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Antonio Tortora (Giornalista)
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Tutto accade in un istante, per sempre. (A.Tortora)
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Per un'antropologia del razzismo, della discriminazione e del segregazionismo che ancora caratterizza frange ignoranti di un nord Italia che lucra e specula sulle informazioni faziose, insufficienti, discriminatorie, antistoriche e volutamente manipolatorie diffuse dai media di regime e partitocratici. Traiamo spunto da un post apparso in rete per chiederci come mai chi ha osato scrivere che "non si affitta ai meridionali" non viene denunciato, giudicato, arrestato, esposto a critiche violente e punito come accade invece a chi, per puro caso pronuncia una sola innocua parola che ancora è classificata nella lingua italiana come lemma? Una semplice parola sia pur proferita senza alcun intento negativo e offensivo per chicchessia viene pesantemente sanzionata a tal punto da decretarne la morte civile di chi l'ha pronunciata mentre un conclamato comportamento razzista, violento e offensivo viene accettato impunemente da una parte dell'Italia segregazionista e fanatica oltreché completamente ignorante? Due pesi e due misure? Se qualcuno, per avventura scrivesse "non si fitta ai negri, ai rumeni, agli extracomunitari, agli arabi o agli ebrei" siamo certi che la mannaia pesante del giustizialismo intollerante si abbatterebbe in men che non si dica sul malcapitato esponendolo a gravi rischi per la sua incolumità. Tutto ciò appare vergognoso in un Paese civile dove il diritto viene continuamente richiamato per sopprimere chi è politicamente scorretto nonchè appare indegno, da un punto di vista storico, tenendo presente che il Mezzogiorno non ha mai chiesto di essere annesso al nordItalia bensì è stato ferocemente attaccato e militarmente occupato da un esercito piemontese invasore che, in nomerosi casi, si è comportato con il chiaro intento di compiere un vero e proprio genocidio etnico e culturale; il tutto seguito da deportazioni di massa e veri e propri eccidi e massacri perpetrati in vari paesi meridionali su cui solo da poco tempo si sta facendo piena luce attraverso lo studio di documenti sinora secretati. Chi adotta comportamenti razzisti scrivendo "non si affitta ai meridionali", ripetendo lo stesso concetto odioso più volte ribadito da sedicenti "patrioti" come Massimo d'Azeglio, Nino Bixio, Enrico Cialdini, Giuseppe Covone, Carlo Nievo o Cesare Lombroso fra i tantissimi criminali di guerra e non solo di guerra, dovrebbe sottostare all'obbligatgorietà e ai rigori dell'azione penale subendone tutte le conseguenze hic et nunc.
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Per un'antropolgia politico-metropolitana. Un monito alla cittadinanza scritto sui muri dei famosi Gradini Capodimonte (meglio conosciuto come Tondo di Capodimonte); un misto tra saggezza popolare e militanza politica, tra esperienza del passato e coscienza del presente. "TANTO VA LO SCHIAVO ALL' URNE CHE SI SENTE CITTADINO", una frase che mentre racchiude rabbia e consapevolezza parimenti costituisce un prezioso invito alla riflessione per tutti coloro che di qui a poco si recheranno a votare e che obbliga a porsi importanti quesiti. Basta votare per sentirsi cittadini? Basta delegare qualcuno a fare qualcosa per sentirsi responsabili? E' sufficiente partecipare a un gioco di democrazia rappresentativa di facciata per sentirsi a posto con la propria coscienza? O forse occorre più attenzione, una maggiore consapevolezza, una più dettagliata competenza nonchè un'analisi precisa dei trascorsi politici, e dei relativi bilanci, di una città e di una intera nazione? E' giusto dare il proprio voto, a livello locale, a chi proprio i Gradini di Capodimonte, le sue splendide fontane e i suoi maestosi alberi secolari ha consegnato all'oblìo? E giusto dare il proprio voto a chi, a livello nazionale, non fa nulla per valorizzare in maniera adeguata l'immenso patrimonio artistico e culturale di un Paese che, per definizione, è un vero e proprio museo a cielo aperto? Una semplice breve frase scritta su un muro e su cui sarebbe opportuno riflettere profondamente. Un monito che ci piace aver rintracciato su un dazebao, per dirla alla cinese, metropolitano e che ci piace riproporre ai tanti che, in questo momento, stanno cercando di capire a chi dare il proprio voto il 4 marzo prossimo. Una nuova miriade di partiti e partitini, talvolta accorpati in coalizioni, si staglia all'orizzonte con oltre 35 simboli in una danza che disorienta gli elettori, da un lato abbagliati da nuovi simboli che rappresentano partiti troppo piccoli per poter accedere alla stanza dei bottoni e dall'altro nauseati da simboli di partiti troppo grandi per non operare con quel tipico delirio di onnipotenza e arbitrarietà che caratterizzano, da sempre, l'agire politico dei governi nel nostro Paese.
Il monito doverosamente suggerisce: "TANTO VA LO SCHIAVO ALL' URNE CHE SI SENTE CITTADINO".
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Per un'antropologia della reflexio partenopea ovvero quando lo sguardo si perde fra terra, mare e cielo e il vento porta via i pensieri che contribuiscono alla creazione della realtà che ci circonda nella misura in cui lo stesso vento è messaggero del mondo che penetra mente e cuore comunicando ciò che, a parole, sarebbe impossibile comunicare. Collina di San Martino su cui si adagia la corona imperiale stellata di Castel Sant'Elmo percepita come vera stazione di posta per scambio di comunicazioni urgenti tra uomo e mondo oltre che serbatoio energetico. Qui il tempo si arresta e si percepisce il fluire metafisico della storia di un popolo che nasce sulle ceneri della Sirena Parthenope. Pensieri invisibili addensati attraverso le porte della percezione, in entrata e in uscita, da una mente in tumulto similari alla nuvolaglia che dappresso circonda il cono vesuviano. Due alture olimpiche che si fronteggiano e si confrontano in una gara senza vincitori; i due veri pilastri che sorreggono il Golfo di una ribollente e velata Napoli.
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Per un'antropologia della prudenza rispetto ai rischi della tecnologia troppo spinta ed esclusivamente nelle mani di chi gestisce il potere nonchè dell'intelligenza artificiale (I.A.) che viene spacciata per la panacea di tutti i mali e per il top dell'evoluzione umana. Avete poco meno di 8 minuti per guardare il filmato e per riflettere. Secondo voi, e tenendo conto di come stanno andando le cose a livello globale) i Nano Air Vehicle o Micro Air Vehicle (mini droni militari) e gli UAV (Unmanned Aerial Vehicle) ovvero i cyber insetti contro chi saranno utilizzati? Contro i buoni o i cattivi? Prima di rispondere guardate il video e, dopo pochi minuti di pazienza, lasciate che la vostra coscienza risponda per voi.
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Per un'antropologia dell'artigianato colto e tradizionale partenopeo. In anteprima abbiamo visionato il simbolo del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio disegnato, traforato e inciso dal Maestro partenopeo Antonio Petacca, artigiano orafo dalle antiche origini. La Sua sensibilità, derivata dallo studio della storia patria ovvero del Regno delle Due Sicilie, lo ha portato a visitare la trecentesca Basilica di Santa Chiara, sita nella centralissima Spaccanapoli, e a trarne ispirazione per lavori di alta oreficeria. Ebbene qui nell'ultima cappella a destra, interamente barocca, ha potuto riflettere sulle sepolture reali dei Borbone laddove riposano i Sovrani del Regno delle Due Sicilie: Ferdinando I°, Francesco II°, Maria Cristina di Savoia e Filippo di Borbone morto in giovane età. Fra le testimonianze visive dell'antica e presente gloria si possono notare sul pavimento lo stemma borbonico, magnifico ed elaborato intreccio di simboli araldici che narrano una storia di certo non locale e provinciale bensì mediterranea, europea e ultraoceanica. Sul lato destro della cappella il Maestro Antonio Petacca è stato colpito dal Labaro del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio il cui attuale Gran Maestro è S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro e Capo della Real Casa.
Parliamo del più antico Ordine cavalleresco della cristianità in quanto tradizionalmente fondato dall'imperatore Costantino I dopo la vittoria riportata contro Massenzio sul Ponte Milvio e attualmente legato alla dinastia borbonica. La croce greca gigliata contenente Il monogramma di Cristo e il celebre motto In Hoc Signo Vinces ( in greco: ἐν τούτῳ νίκα ) nonchè sormontana dalla corona imperiale d'Oriente è stata, con grande maestrìa, riprodotta dal designer partenopeo per rendere omaggio a una storia cavalleresca durata 1700 anni strettamente intrecciata alla più recente storia del glorioso Regno delle Due Sicilie. Un piccolo ma significativo capolavoro di alto artigianato che potrà essere indossato da chi sarà all'altezza di comprenderlo nei suoi più profondi significati e di portarlo con fierezza per la storia e la tradizione che rappresenta.
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Per un'antropologia di una MARECHIARO notturna e inedita fotografata da una prospettiva singolare ovvero verso l'interno del borgo di pescatori piuttosto che verso il porticciolo e il mare. Solo per ricordare che qui, oltre alla bellezza e al romanticismo che caratterizzano da sempre questo luogo, famoso in tutto il mondo, l'antica comunità alessandrino-partenopea venerava la dea madre egizia ISIDE, deificazione della luna, mentre i romani celebravano riti mitraici in alcuni dei numerosi ipogei costieri. L'arcaica sacralità del luogo è dimostrata da scavi archeologici che hanno consentito di studiare i rituali isiaci grazie a resti scoperti nella "DOMUS PRESTIGIARUM" chiamata tradizionalmente dal popolo "casa degli spiriti". In realtà si tratta di un ninfeo situato nella ricca villa di Publio Vedio Pollione, risalente al I° sec. a.C. dove sono stati osservati, anche di recente, numerosi e persistenti fenomeni paranormali; cosicchè pare che proprio in tale zona si incrocino meridiani e paralleli molto energetici. Ad ogni modo basta recarsi a Marechiaro in tranquilla solitudine o in buona e sensibile compagnia, comunque al di fuori del caos estivo, per fasarsi con il magico luogo e per rendersi davvero conto dell'energia che da esso sprigiona. A nostro modesto avviso, più le condizioni meteorologiche sono avverse, con il mare in tempesta, il vento che spira e la pioggia battente, più il luogo si mostra selvaggio, primitivo e arcaico investendoci con un'energia difficile da rintracciare altrove.
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For an anthropology of fire and flame that catalyzes the attention of the observer always and in any case charging it with symbolic meanings; in fact, since always fire attracts man and leads him to meditation and wonder. It is an archetype from which the individual and the community can not disengage, for any reason, as in all cultures it has a clear sense of power, passion, energy, creativity, the absence of fear but also meditation, freedom of action, devotional soul, concentration. Fundamental for alchemical experimentation with the Phoenix rising from its ashes is also found in the triple Celtic flame Arwen and in the Chinese symbol of the fire trigram of the Book of Changes I-Ching; in the Ken rune of the Nordic Futhark and in the Maya K'ak glyph represented by a hand containing a flame. It is also found in the seven solar rays of the Cherokee tradition, more generally of the Native Americans, and in the Shinto and Buddhist symbol of the Tomoe balancing wheel. Finally the Tibetan sacred syllable Mo which is pronounced during meditation. There is much more to say about the ritual and magical use of fire but we stop here limiting ourselves to stress that where there is fire, under any event, our attention is caught in a flood of thoughts, feelings and strong and preponderant emotions ; everything else is real and close to the background. This happened to us as we watched the flames of this large wrought iron brazier in the central square of a beautiful and popular town in Abruzzo (Italy).
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06/01/18
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Per un'antropologia del fuoco e della fiamma che catalizza l'attenzione dell'osservatore sempre e comunque caricandola di significati simbolici; infatti da sempre il fuoco attira l'uomo e lo induce alla meditazione e alla meraviglia. Si tratta di un archetipo da cui l'individuo e la collettività non possono sganciarsi, per nessuna ragione, in quanto presso tutte le culture esso riveste un chiaro senso di potenza, passione, energia, creatività, assenza di paura ma anche di meditazione, libertà di azione, animo devozionale, concentrazione. Fondamentale per la sperimentazione alchimistica con la Fenice che risorge dalle proprie ceneri si ritrova pure nella tripla fiamma celtica Arwen e nel simbolo cinese del trigramma di fuoco del Libro dei Mutamenti l'I-Ching; nella runa Ken del Futhark nordico e nel glifo Maya K'ak rappresentato da una mano che contiene una fiammella. E ancora si rinviene nei sette raggi solari della tradizione Cherokee, più in generale dei nativi americani, e nel simbolo shintoista e buddista della ruota equilibratrice Tomoe. Infine la sacra sillaba tibetana Mo che viene pronunciata durente la meditazione. Ci sarebbe molto altro da dire sull'impiego rituale e magico del fuoco ma ci fermiamo qui limitandoci a sottolineare che laddove c'è il fuoco, sotto qualunque manifestazione, la nostra attenzione viene catturata in una marea di pensieri, sensazioni ed emozioni forti e preponderanti; tutto il resto sia pur reale e vicino passa in secondo piano. Ciò è capitato anche a noi mentre osservavamo le fiamme di questo grande braciere in ferro battuto presente nella piazza centrale di una bella e frequentata località abruzzese.
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06/01/18
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Per un'antropologia del parlare chiaro. Poche parole dette con indignazione in un'aula parlamentare da una deputata coraggiosa fanno comprendere perfettamente lo stato d'animo di un Paese allo sbando dove mentre tutti fanno polemiche su tutto, nello spirito dei social utilizzati malissimo dai "dementi digitali", i decisori non hanno la più pallida idea delle sofferenze inflitte a un popolo che non riesce più ad andare avanti. Tra giovani che scappano dall'Italia (fuga dei cervelli) per trovare un lavoro, anziani che fuggono in altri Paesi per riuscire a farcela con una miserevole pensione, studenti che con la "buona scuola" diventano sempre più ignoranti e manipolati, innumerevoli attività commerciali e artigianali che chiudono desertificando i quartieri cittadini e industrie che delocalizzano con i finanziamenti di quello stesso Stato che dovrebbe favorirne lo sviluppo, il nostro Paese sta per essere drammaticamente svuotato di popolo, cultura e tradizioni. Una euroagonia cominciata oltre quattro governi fa e che oggi da lenta è diventata sempre più veloce, con l'aggravante di una immigrazione illegale forzata e gestita in maniera criminale da potentati economici che hanno tutto l'interesse a ricolonizzare il nostro Paese imponendo "manu militari" una globalizzazione che schiaccia e opprime i popoli.
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Per un'antropologia del caratteristico Capodanno partenopeo ci siamo chiesti il perchè di tale forma di festeggiamento a base di fuoco, fiamme, scie luminose, luce che fende le tenebre notturne ed esplosioni. "A Napoli la cacciata dei demoni diventa uno spettacolo impressionante: tutta la costiera, da Posillipo fino al Capo di Sorrento, si trasforma in una curvilinea fiancata di una corazzata che spara migliaia di cannonate luminose, i botti”. Questo è quanto scrive il simbolista Alfredo Cattabiani nel suo volume "Calendario, le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno", del 1988, in cui cerca di dare una spiegazione convincente e storicamente accertata alle feste che caratterizzano l'anno. Nel caso di specie per il Capodanno entrano in gioco il Solstizio d'inverno, il poco conosciuto natale egizio e il Sol Invictus di epoca romana che inaugura il mese dedicato a Ianus Bifrons chiamato anche, per la sua somma importanza Divum Deus. Inoltre per la festività di San Silvestro è evidente il rimando al Papa che che battezzò Costantino inaugurando l'era cristiana la quale rimpiazzava, di fatto, la lunghissima e precedente era pagana. Per dovizia di particolari giova ricordare che lo stesso Papa San Silvestro fu impegnato, secondo la tradizione, in un'operazione da contenuto altamente simbolico, ovvero nel liberare il paese da un drago da molto tempo, e in virtù di un incantesimo, chiuso in una caverna cui si accedeva attraverso 365 gradini, tanti quanti sono i giorni dell’anno. Appare chiaro che l'uccisione dell'orribile creatura voleva significare che il nuovo anno, composto appunto dai canonici 365 giorni, sarebbe stato da quel momento in poi l'anno consacrato al Dio dei cristiani.
Una curiosità, presso i Romani il giorno dei doni cadeva proprio nel Capodanno e non all'alba del giorno di Natale come accade ancora oggi in epoca cristiana; ovviamente i regali di quell'epoca non erano di origine commerciale nè beni voluttuari bensì di origine naturale chiamati Strenae a causa del fatto che i fichi che venivano scambiati erano infilati in piccoli rami di alloro ed erano raccolti in un bosco sacro dedicato a una dea di origine sabina, appunto Strenia o Strenua, che si credeva essere apportatrice di buona fortuna e prosperità oltrechè simbolo del nuovo anno.
Il fico ruminale aveva un'importanza straordinaria nel mondo romano in quanto è presso questa pianta selvatica e sacra, sulle rive del Tevere in un locus chiamato Germalus, che i due gemelli fondatori Romolo e Remo furono allattati. Da qui l'usanza di mangiare fichi secchi che ancora oggi, in tutto il territorio della Magna Grecia, vengono consumati durante le feste natalizie. ma questa è un'altra storia..........
Il filmato è stato realizzato da Alfonso Tortora dalla terrazza di Posillipo
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