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SDB Stile di Bologna
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La comunicazione è tanto forte quanto più forte è il bisogno di riceverla.
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Instagram Brand: gli Under 13 ci sono eccome!

Un target giustamente poco considerato per quanto riguarda Instagram, social network dedicato alla fotografia e ora di proprietà di Facebook, è quello dei più piccoli e dei pre-teenager. Tralasciare questo gruppo di utenti è in parte un errore: nonostante i limiti minimi d’età imposti da Facebook per l’iscrizione a questo social (i soliti 13 anni), i controlli sui più piccoli sono praticamente inesistenti e gli under 13 che utilizzano quotidianamente Instagram stanno aumentando in maniera esponenziale, giorno dopo giorno, considerando anche che per iscriversi bastano un indirizzo mail (che hanno oramai tutti, anche in tenera età) e la scelta di un username (che è possibile cambiare a piacimento).

I rischi in vista per i più piccoli non sono eccessivi: le immagini vietate ai minori e i profili che le diffondono sono periodicamente rimosse dal mobile social, molto attento all’etichetta. Viceversa, un brand che comunica su Instagram deve considerare la presenza dei minori di 13 anni: in primis per comunicare in maniera adatta anche nei confronti di questo target (non si tratta soltanto di netiquette, ma di allargamento del proprio bacino d’utenza) e successivamente per porsi nel modo giusto, rispondendo nel modo corretto a questi profili o bloccandoli qualora fosse necessario.

Con questo post non vogliamo fare altro che avvisarvi del fatto che comunicare con i pre-teen su Instagram è quindi possibile. Il regolamento di Instagram però, è bene ricordarlo, non ne permette l’iscrizione e non è detto che – in futuro – i controlli diventino più rigidi.
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Carlino Bologna: Stile di Bologna c’è!
Un punto della situazione, mentre le ragazze e i ragazzi sono al lavoro su #nuoveidee. Su Bologna Cronaca del Resto del Carlino Bologna di mercoledì 15 giugno 2015, a pagina 13, Stile di Bologna racconta la sua creatività e i suoi progetti per il futuro, con l’intervista ad Alessandro Morando, Amministratore Delegato dell’agenzia.

Dai rapporti con le realtà che riguardano la città e la sua identità sportiva (SdB cura l’immagine del Bologna FC fin dalla presidenza Gazzoni) fino a Lucio Dalla, “il migliore in assoluto”.

L’intervista è consultabile qui di seguito (clicca sull’immagine per ingrandire).
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Giornali online e crisi di carta: dove ci porta il futuro

Non vi sentite un po’ nostalgici, non vi manca litigare con le pagine del quotidiano, o annusare le pagine di un libro appena comprato o andare il venerdì mattina dal fidato edicolante Gianni per comprare l’ultimo numero del vostro magazine preferito? La risposta dei romantici sarà un risonante sì, ma per il restante 80% composto da tablet e smartphone addicted il cambio di rotta verso l’online è molto apprezzato. Oggi tutto diventa digitale, si pagano le bollette con lo smartphone, si ordina da mangiare tramite siti internet, la spesa si fa con un’App e la maggior parte del tempo lo passiamo sui social network o a cazzeggiare su Internet anche quando siamo fuori al ristorante con amici.

Siamo sempre più consapevoli che il mondo del web sta soffiando via la scena ai mezzi di comunicazione tradizionali, in particolare alla carta stampata. D’altronde l’informazione in tempo reale si sta proponendo come mezzo alternativo di approfondimento proprio per la sua multimedialità on demand che, a differenza della carta, veicola contenuti immediati e coinvolgenti. In effetti è da tempo che molte realtà editoriali barcollano, a volte continuando per la propria strada e altre volte invece dando una chance al web.

Il trucco è capire che non serve impuntarsi e guardare in cagnesco la rete, perchè Internet non è il cattivo, anzi è uno strumento da sfruttare soprattutto nell’era dell’immediatezza e dei social, dove tutto passa di moda in pochi secondi. Quindi vendere la propria immagine, le informazioni e i contenuti online, aprendosi a nuove nicchie di mercato e abbattendo i costi di produzione, può essere la strada giusta da percorre per la risalita.

Spesso sono davvero troppo alti i costi da sostenere per quanto riguarda l’editoria cartacea e molti investitori si perdono d’animo abbandonando la nave. Così, i grandi colossi, dal The Guardian al Paìs, o le stesse riviste si vedono costretti a mettere in atto un piano B. L’ultima vittima di questa spietata crisi, secondo i rumors della rete, è Wired Italia: l’editore Condé Nast infatti comunica la riduzione dell’organico e la chiusura della testata cartacea, promettendo due numeri speciali all’anno; una decisione che spiazza dato il forte seguito della rivista (solo a maggio 2015 la sua tiratura è stata di 60 mila copie) e che porta il magazine a vivere nel grande mondo dei giornali online.

Grande tristezza, ma cosa dire: questi risultati, indubbiamente soddisfacenti, servono a ben poco, se il mondo gira verso un altro senso. Il web è il futuro, è il posto dove investire idee, tempo e denaro, questo è quello che ci suggerisce il mercato e le sue tendenze, quindi perché non seguirlo e provarlo. Insomma tradizionale è bello, ma digitale ora è meglio!
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Come funziona Instagram oggi: le novità della Social App!

Non si rinnova tanto spesso e, quando lo fa, è lecito (vista anche la recente acquisizione da parte di Facebook) aspettarsi grandi novità da parte sua. Stiamo parlando di Instagram, l’applicazione di fotografia più famosa del panorama mobile che ha lanciato, negli ultimi giorni, un aggiornamento sicuramente importante che non ha comunque mancato di dividere gli utenti. Vediamo come funziona Instagram oggi, dopo l’ultimo – grande – upgrade.

Da oggi sarà possibile pubblicare tramite l’app, sul nostro account, foto e video nei formati orizzontale e verticale (portrait e landscape). La visualizzazione quadrata rimarrà comunque alla base del social: infatti, le immagini e i filmati pubblicati nel nuovo formato verranno visualizzate nelle griglie profilo e ricerca “come un quadrato centrato”. Oltre a questa novità, tutti i filtri applicabili sulle foto saranno ora utilizzabili anche sui video, come sarà possibile regolarne l’intensità.

Molti, soprattutto gli appassionati e i professionisti della fotografia, sono sembrati entusiasti di questa news. Viceversa, l’utente medio pare abbia ancora molto di cui lamentarsi: vengono richieste a gran voce la “gestione account multiplayer“, la versione completa per utenti Windows Phone (fermi ancora alla beta da quasi un anno) e la possibilità di cliccare sui link che puntano fuori dall’app.

Vedremo quando verranno accontentate queste richieste. Nel mentre potete seguirci: su Instagram ci trovate all’account @stiledibologna.😉
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Sans Serif Style per Google

Cambiare look è sintomo di una rottura con la solita routine: stanchi del proprio look, si è insoddisfatti perché c’è qualcosa che manca, così si ha voglia di rinnovarsi, di creare una nuova immagine di sé, migliore, più innovativa e moderna; e per un’azienda quale migliore inizio di rinascita se non nella sua firma?

Il cambiamento è un momento sempre molto importante nella storia di un’azienda, se poi questa azienda è Google allora è inevitabile che sia la notizia più chiacchierata della settimana! Così dal rientro delle vacanze il colosso di Mountain View ci sorprende con questo inaspettato rinnovamento. Rivoluzione grafica in casa Google annunciata con l’immancabile Doodle animato che mostra un pennello cancellare il vecchio logo lasciando spazio a quello attuale, più in linea con i valori e la comunicazione dell’azienda.
Nuovo linguaggio espressivo per il nostro Google, che mantiene i suoi colori tradizionali (blu, rosso, giallo e verde), ingrandendo la sua “G” e inclinando la sua “e”, e ridisegna le sue linee grafiche più arrotondate, affidandosi a un carattere Sans Serif, deciso, semplice, ma allo stesso tempo più coinvolgente. Il suo look cambia perché vuole rispecchiare l’evoluzione dei servizi della società con un occhio ai dispositivi mobili, e ovviamente per essere più di design e di tendenza… ma quanto durerà?

L’ultimo rinnovo era avvenuto nel 2003; vediamo quanto questo nuovo look del logo rimarrà in rete.
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Sponsorizzata su Instagram: ci siamo quasi!

Due giorni fa è stata finalmente annunciata una novità che un po’ tutti si aspettavano (e che gli smanettoni delle guide di Facebook avevano già trovato spulciando tra le pagine…): è stato dato lo start alle immagini sponsorizzate su Instagram! Per ora, in Italia (e ovviamente altri grandi Paesi) e per le grande aziende (una sorta di fase test): per quel che riguarda l’intero globo bisognerà attendere il 30 settembre, data dopo la quale sarà dato il via libera per questo tipo di azioni a tutti gli utenti Instagram nel mondo.

Mentre siamo al lavoro per capire nel modo migliore i quando e i come di questa svolta, vediamo qualche punto saliente della “sponsorizzata su Instagram”. Le campagne partiranno da Facebook (che di recente ha acquisito Instagram), inizialmente utilizzando lo strumento professionale Power Editor. Le foto sponsorizzate saranno riconoscibili dalla dicitura “Sponsorizzata”, pubblicata in alto a destra sopra la foto, e arriva finalmente anche la tanto richiesta “call-to-action”: link cliccabili che portano a video o a qualsiasi tipo di contenuto. Saranno possibili anche gli album: gli utenti potranno scorrere, nello stesso riquadro, fino a un massimo di 4 foto.

Una nuova possibilità per comunicare in maniera completa ed efficace, sperando allo stesso tempo che non si esageri con la quantità di foto sponsorizzate mostrate, per dare un valore anche alle immagini pubblicizzate che verranno mostrate agli utenti in base ai loro like e gusti su Instagram e, soprattutto, su Facebook.
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Facebook Reactions: quando un like non basta

Mark Zuckemberg, CEO di Facebook, l’aveva annunciato: non più solo like, probabilmente, nel prossimo futuro sul social più usato. E molti hanno cominciato a fantasticare sull’introduzione di un pollice verso, per dire “Non mi piace”. Chi conosce bene il social network ben sa che un gesto negativo a disposizione dell’utente sarebbe stato poco affine alle dinamiche abbastanza perbeniste di Facebook. Nemmeno i mega-esperti avrebbero però immaginato qualcosa come quella che è stata annunciata e che da poche ore è in fase test per gli utenti di Irlanda e Spagna.

Facebook Reactions, questo il nome, mette a disposizione una serie di “faccette” integrative al più classico tasto “Mi Piace”: prima di tutto un cuore (probabilmente la reazione più ambita e di valore, nel prossimo futuro), poi una serie di emoticon. Quella felice, quella entusiasta, quella stupita, quella triste, quella arrabbiata. Un modo senza dubbio più discreto e allo stesso tempo simpatico per raccontare le emozioni sul social blu; resta il dubbio e la curiosità su come potrebbe cambiare il linguaggio a cui tanto eravamo abituati: “Ieri ho pubblicato un post che ha ricevuto due like, sei cuori, uno yay! e due wow…”. Un modo di parlare non proprio immediato, ma sul web – in genere – ci si abitua poi un po’ a tutto.

Spagna e Irlanda stanno provando la nuova funzione in questo momento. Sono state scelte principalmente per due motivi: in questi due Paesi si parlano le lingue più usate dagli utenti Facebook (spagnolo e inglese) e per il ristretto numero di utenti rispetto ad altri Stati di madrelingua inglese o hispanohablantes.

Dal punto di vista di chi si occupa di campagne sponsorizzate su Facebook, l’introduzione di Reactions sembra essere un’interessante novità per capire le emozioni degli utenti; potrebbe però complicare le cose in un primo momento: algoritmi da ricalcolare, funzioni da integrare e nuove operazioni e trucchi da imparare.
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Native Advertising: la pubblicità nascosta che cattura

Siamo sommersi dai banner, non riusciamo più a leggere un articolo free senza vedere saltare da sotto e sopra, destra e sinistra, delle simpatiche finestre che ci ricordano che acqua bere o quale gestore telefonico scegliere.
Ma ormai siamo diventati dei veri e propri esperti nell’ignorare queste pubblicità volanti, le chiudiamo ancor prima che si aprano del tutto. Questa è la “banner blindness”, la “cecità da banner” che rende totalmente inefficace il messaggio pubblicitario semplicemente perché non viene visto, risultando immediatamente così fuori dal contesto che lo blocchiamo senza nemmeno rendercene conto.

E se ci fosse una pubblicità capace di immergersi totalmente in ciò che stiamo leggendo o guardando? Questa è la native advertising: il suo scopo non è quello di attrarre solo l’attenzione dell’utente, ma desidera creare un vero e proprio engagement. Il messaggio pubblicitario assume le stesse sembianze del contenuto, dal punto di vista grafico ed editoriale, ne diventa parte, si trasforma anch’esso in vero contenuto.

La realtà è che ci piace essere conquistati, quasi corteggiati: vogliamo informazioni, storie, curiosità… Sempre più aziende sono pronte a offrirci, oltre al semplice prodotto o servizio, vere emozioni, capaci di rimanere impresse nella nostra mente:
– Purina, il noto marchio di cibo per animali, ha sponsorizzato un articolo su Mashable dal titolo “5 Heartwarming Stories That Prove Dog Is Man’s Best Friend”. Il pezzo senza mai nominare i suoi prodotti, racconta storie su cuccioli belli e commoventi (vedi foto): uno che ha salvato la vita ai suoi proprietari, un altro che piange la morte del padrone… Alla terza riga si hanno già le lacrime agli occhi e all’ultima amiamo ancora di più il nostro cane. L’articolo ha ottenuto più di 20.000 condivisioni: se fosse stato dedicato al cibo per cani, chi lo avrebbe mai condiviso con gli amici?
– Microsoft, ha pubblicato su YouTube un video intitolato “Child of the 90s/Internet Explorer”. Un salto negli anni ’90: il divertente videogioco Oregon Trail, il tanto amato tamagotchi, il floppy disk, il walkman… Un minuto e 40 secondi per ricordare a chi è stato ragazzo in quegli anni che Internet Explorer può essere aggiunto alla lista dei prodotti che hanno cambiato la loro vita. Con oltre 48 milioni di visualizzazioni, Microsoft ha lanciato il suo messaggio: “Sei cresciuto. Ora puoi riconnetterti con il nuovo Internet Explorer”.
– Costa Crociere, la nota compagnia di navigazione affianca la più classica advertising a una strategia di storytelling che descrive le emozioni di una crociera raccontando di un particolare viaggio.

Questa è la comunicazione che ci piace: non semplicemente trasmettere un messaggio sul prodotto o servizio all’utente, ma un’interazione con chi sta dall’altra parte, con chi alla fine deciderà se fidarsi del brand e se condividere la notizia.
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Il Content Marketing: tra storie ed emozioni

‘Content is king’: Bill Gates già nel 1996 sottolineava l’importanza del contenuto come strumento di marketing. E oggi sempre più aziende scelgono di creare e condividere media e contenuti editoriali per acquisire clienti; per presentare queste informazioni c’è solo l’imbarazzo della scelta: news, video, e-books, infografiche, guide, articoli, foto…

Tutto questo è content marketing: la strategia promozionale in cui il contenuto iniziale non deve mai promuovere direttamente il prodotto o brand, il tono dev’essere informativo e/o illustrativo. La tattica è quella di farsi conoscere, creare un rapporto bidirezionale, raccontare particolari di tutti i giorni: il pubblico è così, noi siamo così. Ci piace immergerci nello storytelling, adoriamo scoprire i dietro le quinte e ci piace sentirci parte di una community.

Non è facile capire a quali benefici porti il content marketing nell’immediato, ma gli effetti nel lungo termine saranno evidenti e duraturi. Bisogna incuriosire realmente l’utente, che grazie a queste informazioni di suo interesse arriverà, seppur indirettamente, a scoprire il brand.

Le aziende stanno effettuando investimenti sempre più massicci nella creazione di contenuti di qualità sul web:
– Intel IQ: sul sito si raccontano le storie umane e personali che stanno dietro la tecnologia e l’innovazione; non si parla della merce, l’intento, in questo step, non è vendere, ma è raccontare come nascono i prodotti. L’utente scoprirà le nuove tecnologie attraverso una reale narrazione;
– P&G Everyday: in questo blog le mamme, target di riferimento del brand, possono trovare consigli utili per la quotidianità: da come sistemare il giardino a come creare originali ricette. Invece che promuovere i prodotti si regala un servizio: grazie P&G!
– Blog della Disney: il blog racconta come nascono i film e alcune curiosità, per sentirsi più vicini ai personaggi più amati dai nostri bimbi, e se non abbiamo figli possiamo rivivere le emozioni della nostra infanzia rileggendo notizie e indiscrezione sui protagonisti dei film passati.

Va bene, basta con il romanticismo: lo sappiamo, l’obiettivo ultimo è quello di aumentare il fatturato, ma lo stesso scopo si può raggiungere in diversi modi. Catturare un pubblico senza fretta, incuriosirlo e stupirlo, regalargli un contenuto di vera qualità e utilità. Un blog, un forum e i social: ogni aspetto deve collaborare per regalare agli utenti un servizio che va oltre il brand stesso; fare sentire i clienti, reali e potenziali, parte di una community, così che siano sempre felici e fedeli.
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La Sentiment Analysis: “spiare” per migliorare

Qualche giorno fa mi ha chiamata il centralino di una famosa radio italiana; il ragazzo del call-center mi ha chiesto gentilmente se avevo 5 minuti di tempo per rispondere ad alcune domande: ero in casa, un po’ annoiata, quindi ho accettato, dopotutto fa sempre piacere parlare di sé.
Dopo avermi domandato se ascoltavo la radio, quali stazioni, a che ora e se avessi dei programmi preferiti, l’operatore mi ha chiesto di sentire alcune popolari canzoni per qualche secondo per poi dire di ognuna se la conoscevo e, se sì, se mi piaceva. La qualità dell’audio era veramente pessima, nella maggior parte dei casi non ho capito quale brano stessi ascoltando, ma stanca di rispondere sempre “Mmmm, non la conosco” ho mentito, mea culpa.
Chiuso il telefono ho pensato: ma hanno davvero senso questi sondaggi telefonici? Le persone quanto sono sincere? Ci vergogniamo della nostra ignoranza, che sia musicale o più generalmente culturale, anche con una persona che non conosciamo.

Oggi le aziende possono gestire e tenere realmente sotto controllo la loro reputazione on-line, comprendendo quali sono le vere opinioni degli utenti sui propri prodotti o servizi. È la sentiment analysis: attraverso i tool di analisi le imprese possono avere un monitoraggio completo su tutto ciò che viene detto sul brand (nei blog, social, forum…) e raccogliere informazioni utili per comprendere come interagire con i propri clienti.
Grazie a questi software la sentiment analysis può ottenere in pochissimi click diversi indicatori: capire cosa succede in rete, quali sono i toni e gli umori degli utenti, non solo su uno specifico brand, ma più in generale per l’intero contenuto rilevato.

Nel web le opinioni vengono espresse liberamente, abbiamo un’opinione sincera quasi su tutto. Le conversazioni in questo spazio virtuale hanno un enorme valore per capire cosa vogliono e cosa pensano gli utenti.
Una miniera di informazioni: gli utenti web sono due miliardi e mezzo, gli iscritti a Facebook oltre un miliardo e sono 550 milioni quelli di Twitter. Tantissime persone che parlano, discutono, commentano, scelgono di mettere like e di condividere.
La sentiment analysis esamina pareri, idee e convinzioni senza però sollecitarli, al contrario del classico sondaggio.
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