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Dott. Eros L. Parise - Psicologo
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Terapia di coppia

Molte coppie in crisi, prima di giungere alla comunque dolorosa decisione di lasciarsi, decidono di intraprendere intraprendere una terapia di
coppia, per tentare di salvare la loro unione. Non tutti però sanno bene a cosa vanno incontro e che tipo di impegno una terapia di coppia possa richiedere. Ecco dunque alcune informazioni che possono aiutare a prendere una decisione consapevole.
 
E' normale che la relazione di coppia cambi nel tempo ?
La relazione di coppia non è statica ma dinamica, nel senso che si trasforma continuamente. Con il trascorrere del tempo infatti, la frequentazione e la conoscenza fra i due partners, i
sentimenti e le emozioni dell’innamoramento si trasformano in un sentimento più profondo, quello dell’amore. La relazione fra i due partners diventa più stabile e solida, ma le emozioni
travolgenti dell'inizio si fanno sempre più sfumate. In una coppia stabile e duratura, molte sono le vicende della vita che i due partners dovranno affrontare: l'attraversamento di queste esperienze cambierà moltissimo sia le due persone, sia la loro relazione. In alcuni casi i cambiamenti riguarderanno in prevalenza solo uno dei due partners, in altri casi li riguarderanno entrambi. Questi cambiamenti, che non sempre vanno nella stessa direzione, possono a volte provocare uno squilibrio molto forte, che può spingere la coppia in una
profonda crisi, dalla quale non sempre è facile riemergere.
 
Esistono coppie felici, che non hanno mai conosciuto una crisi?
Non esistono coppie assolutamente felici: tutti, chi più chi meno, durante la loro vita di coppia sperimentano dei conflitti, dei litigi, dei momenti di tensione, più o meno forte.
Le coppie che appaiono più felici tuttavia sembrano avere un segreto: quello di saper gestire i conflitti, con affetto e spirito di amicizia. Le coppie infelici non hanno questa capacità e per questo ad un certo punto della vita decidono di separarsi, senza cercare possibili rimedi, come quello di una terapia di coppia.
 
In cosa consiste una terapia di coppia?
Come dice la parola, la terapia di coppia riguarda la coppia: dunque non la famiglia allargata ai figli, non le due persone prese singolarmente. L'attenzione viene focalizzata sulla relazione e sui cambiamenti che possono essere ad essa apportati, sia nel modo di comunicare, sia negli atteggiamenti da prendere.
 
Quale è l'obiettivo di una terapia di coppia?
L'obiettivo di una terapia di coppia è quello di fornire ai due partners una nuova chiave di lettura dei comportamenti proprie del partner nei momenti di crisi, ma soprattutto è quello
di individuare ed applicare dei cambiamenti che possano ristabilire equilibrio e serenità, se non felicità, alla coppia.
 
Che differenza c'è fra terapia di coppia e mediazione familiare?
La mediazione familiare non esplora aspetti della vita passata della coppia, ma solo quelli presenti e futuri, attraverso il raggiungimento di accordi psico-legali condivisi. Essa è importantissima in fase di pre-separazione. La terapia di coppia viene invece intrapresa quando i due partners desiderano risolvere i conflitti che li hanno mandati in crisi, preferibilmente allo scopo di rimanere insieme, e non di separarsi (anche se talvolta anche la terapia di coppia può portare alla decisione condivisa che sia meglio chiedere la separazione).
 
La terapia di coppia prevede certamente anche una mediazione, ma ha rispetto ad essa obiettivi superiori, che riguardano non solo gli aspetti pratici dell'esistenza, ma il benessere generale delle persone che desiderano continuare a vivere in coppia.
 
C'è differenza fra terapia di coppia e terapia sessuale?
La terapia di coppia si interessa anche degli aspetti sessuali, mentre una terapia sessuale si focalizza esclusivamente sulle disfunzionalità sessuali della coppia. In realtà è assai difficile disgiungere i due aspetti, che vengono dunque nella pratica sempre affrontati insieme.
 
Dott. Eros L. Paris

Impotenza o disfunzione erettile, quando le cause sono Psicologiche.
Le cause psicologiche della disfunzione erettile

Non sempre, quando si parla di impotenza nell'uomo, le cause sono di natura 'fisica', spesso - anzi molto spesso - il problema risiede in mezzo alle nostre orecchie, e cioè nella nostra testa. Quello dell'impotenza è un problema più diffuso di quanto si pensi, un problema molto delicato che però può nella maggioranza dei casi essere curato, o comunque trarre beneficio dalla giusta terapia.
 
È possibile stabilire una percentuale anche approssimativa, tra le cause di natura psicologica e quelle di natura fisiologica della disfunzione erettile?
Un tempo si riteneva che circa il 20% dei disturbi dell'erezione fosse di natura organica e l'80% di natura psicogena; attualmente si tende a considerare che il 40% sia di natura organica, un altro 40% di natura psicogena e il rimanente 20% di natura mista, per cui fattori organici e psicogeni si sommano acuendosi reciprocamente.
 
Quali le cause di natura psicologica sono più ricorrenti nella sua esperienza clinica quando si parla di disfunzione erettile?
Di solito le cause di natura psicologica che sostengono la disfuzione erettile sono l'ansia (essa viene prodotta dal sistema ortosimpatico mentre l'erezione viene indotta dal sistema parasimpatico; siccome i due sistemi sono in inibizione reciproca, quando un uomo è in ansia per qualche motivo, la sua erezione può essere danneggiata) e la distrazione su pensieri non eccitanti e distraenti (in tal modo l'uomo concentrandosi su pensieri drammatizzanti circa la possibilità di perdere l'erezione, si concentra su pensieri ansiogeni, aumentando l'ansia, e nel contempo si distrae da tutto ciò che di eccitante sessualmente può avvenire intorno a lui).
I due fattori si sostengono e accrescono a vicenda. La causa di ansia più comune nell'uomo è l'ansia da prestazione: la preoccupazione relativa al dovere fare bella figura e indurre piacere nella partner.
 
Alcuni considerano l'eiaculazione precoce come una forma di impotenza. Quale è la sua opinione in merito?
Nella sessuologia un po' antiquata col termine impotenza ci si riferiva in modo confusivo sia alla difficoltà di erezione sia all'eiaculazione precoce. In realtà i due disturbi sono molto differenti e prodotti da processi diversi. Quindi non ha senso attualmente utilizzare tale termine, che peraltro è superato anche per le disfunzioni erettili.
 
Come si affronta questo problema, una volta appurata la sua natura psicologica?
E quali le percentuali di successo delle terapie più utilizzate? Il trattamento più utilizzato per il disturbo dell'erezione è una procedura elaborata negli Anni Sessanta dai famosi sessuologi americani Masters e Johnson; si tratta della cosiddetta "focalizzazione sensoriale" che consiste nella programmazione di una sequenza di esperienze sessuali in cui alla coppia viene chiesto di scambiarsi carezze su tutto il corpo in base a una modalità molto graduale e con il divieto della penetrazione, al fine di togliere l'ansia da prestazione legata alla penetrazione stessa. Così si porta la coppia a riprendere scambi sessuali (solitamente divenuti rari o evitati del tutto in seguito alla disfunzione sessuale) e nel contempo a focalizzarsi sulle proprie sensazioni piacevoli invece che su quelle dell'altro (secondo l'atteggiamento tipicamente prestazionale che tende a caratterizzare gli uomini, che tendono a sentirsi responsabili del piacere sessuale della donna).
Dopo che la coppia ha ripreso gradualmente questo tipo di interazioni sessuali deprestazionalizzate, si può passare a poco a poco al rapporto penetrativo, anche tramite esercizi mirati a dimostrare che un'erezione, durante un rapporto sessuale, può essere persa e ripresa senza creare drammi o problemi (si tratta della procedura chiamata "coito inesigente", elaborata dall'altra celebre sessuologa Helen Kaplan).
Tali interventi, se ben condotti da un terapeuta esperto, hanno una buona probabilità di risolvere il problema, circa del 70-80%.
 
Dott. Eros L. Parise

Disfunzione erettile, con i giusti esercizi si previene e si combatte!

Per l’erezione del pene maschile è indispensabile la contrazione dei muscoli perineali.
L’informazione corretta spesso fa la differenza, anche nel caso della disfunzione erettile. E, secondo il sessuologo, anche questo tipo di problema potrebbe non essere una malattia, ma una conseguenza di una scorretta educazione sessuale.
Dopo di che, con i giusti esercizi, si può anche prevenire e combattere.
 
Dottor Parise, cosa è esattamente la disfunzione erettile maschile?
La disfunzione erettile – evitando, se possibile, il termine anacronistico “impotenza” – è oggi per lo più definita come l'incapacità a raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente per avere un “soddisfacente” rapporto pene-vagina, con poi l’eiaculazione e orgasmo. Secondo le statistiche interesserebbe milioni di uomini e a tutte le età. Desidero tuttavia precisare che “soddisfacente” è un termine Psicologico, ma quando si parla di fisiologia sessuale maschile e femminile, il termine “soddisfazione” non dovrebbe essere più usato».
 
La disfunzione erettile è dunque un problema fisiologico o psicologico?
Per fare una diagnosi corretta di disfunzione erettile è sempre necessario fare degli accertamenti. Infatti ci sono molte patologie che possono coinvolgere l’apparato sessuale maschile: tra le più comuni vedi il diabete, l’ipertensione ecc. O è dovuta a farmaci e simili. Purtroppo, spesso i sessuologi/andrologi parlano di disfunzione erettile anche quando il soggetto non presenta malattie, affermando che l’origine sia Psicologica.
 
Significa che la disfunzione erettile maschile può non essere una malattia?
Esatto! Può anche essere dovuta a una non corretta educazione sessuale…
Bisogna conoscere la fisiologia dell’erezione, che avviene in tre fasi: latente, turgida, rigida.
Il pene maschile non è un muscolo, ma per ottenere la rigidità completa (e il mantenimento dell’erezione) è essenziale la contrazione dei muscoli perineali: i più importanti sono i muscoli ischiocavernosi, definiti anche muscoli dell’erezione».
 
Si può prevenire quello che i sessuologi chiamano disfunzione erettile Psicologica?
Tutti i muscoli del perineo (anche il muscolo sfintere dell’ano, il muscolo elevatore della prostata ecc.) sono istologicamente “striati”, ossia che si contraggono anche volontariamente, e quindi si possono allenare: sono gli esercizi muscolari che i sessuologi chiamano di Kegel.
Essendo la sessualità una delle sfere più intime ed importanti della vita di una persona, le problematiche ad essa associate spesso vengono tenute nascoste poiché causano imbarazzo.
Questo è il motivo principale per il quale la persona non chiede immediatamente un intervento psicosessuologo. In assenza di lesioni o condizione mediche in grado di spiegare la disfunzione sessuale, rivolgersi allo psicologo ancora risulta difficile.
A causa di questo forte imbarazzo ed ansia l'uomo che soffre di una disfunzione erettile tenderà ad evitare sempre di più le occasioni di avere un rapporto sessuale. Si genera quella che chiamiamo ansia o preoccupazione secondaria. Tale preoccupazione sostituisce quella per il problema in sé fino a diventare il motivo per il quale il problema di eccitazione (soprattutto quello erettile nel maschio) può andare verso una cronocizzazione.
L'intervento psicologico per disturbi e problemi di carattere sessuale non dovuti a condizioni mediche è attualmente il metodo più efficace per la remissione (parziale o totale) della sintomatologia in tempi brevi.
 
Dott. Eros L. Parise
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