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Valentino Gagliardi
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One size fits all' when it comes to unravelling how stars form

http://phys.org/news/2015-10-size-unravelling-stars.html

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Provo a riavviare Telecom
Cliente: Buongiorno, ho problemi di connessione, potrebbe controllare? Io: Provi a riavviare il router… Cliente: Perché invece non prova lei a riavviare l’intera infrastruttura? Un valido contributo di “C’era un’ottima offerta sul tonno” che Ama il web,…

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Il tuo sito è in grado di sostenere 30 utenti contemporanei?

Questa è una delle domande che dovrebbe porsi un SEO durante la sua attività di Audit del sito web.

http://goo.gl/yuhqKF

Esistono molti software specialistici per eseguire test sotto carico, ma sfortunatamente la maggior parte richiedono tempo ed esperienza.

Ho provato ApacheBench, un tool "minimalista" per fare test di carico, che ha il vantaggio di essere incluso in Apache e di essere davvero semplice da usare.

Per eseguire un test con ApacheBench su una singola pagina occorrono da 15 secondi a un minuto, tutto compreso.

Ecco perché, nonostante fornisca poche informazioni, questo tool è comodo per i #webmaster  e i #SEO . I vantaggi infatti sono:

- Risorsa free e disponibile anche su PC e Mac, ad es. tramite XAMPP e MAMP

- Intuitivo, non richiede tempo di apprendimento

- Rappresenta per i "non tecnici" una porta per entrare nel mondo dei test sotto carico, e questo è un aspetto positivo perché permette di integrare i risultati dei test di performance e fare diagnosi più accurate.

Nel post ho riportato i tool che uso più spesso durante il mio lavoro ed ho citato alcuni colleghi per i preziosi suggerimenti che non mancano di dare (+Andrea Pernici, +Maurizio ZioPal Palermo, +Stefano Rigazio) e le ottime risorse che condividono con tutti noi (+Giovanni Sacheli, +Federico Sasso).

Grazie anche a +Luca Scognamiglio per l'illustrazione del post.

#SEOaudit  

Chiedo un consiglio ai piu' esperti: dove conviene comprare un Nexus? Store Google oppure su un canale alternativo? Grazie! #nexus

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Stellare!
Fan - ta - sti - ca !
Si resta davvero senza parole davanti a questo capolavoro dell’astrofotografo vicentino Marco Lorenzi, sia per il panorama mozzafiato che ritrae, sia per la tecnica sopraffina messa in campo. Per realizzare questa meraviglia - un mosaico di quattro differenti immagini - sono occorse oltre 60 ore di riprese con l’impiego di cinque filtri: rosso, verde e blu per ottenere un colore il più fedele possibile a quello percepito dall’occhio umano, più altri due per catturare le emissioni dell’idrogeno e dell’ossigeno.
Lavoro molto delicato, portato a termine con la decisiva complicità di un cielo davvero perfetto, senza la minima traccia dell’orribile patina lattiginosa dovuta all’inquinamento luminoso. Il cielo è quello di Coonabarabran, una cittadina posta 450 km a nordovest di Sydney e conosciuta come la capitale astronomica dell’Australia. Lì Marco ha costruito un piccolo osservatorio che gestisce in remoto e se visitate il suo sito - http://www.glitteringlights.com/Equipment/Observatory - potrete conoscerne ogni caratteristica.
Veniamo al soggetto dell’immagine, un resto di supernova che si trova nella costellazione delle Vele. Non sappiamo con precisione a quale distanza si trovi dalla Terra, ma si ritiene che il valore più attendibile si aggiri intorno agli 800 anni luce. Si tratta di un oggetto astronomico di tutto rispetto, che si estende in cielo per quasi 8 gradi, vale a dire più di 15 volte le dimensioni della Luna piena. Nonostante ciò, quell’intricata matassa di filamenti luminosi è invisibile all’occhio umano e solo la tecnica fotografica ce la rivela in tutta la sua maestosità. Questo spiega come mai la sua scoperta, opera di Otto Struve nel 1939, sia piuttosto recente.
All’origine di quel groviglio cosmico vi è una stella piuttosto massiccia che, circa 11 mila anni fa, giunse al capolinea del suo cammino evolutivo esplodendo come supernova. Per le popolazioni che ebbero la fortuna di assistere alla sua accensione in cielo si trattò di un’apparizione molto spettacolare: un astro 40 volte più luminoso di Venere, in grado persino di proiettare a terra le ombre degli oggetti.
I delicati filamenti che osserviamo sono quanto rimane di quella stella, materiali espulsi a incredibile velocità che sono andati a interagire con il gas interstellare, disegnando le meravigliose volute catturate nell’immagine. Di quella stella gigantesca, però, è rimasto anche dell’altro. Nel 1968, infatti, è stata individuata nel cuore di quel resto di supernova una piccola e massiccia stella di neutroni che ruota su se stessa oltre 11 volte al secondo emettendo impulsi radio, lampi di luce visibile, radiazione X e gamma. Una pulsar, insomma.
Fu proprio questo potente faro cosmico in azione nelle Vele che suggerì agli astronomi l’esistenza di uno stretto legame tra supernovae e pulsar.

Fonte immagine
http://www.glitteringlights.com/Images/Nebulae/i-pqWFzmt

PS
L’immagine originale è piuttosto pesante (più di 15 MB), ma se vi armate di un briciolo di pazienza - soprattutto se la connessione è quello che è - potrete poi gustarvi questo fantastico spettacolo alla massima risoluzione. E vi assicuro che ne vale davvero la pena.

PPS
A proposito di Coonabarabran: è lì che comincia il mio racconto Capolinea Città Eterna. Non l’hai ancora letto? Fiondati immediatamente qui - http://www.scienzainrete.it/01-tenue-bagliore-nellalba
E buona lettura!

#supernovae   #astrofotografia  
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