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Informazioni e Investigazioni Commerciali - Visure, Protesti, Pregiudizievoli,Report,Dossier
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Ai conviventi spetta l’eredità del partner?
Se due persone convivono e una delle due muore senza lasciare testamento? Colui che rimane in vita ha diritto a una quota dell’eredità del defunto ?
La legge Cirinnà ha modificato la materia delle coppie conviventi, disponendo in favore di queste dei diritti minimi, che però possono essere estesi dagli interessati firmando un patto di convivenza.
Vediamo se manca il testamento tra conviventi!
Chi rimane in vita non ha diritto ad una quota di eredità del convivente defunto, non rientrano tra gli eredi spettanti previsti dal codice civile.
Tuttavia i conviventi possono regolare i loro rapporti successori stipulando un contratto di convivenza, dove possono inserire clausole che organizzano gli aspetti patrimoniali ed economici, in caso di morte di un convivente.
La pensione di reversibilità, come per legge, non spetta al convivente superstite, in nessun caso.
Ora vediamo se c’è il testamento tra conviventi!
Ogni convivente può nominare, come suo erede, il compagno/a, citandolo nel proprio testamento. Può prevedere nel testamento una delle seguenti disposizioni:
• nominare erede il convivente;
• donare al partner convivente la proprietà della casa o l’usufrutto o il diritto di abitazione sulla stessa;
• nominare un legato a favore del partner convivente per determinati cespiti o diritti
• obbligo di mantenimento dell’altro convivente come legato a carico di un suo erede.

Siamo liberi di donare ciò che era nostro a chi vogliamo noi, come descritto dalla legge, ma con un unico limite – valido anche per i conviventi – di non violare le quote di legittima.

Semplificando, il convivente è libero di lasciare al partner non sposato legalmente una quota del proprio patrimonio, ma deve i diritti dell’eventuale figlio o dei genitori o dei nonni se ancora in vita. Si definiscono per il codice civile “I legittimari” e hanno sempre diritto a una quota dell’eredità, anche se il testamento disponga modalità diverse. Se il testamento arreca un danno alle loro posizioni, essi possono agire con l’azione di lesione della legittima. Solo la parte restante del patrimonio del testatore può essere lasciata liberamente a chiunque anche al partner compagno/a.
Risarcimenti in caso di morte per tragedia
In caso di morte del partner convivente, la legge prevede il diritto del partner di ottenere il risarcimento del danno da parte dell’eventuale responsabile secondo regole e criteri validi anche per il risarcimento del danno al coniuge superstite.
Pensione di reversibilità e TFR
Al convivente superstite non spetta la pensione di reversibilità (che spetta solo in caso di matrimonio legale, coniuge)
Il convivente superstite non ha diritto ad alcuna quota di liquidazione del TFR (trattamento fine rapporto).

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La legge 3/12 per adattare i tuoi debiti alle tue possibilità economiche

Sei in difficoltà finanziarie? Stai subendo pignoramenti, fermi amministrativi e non riesci più a sostenere i tuoi debiti?

Una soluzione c’è: la legge 3/12 sul Sovraindebitamento.

Tramite un professionista puoi elaborare un piano su misura per adattare i tuoi debiti in base alle tue reali possibilità economiche.

Chi rientra nella categoria che possono usufruire della legge 3/12?
La legge 3/12 è rivolta a:
– Consumatori che hanno assunto debiti estranei ai fini dell’attività imprenditoriale
– Ai piccoli imprenditori
– Artigiani, liberi professionisti, imprese agricole e Start up innovative, Onlus
Con un analisi dettagliata iniziale, il professionista sarà in grado di capire se si rientra nella legge e quale piano seguire.

Quali sono i benefici che si possono ottenre con questa legge?

I benefici che si possono ottenere sono:
– rateizzare, pianificare, ridurre o annullare i tuoi debiti
– sospendere le procedure esecutive anche già in essere
– inibire azioni legali che stanno per attaccare il tuo patrimonio
– mettere in pausa il pagamento dei mutui

I benefici che si possono ottenere alla fine della procedura sono:
– liberarsi dai debiti (esdebitazione)
– una nuova possibilità di accesso al credito dopo la cancellazione dalle Centrali Rischi e Crif

La legge sul Sovraindebitamento consente una ripartenza, un nuovo inizio, un fresh start.
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Prelievi pochi contanti al bancomat? Attenzione agli accertamenti!
Un possibile accertamento, potrebbe verificarsi, in mancanza di movimentazione in uscita (prelievi bancari) dal proprio conto corrente. L’Agenzia delle Entrate potrebbe avere dubbi, su come una famiglia può vivere senza prelevare denaro dal proprio conto, denaro derivante da attività lavorativa in regola.
In questi casi il dubbio di evasione fiscale è concreto. Il dubbio si concretizza ancor di più, se il coniuge è disoccupato o se il contribuente viva da solo.

Pochi prelievi presso il bancomat: chi sarà controllato?
In genere i controlli su prelievi bancomat non vengono mai fatti, ma non impossibili!
Con il redditometro (che valuta la possibilità di spesa di tutto il nucleo familiare, e non del singolo contribuente come molti credono)infatti, in assenza di prelievi dal conto, l’Agenzia delle Entrate non può dedurre in automatico che ci siano dei redditi non dichiarati, in quanto il contribuente possa ricever denaro dai propri cari (genitori o parenti) in loro aiuto.
Il fisco potrebbe insospettirsi, in presenza di scarso numero di prelievi al bancomat, quando:
• Contribuente sposato con un disoccupato
• Genitori defunti, oppure vivano in condizioni di povertà,
• il contribuente non conviva con altre persone.
Ovvio che non è una lista definitiva i dubbi possono essere anche altri per insospettire il fisco.

Come può controllare il fisco?
Negli ultimi anni, sappiamo tutti, il potere enorme fornito al Fisco grazie alle banche dati telematiche (data base dei vari uffici pubblici in più movimentazioni bancarie in tempo reale, e in arrivo dati dei comuni).
Per fare un esempio pratico, il fisco potrebbe incrociare i nostri dati presi dalle dichiarazione dei redditi presentate, con i rapporti finanziari (i nostri conti correnti) dove i dati sono in tempo reale. 1 + 1 = 2 il fisco si insospettisce e avvia un accertamento e/o ti controlla la banca!
Da molti anni ormai il risparmio dei contribuenti è sotto la lente di in gradimento da parte del Fisco.
Alcuni metodi di controllo fiscale adottati dell’Agenzia
Abolizione del segreto bancario
Studi di settore
Controlli sul territorio
Redditometro
Spesometro
Call center di denuncia pubblica alla guardia di finanza
Serpico, super-software in grado di intercettare operazioni sospette incrociando i dati statistici derivanti dalle banche dati statali di IVA, IRAP, IRPEF, Agenzia del Territorio e quant’altro a disposizione della PA
98 metodologie di controllo codificate e protocolli procedurali specifici per controllare il consumatore finale
Soglia di utilizzo del contante a 3mila euro
Obbligo del POS
Fatturazione elettronica nei confronti della PA
Reverse charge

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Visure, Dossier, Report, Ispezioni su private e aziende
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Agenzia di investigazioni private e aziendali patrimoniali
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Sicurezza e Vigilanza
(guardie armate, scorte, custodi, allarmi…)
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L’outlet dei servizi legali?

“In internet si trova di tutto” è nato poco tempo fa un outlet per l’erogazione di servizi legali.

Questo servizio a suscitato vari malumori nel mondo degli avvocati!
Sito web nato a Brescia, che rintraccia avvocati al miglior prezzo, nella propria zona tramite il sito internet.

L’idea è quella di offrire un motore di ricerca per i servizi legali come il recupero crediti con decreto ingiuntivo, la stesura di una querela, lo sfratto di inquilini morosi e anche pareri legali, attraverso delle tabelle comparative nazionali.
Il funzionamento e che loro si mettono in contatto con l’avvocato chiedendogli se sono disposti ad offrire i loro servizi in base alle tariffe e senza aggiungere costi degli studi legali, e parlando direttamente con il cliente finale.
Il cliente finale pagherà subito il costo per rintracciare un avvocato e richiedere preventivo (circa 20 €) e poi la tariffa del legale.

L’ordine degli avvocati di Brescia ha messo sotto inchiesta questo sito, comunicando che stanno valutando quale misure adottare per la tutela loro verso questa idea di outlet legale.

Numerose le polemiche scaturite dal caso, come la mancata valorizzazione dell’avvocato professionista, in riferimento che il criterio di ricerca e scelta del professionista non è basato sulla professionalità o sulle competenze ma soltanto sul costo del servizio!

Ricordiamo che esiste un limite deontologico che vieta al professionista di pubblicizzarsi:

«L’articolo 37 del codice deontologico recita: l’avvocato non deve acquisire rapporti di clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o con modi non conformi a correttezza e decoro»

È sulla base di questa legge che è partita la contestazione e la denuncia contro gli Avvocati che hanno accettato le prime cause su incarico dei clienti procurati da Outlet che adesso rischiano procedimenti a proprio carico.
Altri sperano anche in un intervento dell’Autorità garante per la concorrenza!

Non cercate di amplificare il vostro parco clienti iscrivendovi su siti non professionali che non rispettano in pieno le regole, ma migliorate il vostro studio legale con servizi utili per le indagini e le informazioni commerciali in tempo reale, utili per la raccolta di prove.

Siamo a vostro disposizione per ulteriori informazioni in merito: Agenzie di investigazioni online www.fdfidelitas.com | servizi indagini di sede per privati e aziende www.fdfidelitas.it – Gruppo Giuliano www.giulianogroup.it
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L'auto è intestata al de cuius (defunto)? (diritto di successione)

L’automobile è un bene registrato che, come tutti gli altri beni che appartenevano al defunto (de cuis), cade in successione. Visto che è un bene mobile registrato al pubblico registro automobilistico, non può essere trasferito per mera “consegna”, ma deve essere necessario seguire regole particolari per il passaggio di proprietà, ai fini della successione,. L’art. 94 del Codice della Strada prevede che in caso di trasferimento della proprietà di tutti i veicoli, è obbligatorio fare richiesta al PRA, entro 60 gg dal passaggio di proprietà per ottenere la trascrizione del trasferimento e del rilascio del nuovo certificato di proprietà.

L’erede o gli eredi, che con atto pubblico o in una scrittura privata autenticata (o accertata giudizialmente) accertano l’eredità, devono, entro 60 giorni, registrare l’accettazione presso il PRA che rilascerà un nuovo certificato di proprietà aggiornato, con il nome dell’erede e provvederà alla richiesta dell’aggiornamento della carta di circolazione. Non è possibile richiedere l’aggiornamento dell’intestazione in caso di accettazione tacita dell’eredità in quanto, formalmente, manca l’atto dal quale si evince il trasferimento della proprietà del defunto agli eredi, oltre alla loro individuazione.

L’erede è tenuto a presentare allo sportello ACI:
- il certificato di proprietà dell’autovettura;
- l’attestazione dell’eredità ed, eventualmente, copia/estratto del testamento;
- la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ai sensi del D.P.R. 445/2000 con la quale si attesta la propria eredità;
- la carta di circolazione;
- la nota di presentazione, al PRA dell’accettazione con indicazione del codice fiscale dell’erede;
- i modelli PRA;
- versamenti dei bollettini postali;
- Carta d’identità dell’erede.
Il codice della strada prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa economica variabile, in caso di mancato aggiornamento dei dati relativi all’intestazione del veicolo.

Rintraccio di beni mobili: www.fdfidelitas.com
Agenzia investigazioni private ed aziendali www.fdfidelitas.it
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LA FATTURA VALE COME DOCUMENTO DI PROVA PER EMETTERE DECRETO INGIUNTIVO PER RECUPERARE IL CREDITO?

La fattura è un titolo atto per emettere un decreto ingiuntivo, in favore di chi la ha emessa (creditore), ma al verificarsi di opposizione da parte del presunto soggetto debitore, la fattura non è abbastanza per essere un titolo di prova che concretizza l’esistenza del credito, dovrà essere dimostrato con gli ordinari mezzi di prova dal creditore.

La fattura che cos’è?

La fattura è un documento emesso da un creditore nei confronti di un soggetto in riferimento a merce o servizi erogati, mediante accordi commerciali prima pattuiti (si presume che il titolo sia emesso a norma di legge e che rispetti le regole dell’erario).

L’opposizione al pagamento di una fattura può verificarsi in casi di non rispetto degli accordi commerciali pattuiti e riportati in fattura ad esempio: merce avariata, merce non consegnata o consegnata parzialmente, merce sbagliata, oppure servizi non esplicati al 100%, servizi erogati parzialmente…etc.

Efficacia della fattura come prova per esigere un credito

In giurisprudenza, come l’art. 360 bis, n. 1, cod. proc. civ., secondo il quale: «La fattura è titolo atto per l’emissione di un decreto ingiuntivo in favore di chi l’ha emessa, ma in caso di opposizione la fattura non rappresenta prova concreta del credito, dovrà essere dimostrato con documenti aggiuntivi di prova dall’opposto.

La prova, deve essere fornita quando il soggetto debitore contesta di aver mai stipulato un contratto per la fornitura di merci o altro, cioè contesta di non aver mai ricevuto della merce o usufruito di servizi… in questo caso il creditore dovrà presentare documentazione di fornitura merce con documenti di trasporto e/o altro che accerti la fornitura.

Quindi, devono essere fornite, in presenza di opposizione giurisprudenziale di cui abbiamo descritto sopra, prove che accertino l’avvenuta consegna di merce e servizi, cioè dimostrare che da parte del creditore sia stato assolto in pieno l’accordo commerciale in modo da esigere il pagamento.

www.fdfidelitas.com (agenzia investigazioni e raccolta prove su aziende e privati per la valenza in giudizio)
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Truffare gli acquirenti online, oggi è reato penale con aggravante!

La mancata consegna di un oggetto, acquistato online da un venditore che è irreperibile, costituisce una truffa anche con aggravanti.
Oggi su internet troviamo svariate offerte commerciali per l’acquisto di qualsiasi merce o servizio, ma fate attenzione, prima di acquistare accertatevi che il venditore sia un’entità commerciale (una ditta, una società, ecc.) e che sia seria e non truffaldina (magari verificando la reputazione sui vari social o commenti lasciati dagli altri acquirente, anche con delle informazioni commerciali gatuite…).

Di solito la fregatura capita quando si acquista da un venditore privato (che non fa questo di mestiere) un oggetto di seconda mano o nuovo per inutilizzo. Quindi attenzione alle truffe online, internet ne è pieno!

In aiuto degli acquirenti online, interviene la Cassazione.
Con 2 recenti sentenze, la Corte ha chiarito che la vendita online, E’ TRUFFA CON AGGRAVANTE, quando non viene consegnata la merce acquistata e pagata in anticipo.

Quindi venditori online state attenti perché, non rispettare gli accordi commerciali, potrete essere querelati e subire un PROCEDIMENTO PENALE abbastanza grave!

Agenzia indagini penali e civili www.fdfidelitas.com | www.fdfidelitas.it
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Lo Stalking condominiale?

Lo stalking condominiale si manifesta nell’ambito della convivenza con il vicinato. Non è regolamentata dal legislatore, ma da particolari applicazioni giurisprudenziali di una figura criminale.
Sappiamo tutti che la vita condominiale, spesso e per sua natura, sfocia in contrasti che a volte finiscono ad avere conseguenze drastiche, soprattutto dal punto di vista penale. Statistiche alla mano, scopriamo che molti reati di stalking si verificano tra condomini.
Cos’è lo stalking condominale?
Il reato di stalking condominiale è stato introdotto da una sentenza (Cass. pen., sez. V, 25 maggio 2011, n. 20895), che estendeva quanto previsto dalla legge contro gli atti persecutori, nell’art. 612 bis del Codice Penale. Il reato di stalking, prima che venisse introdotto in una sentenza, si riferiva ad atti di molestie e persecuzioni in un’ottica affettiva e spesso da parte di ex che non accettavano la separazione. Potrebbe verificarsi anche fuori dal contesto affettivo, infatti questa legge punisce i comportamenti di molestie ripetute nel tempo e minacce gravi, turbando emotivamente le vittime fino a provocare in loro gravi stati d’ansia, modificando la loro vita quotidiana. È quello che si manifeste nei rapporti tra condomini.
La Cassazione ha specificato che lo “stalking condominiale”, è quella particolare configurazione di questo reato che si presenta nei casi in cui il condomino molesta, perseguita e minaccia i vicini di casa con una serie di azioni:
- costringere chi subisce stalking condominiale (la vittima) a cambiare le proprie abitudini.
- a instaurare la paura di subire maltrattamenti fisici sia per se che per i propri familiari;

Difendersi dallo stalking condominiale?
Non è stalking condominiale quando le molestie e le discordie sono da ambo le parti dei condomini, in questo caso può intervenire un terzo (come l’amministratore) e mettere tutti d’accordo.
Quando le molestie sono rivolte da una sola parte (unilaterale) nei confronti di un condomino o un gruppo di essi; in questo caso si può arrivare a sporgere denuncia per stalking.
La prima fase e cercare di porre subito fine alle discordie, cercando di parlare con lo stalker, magari con l’intermediazione dell’amministratore, per porre fine al problema in modo pacifico e senza conseguenze.
La seconda fase, il condomino oggetto di stalking può presentare richiesta di ammonimento al Questore, per il tramite dell’autorità di pubblica sicurezza. Il questore accertate le minacce può ammonire, in via orale, l’aggressore, obbligandolo a smettere immediatamente qualsiasi tipo di minaccia, onde evitare un processo penale.
Ultima fase, nel caso quella precedente non sia andata a buon fine, la vittima può querelare lo stalker.

Si può sporgere denuncia per stalking (entro sei mesi dei fatti). Il tribunale potrà richiedere testimonianze dei fatti denunciati (tipo videosorveglianza, testimoni). Inseguito Il Tribunale può emettere un’ordinanza restrittiva, verso lo stalker, che gli impone delle misure a rendere impossibile il reiterarsi del reato, anche fino all’allontanamento dall’abitazione.

Agenzia investigazioni private e su imprese: www.fdfidelitas.com
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I conti correnti del defunto (de cuius), patrimonio ereditabile.
Al momento della morte di una persona che ha un conto corrente intestato o cointestato, si avvia l’azione per la successione del conto corrente. Il conto corrente o i conti del defunto, fanno parte del patrimonio ereditabile e saranno trasferiti agli eredi, che diventano titolari del rapporto giuridico con la banca oppure nel possesso del saldo maturato sul conto ai sensi dell'art. 11 del D.L. 346/90.
Nel caso il conto fosse intestato soltanto al defunto: gli eredi sono tenuti ad avvisare la banca con un atto notorio (o dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/2000) ed a richiedere tutti i conti, carte, libretti, fondi,etc… che il defunto intratteneva con la banca; sono tenuti a restituire alla banca, tutto quello previsto dalla sottoscrizione di contratti conto con la banca: assegni, carte di credito, bancomat, ecc..
Nel caso di impossibilità al recupero di carte e assegni, bisogna bloccare il tutto immediatamente e preventivamente, in modo da evitare prelievi di contanti e pagamenti indesiderati. Per alcune banche la procedura di blocco avviene in modo più burocratico, in quanto vogliono una raccomandata con certificato di morte del titolare del conto rilasciato dal comune di residenza.
Cambia se trattasi di conto corrente cointestato con la moglie o altro, bisogna effettuare una distinzione fra conto cointestato a firma disgiunta e conto cointestato a firma congiunta.
Conto corrente con firma disgiunta, tutti i cointestatari possono prelevare contanti, gli eredi del defunto che hanno ereditato una parte del conto, possono prelevare denaro anche dopo il decesso. Il conto rimarrà aperto e dovrà essere modificato l’intestazione togliendo il defunto ed inserendo gli eredi.
Conto corrente con firma congiunta il prelievo di contanti può essere effettuato con la firma di tutti i cointestatari, è importante bloccare il conto corrente fino a quando gli eredi non si sono messi d’accordo sulle sorti del conto (quello che conta è il saldo).
Per le spese del rito funebre, alcune banche non consentono il prelievo di somme di denaro dal conto corrente per sostenerle, anche se sono a carico dell'eredità del defunto. La banca prima di sbloccare il conto con saldo attivo, potrebbe richiedere la dichiarazione di successione, dalla quale si evincono i tutti gli eredi aventi diritto. Pratica di sblocco che richiedono dei tempi, quindi presumibile che le spese del rito funebre siano anticipate dagli eredi.
La nostra agenzia di investigazione rintraccia tutti i conti correnti di persone defunte in tutta Italia, guarda i nostri servizi di indagini e informazioni commerciali persone e aziende su: www.fdfidelitas.com
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Stalking! Agenzie recupero crediti!

Stop alle aggressioni continuative ai cittadini da parte di aziende e agenzie di recupero crediti.

L'obiettivo della proposta di legge (presentata alla camera da FDI in ottobre 2016), per introdurre il reato di stalking bancario.
Una proposta di legge mirata ad "estendere il reato di stalking al comportamento persecutorio e molto spesso aggressivo, che vengono messe in atto nei confronti dei cittadini (debitori) dalle società di recupero crediti che operano per conto di banche, Finanziarie e Aziende di grandi dimensioni.

La proposta di legge, (Modifica all'articolo 612-bis del codice penale concernente il reato di atti persecutori commesso nell'esercizio di attività di recupero di crediti), prevede l'introduzione di una aggravante rispetto alla pena prevista per gli atti persecutori, quando le condotte, messe in atto nell’attività di recupero crediti, "discostano e trascendono quanto previsto dalla legge e le norme del codice di procedura civile".

Esempi di pratiche scorrette sono, le intimazioni "irreali", pressioni di ogni tipo per persuadere i debitori a pagare quanto dovuto e le telefonate a qualsiasi ora del giorno in alcuni casi anche di notte.

Comportamenti che non solo violano le norme specificate dalla legge, e che in passato hanno provocato danni e tragedie a cittadini. Se cerchiamo su internet troveremo molte storie di stalking bancario con conseguenze tragiche.

Concludiamo dicendo che i debiti vanno pagati "ma con una riscossione più umana e più etica", cercando di non esasperare al limite la persona debitrice!

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