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Laussel Cosmetica
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Un nuovo volto alla cosmesi italiana: Laussel
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Appassionata di cosmetica fai da te?
Leggi L'articolo della nostra Beauty Blogger Francesca De Pascalis e scopri quali cosmetici puoi creare con un cavolo! https://www.laussel.it/cavolo-insospettabile-cosmetico/
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Termina oggi Cosmoprof Bologna 2016: La più grande vetrina nel settore della cosmesi professionale Internazionale! Un itinerario variegato alla ricerca del benessere e dell'innovazione!
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21/03/16
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L’Alcool nella cosmesi: veleno o rimedio?

A volte le nostre scelte di consumo possono derivare da valutazioni indotte dagli stessi operatori di mercato, che ci persuadono della loro bontà.
E’ il caso di una nota azienda cosmetica che con una campagna pubblicitaria ad hoc sulle irritazioni alla pelle causate dall’alcool contenuto nei deodoranti ha condizionato le preferenze di moltissimi consumatori, tutt’ora restii all’uso di cosmetici contenenti alcool.
Riflettiamo su un dato.
L’alcool viene utilizzato di continuo, sia in forma denaturata (è questo il caso dei cosmetici), sia in forma alimentare, pensate ai liquori (il rhum ad esempio ha una concentrazione di alcool superiore al 60%), ma anche al vino, agli snacks per i bambini, al pane in cassetta, ai succhi di frutta, frutta, ecc…in concentrazioni ben più elevate di quelle contenute nei cosmetici.
Dunque, volendo seguire passivamente la teoria dell’azienda cosmetica che sostiene la natura aggressiva dell’alcool, ingerendo ogni giorno diverse quantità di alcool dovremmo avere le mucose della bocca completamente bruciate, l’esofago perforato ed essere corrosi dall’interno, non vi pare?
Pensateci un attimo: quando abbiamo l’esigenza di disinfettare una ferita qual è il primo rimedio che ci viene in mente? Eh sì, proprio l’alcool!
Questo perché l’alcool svolge un’azione disinfettante, nello specifico caso dei deodoranti non fa altro che combattere i batteri, causa del cattivo odore, solubilizzando i profumi che a loro volta coprono gli odori residui.
Ora, su una ferita è chiaro che possiamo avvertire un pochino di bruciore, ma sulla pelle sana non è forse vero che l’unica cosa che avvertiamo è una piacevole sensazione di sollievo e freschezza? Questo anche perché l’alcool evapora velocemente e perciò viene assorbito solo in piccola parte dal nostro corpo.
L’alcool puro sulla pelle ha un effetto per così dire “sgrassante”, per questo un contatto prolungato con esso tende a seccarla fino anche a generare reazioni cutanei in soggetti più sensibili….si tratta però pur sempre di alcool puro.
Nei cosmetici l’alcool viene impiegato in piccole concentrazioni sia per apportare i principi attivi idrosolubili delle piante sia per contribuire alla migliore conservazione del prodotto, in luogo di altri conservanti sintetici, decisamente nocivi e realmente irritanti per la pelle.
Infine, vale la pena sottolineare che nei cosmetici l’alcool viene utilizzato in sinergia con sostanze idratanti, che annullano le possibilità di irritazione.
Per rispondere alla domanda con cui si apre il nostro articolo, possiamo dire che l’alcool è un prodotto naturale: se sia un veleno o un rimedio dipende dal dosaggio!
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Vi siete mai chiesti quale sia il significato della dicitura “Dermatologicamente Testato” presente su molti dei cosmetici che acquistiamo?
Probabilmente no, perché queste due paroline sembrano semplici e intuitive. Oggi vogliamo invitarvi a riflettere e a comprendere meglio quella che sembra essere una delle trovate pubblicitarie più innocue e fruttuose.
Il test, cui segue il rilascio della certificazione con la dicitura “Dermatologicamente Testato”, è un semplice test di irritabilità cutanea. Ma in cosa consiste? Si applica una quantità di prodotto per un dato periodo di tempo sull’epidermide di un campione di almeno 20 persone volontarie, valutandone successivamente la comparsa di reazioni allergiche.
Indipendentemente dal risultato del test, il certificato “Dermatologicamente Testato” viene rilasciato alla società cosmetica, in quanto questa paga un servizio alla struttura che effettua il test di irritabilità cutanea per conto suo.
Dunque, quando su un cosmetico troviamo il termine “Dermatologicamente Testato” , in realtà ci stanno semplicemente dicendo che quel cosmetico, prima di essere commercializzato, è stato testato per verificarne statisticamente le probabilità di provocare irritazioni cutanee. Ma nella maggior parte dei casi non viene indicato né il risultato dei test effettuati, né da chi e su chi il test è stato effettuato.
Ciò detto, non possiamo essere certi che un prodotto “Dermatologicamente Testato” sia sicuro e non provochi irritazioni: non è escluso, infatti, che lo stesso possa generare reazioni allergiche. Al contrario , un prodotto, che non riporti la dicitura “Dermatologicamente Testato”, potrebbe essere assolutamente anallergico.
In ogni caso il risultato dell’analisi è di tipo statistico, ed il numero di volontari che testano il prodotto può variare significativamente( da 20 fino a migliaia), con un indice di veridicità molto variabile.
Vale la pena ricordare che questo test non è obbligatorio per legge. Ma va da sé che, con o senza test, è nell’interesse delle case cosmetiche commercializzare prodotti che aiutino le vendite, per cui lanciare su un mercato un prodotto irritante sarebbe controproducente.
Ad ogni modo, per evitare spiacevoli esperienze, il nostro consiglio è quello di leggere sempre gli ingredienti contenuti all’interno dei cosmetici che acquistiamo: l’informazione ci aiuta a combattere la pubblicità e il marketing, ma soprattutto ad evitare brutte sorprese!
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Dalla direttiva Europea divieto sulla Sperimentazione Animale:
ecco perché il Claim "Non Testato sugli Animali' è Pubblicità Ingannevole
“Con la direttiva 2003/15/CE sono state introdotte nella direttiva 76/768/CEE sui prodotti cosmetici, disposizioni relative alla sperimentazione animale. In base a tali disposizioni, nell'Unione la sperimentazione sugli animali è già vietata dal 2004 per i prodotti cosmetici e, a partire dal 2009, per gli ingredienti presenti nei prodotti cosmetici ("divieto di sperimentazione"). Dal marzo 2009 è vietata anche la commercializzare nell'Unione di prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati sugli animali ("divieto di commercializzazione"). Relativamente agli effetti sulla salute umana contraddistinti da maggiore complessità (tossicità a dose ripetuta, comprese la sensibilizzazione cutanea e la cancerogenicità, tossicità riproduttiva e tossicocinetica), il termine ultimo per il divieto di commercializzazione era stato prorogato fino all'11 marzo 2013”

fonte http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-210_it.htm.
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Il Nichel è un metallo di colore bianco-argenteo, duro, malleabile e duttile, onnipresente in natura. Esso è un agente inquinante che si trova nel suolo, nell’acqua, nell’aria, nei tessuti vegetali ed animali, talvolta in minime quantità, talaltra in quantità notevoli.
In campo cosmetico affermare che un prodotto è senza nichel o nickel free non è altro che una trovata pubblicitaria… in poche parole, marketing!
Infatti, anche se il cosmetico fosse prodotto in casa, probabilmente sarebbe un prodotto naturale al 100%, ma non esente da contaminazioni, dal momento che il Nichel si trova praticamente ovunque.
Guardando alle case produttrici di cosmetici, possiamo aggiungere poi che il Nichel è presente anche nei materiali con cui sono costruiti i macchinari utili alla produzione dei cosmetici stessi- ad esempio nell’acciaio inossidabile-, e pertanto non trovarne traccia all’interno di un cosmetico è decisamente impossibile!!

Sul punto, è sì vero che la legge vieta alle case produttrici l’inserimento volontario del Nichel nei cosmetici, ma non ne specifica un limite massimo tollerabile in termini di impurezza inevitabile.
Per fortuna, la scienza ci aiuta ad individuare i livelli di concentrazione dannosi per chi soffre di allergia o intolleranza al nichel. La soglia di intollerabilità è compresa tra i 3 e i 5 ppm (parti per milione 1mg/kg), in percentuale da 0,000003 a 0,000005%.
Invece, per concentrazioni inferiori o uguali a 1 ppm (0,000001%) studi specifici dimostrano che la maggior parte dei soggetti sensibili a tale sostanza non hanno riportato alcuna reattività.

La nostra raccomandazione è dunque quella di scegliere prodotti con l’etichetta nichel tested <0,000001% - che garantisce una concentrazione di Nichel inferiore o uguale allo 0,000001%- o che riportino quantomeno espressamente la concentrazione di Nichel presente nel prodotto.
Solo in questo caso acquisterete con serenità un cosmetico in grado di esaltare la vostra bellezza, senza danneggiarla.
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Molte donne prima di acquistare una crema efficace per il proprio viso si pongono mille interrogativi.
Ciò accade perché, quando una donna sceglie una crema, questa è destinata a diventare la “compagna” della sua bellezza.
Alcune risposte alla domanda “come selezionare una crema per il viso?” si rinvengono sulle pagine web delle blogger, altre all’interno di forum di settore o su siti specializzati; altre volte basta entrare in una profumeria e mettere sotto torchio la prima professionista che capita a tiro, chiedendole di tutto e di più.
In questo panorama, Laussel si pone come interlocutore nei confronti delle sue lettrici e/o consumatrici, accogliendone i suggerimenti e rispondendo a ogni curiosità relativa al mondo della cosmesi.
Una per iniziare: “Quale crema per il viso è meglio scegliere, una con o senza vaselina?”
C’è da dire che non esiste una risposta unica, e soprattutto una che sia certamente corretta.
In proposito, da qualche anno spopola in rete la filosofia del naturale a tutti i costi, ma, come in tutte le cose, bisogna trovare il giusto equilibrio.
È ovvio che molte sostanze di origine naturale, o meglio di origine vegetale, siano più sicure di altre di origine sintetica, ma questo non sempre è vero. Basti pensare ai veleni: tra i più potenti ricordiamo proprio quelli che si trovano in natura come l’arsenico e la cicuta.
Iniziamo col dire che sulla vaselina occorre fare una riflessione preliminare: essa deriva dal petrolio, il petrolio viene estratto dal sottosuolo, ed è il risultato di processi naturali di decomposizione di materiale biologico. Da ciò si deduce che il petrolio è assolutamente naturale e che, essendo la vaselina un derivato dell’oro nero, anch’essa è naturale.
Quindi la vaselina è un olio “minerale naturale”. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: è’ sicura?
Il problema relativo all’uso dei petrolati (olio di vaselina e vaselina filante) non è infatti legato alla loro origine, bensì alle loro caratteristiche.
Questi infatti sono oli particolarmente occlusivi in quanto non lasciano “respirare” la pelle come invece dovrebbe. Tale “apnea” alla lunga può portare ad un accumulo di liquidi intracellulari, normalmente espulsi dall’epidermide che, alterando le barriere idro-lipidiche della pelle, favoriscono la perdita dell’effetto barriera della stessa.
Tutto ciò è causa di assorbimento di sostanze dannose con conseguente aumento dei rischi di allergie ed ipersensibilità.
Gli effetti “catastrofici” sono legati, quindi, alla frequenza d’uso dei prodotti a base di oli minerali.
Questo vuol dire che è tollerato l’uso sporadico di unguenti contenenti petrolati se associato a terapie farmacologiche, ma ne è decisamente sconsigliato l’uso nel caso di cosmetici, utilizzati per periodi molto lunghi, se non addirittura per una vita intera.
Laussel non è contraria a prescindere all’uso della vaselina, ma preferisce sviluppare i propri prodotti con i riflettori sempre puntati sulla eco sostenibilità e sulla biocompatibilità delle materie prime utilizzate, cercando di garantire sempre il miglior risultato, e privilegiando oli e cere naturali biocompatibili e meno dannosi per l’ambiente. Lasciare respirare la pelle, rafforzando le sue barriere idrolipidiche: anche queste le caratteristiche dei prodotti Laussel.
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