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Fabrizio Goria
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Journalist, mountaineer, Martini lover.
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Ieri abbiamo tutti osservato il nuovo piano di Mario Draghi. E io gli ho fatto un po’ le pulci, in questo commento per l’ISPI. Enjoy. 

"La scelta della BCE di rilancio dell'economia europea con tutti i mezzi a sua disposizione ha portato all'adozione di nuove misure all'interno di un'ampia operazione di rifinanziamento degli istituti bancari (Titro II). Le nuove agevolazioni (a partire da tassi meno onerosi) rappresentano una svolta che ha sorpreso anche gli operatori finanziari, e che ha messo in evidenza la necessità di un ulteriore passaggio: l'attuazione di riforme strutturali da parte degli stati membri, in modo da ottenere finalmente gli effetti positivi auspicati da Draghi."

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/draghi-non-e-onnipotente-ora-tocca-al-club-med-alimentare-leurozona-14806

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Anche per i banchieri di Wall Street spirano venti di crisi. Così, nel 2015 caratterizzato dal declino del prezzo del petrolio, si sono contratti anche i bonus. È questo ciò che emerge analizzando i rapporti della Securities and exchange commission (Sec), la Consob statunitense, sugli stipendi dei top manager dell’industria bancaria. Per il 2016 i banker mettono già le mani avanti: «Sono possibili altri tagli».

My latest sul Corriere della Sera.

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A oggi, e fino a marzo, quando la Bce di Mario Draghi ha detto che darà indicazioni di quale sarà il suo percorso di politica monetaria nel breve periodo, gli investitori saranno al buio. O meglio, dovranno fare affidamento solo sulle parole, centellinate, dei membri delle banche centrali. Il falco statunitense Esther George ha già criticato l’incremento dei tassi deciso in dicembre dal Federal open market committee (l’organo decisionale della Fed, o Fomc), considerandolo «troppo tardivo». Ma non ha suggerito quale sia il miglior percorso per armonizzare l’exit strategy con le aspettative degli investitori. E questo, nel febbraio senza Fed, Bce e Boj, è assai poco utile per dei mercati finanziari che dovranno veleggiare nel mare della volatilità senza la stella polare che dal 2008 a oggi li ha guidati. 

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A Washington si mormora che ormai il declino della World Bank è inarrestabile. Colpa della gestione del presidente Jim Yong Kim, sempre più criticato all’interno dell’istituzione nata il 27 dicembre 1945. E colpa anche dell’indipendenza dei Paesi emergenti. Quello che è certo è che fra poco più di un mese lascerà il suo ufficio il direttore finanziario Bertrand Badré, dopo una discussa operazione sulla Cina. Ma nei corridoi del 1818 di H Street circolano voci di altre illustri dipartite.

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La finanza è quasi come la chimica. Per entrambi i casi vale infatti il postulato fondamentale di Antoine-Laurent de Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Non sono pochi i big della finanza mondiale che hanno giovato dell’inizio d’anno turbolento delle Borse, contagiate dal pessimismo sorto dal mix letale che più intimoriva gli analisti a fine 2015. 

Il mio ultimo sul Corriere della Sera. 

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Non solo Mario Draghi e Janet Yellen, su cui si concentra l’attenzione di tutti. Nell’universo dei banchieri centrali il presidente della Bce, e la numero uno della Federal Reserve, non saranno gli unici a giocare un ruolo da protagonista in questo 2016 partito sotto il segno dell’incertezza globale. Ci sono altri cinque personaggi che è bene conoscere e seguire. Il leit motiv di tutti è solo uno: controllare l’incerto.

Il mio ultimo sul Corriere della Sera.

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Questa settimana, in ambito economico, c’è solo un appuntamento da seguire. Si tratta del meeting della Federal Reserve. E sul Corriere della Sera abbiamo cercato di osservare cosa potrebbe accadere. Tutto pare muoversi intorno a quello che è stato definito più volte il miglior banchiere centrale del mondo, cioè Stanley Fischer.
Enjoy.

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Hillary Clinton è la più amata da Wall Street. Questo emerge dai documenti della campagna elettorale degli Stati Uniti, ormai entrata nel vivo. L’ex Segretario di Stato è infatti il politico che più ha ricevuto donazioni dai dipendenti dalle grandi banche americane.

La senatrice è sostenuta da Buffett, Soros e Wells Fargo. Bush piace a Paulson e Goldman Sachs. Rubio ha convinto Singer.

Ecco la mia ultima analisi, da Washington, per il Corriere della Sera

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