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Infortunistica Lanzi
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RC AUTO: CHI CAMBIA MANTIENE LA CLASSE DI MERITO
 
Approvato in Commissione Industria al Senato un emendamento al DDL Concorrenza che prevede di mantenere sia la macroclasse che la sottoclasse in caso di cambio di compagnia assicurativa. Il decreto rafforza anche la stretta contro i falsi testimoni negli incidenti stradali.
Grandi novità in materia Rc auto per tutti coloro che desiderano sottoscrivere un nuovo prodotto con una compagnia assicurativa diversa dalla propria. Fino ad oggi, chi cambiava veniva retrocesso di una classe di merito per mancata “fedeltà”. Un’azione che, in soldoni, si traduceva spesso nell’innalzamento dell’importo del premio annuale da versare nelle casse delle compagnie.
Da febbraio, invece, chi deciderà di cambiare la propria polizza, non rischierà più di essere retrocesso e di pagare un premio più alto in quanto nuovo cliente. E’ stato, infatti, approvato in Commissione Industria al Senato un nuovo emendamento al DDL Concorrenza che così riporta: “Le imprese assicurative dovranno garantire, nell’ambito della classe di merito, le condizioni di premio assegnate agli assicurati aventi identiche caratteristiche di rischio del soggetto che stipula il nuovo contratto“. In poche parole, la classe di merito rimane la stessa anche se il proprietario dell’auto cambia polizza.
Ma c’è di più. Lo stesso emendamento vieta alle compagnie di “…differenziare la progressione e l’attribuzione delle classi di merito interne in funzione della durata del rapporto contrattuale tra l’assicurato e la medesima impresa, ovvero in base a parametri che ostacolino la mobilità tra diverse compagnie assicurative“. Si tratta, dunque, di una novità importante a favore del consumatore che renderà più dinamico e flessibile l’intero mondo assicurativo, incoraggiando la trasferibilità degli utenti tra le varie compagnie assicurative e l’aumento della naturale concorrenza, al fine di garantire soluzioni più vantaggiose e personalizzate contro il “caro assicurazioni“.
Inoltre, l’emendamento rafforza anche il meccanismo antitruffa legato all’identificazione di falsi testimoni negli incidenti stradali per ovviare all’annosa problematica delle false dichiarazioni. D’ora in poi, nelle controversie civili promosse per l’accertamento della responsabilità e per la quantificazione dei danni, chi testimonierà dovrà tenere il conto dei processi a cui partecipa: se in 5 anni, infatti, sarà chiamato a testimoniare in più di tre cause per sinistri stradali, il giudice trasmetterà un’informativa alla Procura della Repubblica in relazione alla ricorrenza del suo nominativo, in modo tale da poter identificare con maggiore rapidità e certezza chi, attraverso false testimonianze, cerca di lucrare inscenando dei sinistri. La norma va a sostituire la precedente previsione secondo la quale l’informativa del giudice partiva quando i testimoni erano “già chiamati in più di tre cause concernenti la responsabilità civile da circolazione stradale”. Una modifica che va a favore anche delle imprese assicuratrici le quali, a causa delle numerosissime truffe, sono spesso costrette ad aumentare il costo medio dei premi delle Rc auto, soprattutto nel Sud Italia.
Ulteriore emendamento è, infine, la scadenza dei contratti di assicurazione accessori a quello Rc auto (che tutelano ad esempio contro il furto e l’incendio) ogni fine anno, senza il tacito rinnovo e senza che l’assicurato ne debba fare richiesta.

OMICIDIO STRADALE, COSA STABILISCE LA NUOVA LEGGE.
 
Una telenovela a lieto fine: l’omicidio stradale, dopo anni di tentativi a vuoto, è legge. Con 149 voti favorevoli, 3 contrari e 15 astensioni, il Senato (addirittura in quinta lettura) ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente il Disegno legge che introduce del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali. Insomma, per evitare la discussione di tre emendamenti della minoranza, l’Esecutivo Renzi ha posto la fiducia, lì dove sapeva di avere la maggioranza e di poter vincere. Il premier ha detto che l’ha fatto per le vittime della strada, ma le polemiche politiche sono molto forti per questa procedura del tutto inusuale (tre emendamenti sono pochi).
L’omicidio stradale punisce con la reclusione da 8 a 12 anni l’omicidio stradale colposo commesso da conducenti un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica grave o di grave alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope; in stato di ebbrezza o alterazione psicofisica meno grave laddove si tratti di conducenti che esercitano professionalmente l’attività di trasporto di persone e di cose. È, invece, punito con la pena della reclusione da 5 a 10 anni l’omicidio stradale colposo commesso da conducenti di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica con minore tasso alcolemico, che abbiano superato specifici limiti di velocità (infrazioni gravissime, non lievi eccessi di velocità), che abbiano attraversato le intersezioni semaforiche disposte al rosso o abbiano circolato contromano, che abbiano effettuato manovre di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi, che abbiano effettuato sorpassi azzardati.
Qualche variazione
La pena è, tuttavia, diminuita fino alla metà quando l’omicidio stradale, pur cagionato da condotte imprudenti, sia conseguenza anche di una condotta colposa della vittima. La pena è aumentata se l’autore del reato non ha conseguito la patente (o ha la patente sospesa o revocata). Nel caso in cui il conducente provochi la morte di più persone ovvero la morte di una o più persone e le lesioni di una o più persone, la pena è aumentata fino ad un massimo di 18 anni. È prevista una specifica circostanza aggravante nel caso in cui il conducente, responsabile di un omicidio stradale colposo, si sia dato alla fuga.
Un cavillo
La Camera ha riscritto il comma 8 dell’articolo 189 del codice della strada, che il Senato aveva abrogato: è esclusa l’ipotesi dell’arresto in flagranza di reato, prevista in caso di omicidio stradale, ove il conducente si fermi e presti assistenza a coloro che hanno subito danni alla persona, mettendosi a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, e dall’incidente derivi il delitto di lesioni personali colpose.
Quali critiche
Le opposizioni hanno criticato inoltre l’equiparazione degli incidenti conseguenti alla guida in stato di ebbrezza con gli incidenti derivanti da specifiche violazioni del codice della strada. Infine, l’esclusione dell’arresto in flagranza nel caso di soccorso da parte del conducente, a fronte di lesioni personali colpose, sarebbe stata più coerente se avesse incluso anche l’ipotesi di omicidio stradale: potrebbe risultare difficile per il conducente distinguere, nell’immediatezza del fatto, tra l’evento di lesioni e quelle di morte.

ALCOL E OMICIDIO STRADALE: QUANDO SCATTA IL NUOVO REATO.
 
Con 149 voti favorevoli, 3 contrari e 15 astensioni, il 2 marzo 2016 il Senato ha rinnovato la fiducia al Governo Renzi, dicendo sì al Disegno legge sull’omicidio stradale. Punisce con la reclusione da 8 a 12 anni l’omicidio stradale colposo commesso da conducenti un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica grave o di grave alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Ma per capire bene come stanno le cose, occorre semplificare le regole. Vediamo di seguito.
Un passo alla volta, per evitare guai serissimi
1# Colposo. Anzitutto, si chiama omicidio stradale colposo. Ossia per imperizia, imprudenza. Non è doloso: l’automobilista non l’ha fatto apposta a uccidere. Sotto questo punto di vista, le regole non sono cambiate granché: anche prima era omicidio colposo, solo che le pene erano meno severe.
2# Alcol. La soglia limite concessa per legge è di mezzo grammo di alcol ogni litro di sangue. Invece, per i neopatentati, c’è la tolleranza zero: se bevono un goccio, sono già “fuori”, e punibili.
3# Prima fascia. L’omicidio stradale scatta se il guidatore ha da 0,8 a 1,5 grammi di alcol per litro di sangue. La pena va da 5 a 10 anni di carcere. Si parla, per questa fascia, di ebbrezza media. Infatti, l’ebbrezza lieve va da 0,5 a 0,8 grammi, punita dal Codice della Strada.
4# Seconda fascia. Se la morte è provocata da una persona alla guida in stato di ebbrezza grave (cioè con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l) oppure da un conducente professionale in stato di ebbrezza media, allora la pena va da 8 a 12 anni di carcere.
5# Fuga. Se il guidatore ubriaco uccide e scappa, diventando pirata della strada, la pena aumenta da un terzo a due terzi e non può essere inferiore a 5 anni (3 anni nel caso di sole lesioni), ma non superiore a 18.
6# Diversi morti. Se il guidatore ubriaco causa la morte di più persone, la pena per la più grave delle violazioni aumentata fino al triplo, ma non oltre i 18 anni.
Non è tutto
È punito con la pena della reclusione da 5 a 10 anni l’omicidio stradale colposo commesso da conducenti che abbiano superato (notevolmente) specifici limiti di velocità, che abbiano attraversato le intersezioni semaforiche disposte al rosso o abbiano circolato contromano, che abbiano effettuato manovre di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi, che abbiano effettuato sorpassi azzardati.

OMICIDIO STRADALE, I PENALISTI DICONO "NO”
 
È neonato, ma già scatena la polemica. Parliamo del reato di omicidio stradale, appena approvato. È un omicidio colposo, cioè per imperizia e imprudenza. Punisce sia chi causa incidenti sotto l’effetto di alcol o droghe, sia i pirati della strada, che scappano dopo aver causato un sinistro. Ma l’Unione delle Camere penali boccia la nuova legge: “Non è con una legge repressiva, sproporzionata ed incoerente che si tutelano le vittime della strada. Non è affatto vero che i pirati della strada rimanessero impuniti prima della emanazione di questa legge ed è falso il messaggio mediatico secondo il quale l’omicidio stradale ora è reato”. Vediamo le critiche in dettaglio.
Attacco alla nuova regola
Il fatto, dicono i penalisti, ossia l’omicidio alla guida di un’auto, era già previsto come reato (con l’articolo 589, terzo comma, del Codice penale) ed era già severamente punito (da 3 a 10 anni) “cui ben poteva aggiungersi l’aggravante della previsione dell’evento con pena finale che in casi particolarmente gravi poteva raggiungere i 15 anni”.
“Eccessi non condivisibili”
I penalisti attaccano la nuova norma anche perché spesso la giurisprudenza, “con eccessi assolutamente non condivisibili, aveva ricondotto il fatto alla previsione dell’omicidio doloso, con dolo eventuale (pena da 21 a 24 anni)”. Quindi, osservano i vertici dell’Ucpi, “non è assolutamente vero che prima non ci fossero gli strumenti per scoraggiare, mediante la minaccia di severe sanzioni, un fatto certamente molto grave e socialmente intollerabile, né, almeno nella maggioranza dei casi, si può dire che le decisioni dei giudici fossero ispirate a criteri di particolare clemenza”.
Secondo fronte: sindacato Polstrada
Pure i sindacati della Polizia stradale sono polemici. Il segretario del Silp Cgil, Daniele Tissone, lancia l’allarme: “Il recente varo della legge che introduce nel nostro ordinamento l’omicidio stradale assorbendo l’attuale omicidio colposo aggravato necessita, affinché indagini e processi vengano condotti al meglio, di inderogabili quanto indispensabili investimenti sul versante della formazione degli operatori deputati alla trattazione dei rilievi stradali compresa una implementazione in mezzi e tecnologie”. Il problema è che “la Polizia Stradale si presenta sul territorio nazionale con una carenza di organico che, oltre a ricalcare la triste media nazionale, è presente sulla viabilità ordinaria con un’età media anagrafica di oltre 45 anni, con sempre minori presidi sul territorio e, spesso, con carenze di materiali come per l’elementare gesso oleoso impiegato durante i rilevamenti che scarseggia quasi in tutti i reparti della specialità”. Formazione, strumenti, tecnologia: ecco i tre cardini affinché il nuovo reato possa davvero essere efficace e funzionare da deterrente. Secondo Tissone, “vanno implementate quelle tecnologie che, con l’utilizzo dei comuni PC, sostituiscano i classici tavoli da disegno tecnico sui quali si realizzano i lucidi delle planimetri inerenti il campo del sinistro”.

ASSICURAZIONI , RIVALSA PER ALCOL E DROGA: ECCO COME SI EVITA
Le cronache degli scorsi giorni parlano di automobilisti disperati. Cos’hanno combinato? Qualcosa di terribilmente grave: hanno causato un grave incidente in stato alterato da alcol o droga, oppure da un mix terribile di quelle sostanze. In più, hanno subìto una batosta economica che li segnerà per tutta l’esistenza. Proprio per evitare legnate, il Codice delle Assicurazioni consente di prevenire i guai: è tutto previsto per legge. Sono argomenti ancora più caldi in queste ore, in cui si fa un gran parlare di omicidio stradale in stato alterato. È quindi bene avere le idee chiare.
1# Limiti alcol. Anzitutto, il limite di legge è di mezzo grammo di alcol per litro di sangue. Invece, per neopatentati e conducenti professionali, c’è la tolleranza zero: non possono bere prima di guidare. Comunque, sarebbe sempre opportuno attenersi a una regola semplice: se guidate, non bevete.
2# Droga. In questo caso, non c’è un limite massimo. Se vi mettete al volante, non assumete nessun tipo di sostanza stupefacente: questo dice il Codice della Strada. Aggiungendo tuttavia che la multa scatta se viene dimostrato che l’assunzione di droga è avvenuta poco prima di guidare.
3# Rimborso. Se causate un incidente in stato normale, l’assicurazione risarcisce tutti i danni causati ad auto e persone. Se provocate un sinistri sotto l’effetto di alcol o droga, l’impresa rimborsa tutti i danni a chi ha subìto il sinistro, ma poi esige da voi una parte di quello che ha pagato. O tutta la somma.
4# Quali somme. La rivalsa può essere parziale (5.000 euro oppure 10.000), oppure totale (si schizza a milioni di euro). Sta tutto scritto nel contratto Rca che avete firmato. Non avrete modo di contestare la clausola.
5# Rinuncia. Ecco come prevenire i guai. Alcune compagnie permettono di eliminare la rivalsa per guida in stato alterato. Quindi, causando un sinistro sotto l’effetto di alcol o droghe, il rimborso sarà totale. In cambio, alla stipula della Rca, dovrete pagare un sovrapprezzo che varia molto a seconda del profilo del guidatore.
6# Per chiunque. Ricordatevi che è la vostra auto a essere assicurata, non voi. Quindi, la rivalsa scatta se eravate voi a guidare, oppure un’altra qualsiasi persona trovata ebbra o drogata.
Ora che c’è l’omicidio stradale è polemica in quanto una associazione di consumatori , fa un appello alle assicurazioni: "L’inasprimento delle pene per chi coscientemente usa un veicolo sapendo che potrà causare un incidente è questione di civiltà, lo è altrettanto il monito che arriva a tutti su un uso della strada che sia fatto con responsabilità. Basta con le garanzie per le rivalse verso chi guida in stato d'ebbrezza o dopo aver usato stupefacenti. È immorale garantire questi incoscienti dietro il pagamento di pochi euro per salvarne il patrimonio e a questo punto influendo, anzi, aggirando un reato. Ci aspettiamo dalle imprese che alle meritorie campagne sulla sicurezza stradale segua anche un comportamento commerciale conseguente e rispettoso di una legge dello Stato". Insomma, questa associazione vuole la rivalsa in tutti i contratti Rca, che non sia più eliminabile pagando un sovrapprezzo.

TESTIMONI DELL'INCIDENTE: PROPOSTA AL SENATO UNA NORMA SCANDALOSA
 
Pesantissimo emendamento (proposta di modifica) al Disegno Legge Concorrenza, in discussione al Senato: riguarda i testimoni di un incidente e ha il chiaro obiettivo di tagliare i risarcimenti Rca, a esclusivo beneficio delle assicurazioni. Che da anni premono affinché arrivi una norma del genere. Questo il testo: “In caso di sinistri con soli danni a cose, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa o, in mancanza, deve essere richiesta dall’impresa assicurativa con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta. In quest’ultimo caso, l’impresa di assicurazione deve effettuare la richiesta di indicazione dei testimoni con raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine di sessanta giorni dalla denuncia del sinistro e la parte che riceve tale richiesta effettua la comunicazione dei testimoni, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione della richiesta. L’impresa di assicurazione deve procedere a sua volta all’individuazione e alla comunicazione di eventuali ulteriori testimoni entro il termine di sessanta giorni. Fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale addotta”. In parole semplici, o indichi subito i testimoni oppure sei spacciato: non puoi avere testimoni pronti a dire che sei dalla parte della ragione nell’incidente. Obiettivo, limitare le truffe, i testimoni che saltano fuori dal nulla. Secondo l’Organismo unitario dell’avvocatura italiana “una norma presentata come moralizzatrice si rivela una trappola per i danneggiati”. I problemi, evidenziano gli avvocati, sono tre. Uno: l’assicurato è privo di informazioni specifiche e di assistenza tecnica. Due: la denuncia di sinistro viene fatta magari telefonicamente a qualche call center delocalizzato piuttosto che davanti a personale amministrativo di agenzia. Tre: se non provvede a indicare eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente, decadrà dal diritto previsto dal Codice di procedura civile di indicare i testimoni nei termini di legge. Ecco l’atto di accusa dell’Organismo unitario “Si tratta di norma stravagante e anticostituzionale. Di una preclusione che pone limitazioni a carico di una sola delle parti, solo in relazione alla materia dei sinistri stradali, contraria al Codice di procedura civile ed alle più generali norme di rango costituzionale che tutelano il giusto processo”. Infine, l’appello alle componenti istituzionali, alla magistratura e ai senatori che impediscano l’approvazione del testo di legge. Ora la parola spetta al Senato: si vedrà fino a che punto le lobby assicurative riescono a fare pressione sui senatori, e se davvero dal Ddl Concorrenza arriveranno norme a favore dei danneggiati, delle vittime della strada. Una regola così scandalosa come quella dei testimoni (le truffe ci sono, e devono essere le compagnie a combatterle, senza limitarsi ad alzare i prezzi Rca) non deporrebbe a favore del Senato e in generale del Governo Renzi.

INCIDENTI D'AUTO, QUANDO E PERCHE'I TESTIMONI FANNO LA DIFFERENZA

Siete vittime di un incidente d’auto? Cominciamo con la migliore delle ipotesi: vi hanno tamponato, l’altro guidatore scende dall’auto, ammette la colpa, firma il Modulo blu (ovvero la constatazione amichevole). Avrete rapidamente i soldi del risarcimento dalla vostra compagnia assicuratrice. Ma c’è anche la situazione sfortunata: l’altro conducente fa il furbo, non ammette la responsabilità, sostiene che, in un modo o nell’altro, abbiate violato il Codice della Strada, e che sia quindi lui ad avere diritto all’indennizzo, e non voi. Altro che Modulo blu: qui si rischia la controversia legale. Ecco allora che può esservi preziosa l’arma dei testimoni.
Come muoversi
1# Subito. Appena scesi dall’auto, cercate testimoni. Al di là di qualcuno nella vostra macchina, qualche altra persona nei paraggi che può avere assistito alla scena. Domandate aiuto.
2# Denuncia. Quando effettuate la denuncia di incidente alla vostra assicurazione, indicate tutti i testimoni, di cui avrete preso le generalità. Serve la massima precisione: nome, cognome, residenza.
3# Stress. Casomai, se dopo il sinistro siete sotto stress, è sufficiente farvi dare il cellulare, così da richiamarli in seguito, a freddo. È normale che magari, in condizioni emotive particolari, lì per lì non abbiate l’accortezza di farvi dare tutte le generalità.
4# Chi. Un testimone, se siete fortunati, può essere chiunque passi da quelle parti: negozianti, pedoni. Altri automobilisti. O motociclisti, ciclisti. Chiunque, di conosciuto (improbabile) o sconosciuto.
5# Caccia grossa. Mai arrendersi: il testimone del sinistro può anche spuntare a distanza di tempo: andate a cercarlo sul luogo del crimine. Talvolta, chi è in piedi alla fermata del bus o del tram sempre alla solita ora, un venditore, un fiorista, un postino.
6# Comunque sia. Il testimone è sempre prezioso, perfino quando l’altro automobilista dimostra di volersi assumere subito la colpa. Magari bluffa, con l’intento di fregarvi dopo. E raccogliere testimoni è utile perfino se intervengono le Forze dell’ordine a verbalizzare l’accaduto.
Cosa può cambiare
Per combattere le truffe (testimoni falsi di incidenti farlocchi), le assicurazioni mirano a introdurre limiti temporali alla ricerca dei testi. In particolare, si discute in Senato sull’obbligo di identificare eventuali testimoni presenti sul luogo del sinistro e comunicarlo, tassativamente, nel termine di presentazione della denuncia alla compagnia, fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute. Attenzione: per combattere le frodi, si rischia di ledere i diritti degli automobilisti onesti…

Rc auto, addio al contrassegno di assicurazione: ecco come verranno svolti i controlli.

Niente più obbligo di esibire il contrassegno di assicurazione sul parabrezza. Da ieri, domenica 18 ottobre, non è più necessario esporre il tagliando assicurativo ma basta tenere a bordo il certificato di assicurazione, vale a dire il documento che attesta che il premio è stato regolarmente pagato. Obbligo, quest’ultimo, previsto dall’articolo 180 del Codice della strada e che in caso di controlli da parte delle autorità, spiega l’Ivass, consente agli automobilisti di «dimostrare di avere ottemperato all’obbligo di assicurazione esibendo l’attestazione dell’avvenuta stipula del contratto e del pagamento del relativo premio, che prevale in ogni caso rispetto a quanto accertato o contestato a seguito di consultazione della banca dati delle coperture r.c. auto».
La novità infatti che consente di dire addio all’esposizione del tagliando dell’assicurazione è la creazione della banca dati con le informazioni sulla copertura assicurativa dei veicoli, istituita presso la Direzione generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed è alimentata dalle compagnie di assicurazione. Per l’Ivass «l’obiettivo della dematerializzazione del contrassegno è principalmente quello di contrastare il fenomeno dell’evasione dell’obbligo assicurativo, anche al fine di promuovere significative riduzioni dei premi di assicurazione».
In Italia sono quasi quattro milioni gli automobilisti che non pagano il premio dell’Rc Auto.  Ania, calcola che gli evasorì oggi siano 3,9 milioni, ossia circa il 10% del totale del parco veicoli circolante. Ora con il nuovo sistema tutto digitale della banca dati, sarà possibile effettuare un controllo diretto e sicuro sulla reale copertura assicurativa di un veicolo attraverso la verifica delle targhe. Uno strumento utile agli stessi automobilisti che sul portale dell’automobilista (all’indirizzo www.ilportaledellautomobilista.it) potranno verificare se – a fronte del premio corrisposto – il proprio veicolo risulti effettivamente assicurato e in caso contrario sarà possibile segnalare la circostanza alla propria compagnia assicurativa ed, eventualmente, presentare reclamo all’Ivass. Inoltre, in caso di sinistro, sarà più facile ottenere informazioni di dettaglio sulla copertura assicurativa della controparte facendo richiesta al Centro di Informazione Italiano istituito presso la CONSAP (www.consap.it/fondi-e-attivita/mondo-assicurativo/centro-di-informazione-italiano).

Le nuove regole in materia di assicurazione

Approvato, ieri alla Camera dei deuptati, il Ddl Concorrenza con 269 si, 168 no e 23 astenuti. Sul fronte Rc-Auto, il governo aveva ripreso l’impianto stralciato dal decreto Destinazione Italia di fine 2013, che prevedeva in sostanza l’obbligo da parte delle compagnie di attuare sconti significativi a fronte di plurime condizioni, quali l’installazione della scatola nera, l’effettuazione della riparazione del veicolo incidentato presso autoriparatori fiduciari delle compagnie, il divieto della cessione del credito ed altre clausole finalizzate alla riduzione dei costi e al contrasto delle frodi. Le commissioni parlamentari avevano già cancellato la disciplina per la riparazione del veicolo sinistrato presso una carrozzeria convenzionata, così come  la restrizione (tra l’altro anticostituzionale) all’applicazione della cessione del credito. Quindi un si, di fatto e di diritto, alla pratica della cessione del credito e la piena facoltà per l’assicurato di essere risarcito integralmente per la riparazione effettuata a regola d’arte presso un autoriparatore di propria fiducia. La compagnia assicuratrice potrà non risarcire il cliente, motivando compiutamente la decisione, qualora dovessero emergere incongruenze tecniche per il danno dichiarato. Sono state previste anche multe più salate per le assicurazioni che si rifiutano o eludono gli obblighi a contrarre e a rinnovare una polizza (fino a 15mila euro) e per quelle che non applicano gli sconti obbligatori (fino a 40mila euro). Le imprese di assicurazioni dovranno inoltre praticare uno «sconto significativo» a chi contragga più polizze assicurative di veicoli in un suo possesso se «sottoscriva per ogni singola polizza una clausola di guida esclusiva».
In merito alla ben nota questione sulla notifica dei testimoni dell’avvenuto sinistro e per gli incidenti con soli danni materiali, la compagnia assicuratrice potrà chiedere l’idntificazioni dei testimoni, ma solo a mezzo di raccomandata a/r da inviare entro 60 giorni dall’avvenuta notifica del sinistro. L’assicurato avrà l’onore di rispondere, sempre a mezzo raccomandata, entro ulteriori 60 giorni. Per quanto concerne la scatola nera e l’ausilio  di sistemi rilevatore del tasso alcolemico, così come l’ispezione dei veicoli, i costi d’installazione saranno totalmente a carico delle compagnie e dovranno, obbligatoriamente, dare diritto alla fruizione di sconti significativi sul premio corrisposto dall’assicurato. L’ammontare dei predetti sconti sarà deciso da apposite procedure e tabelle demandate all’Ivass. Ulteriori corposi sconti sulle polizze saranno proposti ai residenti nelle regioni del meridione, qualora gli assicurati vanteranno un periodo di almeno 5 anni esenti da sinistri e avranno aderito all’installazione della scatola nera. In altre parole: grazie a una modifica introdotta dalle commissioni, gli automobilisti o i guidatori che non hanno incidenti da un quinquennio, che montano la scatola nera e che vivono nelle aree dove la loro polizza assicurativa è più alta della media, potranno avere uno sconto che allinei il costo alla polizza media delle altre regioni. Ulteriori modifiche sono state deliberate per le lesioni di lieve entità che potranno essere risarcite per danno biologico permanente anche e solo a fronte di una perizia medico-legale visiva e senza l’apporto di costosi esami strumentali (ma non per il classico colpo di frusta). Per le tabelle su cui si basa la quantificazione del risarcimento per danno biologico, indipendentemente dal gravità del danno patito e subito, entro 4 mesi verrà creata una tabella unica nazionale che dovrà risultare l’unica tabella di riferimento per tutto il territorio nazionale e da ritenersi di consolidata legittimità giuridica. Un emendamento dei relatori ha riscritto l’articolo 7 del ddl stabilendo che per stilare la tabella il ministero dello Sviluppo economico, di concerto con i dicasteri di Salute, Lavoro e Giustizia, dovrà fare riferimento, tra l’altro, alla «consolidata giurisprudenza di legittimità», ossia alle tabelle di Milano. Resta confermato anche che i valori delle nuove tabelle verranno legati al tasso di inflazione con l’obiettivo di contenere la dinamica dei costi dei risarcimenti. Tra i ritocchi dell’ultimo minuto, il chiarimento che la norma «si applica a sinistri e agli eventi verificatisi successivamente alla data di entrata in vigore» della legge.
 La parola ora passa al Senato.
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