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Antonio Tortora (Giornalista)
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Tutto accade in un istante, per sempre. (A.Tortora)
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Per un'antropologia curiosa ma non troppo relativa all'uso di prodotti commerciali di bellezza e medicamentosi fortemente radioattivi sin dagli inzi degli anni '20 del Novecento. Sembra una follia eppure è vero; pasticche, creme e pozioni radioattive furono vendute regolarmente per diversi anni con l'avallo delle autorità che avrebbero dovuto esaminare e controllare la reale ricaduta sulla salute di tali prodotti. Ricordiamo il caso del Radithor, una sostanza a base di radio 226 e radio 228, che veniva offerto negli Stati Uniti come panacea per impotenza, per circa centocinquanta malattie endocrinologiche e per i sintomi dispeptici; appare inutile ricordare che, in questo caso, morirono parecchie persone. L'Italia non fu immune da questo tipo di propaganda radioattiva e furono vendute, più o meno nello stesso periodo, alcune acque minerali e diversi prodotti additivati con radionuclidi. Più nello specifico, e tornando agli Usa, furono proposti e vendutI: un tipo di profilattico al radio, vero e proprio Viagra ante litteram; un gelato all'uranio così tanto per onorare la scoperta di un giacimento di questo metallo estremamente tossico. E poi la "Tho-radia" crema e cipria ma anche dentifricio e sapone per neonati (si avete letto bene: neonati!) commercializzati in Francia e a base di ottimi Cloruro di Torio e Bromuro di Radio. Una curiosità, in Italia un vasetto di To-Radia costava 20 Lire e la mortifera mercanzia veniva patrocinata "dalle migliori farmacie e profumerie" ed era così presentata: "Sono prodotti in cui i principi attivi tonificano l'epidermide, distruggono le rughe, danno alla pelle non l'apparenza della salute, ma la giovinezza trionfante della salute vera!"
E ancora il dentifricio al Torio, questa volta venduto in Germania, consigliato per denti più smaglianti e Radioattivi naturalmente. Per l'acqua infine c'erano a disposizione dei consumatori più esigenti delle vere e proprie vasche in cui la trasparente e innocua bevanda veniva accuratamente miscelata con gli isotopi del Radio. E non finisce qui poichè in epoca molto più recente, ovvero negli anni '80 un'azienda nipponica, la Koei Bussan Co., Ltd., lanciò sul mercato una lastrina di metallo, la "Nac Nicotine Alkaloid Control Plate", additivata sapientemente con dell'uranio di prima scelta che, si pensava (chissà quale squilibrato mentale), rendesse le sigarette più leggere ovvero dotate di nicotina depotenziata. E certo, siamo tutti d'accordo sul fatto di fumare sigarette radioattive ma più leggere, piuttosto che sigarette con maggiore concentrazione di nicotina. Questa è forse ancora la scienza che ci propina, ogni giorno, farmaci, vaccini, medicamenti, creme, pozioni, pillole, pasticche, polveri, unguenti ed altro? Ci auguriamo proprio di no. Ma questa storia andava raccontata in quanto è estremamente utile per comprendere come i nostri progenitori potevano essere creduloni agli inizi del '900 e come, forse, molti di noi in alcuni casi potrebbero essere troppo creduloni nella contemporaneità. C'è, a nostro avviso, di che riflettere.
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Per un'antropologia poetica e musicale partenopea abbiamo ritenuto doveroso affidare al Web, attraverso il prezioso canale della Community Napoli image Naples da sempre meritoriamente vicina alla diffusione di quei frammenti di sapere che contribuiscono alla ricostruzione e alla diffusione capillare di un panorama culturale napoletano di cui si sentiva la necessità, un prezioso e rarissimo scritto originale e autografo di Salvatore Di Giacomo. Si tratta di un breve componimento poetico firmato dal sommo vate della poesia classica napoletana che contribuì a inaugurare l'epoca d'oro della canzone napoletana e dunque della canzone universale, rendendo questo genere musicale una vera e propria forma d'arte. Si tratta del testo originale di "MARZO" poesia posseduta, in originale, dalla Web Designer SILVIA GUERRA che con grandissima sensibilità e generosità ha reputato utile mettere a disposizione il raro documento. Desideriamo ringraziarla di cuore anche a nome, se posso permettermi, della intera Community in quanto lo stimolo a pubblicare lo scritto, così importante per la cultura napoletana, è diventato forte e irrefrenabile. Abbiamo riflettuto molto sul da farsi ma ad un certo punto, complice anche lo scorrere del mese marzolino con tutti i suoi capricci meteorlogici, siamo passati all'azione.
"Poeta senz'altro" definì Di Giacomo il filosofo Benedetto Croce e fu contemporaneo di d'Annunzio, Carducci e Pascoli per cui operò in una temperie culturale di primaria importanza per l'intera cultura italiana tra la fine dell'800 e il primo trentennio del '900. La sua poesia dotata di connaturata musicalità gli consentì di entrare in contatto con musicisti del calibro di Mario Costa pugliese, con il quale scrisse il maggior numero di canzoni; Francesco Paolo Tosti, abruzzese non a caso soprannominato lo Schubert italiano, e Vincenzo Valente di origine calabrese. Da questi celeberrimi compositori si lasciò contaminare da sonorità di altre regioni meridionali armonizzandole sapientemente. Ovviamente vanno enumerati anche musicisti partenopei come Enrico De Leva, con cui scrisse circa undici canzoni; Eduardo di Capua, l’intramontabile autore di ‘O sole Mio; Rodolfo Falvo autore della celebre canzone Dicitencello vuje; Salvatore Gambardella uno dei padri della canzone napoletana nonchè genio autodidatta che componeva melodie fischiettando (caso davvero unico nella storia della musica) e infine Francesco Buongiovanni che musicò Palomma 'e notte. Dunque un notevole parterre che ha portato, sull'onda delle note musicali e della poesia di Di Giacomo, la musica, il cuore, l'emozione e i sentimenti di una Napoli, ormai resa immortale, in tutto il mondo dove è conosciuta e apprezzata. Nella poesia "Marzo", una vera e propria arietta di quattro quartine di settenari a rima alternata, il mese di marzo e la bella Caterina si comportano in maniera similare evidenziando mutevolezza atmosferica e mutevolezza caratteriale mentre lo stesso poeta si paragona, con estrema liricità tardo settecentesca, a un uccelletto infreddolito. Di seguito riproponiamo il testo in caratteri chiari per favorirne la lettura e la comprensione.
Marzo:
nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua:
torna a chiovere, schiove,
ride ’o sole cu ll’acqua.
Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera:
mo d’ ’o vierno ’e tempeste,
mo n’aria ’e primmavera.
N’auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ’o sole:
ncopp’ ’o tturreno nfuso
suspireno ’e vviole...
Catarì!… Che buo’ cchiù?
Ntienneme, core mio!
Marzo, tu ’o ssaie, si’ tu,
e st’auciello songo io.
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13/03/18
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Sto avendo problemi con alcuni commenti che mi vengono segnalati da G+ come spam e inoltre non riesco più a scrivere nulla nè a dare risposte sul mio ultimo scritto raggigurante la tabella Anm ricoperta di neve. Qualcuno sa dirmi che cosa succede in questi casi? Come si fa a sbloccare tale situazione? La mia trascorsa partecipazione ad apposite community dedicate a G+ non ha sortito alcun effetto anzi mi sembravano scocciati di sentir parlare di malfunzionamenti.

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Per un'antropologia dell'incertezza toponomastica. Ci sembra difficile capire dove conducano gli autobus indicati su questa tabella per cui è meglio fermarsi e godersi la sensazione di silenzio ovattato e di chiarore diffuso che trasformano la città, anche quella più caotica, in un bosco metropolitano dove l'uomo ha timore di lasciare le proprie tracce. Per qualche ora la nostra Partenope si è proprio trasformata, in maniera surreale e kafkiana, in un percorso soffice dove solo alcuni passi felpati testimoniavano una discreta presenza umana e indicano ignote direzioni da seguire per giungere alla meta nascosta.........
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Per un'antropologia del mistero caratteristica fondamentale del LAGO d'AVERNO, ubicato nel cuore dell'area flegrea, su cui tutto si sa da un punto di vista geologico, vulcanologico e storico mentre ben poco si sa da un punto di vista mitologico e leggendario. Che sia uno dei più importanti luoghi sacri dell'antichità è cosa acclarata visto che ENEA, stando a quanto racconta VIRGILIO nel libro VI° dell'Eneide, con dovizia di particolari rituali e simbolici, ha avuto la possibilià di accedere all'Ade ovvero nell'oltretomba pagano proprio attraversando le pesanti porte bronzee posizionate sul fondo del misterioso bacino lacustre. Ma fin qui è storia anzi metastoria conosciuta a causa di classicheggianti riminiscenze scolastiche. C'è dell'altro e ci piace ricordare un particolare effetto cui il Lago d'Averno, periodicamente e a seconda della stagione, va soggetto. Parliamo dello strano e rarissimo fenomeno ottico chiamato "FATA MORGANA" che si riscontra anche sullo Stretto di Messina, nel Salento e su vari laghi e monti italiani; nel Deserto del Mojave (Stati Uniti) e nella città tunisina di Tozeur; in territorio irlandese e norvegese nonchè sullo Stretto di Gibilterra. Ma tornando al nostro lago poco profondo e dal diametro di circa tre chilometri ma ricchissimo di suggestioni, desideriamo ricordare quanto narrato negli Annali civili del Regno delle Due Sicilie quando nel corso di una spedizione di caccia organizzata per i nobili della corte borbonica, e più precisamente una sera del Marzo 1833, il marchese Giuseppe Ruffo fu spettatore dell'inconsueto fenomeno lasciandone la seguente testimonianza: "ci prese meraviglia non più trovando il lago là ove doveva essere! Sulle prime temei che il mio visivo senso si fosse ad un tratto scemato; ma sospingendo gli occhi per circostanti oggetti, questi mi si offrivano quali io gli aveva cento e cento volte veduto. Perché avvisandomi trattasi di un’ottica illusione, veloce mi corse alla mente ed al labbro la fata Morgana. Dove adunque eran ite le acque famose dell’ Averno? Esse eransi transmutate in prati di fresca verdura, in alberi belli e dritti, in colline dolcemente chinate".
Molto precisa e stimolante fu la descrizione del nobile cacciatore a tal punto che il fenomeno, non ancora scientificamente spiegato, suscitò l' interesse della Reale accademia delle scienze del regno borbonico che cercò invano di scoprire il mistero. Da quel preciso momento gli scienziati europei si impegnarono a fondo per tentare di svelare l'arcano.
Nella foto che abbiamo proposto di seguito, al di là del voluto effetto speciale che potremmo definire "silvestre", si intravvedono piccole e incerte luci che si riflettono sull'immobile specchio d'acqua creando un altrettanto effetto magico carico di suggestioni. Possiamo assicurare che nottetempo, ancora più che durante le ore diurne, il LAGO d'AVERNO, con le sue immobili acque e gli antichi e misteriosi ruderi sparsi lungo il territorio boschivo e parzialmente coltivato, tra il cosiddetto Antro della Sibilla, la Grotta di Cocceio e lo straordinario Tempio di Apollo cinto da intercapedini murarie, si trasforma in un luogo che non può e non deve lasciare indifferenti. La carica energetica che da qui promana si avverte in tutta la sua potenza e anche senza incappare nell' effetto "Fata Morgana" durante le ore diurne l'esperienza, per chi non teme il buio impenetrabile e il silenzio pieno della solitudine, è indimenticabile.

Vedi anche:
- http://antoniotortora.blogspot.it/p/lago-daverno.html
- https://www.youtube.com/watch?v=oo32usERyQk
- https://www.youtube.com/watch?v=ZMhAvM1QvVo
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Per un'antropologia del razzismo, della discriminazione e del segregazionismo che ancora caratterizza frange ignoranti di un nord Italia che lucra e specula sulle informazioni faziose, insufficienti, discriminatorie, antistoriche e volutamente manipolatorie diffuse dai media di regime e partitocratici. Traiamo spunto da un post apparso in rete per chiederci come mai chi ha osato scrivere che "non si affitta ai meridionali" non viene denunciato, giudicato, arrestato, esposto a critiche violente e punito come accade invece a chi, per puro caso pronuncia una sola innocua parola che ancora è classificata nella lingua italiana come lemma? Una semplice parola sia pur proferita senza alcun intento negativo e offensivo per chicchessia viene pesantemente sanzionata a tal punto da decretarne la morte civile di chi l'ha pronunciata mentre un conclamato comportamento razzista, violento e offensivo viene accettato impunemente da una parte dell'Italia segregazionista e fanatica oltreché completamente ignorante? Due pesi e due misure? Se qualcuno, per avventura scrivesse "non si fitta ai negri, ai rumeni, agli extracomunitari, agli arabi o agli ebrei" siamo certi che la mannaia pesante del giustizialismo intollerante si abbatterebbe in men che non si dica sul malcapitato esponendolo a gravi rischi per la sua incolumità. Tutto ciò appare vergognoso in un Paese civile dove il diritto viene continuamente richiamato per sopprimere chi è politicamente scorretto nonchè appare indegno, da un punto di vista storico, tenendo presente che il Mezzogiorno non ha mai chiesto di essere annesso al nordItalia bensì è stato ferocemente attaccato e militarmente occupato da un esercito piemontese invasore che, in nomerosi casi, si è comportato con il chiaro intento di compiere un vero e proprio genocidio etnico e culturale; il tutto seguito da deportazioni di massa e veri e propri eccidi e massacri perpetrati in vari paesi meridionali su cui solo da poco tempo si sta facendo piena luce attraverso lo studio di documenti sinora secretati. Chi adotta comportamenti razzisti scrivendo "non si affitta ai meridionali", ripetendo lo stesso concetto odioso più volte ribadito da sedicenti "patrioti" come Massimo d'Azeglio, Nino Bixio, Enrico Cialdini, Giuseppe Covone, Carlo Nievo o Cesare Lombroso fra i tantissimi criminali di guerra e non solo di guerra, dovrebbe sottostare all'obbligatgorietà e ai rigori dell'azione penale subendone tutte le conseguenze hic et nunc.
"Emancipate yourselves from mental slavery"
Luca Delgado
Luca Delgado
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Per un'antropolgia politico-metropolitana. Un monito alla cittadinanza scritto sui muri dei famosi Gradini Capodimonte (meglio conosciuto come Tondo di Capodimonte); un misto tra saggezza popolare e militanza politica, tra esperienza del passato e coscienza del presente. "TANTO VA LO SCHIAVO ALL' URNE CHE SI SENTE CITTADINO", una frase che mentre racchiude rabbia e consapevolezza parimenti costituisce un prezioso invito alla riflessione per tutti coloro che di qui a poco si recheranno a votare e che obbliga a porsi importanti quesiti. Basta votare per sentirsi cittadini? Basta delegare qualcuno a fare qualcosa per sentirsi responsabili? E' sufficiente partecipare a un gioco di democrazia rappresentativa di facciata per sentirsi a posto con la propria coscienza? O forse occorre più attenzione, una maggiore consapevolezza, una più dettagliata competenza nonchè un'analisi precisa dei trascorsi politici, e dei relativi bilanci, di una città e di una intera nazione? E' giusto dare il proprio voto, a livello locale, a chi proprio i Gradini di Capodimonte, le sue splendide fontane e i suoi maestosi alberi secolari ha consegnato all'oblìo? E giusto dare il proprio voto a chi, a livello nazionale, non fa nulla per valorizzare in maniera adeguata l'immenso patrimonio artistico e culturale di un Paese che, per definizione, è un vero e proprio museo a cielo aperto? Una semplice breve frase scritta su un muro e su cui sarebbe opportuno riflettere profondamente. Un monito che ci piace aver rintracciato su un dazebao, per dirla alla cinese, metropolitano e che ci piace riproporre ai tanti che, in questo momento, stanno cercando di capire a chi dare il proprio voto il 4 marzo prossimo. Una nuova miriade di partiti e partitini, talvolta accorpati in coalizioni, si staglia all'orizzonte con oltre 35 simboli in una danza che disorienta gli elettori, da un lato abbagliati da nuovi simboli che rappresentano partiti troppo piccoli per poter accedere alla stanza dei bottoni e dall'altro nauseati da simboli di partiti troppo grandi per non operare con quel tipico delirio di onnipotenza e arbitrarietà che caratterizzano, da sempre, l'agire politico dei governi nel nostro Paese.
Il monito doverosamente suggerisce: "TANTO VA LO SCHIAVO ALL' URNE CHE SI SENTE CITTADINO".
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Per un'antropologia della reflexio partenopea ovvero quando lo sguardo si perde fra terra, mare e cielo e il vento porta via i pensieri che contribuiscono alla creazione della realtà che ci circonda nella misura in cui lo stesso vento è messaggero del mondo che penetra mente e cuore comunicando ciò che, a parole, sarebbe impossibile comunicare. Collina di San Martino su cui si adagia la corona imperiale stellata di Castel Sant'Elmo percepita come vera stazione di posta per scambio di comunicazioni urgenti tra uomo e mondo oltre che serbatoio energetico. Qui il tempo si arresta e si percepisce il fluire metafisico della storia di un popolo che nasce sulle ceneri della Sirena Parthenope. Pensieri invisibili addensati attraverso le porte della percezione, in entrata e in uscita, da una mente in tumulto similari alla nuvolaglia che dappresso circonda il cono vesuviano. Due alture olimpiche che si fronteggiano e si confrontano in una gara senza vincitori; i due veri pilastri che sorreggono il Golfo di una ribollente e velata Napoli.
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Per un'antropologia della prudenza rispetto ai rischi della tecnologia troppo spinta ed esclusivamente nelle mani di chi gestisce il potere nonchè dell'intelligenza artificiale (I.A.) che viene spacciata per la panacea di tutti i mali e per il top dell'evoluzione umana. Avete poco meno di 8 minuti per guardare il filmato e per riflettere. Secondo voi, e tenendo conto di come stanno andando le cose a livello globale) i Nano Air Vehicle o Micro Air Vehicle (mini droni militari) e gli UAV (Unmanned Aerial Vehicle) ovvero i cyber insetti contro chi saranno utilizzati? Contro i buoni o i cattivi? Prima di rispondere guardate il video e, dopo pochi minuti di pazienza, lasciate che la vostra coscienza risponda per voi.
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Per un'antropologia dell'artigianato colto e tradizionale partenopeo. In anteprima abbiamo visionato il simbolo del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio disegnato, traforato e inciso dal Maestro partenopeo Antonio Petacca, artigiano orafo dalle antiche origini. La Sua sensibilità, derivata dallo studio della storia patria ovvero del Regno delle Due Sicilie, lo ha portato a visitare la trecentesca Basilica di Santa Chiara, sita nella centralissima Spaccanapoli, e a trarne ispirazione per lavori di alta oreficeria. Ebbene qui nell'ultima cappella a destra, interamente barocca, ha potuto riflettere sulle sepolture reali dei Borbone laddove riposano i Sovrani del Regno delle Due Sicilie: Ferdinando I°, Francesco II°, Maria Cristina di Savoia e Filippo di Borbone morto in giovane età. Fra le testimonianze visive dell'antica e presente gloria si possono notare sul pavimento lo stemma borbonico, magnifico ed elaborato intreccio di simboli araldici che narrano una storia di certo non locale e provinciale bensì mediterranea, europea e ultraoceanica. Sul lato destro della cappella il Maestro Antonio Petacca è stato colpito dal Labaro del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio il cui attuale Gran Maestro è S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro e Capo della Real Casa.
Parliamo del più antico Ordine cavalleresco della cristianità in quanto tradizionalmente fondato dall'imperatore Costantino I dopo la vittoria riportata contro Massenzio sul Ponte Milvio e attualmente legato alla dinastia borbonica. La croce greca gigliata contenente Il monogramma di Cristo e il celebre motto In Hoc Signo Vinces ( in greco: ἐν τούτῳ νίκα ) nonchè sormontana dalla corona imperiale d'Oriente è stata, con grande maestrìa, riprodotta dal designer partenopeo per rendere omaggio a una storia cavalleresca durata 1700 anni strettamente intrecciata alla più recente storia del glorioso Regno delle Due Sicilie. Un piccolo ma significativo capolavoro di alto artigianato che potrà essere indossato da chi sarà all'altezza di comprenderlo nei suoi più profondi significati e di portarlo con fierezza per la storia e la tradizione che rappresenta.
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