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Sara Mazzeo
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Riconoscere un bisogno e capirne le ragioni è la condizione che sta alla base di ogni atto creativo. Quando si pensa di doversi esprimere solamente per dimostrare la propria originalità, non si fa un gesto creativo. Invece quando si affronta un problema e se ne comprendono le dinamiche, allora la creatività si mette all’opera.
Riconoscere un bisogno e capirne le ragioni è la condizione che sta alla base di ogni atto creativo. Quando si pensa di doversi esprimere solamente per dimostrare la propria originalità, non si fa un gesto creativo. Invece quando si affronta un problema e se ne comprendono le dinamiche, allora la creatività si mette all’opera.

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" Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti [...]
Non arrendetevi [...]       
Metà della storia non è mai stata narrata
Così ora che vedete la luce
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi [...]
La maggior parte della gente pensa
Che il Bene scenderà dal Cielo     
Porterà via ogni cosa
E renderà tutti felici      
Ma se capiste quanto vale la vita 
Badereste alla vostra su questa terra
E ora che avete visto la luce
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi [...]
Ma non potete ingannare tutto il popolo tutto il tempo [...] "

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#loveit     #music   #musica   #musicmonday    

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Quando voce, passione e talento si incontrano l'emozione è il risultato più ovvio!

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Quando voce, passione e talento si incontrano l'emozione è il risultato più ovvio!

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"Un'opera d'arte non è un essere vivente che cammina o corre, è la creazione di una vita che fa scaturire una reazione. Per alcuni è miracolo della mano dell'uomo. Per alcuni è un miracolo della mente. Per qualcuno è un miracolo della tecnica. Per qualcuno conta quanto sia reale. Per qualcuno conta quanto sia trascendente... Un'opera d'arte rivela che la natura non può fare ciò che fa l'uomo".
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" Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent'anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent'anni abitassero un universo concentrazionario: c'era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi... talmente insinceri da rasentare il delirio. "
Pier Paolo Pasolini, 18/02/1975.
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"Mi interessa studiare il manufatto ma l'atteggiamento predominante è quello del progettista: per esempio guardo le dimensioni delle aperture, il loro rapporto con i muri, il funzionamento degli infissi, lo spessore, il punto di incontro dei materiali. Vedo il manufatto come rovina in un secondo momento. Non applico alcun atteggiamento erudito del genere "il monumento non si tocca" : io il monumento lo tocco, lo taglio, lo modifico, perché non è vero che l'antico è tutto buono, ci sono molte barbarie nei monumenti. Il monastero di Santa Maria do Bouro per me è stato un esercizio di costruzione con le pietre esistenti per realizzare una nuova costruzione, non un restauro. Le parti in rovina erano per me materiale aperto, manipolabile, testimonianza di come la costruzione era stata nel corso della stratificazione storica. Non mi interessava la pura contemplazione o il puro consolidamento."
_Eduardo Souto De Moura
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"Oggi i giovani lavorano molto, ma lavorano sulle immagini. Come le archistar. Fanno tutto in stile. È tutto decorazione, non c’è più il disegno di una lampada o di una sedia prodotta dall’industria. Insomma questo Novembre –Fabio Novembre, designer e architetto nato a Lecce nel 1966 - ha fatto un culo di una donna – sedia Her, 2008 – ha in mente? Ecco allora io gli dico vaffanculo… tu scrivilo, se vuoi.[…] Credono di essere furbi…" (G.A.)
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14 settembre 1917
Nasce Ettore Sottsass, architetto e designer italiano
Nell'immagine: Macchina per scrivere Valentine, 1969, Produzione Olivetti
" [...] Allora non si sapeva bene cosa fosse l'elettronica e tanto meno gli effetti o le ripercussioni che potevano avere sulla società. I calcolatori erano allora isolati in grandi laboratori di ricerca dell'Università o in grandi laboratori scientifici ed erano immensi perché erano a valvole quindi riempivano intere stanze. [...] con i transistor che erano già molto più piccoli il volume era molto ridotto. La tecnologia va a una velocità impressionante. Il progetto di un prodotto non è così veloce, per cui c'è sempre questo momento di crisi, di correre dietro a qualcosa che sta succedendo di nuovo. "
Tratto da un'intervista di Ugo Gregotti a Ettore Sottsass jr su Olivetti.
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