tutte le difficoltà divenute strutturali per la mancanza di politiche adeguate e per la concorrenza massiva di prodotti scadenti e a basso costo, si impone sui mercati facendo tendenza, producendo moda e generando buongusto. Inoltre il grido d'allarme lanciato dall' "Aiuta e diffondi l'artigianato napoletano" giunge come un monito cui tutti coloro che sono legati al territorio e alle sue tradizioni farebbero bene a rispondere bandendo i prodotti cinesi dal centro storico e dalle strade commerciali. Le tre parole "Artigianato Qualificato Napoletano" poi rappresentano un mondo vitale, mai esauritosi e sempre rinnovatosi, fatto di produzioni di altissimo livello che hanno, da sempre, imposto sui mercati decine di migliaia di craftsmen. Oreficeria, di cui Antonio, Anna e Marcella PETACCA sono maestri da almeno tre generazioni, porcellane, liuti, coralli e cammei, tarsia, seta, pelletteria e sartoria, fuochi d'artificio, presepi e cartapesta ed infine quell'infinità di sapori che hanno fatto conoscere Napoli nel mondo sono tutti affluenti di quell'neapolitan style che attrae sempre più visitatori. Ma la crisi, non solo a livello locale, c'è ed è innegabile pertanto nell'approssimarsi alle festività natalizie e di fine d'anno è opportuno passarsi la mano per la coscienza e spendere, qul poco o molto, nella giusta maniera al fine di rafforzare un'economia locale già troppo penalizzata.

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http://antoniotortora.blogspot.it/2014/11/il-maestro-orafo-antonio-petacca.html
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Per un'antropologia di una evoluzione morale che non è mai stata realizzata rimanendo una pura utopia soprattutto nel nostro Paese. La frase di Tacito (Annales, Libro III°, 27, I° sec.d.C.) vuole significare che "l'emanazione di tante leggi è sinonimo di uno stato in decadente rovina" e rappresenta la cristallizzazione di un agire politico in cui la caotica e disordinata attività consistente nell' istituire, promulgare, emanare leggi e decreti di continuo conduce essenzialmente a un unico obiettivo: quello di creare un fumus impenetrabile dietro cui nascondere quegli individui faziosi e corrotti che non sono minimamente interessati al bene comune. A dire il vero anche nella contemporaneità ne conosciamo bene le facce che di continuo turbano la nostra serenità con il loro sguardo fisso e inespressivo oppure con la protervia dei comportamenti tipica di chi crede di non dover sottostare ad alcuna legge e ad alcun giudizio. Questi infatti, evidentemente appartenenti a quella progenie che origina dal tardo periodo repubblicano della Roma antica e di cui Tacito denunciava i perniciosi comportamenti , hanno continuato massicciamente a legiferare non al fine giusto di regolamentare il vivere civile bensì al fine più o meno nascosto e talvolta più o meno palese di confezionare leggi che potessero tornare utili alla propria causa (alla causa dei leader) o a quella dei propri seguaci, gregari e favoreggiatori. Il pregevole brocardo contiene cinque semplici parole che hanno il pregio di spingere a una profonda riflessione su quanto nulla sia cambiato dalla Repubblica oligarchica romana alla attuale Repubblica oligarchica italiota. Potremmo asserire che in duemilacinquecento anni di storia italica nulla ma proprio nulla è cambiato. Una sorta di tara genetica che induce a chiedersi quante leggi sono state promulgate dall'Unità d'Italia ad oggi? Fino ad ora nessuno ci ha saputo dare una risposta attendibile alla stessa maniera in cui nessuno, nemmeno gli studiosi accademici nè i magistrati che quotidianamente interpretano le innumerevoli ostiche leggi, può dire che possa capirci qualcosa. Nelle pieghe giuridiche del caos legislativo accade tutto e il contrario di tutto ma rigorosamente avverso ai normali cittadini rispettosi della Legge e altrettanto a favore dei potenti e degli oligarchi che delle Leggi, spesso da essi stessi concepite o modificate, non hanno alcun rispetto anzi considerano uno sport nazionale contravvenirle e manipolarle con la complicità dei loro costosissimi consulenti. L' illuminista francese barone di Montesquieu ebbe a dire molto saggiamente: "le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie" e questa ci pare la spiegazione più significativa della totale deriva giuridica e politica di un Paese che, come l'Italia, è stato preso in ostaggio dalla burocrazia più cavillosa, tortuosa, astrusa e pedante del mondo; una prigione senza sbarre dove l'ingiustizia sociale, la dittatura fiscale e tributaria e la mancanza di rispetto per i cittadini allignano trovando un humus estremamente favorevole e mettendo irreparabilmente radici profonde.
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Per un'antropologia dell'"ERRORISMO TRIBUTARIO" e di una imposta comunale, la TARI, che oltre a essere odiosa in quanto troppo sostanziosa e non corrispondente ai (dis)servizi resi è stata anche richiesta raddoppiata in molte città, fra cui Napoli, da circa quattro anni illegittimamente e lasciando prefigurare gli specifici reati di frode e appropriazione indebita a carico di quei Comuni impositori che, come al solito, non pagheranno nè da un punto di vista civile, nè penale, nè amministrativo. Da un punto di vista etico invece è legittimo che il contribuente tartassato, torchiato e spremuto all'inverosimile ritenga giustamente che i Comuni, colpevoli di tali angherie scientificamente programmate, siano artefici di tutta una serie di comportamenti laddove l'abuso e la violenza di un sistema impositivo la fanno da padroni incontrastati; ci riferiamo alle giuste parole con cui stigmatizzare tali comportamenti: spoliazione: appropriazione indebita, furto, ruberia, ladrocinio, rapina, depredazione, saccheggio, sacco, razzia. Come dire che, approfittando della forza della legge, ogni abuso ai danni dell'ignaro cittadino debba essere tollerato soltanto perchè proveniente da un ente locale e quindi da una pubblica amministrazione. Tra caos legislativo, malafede degli enti impositori, burocrazia contorta e invincibile, cavillosità ingannevoli e inconfessabili accordi di cartello partitocratici il cittadino esangue non può neanche opporsi allo strapotere di chi tenta di affogarlo in quanto ricorsi, opposizioni, reclami, appelli e contestazioni diventano sempre più difficili, cervellotici, costosi e dunque vani. Oltre al danno anche la beffa di tante persone per bene che corrono il rischio di essere perseguitate all'infinito dalla pubblica amministrazione che tutti tratta da sudditi, una parola che nella contemporaneità avrebbe dovuto perdere forza nel suo significato più profondo ma che, invece e purtroppo, ritrova nuovo vigore in un contesto di DITTATURA FISCALE.

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Per un'antropologia delle nuove e "misteriose" epigrafi che si possono rintracciare in giro per la città.
Questa l'abbiamo rintracciata di fianco al più antico e celebre bassorilievo dedicato alla Canefora ovvero alla sacerdotessa di Cerere o Demetra presso la bottega dell'artigiano ALDO VUCAI al civico 14 di San Gregorio Armeno. Il maestro Vucai oltre a essere un abile creatore di presepi orientaleggianti, ovvero riproducenti l'esatta ambientazione dove si svolse l'intera vicenda biblica della natività, ha il merito di aver preservato, in qualche maniera, la stessa Canefora progettandone, nell'immediato, un serio restauro conservativo. Comunque tornando all'oggetto della nostra ricerca va detto che l' 11 settembre 2014, nel primissimo pomeriggio e durante un furioso temporale, un fulmine colpì la cupola dell'antico campanile del Monastero di san Gregorio Armeno perforando longitudinalmente parte del campanile e provocando la caduta di pietre e calcinacci. Ebbene c'è chi ha pensato di ricordare lo straordinario evento meteorologico incidendo un'epigrafe su una pietra, con il consueto registro solenne tipico delle oltre trecentomila epigrafi romane giunte fino a noi. Si tratta del bravo restauratore, di origini greche, MARINOS ANASTASIOS GEORGIOS che, seguendo la tradizione antica romana e anche ellenica, ha immortalato l'evento incidendo caratteri latini maiuscoli su una pietra leggermente levigata e con un inchiostro luminescente. La suggestione è garantita e la contemporanea epigrafe ben si accosta alle altre numerose e antiche epigrafi che possono essere rintracciate lungo i decumani e i cardini della Neapolis greco-romana; si tratta di una simpatica e curiosa novità che oltre a ricordare un evento che poteva essere davvero pernicioso per i napoletani ci fa ben comprendere l'importanza delle tracce storiche disseminate in giro e che testimoniano un passato recente ma non per questo meno importante. L'iniziativa dello specialista in conservazione e restauro dei beni culturali Marinos Anastasios Georgios ci pare meritoria e chissà che non rappresenti solo un primo passo verso una moderna e contemporanea comunicazione epigrafica tutta partenopea e neapolitana.
Per chi volesse approfondire il tema affascinante della Canefora abbiamo già trattato l'argomento e lo riproponiamo ai seguenti link: http://antoniotortora.blogspot.it/2014/12/canefora-tempio-di-cerere-s-gregorio.html e http://antoniotortora.blogspot.it/2015/01/lapide-marmorea-dedicata-cominia.html.
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Per un'antropologia del terrore e dello sconcerto provocati dal fuoco e dalle fiamme che fino ad oggi pomeriggio (17 luglio 2017) hanno martoriato Napoli e la sua provincia. Mentre il Vesuvio ancora brucia a causa dei venti che ieri notte hanno raggiunto una forte intensità e che hanno nuovamente alimentato focolai che non erano del tutto spenti la stessa città brucia, da via Iannelli nelle vicinanze di Rione Alto a Monte Sant'Angelo sede universitaria, da via Vespucci sul lato mare della città a via Petrarca sulla collina di Posillipo, dagli Astroni in zona flegrea sulla collina dei Camaldoli e a una infinità di altre zone che all'improvviso hanno preso fuoco contemporaneamente. Ma qualcuno di sta chiedendo cosa sta accadendo? Perchè tutto questo accade? e come mai si fa ben poco per correre ai ripari pure con gravi e ingiustificabili ritardi? Tutti questi inneschi simultanei sono sospetti e apparentemente inspiegabili. C'è un disegno preciso dietro questa ingente distruzione di verde? PERCHE' LE AUTORITA' POLITICHE E AMMINISTRATIVE NON HANNO FATTO NULLA PER PREVENIRE QUEST'APOCALISSE DI FUOCO CHE SI E' SCATENATA SULLA CITTA' E SU NUMEROSE ALTRE ZONE DEL PAESE? Eppure è cosa nota che ogni estate accade il disastro annunciato anche se questa volta il colpo è stato mortale per quantità di accensioni, per intensità delle fiamme, per durata degli eventi incendiari che si sono drammaticamente susseguiti, per particolari condizioni climatiche, per impreparazione assoluta nella difesa del territorio, per lo shock provocato in cittadini sbigottiti e turisti in fuga dalle aree colpite. UN DISASTRO ANNUNCIATO DUNQUE che, a quanto pare, non accenna a diminuire e che ha visto le autorità politiche e amministrative denunciare e sbraitare inutilmente contro un nemico invisibile e inesistente perchè IL VERO NEMICO E' RAPPRESENTATO PROPRIO DA QUEI POLITICI MENTECATTI CHE HANNO SCIOLTO IL CORPO FORESTALE DELLO STATO rinunciando, sic et sempliciter, alla difesa di quei 300mila chilometri quadrati di territorio boschivo che rappresentano un patrimonio inestimabile di biodiversità ovvero di un SISTEMA FORESTALE UNICO AL MONDO invidiatoci da tutti.
Boschi e foreste, nel nostro Paese e nonostante la consumazione di suolo in ambito metropolitano e cittadino, si espandono ogni anno in piccola quota e garantiscono, ma forse bisognerebbe dire "garantivano", ossigeno e salutare benessere per tutti i cittadini italiani cui corrispondono mediamente e secondo stime relativamente precise circa 200 alberi a testa. Ciò che è accaduto e che sta accadendo in queste drammatiche ore obbliga a rivedere i criteri demenziali con cui è stata depotenziata la Protezione Civile; con cui è stato azzerato un nobile Corpo nato nel 1822; con cui è stata affidata la difesa del territorio a società private e a piloti privati di Canadair o Viking Air 415 oppure Superscooper o Bombaridier ed elicotteri di vario tipo. Il cittadino attonito non si spiega le ragioni per cui non esiste sul territorio un servizio di osservazione e prevenzione incendi efficiente, nonostante l'abnegazione mai negata da nessuno, dei Vigili del Fuoco che andrebbero potenziati e non dimezzati, che andrebbero pagati il doppio piuttosto che sottopagati, e che sono, in definitiva, i veri eroi di questa e di ogni altra infuocata estate. MENTRE LA CLASSE POLITICA, INSTUPIDITA DAI PRIVILEGI E DAI TROPPI DENARI CHE INCASSA SENZA FARE NULLA SE NON CHIACCHERE VANE NEI TALK SHOW TELEVISIVI, SI GINGILLA CON L' APPROVAZIONE DI LEGGI LIBERTICIDE CHE STIZZISCONO I CITTADINI E MOSTRANO SORDITA' E ARROGANZA NEI CONFRONTI DEGLI STESSI ELETTORI CHE L' HANNO VOTATA, L' ITALIA SI STA TRASFORMANDO IN UN CIMITERO DI BOSCHI BRUCIATI E DI CITTADINI DISPERATI CUI VIENE NEGATO ANCHE IL DIRITTO DI RESPIRARE ARIA PURA. Qualcosa si è rotto e ancora qualche invasato difende partiti e uomini di governo e di opposizione che ormai sono distanti da un mondo drammaticamente reale che nemmeno più comprendono. Tutto questo vuole essere un invito alla riflessione perchè tutto ciò che accade, soprattutto nella nostra Italia, è intimamente collegato e, seguendone a ritroso il percorso, conduce sempre a una politica marcia, truffaldina, iniqua, illiberale, per certi versi criminale e in molti casi folle. CI STANNO BRUCIANDO VIVI SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA PERTANTO DOBBIAMO RITIRARE IMMEDIATAMENTE QUELLA DELEGA IN BIANCO CHE ABBIAMO CONSEGNATO, TANTO ANZI TROPPO TEMPO FA, NELLE MANI DI GENTE CHE NON CI RAPPRESENTA E CHE CONTINUA A VIVERE ALLE NOSTRE SPALLE.
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Per un'antropologia degli INCENDI ALLE PENDICI DEL VESUVIO annunciati, seriali e criminali. In questi ultimi giorni la popolazione partenopea e vesuviana ha assistito scioccata e impotente alla nuvola di fumo acre e intenso che ha raggiunto, stando alle immagini satellitari, perfino la Puglia e in particolare la provincia di Foggia passando per il beneventano. Non a caso abbiamo usato il termine "scioccata" perchè coloro che, essendo anziani, hanno vissuto l'eruzione dell'aprile-marzo del 1944 con i suoi tremori sismici, le distruzioni di San Sebastiano e Massa di Somma e i circa 40 morti e le dodicimila persone evacuate (fonte:INGV), hanno avuto modo di rivivere, sia pure in parte e scenograficamente, quella drammatica esperienza impressionati da fuoco e fiamme che si sono propagate velocemente distruggendo tutta la composita macchia mediterranea vesuviana. Altrettanto non a caso abbiamo usato il termine "impotente" perchè la popolazione si è, doverosamente, chiesta PERCHE' E' ACCADUTO TUTTO QUESTO SCEMPIO? Senza peraltro che si sia potuto correre ai ripari prima che la situazione degenerasse. Ipotizziamo scenari futuri infernali laddove, per ironia della sorte, esiste proprio una "Valle dell'Inferno" con una vegetazione completamente distrutta nonostante le sue 612 specie appartenenti al mondo vegetale e un regno animale del tutto azzerato nonostante le circa 300 specie catalogate e studiate; e non crediamo di esagerare se facciamo riferimento alle nostre osservazioni a distanza e all'avanzare continuo e costante del fronte di fuoco su tutti i versanti boschivi anche quelli più vicini ai centri abitati dove, in molti casi, gli abitanti sono stati prudenzialmente evacuati. L'effetto drammatico è stato quello che può essere ipotizzato per una normale eruzione vulcanica senza scosse telluriche ma con piccole colate laviche. Tornando ai perchè dobbiamo ricordare impietosamente che i VIGILI DEL FUOCO, che in questi casi sono i primi validissimi protagonisti dell'intervento, si ritrovano. loro malgrado, carenti nel personale parte del quale precario sebbene sia senza dubbio più qualificato dei semplici volontari; si ritrovano carenti nei mezzi in parte obsoleti, in parte non completamente attrezzati di accessori di sicurezza previsti dai capitolati e comunque, per numero e tipologia, non sufficienti a garantire la copertura necessaria per un territorio disseminato di criticità molteplici. Le assunzioni non vengono fatte da anni e quelle che vengono fatte non sono sufficienti a rimpiazzare il personale che va in pensione; il tutto secondo una logica incomprensibile in un Paese come l'Italia che ha bisogno, da sempre, di un massiccio potenziamento del prezioso e insostituibile Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il personale discontinuo (circa 40-60 mila uomini molto preparati) vengono richiamati di rado e per un massimo di due settimane vivendo, nei periodi morti, con un sussidio di disoccupazione; una vera follia indegna di un Paese civile. La Protezione Civile risulta fortemente depotenziata nonostante il massiccio impiego di volontari (quindi a titolo gratuito) che, con abnegazione, accorrono sui fronti di crisi mettendo a disposizione professionalità ed esperienza. E tutto questo perchè? Perchè non ci sarebbero soldi nelle casse dello Stato. Ma allora ci chiediamo come mai i soldi per le missioni militari all'estero si trovano sempre? Come mai l'acquisto di potenti caccia F-35 per l'Aeronautica Militare si trovano sempre? COME MAI I MILIARDI DI EURO PER "SALVARE" LE BANCHE SI TROVANO SEMPRE? Anzi in questi ultimi anni e con questi ultimi governi più che salvare le banche, che hanno organizzato da decenni la più grande truffa criminale a sfondo finanziario mai ordita ai danni degli italiani, è stato salvato il management, di nomina politica, e le numerose cariche direttive garantendone lauti stipendi, buonuscite milionarie e stock option a tutta forza. Cittadini oberati di tasse che si chiedono dove vanno a finire i loro soldi e risparmiatori ridotti sul lastrico per essere stati obbligati dagli uomini di fiducia delle banche prodotti finanziari tossici; un Paese distrutto irreparabilmente dalle fiamme (non è solo il Vesuvio a essere stato aggredito dai roghi), con pochi uomini e pochi mezzi a fronteggiare un'emergenza apocalittica E LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI QUAL' E'? Sempre la stessa come una litania: NON CI SONO SOLDI, c'è il debito pubblico, c'è il pareggio di bilancio, c'è l'evasione fiscale etc etc. Una risposta che i cittadini si sono davvero stufati di sentire. E FATELE MORIRE DEFINITIVAMENTE QUESTE BANCHE TRUFFALDINE E CRIMINALI. Nel frattempo ASSUMETE VIGILI DEL FUOCO, DOTATELI DI MEZZI ANTINCENDIO IDONEI, POTENZIATE LE RETI DI CONTROLLO TERRITORIALE E PROTEGGETE QUELLE CHE SONO LE VERE "RISORSE" DEL PAESE.
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12/07/17
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Per un'antropologia dell'ACQUAQUIGLIA DEL POZZARO nel cuore del Rione Sanità in prossimità del Cimitero delle Fontanelle laddove VINCENZO GALIERO, novello Caronte, illustra e spiega come si viveva in questo "vascio" adibito un tempo a rivendità di baccalà da suo nonno e oggi un vero paleosuolo da cui ricavare importanti informazioni sui tagliamonte del '600 e sulla vita della fratria degli Eunostidi nell'antica Neapolis fondata dai Greci. Un angolo di silenzio e di riflessione che introduce la mente alla conoscenza di un Rione cittadino che per troppo tempo è rimasto isolato ed è stato assoggettato a pregiudizi, luoghi comuni, banalità e stereotipi ma che, in realtà, aspetta solo di essere riscoperto e di poter essere messo in condizione di offrire tutto il suoi patrimonio di storia e di civiltà. Un Rione dove bisogna tornare più e più volte per assaporare la Neapolis antica e la Napoli contemporanea con tutte le sue contraddizioni. Noi lo stiamo già facendo.
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10/07/17
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Per un'antropologia dei luoghi semisconosciuti di una Napoli che non smette mai di meravigliare il turista low cost, il traveller da Grand Tour, il cittadino curioso, lo studioso diligente, l'antropologo amateur e finanche il cercatore di tesori. Abbiamo scoperto ACQUAQUIGLIA DEL POZZARO nel cuore del Rione Sanità, dopo il Borgo dei Vergini e a pochi passi dal Cimitero delle Fontanelle; una realtà incredibile di tufo e di acqua, di poveri oggetti e cimeli degni di una vetrina museale, di cunicoli e pozzi, cui si accede da un "vascio", come spesso accade a Napoli. Qui il proprietario VINCENZO GALIERO ci accoglie snocciolando l'antica storia dei pozzi scavati probabilmente dai tagliamonte seicenteschi su di un sito già scavato e abilmente lavorato in epoca greca allorquando la fratria degli Eunostidi occupava e amministrava quel quadrante cittadino. Tra ipogei e necropoli, catacombe e cimiteri, chiese e palazzi storici, tra gente comune e nobili titolati il tufo scavato, ctonio e impregnato di potenza vulcanica e sacra la fa da padrone incontrastato nelle profondità del sottosuolo e sulla superficie come fondamenta, basi e mura dei labirintici palazzi che caratterizzano una delle più antiche e caratteristiche zone di Napoli. I pozzi e la loro storia attendono il visitatore per una definitiva riscoperta e per testimoniare che il Rione Sanità vive oggi più che mai ed è capace di proporre e trasmettere cultura con la sua gente, con Totò nume tutelare del Rione, con i suoi bassi veri scrigni di inimmaginabili sorprese.

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Per un'antropologia del coraggio, dell'ardimento, dell'audacia, della temerarietà; chi di noi ne ricorda più il significato? Talvolta ci si chiede: "ma cosa posso fare io da solo"? Beh! Sarebbe opportuno tornare a riguardarsi questa foto che è forse una delle foto più significative che sia mai stata scattata in giro per il mondo; e ringraziamo l'amica CHRISTINE KERVERDO per averla riproposta in tutta la sua reale drammaticità. Una foto d'impatto, potente, significativa che induce a una doverosa riflessione e che riattiva una realtà simbolica mai sopita nelle menti e nei cuori degli uomini: la libertà. Quell'uomo, solo, inerme, disarmato ha avuto coraggio. Coraggio: una parola obsoleta e quasi sconosciuta nella contemporaneità ma carica di significati e capace di dare un senso all'esistenza umana; un simbolo da riattivare subito, ora, prima che sia troppo tardi. Ogni giorno e ogni momento della nostra vita può diventare quell'indimenticabile 5 giugno del 1989 in cui un solo uomo, nella più importante piazza di Pechino ovvero TienAnMen, ha fermato una colonna di carri armati i cui equipaggi, armati di tutto punto e praticamente invincibili, si sono fermati e hanno lasciato che la mente e il cuore prendessero il posto della violenza e della repressione. Forse è proprio vero che la vita di ognuno di noi è anche il regno del possibile, nonostante tutto e nonostante tutti.
En mémoire du 5 juin 1989, sur la Place TienAnMen de Pékin, un homme seul arrêtait une colonne de chars
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