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Andrea Matarazzo
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Non piangere perchè una cosa finisce, sorridi perchè è accaduta
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il problema è chi ci crede pure
Post-giornalismo
di Marco Travaglio 5 febbraio 2017

Cari lettori scandalizzati per i due pesi e due misure applicati dai media alla Raggi e agli altri sindaci e politici, rassegnatevi. Le cose non cambieranno, il Giornalista Italiano Medio è convinto che sia giusto così. Pare che il doppiopesismo venga ormai insegnato nelle migliori scuole di giornalismo.

Lezione 1: mai dire onestà. Quando qualcuno prova a ragionare sulla disparità di trattamento riservata ai 5Stelle rispetto a tutti gli altri, si sente rispondere: per forza, i 5Stelle predicano onestà e gli altri no! Quindi, a parte il fatto che sinora nessuno è riuscito a dimostrare che Virginia Raggi o un altro sindaco a 5Stelle sia ladro o disonesto, cosa che non si può dire di altri sindaci di altri partiti, la regola è questa: se un politico vuole rubare indisturbato, al riparo dei titoli dei tg e dei giornali e lontano dagli occhi dei cittadini, non ha che da dichiararsi ladro fin dall’inizio. Così i giornalisti, quando sarà beccato a rubare, commenteranno: è coerente, ce l’aveva detto che avrebbe rubato. Consiglio a chi si candida a cariche pubbliche: esibire, anziché un’insidiosa fedina penale pulita, un bel certificato di pessima condotta ed evitare turpiloqui con parolacce tipo onestà, legalità, trasparenza: così, qualunque cosa facciano, nessuno ne saprà mai nulla.

Lezione 2: indagata a prescindere. La Raggi viene denunciata dall’Anac alla Procura per un conflitto d’interessi non suo, ma del suo capo del Personale Raffaele Marra col fratello Renato. Curiosa denuncia, in un paese dove non si indaga neanche sui titolari dei conflitti d’interessi (sennò B. sarebbe ai lavori forzati), figurarsi sui terzi. Ma lasciamo andare. A inchiesta bizzarra, segue trattamento mediatico altrettanto bizzarro. La sindaca è trattata da indagata anche quando non lo è. La Repubblica titola: “La Raggi può essere indagata”. E l’Unità: “La Raggi presto indagata”. È indagata sia prima di esserlo, sia quando finalmente lo è. Lo è sempre, a prescindere.

Lezione 3: indagini per non aver commesso il fatto. Purtroppo i sondaggi non risentono della notizia, anche perché non si capisce cos’abbia fatto la sindaca di male, avendo nominato a direttore del Turismo comunale chi voleva lei a norma di regolamento. Allora si punta tutto sulla polizza di Romeo, che con la nomina di Marra non c’entra nulla e di cui la sindaca dimostra di non aver mai saputo nulla. Venerdì, senza neppure sapere ciò che ha detto la sera prima la Raggi nelle 8 ore di interrogatorio finito a mezzanotte (a giornali chiusi), Repubblica esce con un editoriale dal titolo “La fatina e la menzogna”. Quale? Boh.

Svolgimento: l’interrogatorio è il “mesto déjà vu della Milano di Mani Pulite”: roba non di polizze e nomine, ma di tangenti. La sindaca è “inseguita dallo schianto dell’ennesimo, miserabile segreto, custodito dai ‘quattro amici al bar’”. Ecco: della polizza di Romeo sapevano anche gli altri tre della chat, Frongia, Marra e ovviamente la Raggi. E chi lo dice? Nessuno, cioè Repubblica. Romeo ha un “legame privato, privatissimo con la Raggi, in pieno conflitto d’interesse”. Chi lo dice? Nessuno, cioè Repubblica.
....(continua)

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.
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Non so se è vero ma lo vedrei anche se trasmettesse dalla luna. Anche se io gli consiglierei YouTube tutta la vita 😉
Crozza era diventato troppo scomodo per la sette, IL MOTIVO?
diceva troppe verità quindi si adeguava o doveva andarsene, HA PREFERITO ANDARSENE ma io non lo abbandonerò.
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Bella cagata, brava Russia

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E daje! Anche se mi sa che stavolta andrò su un Pixel

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La post-Rai
di Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano 6 gennaio 2017

Nel suo ultimo film Oliver Stone racconta la storia di Edward Snowden, il giovane analista della Cia che rinuncia a tutto – vita, affetti, lavoro e stipendio – per svelare agli americani e al mondo una notizia vitale per la democrazia: il governo degli Stati Uniti calpesta scientemente la Costituzione e fa spiare centinaia di milioni di persone, non solo americane, con la scusa del terrorismo. Ora vive, si fa per dire, a Mosca perché, quando fece scalo in Russia da Hong Kong (dove s’era rifugiato) per raggiungere il Sudamerica, il governo Obama gli levò il passaporto e lo rese apolide. Pronto a incriminarlo per reati gravissimi in caso di ritorno in patria. Vedere quel film e leggere le storie di ordinaria miseria in casa Rai fa un certo effetto, anche perché il caso Snowden e il caso Rai – almeno sulla carta – appartengono alla stessa famiglia: l’informazione. Solo che Snowden, pur non essendo un giornalista o forse proprio per questo, ha sacrificato tutto pur di dare notizie vere. La Rai sacrifica tutto pur di dare notizie false. Ieri ne abbiamo raccolto una miniantologia, ma ce n’è da riempire una Treccani.

Intanto, tutt’intorno, si dibatte sulle fake news o post-verità che, secondo la propaganda di regime, sarebbero un’esclusiva del Web e richiederebbero il pronto intervento delle “autorità pubbliche”, cioè di un orwelliano Ministero della Verità, secondo gli auspici del capo dello Stato Mattarella e del presidente dell’Antitrust Pitruzzella, nonché dei sottostanti giornaloni e telegiornaloni che riprendono compunti e riverenti i loro moniti. Qualcuno, anche sul Fatto, si sorprende perché la grande stampa s’indigna per la belinata grillesca della “giuria popolare” anti-bufale, mentre tutti trovano normale il bavaglio di Stato benedetto dal Colle e dall’Authority. Ma c’è poco da stupirsi: giornaloni e telegiornaloni non hanno nulla da temere dalla censura dei partiti, perché la praticano già quotidianamente sotto forma di autocensura. Quanto alla “giuria popolare” di Grillo, sanno benissimo che non vedrà mai la luce: infatti non è la parola “giuria” che li terrorizza, ma la parola “popolo”, unica vera ossessione dei politici senza elettori, dei giornalisti senza lettori e dei telegiornalisti senza spettatori. Fateci caso: Carlo Verdelli si è dimesso da direttore editoriale delle news Rai. Ma non perché, nell’ultimo anno, la Rai abbia stracciato il record (da essa stessa detenuto) di balle raccontate ai telespettatori a reti unificate: perché il Cda ha bocciato il suo piano organizzativo che spostava il Tg2 a Milano, creava un TgSud e accorpava le Tgr a Rainews24.
...(continua)

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Certo che veterinario e cacciatore non erano proprio un'accoppiata coerente. Cioè se sparava ad una preda e la feriva poi si metteva a curarla?
Alla fine stavolta la preda è stata lui 

"Il salvataggio della banca più antica del mondo ora tocca allo Stato italiano, che a Siena interviene per la terza volta in sei anni (dopo i Tremonti Bond del 2010 e i Monti Bond del 2012)"
Ci stanno troppi monti in Italia 

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Altre buone notizie 
Ennesimo caso dove questo individuo multicellulare dimostra di essere utile solo a scopo scientifico.....o forse neanche a quello
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