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La tua Posta Elettronica Certificata
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Posta certificata: disattivate quelle gratuite del Governo. Quali alternative. http://www.mailgarantita.it

Da Marzo 2015 non è più possibile inviare messaggi. Chi ne ha bisogno, in particolare i supplenti della scuola, dovrà attivare una casella a pagamento.

http://www.flcgil.it/attualita/posta-certificata-disattivate-quelle-gratuite-del-governo-quali-alternative.flc
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Pec per ditte individuali e professionisti prorogata a giugno 2013

Le organizzazioni avranno a disposizione più tempo per adottare la posta elettronica certificata (Pec). Infatti, le imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale sono tenute a depositare, presso l'ufficio del Registro delle imprese, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro il 30 giugno 2013. Nel caso l'ufficio del registro delle imprese riceva una domanda di iscrizione che non ha indirizzo di posta elettronica certificata, anziché sanzionare l'impresa, com'è previsto attualmente, sospenderà la domanda fino a integrazione della stessa con l'indirizzo di posta elettronica certificata e comunque per 45 giorni; trascorso tale periodo, la domanda si intende non presentata. È una delle previsioni contenute nel dl 179 del 2012, il decreto Crescita 2.0, la cui legge di conversione n. 221/2012 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre.

Sempre in tema di Pec, l'accesso all'Ini-Pec (Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata) delle imprese e dei professionisti, tenuto dal Ministero per lo Sviluppo Economico sarà consentito non solo a Pa, professionisti e imprese, ma anche ai gestori o esercenti di pubblici servizi e a tutti i cittadini tramite sito web e senza necessità di autenticazione. E ancora, da sottolineare la norma secondo cui chiunque venda prodotti e presti servizi, anche professionali, dovrà obbligatoriamente dotarsi di strumenti elettronici di pagamento.

Inoltre, i pagamenti elettronici, per esempio per l'acquisto di ticket per i mezzi pubblici, potranno essere effettuati tramite tablet e smartphone. E anche le pubbliche amministrazioni saranno obbligate ad accettare pagamenti in formato elettronico e dovranno pubblicare sui loro siti internet i rispettivi codici Iban. Ancora, dal 1° gennaio 2013 le amministrazioni pubbliche e i gestori o esercenti di pubblici servizi potranno comunicare con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale dallo stesso dichiarato e senza oneri di spedizione a suo carico.
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PEC - POSTA CERTIFICATA: diventata obbligatoria anche per le ditte individuali.

Con il D.L. Crescita 2.0, il Governo ha introdotto l'obbligo della Pec anche per le imprese individuali e ha istituito l'Ini-Pec, ossia l'indice nazionale degli indirizzi di Pec. Inoltre, è stata anche attribuita ai cittadini la facoltà di attivare un domicilio digitale mediante la comunicazione di un indirizzo di Pec che confluirà nell'Anpr (Anagrafe nazionale della popolazione residente).

Il 20 ottobre 2012 infatti è entrato in vigore l'articolo 5 del D.L. numero 179/2012 che estende alle imprese individuali l'obbligo, già previsto per le società, di comunicare al Registro delle imprese un proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec).

Pertanto le nuove imprese individuali che si iscrivono al Registro delle imprese o all'Albo imprese artigiane a partire da tale data devono comunicare un proprio indirizzo Pec, mentre le imprese individuali già iscritte alla data del 20 ottobre hanno tempo fino al 31 dicembre 2013 per comunicare al Registro delle imprese o all'Albo imprese artigiane un proprio indirizzo Pec.

Analogamente a quanto previsto per le società, l'ufficio del Registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un'impresa individuale che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell'irrogazione della sanzione prevista dall'articolo 2630 del Codice civile, sospenderà la domanda per tre mesi, in attesa che essa sia integrata con l'indirizzo di posta elettronica certificata.
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Domicilio Virtuale: la PEC elimina l´obbligo di elezione di domicilio?

Le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza 20 giugno 2012, n. 10143, intervengono sul domicilio eletto.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 20 giugno 2012, n. 10143, fornendo un'interpretazione dell'art. 82 del R.D. 37/1934, alla luce delle recenti modifiche degli artt. 366 e 125 c.p.c, apportate dall’art. 25 della L. 12 novembre 2011, n. 183 che hanno trovato applicazione dal 1° febbraio 2012, ha stabilito che l’obbligo di indicare l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) esonera l'avvocato dall’elezione di domicilio quando si trova a dover patrocinare una causa fuori dalla circoscrizione del Tribunale cui è assegnato, precisando altresì che il difensore verrà domiciliato ex lege nella cancelleria dell’Ufficio Giudiziario davanti alla quale il giudizio è pendente solo se non abbia osservato l’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c. e quindi non abbia indicato nell’atto l’indirizzo PEC comunicato al proprio Ordine di appartenenza.
L’interpretazione della Suprema Corte è a mio avviso ovvia ma, nello stesso tempo, carente per non aver considerato, specificato e preso in esame la circostanza che, negli Uffici Giudiziari in cui sono a valore legale le comunicazioni telematiche di cancelleria, la cancelleria ai fini delle comunicazioni dovrà tener conto non dell’indirizzo PEC inserito nell’atto dall’avvocato ma da quello esistente nel REGINDE (Registro Generale degli Indirizzi Elettronici) (cfr. art. 7 DM n. 44/2011).
L’art. 16 del DM n. 44/2011 (comunicazioni per via telematica) infatti dispone che la comunicazione per via telematica dall'ufficio giudiziario ad un soggetto abilitato esterno (ad esempio: avvocato) o all’utente privato avviene mediante invio di un messaggio dall’indirizzo di posta elettronica certificata dell’ufficio giudiziario mittente all’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario, indicato nel registro generale degli indirizzi elettronici, ovvero per la persona fisica consultabile ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2009 e per l’impresa indicato nel registro delle imprese, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 34.
Conferma tale impostazione l’art. 17 delle specifiche tecniche del 18 luglio 2011 così come previste dall’art. 34 del DM n. 44/2011 il quale dispone che il gestore dei servizi telematici provvede ad inviare le comunicazioni per via telematica, provenienti dall’ufficio giudiziario, alla casella di posta elettronica certificata del soggetto abilitato esterno destinatario, recuperando il relativo indirizzo sul REGINDE.

Riepilogando: la Cancelleria dell’Ufficio Giudiziario nella quale operino a valore legale le comunicazioni telematiche di cancelleria dovrà effettuare la comunicazione alle parti mediante PEC da inviarsi all’indirizzo PEC del destinatario risultante sul REGINDE e non a quello indicato dall’avvocato nell’atto.

Da ultimo ricordo che ai sensi e per gli effetti dell’art. 16 n. 4 del DM 44/2011 si procederà mediante deposito in Cancelleria dell’atto senza ulteriore comunicazione all’avvocato, ai sensi dell’articolo 51, comma 3 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, nel caso in cui venga generato un avviso di mancata consegna previsto dalle regole tecniche della posta elettronica certificata.

 
Fonte: http://goo.gl/OLBpy
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PEC: entro il 30 giugno la comunicazione al Registro imprese

Entro il 30 giugno 2012 tutte le società sono tenute a comunicare al Registro delle Imprese il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.

La PEC è un sistema di posta elettronica in virtù del quale al mittente del messaggio viene fornito l’attestato, con valenza legale, dell’invio e della consegna al destinatario di documenti informatici.

La certificazione ha valore di prova legale, pertanto è necessario creare una propria PEC richiedendola esclusivamente a gestori autorizzati i quali, devono essere iscritti in un apposito registro tenuto da DigitPA (Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione).

La PEC è obbligatoria per tutte le imprese costituite in forma societaria e la comunicazione della Pec al registro delle imprese, va effettuata dal legale rappresentante dell’impresa per via telematica, secondo le modalità previste per le comunicazioni al Registro delle imprese (cioè attraverso la procedura di «Comunicazione unica», mediante l’indicazione nel riquadro 5 del modello S2, nei soli campi relativi all’indirizzo di posta elettronica certificata).

L’adempimento può essere delegato anche a un professionista il quale deve dichiarare nelle note di essere stato incaricato dai legali rappresentanti della società e di essere regolarmente iscritto nel relativo Albo.

L’omissione della comunicazione al Registro delle imprese dell’indirizzo della casella Pec è assoggettata alla sanzione amministrativa prevista dall’art. 2630 codice civile per le omissioni, nei termini prescritti, delle denunce, comunicazioni o depositi presso il Registro delle imprese.
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La PEC va controllata tutti i giorni! Questa una nuova attività delle aziende e delle Pubbliche Amministrazioni.

La PEC (Posta Elettronica Certificata) è lo strumento che sta sostituendo le lettere raccomandate, indispensabile e obbligatoria per le imprese e i pubblici uffici consente "gratuitamente" di colloquiare in modo ufficiale con enti ed altre società.
La Regione Abruzzo, come ogni altro ente si è dotta dell'indirizzo PEC che è urp@pec.regione.abruzzo.it, peccato che sia il solo e l'unico indirizzo a cui tutti gli assessorati e i servizi fanno riferimento.
Come segnalato da un lettore, l'indirizzo risulta pieno, nessuno controlla e svuota la cassetta delle poste virtuale della Regione Abruzzo!
Per questo rivolgiamo un appello al premiato dirigente regionale responsabile di accertarsi che i suoi funzionari ed impiegati risolvano al più presto il problema che sta creando un vero e proprio disagio a molti abruzzesi.
Inoltre ci permettiamo di suggerire di aprire indirizzi PEC per ogni assessorato e ogni servizio con un rimando ben chiaro sul sito ufficiale della Regione Abruzzo.
Insomma questi super dirigenti anche se super premiati "a volte" sbagliano, quelli che non sbagliano mai sono Chiodi e la sua Giunta che tutti gli anni li premia come se fossero infallibili!
 
Di seguito la pagina della Regione Abruzzo dedicata alla PEC:
Posta elettronica certificata (PEC)
La Regione Abruzzo ha recepito le direttive che invitano le pubbliche amministrazioni locali di dotarsi di una casella di posta certificata per la comunicazione tra enti e cittadini.
La Posta Elettronica Certificata (PEC) è un sistema di posta elettronica nel quale è fornita al mittente documentazione elettronica, con valenza legale, attestante l'invio e la consegna di documenti informatici.
"Certificare" l'invio e la ricezione - i due momenti fondamentali nella trasmissione dei documenti informatici - significa fornire al mittente, dal proprio gestore di posta, una ricevuta che costituisce prova legale dell'avvenuta spedizione del messaggio e dell'eventuale allegata documentazione. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il gestore invia al mittente la ricevuta di avvenuta (o mancata) consegna con precisa indicazione temporale.
Nel caso in cui il mittente smarrisca le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata per legge per un periodo di 30 mesi, consente la riproduzione, con lo stesso valore giuridico, delle ricevute stesse.
L'indirizzo di posta elettronica certificata della Regione Abruzzo è:
urp@pec.regione.abruzzo.it
 
Fonte: abruzzo24ore.tv
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PEC: fa tutto il commercialista?

Sembrava un capitolo chiuso. E invece no. Una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico rimette in discussione alcuni punti, con grandi vantaggi per professionisti e imprese
 
L’ultima puntata della soap opera della PEC era giunta ad un traguardo. Anzi, ad un finale. Ancora meglio, ad un comma: al comma 6, dell’articolo 16 deldecreto legge 185 del2008 (poi convertito, con modificazioni, nella legge 2 del 2009), che recitava: “Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il  proprio  indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di  iscrizione  al  registro  delle imprese...”. E poi ribadiva: “Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto tutte le imprese [...] comunicano al registro delle imprese l'indirizzo di posta elettronica certificata...”.
 
Beh, i tre anni sono terminati il 29 novembre del 2011. Dopo di ciò, i titoli di coda – giusto per rimanere nella metafora “televisiva” – hanno portato il Ministero dello Sviluppo Economico ad emettere una circolare (la 224402 del 25 novembre 2011) con la quale, “viste le numerose segnalazioni da parte dei gestori PEC e l’impossibilità di far fronte all’enorme mole di richieste di nuovi indirizzi”, veniva concessa una proroga di un mese.
 
Scaduto il rinvio, però, le cose hanno preso una piega diversa. E la soap della PEC è andata di nuovo in onda, tornando sugli schermi delle PMI e dei professionisti grazie ad un ennesimo chiarimento del Ministero.
 
Ecco il fatto. 
 
Con la circolare numero 3645/c del 3 novembre, il Ministero dello Sviluppo Economico aveva individuato gli ultimi chiarimenti sulla comunicazione della PEC al Registro delle imprese, esplicitando le società effettivamente tenute alla comunicazione dell’indirizzo digitale.
La circolare chiariva che dovevano essere considerate “imprese costituite sotto forma societaria” le società di capitali e di persone, le società semplici, le società cooperative, le società in liquidazione e le società estere che hanno in Italia uno o più sedi secondarie. 
Indicava il procedimento da utilizzare per la comunicazione la Registro, ovvero tramite Comunicazione Unica; rammentava che – ai sensi dell’articolo 16, comma 6 – l’inscrizione dell’indirizzo PEC e delle eventuali variazioni erano esenti da bollo e dai diritti di segreteria; specificava che, nel caso la comunicazione fosse stata accompagnata ad altri atti (ad esempio la nomina di un amministratore) questa doveva, invece, essere soggetta a bollo e ai diritti di segreteria. E tanto altro.
E infine, specificava un’altra cosa. Che “I professionisti individuati dall’art. 31, comma 2-quinquies, della legge 24 novembre 2000, n.340, possono presentare la comunicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese dichiarando, nelle note, di essere stati a ciò incaricati dal legale rappresentante della società e di essere iscritti nel relativo Albo, nel caso in cui il dispositivo di firma digitale utilizzato per sottoscrivere la domanda non sia completo del certificato di ruolo. Si ritiene che nulla osti all’indicazione, nell’ambito della comunicazione in questione, dell’indirizzo di posta elettronica di uno studio professionale che assista l’impresa negli adempimenti burocratici, ovvero, ad esempio, di un’altra società cui l’impresa obbligata all’adempimento sia giuridicamente o economicamente collegata”.
 
Da qui, nascono i dubbi. E qualche commercialista si è chiesto: è possibile, anziché fare acquistare una casella PEC ad ogni cliente, indicare l’indirizzo di posta certificata dello Studio, senza fare incorrere in sanzioni i legali?
Dubbio lecito. Tanto che uno studio ha effettuato una richiesta di parere al Ministero dello Sviluppo Economico.
 
La domanda: “Con messaggio di posta elettronica dell’ 8/11/2011 codesto Studio di professionisti chiede, alla luce delle indicazioni contenute nella circolare n. 3645/C del 3/11/2011, se sia possibile, anziché fare acquistare una casella p.e.c. ad ogni società cliente, indicare l’indirizzo di posta certificata di codesto Studio, senza fare incorrere in sanzioni i legali rappresentanti delle società in questione”?
La risposta: “Al riguardo si conferma la correttezza dell’ipotesi indicata, attesa la sua conformità alle indicazioni contenute nella citata circolare ministeriale («Si ritiene che nulla osti all’indicazione, nell’ambito della comunicazione in questione, dell’indirizzo di posta elettronica [ovviamente, certificata] di uno studio professionale che assista l’impresa negli adempimenti burocratici [...]»).
 
Un’ulteriore rivoluzione che potrebbe portare ad imprese e professionisti innumerevoli vantaggi in termini amministrativi ed economici. Pensate a quelle piccole imprese artigiane che non sanno adoperare la strumentazione digitale o a quelle che, semplicemente, preferiscono delegare al proprio commercialista tutte le lungaggini burocratiche. E ancora: a quelle che pur avendo già comunicato il proprio indirizzo al Registro imprese preferiscono cambiare ed affidare i rapporti con la Pubblica Amministrazione ai propri consulenti. Vedremo...
 
Nel frattempo, l’Associazione Cittadini di Internet - che da sempre promuove anche l’utilizzo di strumenti alternativi alla PEC (come i certificati digitali S-Mime, tra l’altro previsti anche dal Legislatore nella stessa legge che disciplina la posta certificata) – si è fatta sentire, ed ha chiesto al Ministero di esprimere un altro parere. Questa volta sulla validità dell’uso di strumenti alternativi alla PEC.
L’Associazione ha chiesto al Ministero di dare un parere sull’uso di un “analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali”, ai fini delle comunicazioni alle CCIAA e relativi ordini professionali. Domandando, altresì, di ribadire “la possibilità di scelta da parte dei soggetti interessati verso gli enti demandati a raccogliere tale informazione cosi come legiferata”. 
Il Ministero, secondo il presidente dell’Associazione sembra essere propenso ad emettere subito questo parere. 
 
Aspettiamo.
 
Autore: Francesco Forestiero - Dottore Commercialista
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Vuoi conoscere l'indirizzo PEC di un'azienda?
1) Vai su http://www.registroimprese.it/
2) Inserisci la "Ragione Sociale" nel campo "Cosa"
3) Clicca su "NEW! Per le società: verifica se è stato iscritto l'indirizzo PEC"
4) Digita il codice di sicurezza nel relativo campo
5) Clicca sul link Visualizza
6) Se l'indirizzo è registrato comparirà
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Obbligatorio indicare la PEC negli atti, nella corrispondenza e sul proprio sito Web?

Dopo la scadenza del termine che ha imposto a tutte le aziende (di vecchia e nuova costituzione) di adottare e comunicare al registro imprese un proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC), che si va ad aggiungere a tutte le altre informazioni anagrafiche obbligatorie che l’azienda deve rendere pubbliche, ci si domanda se anche l’indirizzo di PEC debba essere reso disponibile sul sito web e su carta intestata aziendale e se sussiste uno specifico obbligo in tal senso.
Mentre, infatti, per gli enti pubblici esiste uno specifico obbligo normativorelativo alla posta elettronica certificata, ovvero quello di istituire almeno una casella PEC per ogni registro di protocollo (art. 47 del CAD) e di darne comunicazione sull’indice delle PA, per i privati non sembrerebbe sussistere uno specifico e parallelo obbligo in tal senso.
Come sappiamo i commi 6, 7, 8, 9 e 10 dell’art. 16 della Legge n. 2/2009 (di conversione del D.L. n. 185/2008) hanno obbligato le PA, le imprese e i liberi professionisti a dotarsi, entro termini di legge perentori e precisi (3 anni per le imprese già esistenti, al momento dell’iscrizione al registro imprese per quelle di nuova costituzione ed entro un anno per i professionisti), di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata e a renderlo pubblico mediante l’iscrizione in registri o elenchi liberamente consultabili.
In particolare, per quanto concerne le imprese, il mancato rispetto di tale obbligo nei termini sopra individuati comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 2630 c.c. (come modificato dalla Legge n.180 del 11/11/2001) in capo al legale rappresentante dell’impresa.
Se queste sono le premesse, ad oggi sembrerebbe non esserci alcun obbligo specifico di indicare l’indirizzo di PEC nella carta intestata, negli atti, nella corrispondenza o nella pagina internet dell’azienda, in quanto il citato art.16, comma 6, non prevede altro obbligo oltre alla comunicazione al Registro Imprese della casella PEC.
Tuttavia, anche se l’art. 2250 del codice civile (indicazione negli atti e nella corrispondenza), modificato dalla Legge Comunitaria 2008 (ovvero dall’art. 42 della Legge 7 luglio 2009 n.88), non fa alcun riferimento esplicito circa la pubblicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata sul sito web aziendale e nella carta intestata, tale indicazione a nostro avviso non può essere esclusa dagli altri obblighi di trasparenza in capo all’impresa. Il riformato art. 2050 c.c., infatti, stabilisce all’ultimo comma che “Le società di cui al quinto comma che dispongono di uno spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico forniscono, attraverso tale mezzo, tutte le informazioni di cui al primo, secondo, terzo e quarto comma”. Ciò vuol dire che sui siti web delle aziende (società di capitale) sarà obbligatorio inserire informazioni quali la sede sociale, il numero di iscrizione al Registro delle Imprese, il capitale sociale sottoscritto ed effettivamente versato secondo l’ultimo bilancio depositato, l’eventuale stato di liquidazione e dichiarazione di società a socio unico (stato di società uni personale).
In caso di omessa indicazione e pubblicazione sul web delle informazioni legali richieste si applicano la sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 2630 c.c. (che va da un minimo di 206 euro a un massimo di 2.065 euro).
Ma allora è veramente necessario indicare l’indirizzo di PEC anche sul sito web o nella carta intestata, oppure è un adempimento superfluo?
Per chiarire questo dubbio, a nostro avviso, dobbiamo rilevare che oramai l’indirizzo di posta elettronica certificata viene sempre più accostato all'indirizzo fisico dell’azienda tanto da poter essere considerato come una sorta di domicilio elettronico per le aziende, che avrà un valore uguale e alternativo a quello della “sede legale” della società.
Si ritiene quindi doverosa un’interpretazione estensiva dell’obbligo civilistico di cui all’art. 2250 c.c. (la cui modifica è entrata in vigore prima del termine obbligatorio relativo alla dotazione e alla comunicazione della PEC al registro delle imprese) al fine di poter considerare l’indicazione dell’indirizzo di PEC al pari delle altre informazioni minime obbligatorie a cui l’impresa è tenuta a dare massima trasparenza.Non solo. Per chi se ne fosse dimenticato, già l’articolo 7 del d.lgs. 70/2003 (rubricato “Informazioni generali obbligatorie”), di attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico, specifica al comma 1 che “Il prestatore, in aggiunta agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, deve rendere facilmente accessibili, in modo diretto e permanente, ai destinatari del servizio e alle Autorità competenti le seguenti informazioni:
a) il nome, la denominazione o la ragione sociale;
b) il domicilio o la sede legale;
c) gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di comunicare direttamente ed efficacemente con lo stesso, compreso l'indirizzo di posta elettronica;
d) il numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche, REA, o al registro delle imprese;e) gli elementi di individuazione, nonché gli estremi della competente autorità di vigilanza qualora un'attività sia soggetta a concessione, licenza o autorizzazione;[omissis]
La norma riportata è stata redatta prima che la posta elettronica certificata venisse introdotta e regolamentata nel nostro ordinamento dal D.Lgs 68/2005.Inoltre, l'art. 7 del D. Lgs. 70/2003, rende obbligatoria la pubblicazione di un indirizzo di posta elettronica di cui, però, non è obbligatoria la creazione, al contrario invece dell'indirizzo di PEC che deve essere obbligatoriamente creato e univocamente collegato con l’impresa.Una corretta interpretazione della citata norma del 2003, alla luce delle successive disposizioni istitutive dello strumento PEC e dell’obbligo, per imprese e professionisti, della sua iscrizione nel registro delle Imprese, porta all’obbligo di indicare tale indirizzo in homepage al fine di darne una concreta ed efficace attuazione.La richiesta dell’art. 7 del D. Lgs. 70/2003, infatti, ha come obiettivo quello di facilitare i rapporti tra un prestatore di un servizio della società dell'informazione e un utilizzatore: a tal fine, l’indirizzo di posta elettronica che meglio si presta a svolgere questo compito è proprio l'indirizzo di PEC.
Pertanto, seppure l’indicazione della PEC (quanto meno sul sito web aziendale e nella carta intestata), è, a nostro avviso, un adempimento obbligatorio e necessario, nel silenzio di indicazioni legislative esplicite e prese di posizione chiare da parte del Ministero, ad oggi permane ancora un po’ di incertezza. Sarebbe auspicabile, quindi, un intervento da parte del nostro legislatore per sancire in modo esplicito, una volta per tutte, l’obbligo di indicare l’indirizzo di PEC dell’impresa negli atti, nella corrispondenza e sulla pagina web del proprio sito.
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