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Michele Potenza
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I #Magnifici7 candidati presidenti M5S alle regionali del 31 maggio in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto hanno un obiettivo comune: la protezione dei cittadini ormai abbandonati dallo Stato che non garantisce più nulla con i tagli lineari alla sanità, con i trasporti pubblici trascurati e non funzionanti, con pensioni e stipendi da fame. Gli unici tutelati dai partiti sono i politici e i loro amici (spesso trombati) piaz...
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La felpa rossa, le mani spesso incrociate, mai ferme. Un sorriso timido e profondo. Suleman Diara ha 30 anni e viene dal Mali. Dopo 4 anni passati in giro
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Le prime operazioni di eradicazione degli alberi di ulivo nel Salento sono cominciate e hanno scatenato le azioni di protesta degli ambientalisti, dei cittadini, degli agricoltori, dei comitati e dei nostri portavoce a 5 stelle in Puglia. Ma le...
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Un'insopportabile sequela di parenti e amici assunti nelle FAL nel corso degli anni e poi ritorsioni a chi cerca di alzare la voce. Siamo curiosi di sapere chi s'indignerà adesso.
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IMU Agricola. La Terra non si tassa
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“La Moretti non si è presentata. L’appuntamento per firmare il documento col quale si impegnava a ridursi lo stipendio e a rinunciare ai vitalizi, come fa il MoVimento 5 stelle da sempre. L’incontro era fissato alle 09:30 all’Hotel Crowne Plaza vicino al suo comitato elettorale di Limena. Ma nonostante il suo annuncio di aver accettato …
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Una marcia e un flashmob a Parigi, un’assemblea partecipativa a Londra, una catena umana a Berlino che unirà le ambasciate di Usa e Canada con la rappresen
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Al peggio non c'è mai fine. Dopo l'abbattimento degli ulivi, in maggio verranno utilizzati anche potentissimi insetticidi nocivi alla salute e all'ambiente. E' un periodo nero per la Puglia, vittima innanzitutto dei suoi dirigenti che hanno sottovalutato il batterio Xylella e che, per salvar la faccia, stanno prendendo decisioni irrazionali e prive di fondamento scientifico. 

Il piano del commissario straordinario per l'emergenza Xylella, Giuseppe Silletti, prevede l'uso di insetticidi. In una lettera inviata all'Efsa, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, Silletti ha dichiarato apertamente che nel suo piano ci sono "azioni di controllo dei vettori che comprendono anche l'impiego su larga scala di insetticidi".

I tecnici dell'Efsa sono contrari. Nella loro lettera di risposta hanno scritto che: "l'uso intensivo di trattamenti insetticidi per limitare la trasmissione di malattie e controllare l'insetto vettore può avere conseguente dirette e indirette sull'ambiente modificando intere reti alimentari con effetti a cascata". In particolare, "i trattamenti insetticidi su larga scala rappresentano un RISCHIO PER LA SALUTE UMANA E ANIMALE"

Oggi i deputati europei eletti in Italia hanno incontrato il Presidente della Regione Puglia Niki Vendola, in visita a Bruxelles. La portavoce del M5S Rosa D'Amato ha partecipato all'incontro e ha chiesto a Vendola che fine avessero fatto i fondi europei (oltre 1 milione di euro) ottenuti già nel 2012 dalla Regione per studiare e monitorare il fenomeno.

Per Rosa D'Amato "il piano Silletti va fermato subito. Sia l'abbattimento di ulivi che l'uso di insetticidi sono misure gravissime prese senza alcun fondamento scientifico. Mancano, infatti, i test di patogenità, gli unici che possano dare la prova certa dell'origine della moria degli ulivi pugliesi. Come hanno ribadito diversi esperti, il batterio Xylella potrebbe essere solo una delle cause. Ma il governo continua a concentrarsi solo su questa, senza prove scientifiche in mano e senza alcun ritegno per la sorte degli agricoltori e dei cittadini pugliesi".

Ecco il link all'intervista che Rosa D'Amato ha rilasciato oggi a Bruxelles al giornalista de www.ilfattoquotidiano.it
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"Assunzioni sospette, consulenze e incarichi, un verminaio di sprechi e la Basilicata rimane isolata dal resto d'Italia. Inclusa Matera, inarrvabile città della cultura. La situazione in cui versa la regione trova risposte nelle notizie diffuse dalla stampa in questi giorni che riguardano le Fal, le Ferrovie Appulo Lucane, un'azienda ferroviaria di proprietà pubblica che offre i suoi servizi di trasporto nelle regioniBasilicata e Puglia". Lo dichiarano i deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Trasporti che hanno presentato un'interrogazione parlamentare indirizzata al Ministero dei Trasporti a prima firma della Portavoce Mirella Liuzzi e dei parlamentarti pentastellati pugliesi.

Secondo gli articoli di stampa, negli ultimi 20 anni nell'azienda ferroviaria si sarebbero succeduti Presidenti e Dirigenti frutto di nomine politiche e pressioni sindacali. «Dalle carte - dice Mirella Liuzzi - emergerebbe un inquietante ricatto che Pasquale Malatesta, sindacalista di lungo corso, pone ai danni di Aldo Corvino, a sua volta ex-sindacalista diplomato ma non laureato, con ruolo di dirigente del personale. Nella lettera pubblicata dal giornale Malatesta, facendo riferimento ad una torbida vicenda legata ad un incidente stradale con auto aziendale, avrebbe negoziato il proprio silenzio con Corvino».

«"Non è questo che avrebbero voluto inostri predecessori" è la triste affermazione di un ex dipendente FAL che vuole mantenere l'anonimato, ricordando le nobili origini dell'azienda e l'onestà della storica classe dirigente. Come dargli torto? Ma l'elenco delle anomalie delle FAL a quanto pare, è numeroso. Ombre e sospetti ci sarebbero anche nei molti, troppi, rapporti di amicizia che legherebbero i vertici dell'azienda con il mondo politico, in particolare con l'ex ministro Raffaele Fitto e con altri parlamentari lucani e pugliesi soprattutto di area di centro-destra».

Altra stranezza, il regolamento interno all'azienda,frutto dell'intesa fra Corvino e sindacati. Esso riguarderrebbe la selezione del personale, mettendo in secondo piano i titoli di studio, a favore di raccomandazioni e rapporti amicali nella crescita professionale. Unaltro caso anomalo, anch'esso citato negli articoli di stampa enell'interrogazione, è relativo ai lavori di ristrutturazione della sede barese delle FAL, affidati tramite base fiduciaria e non bando pubblico poiché sotto soglia, all'architetto Giampaolo, moglie dell'Onorevole di Forza Italia Nuccio Altieri di Rutigliano, stesso paese natale di Matteo Colamussi e dello stesso partito di appartenenza.

«Inoltre potrebbe essere meno oneroso se la gestione delle FAL passasse direttamente nelle mani di RFI, così da permettere un collegamento diretto con FS. Un'occasione concreta per Matera che potrebbe finalmente avere la sua ferrovia dello Stato!», conclude la deputata del M5S.
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I primi cittadini dell'area di Viggiano chiedono con forza più occupazione per la gente del posto e accusano Eni per quei posti di lavoro concessi ai “siciliani”. Come se lo sfruttamento petrolifero e ambientale della Basilicata possa risolversi con 'più lavoro per tutti'. 
A tenere banco, nelle ultime ore, è la protesta dei sindaci della Val d'Agri, sul piè di guerra con Eni a causa di quei “70” o più posti di lavoro soffiati “ai lucani” dai colleghi “siciliani”. Questo perché, in base ad accordi aziendali, i dipendenti di Gela, prima della riconversione dell'impianto siciliano, sono stati assorbiti al Centro Oli di Viggiano. Ed è bastato questo per scatenare l'ira dei primi cittadini della Valle. Finora silenziosi e taciturni sul presunto “smaltimento illecito di rifiuti petroliferi”. Parliamo di quegli scarti di produzione Eni, che per almeno 4 anni, da Viggiano, sono finiti, tramite autobotti, prima nell'impianto Tecnoparco di Pisticci Scalo, e poi giù nel Basento. Quei fiumi di idrocarburi nelle acque, su cui sta lavorando la Procura Antimafia, non hanno scosso le coscienze. Non hanno mobilitato le piazze di Viggiano, Grumento Nova e Marsico Nuovo. Risulta invece “indecente”, secondo i sindaci, che i “siciliani” possano soffiare lavoro “ai lucani”. Secondo il più indecoroso dei cliché, contrapporre lavoratori di regioni diverse, ma pur sempre potenziali colleghi, risulta l'unico modo per contrattare con il colosso petrolifero che in 15 anni ha fatto il bello e il cattivo tempo in Basilicata. Il silenzio sugli “smaltimenti illeciti”, e la furia per quel lavoro negato agli autoctoni, consegnano il volto più opaco della Basilicata. Fatta di uomini e donne che nell'immaginario collettivo devono apparire come poveracci col cappello in mano. Elemosinanti disposti a tutto pur di ottenere quel posticino al Centro Oli di Viggiano. Anche a costo di tacere e non ribellarsi ad ogni forma di sfruttamento “illecito” di terreni e acque, spesso anche acque destinate a uso potabile (vedi l'invaso del Pertusillo). Se il quadro è questo, allora un'intera regione è sulla strada del non ritorno. Non ci sarà altro dio all'infuori dell'oro nero. Ma l'esempio parte dall'alto. I sindaci protestano perché chiedono all'Eni lavoro per i cittadini e forniture di gas da destinare agli 'affamati'. Il presidente della Regione Pittella, da par suo, festeggia invece per i 130 milioni di royalties del petrolio che tra il 2013 e il 2014 sono stati sbloccati per “lo sviluppo della Basilicata”. Al di fuori di queste risorse e di queste ancore di salvezza, par di capire, “non c'è futuro” per la Lucania. Ma è davvero così, oppure semplicemente chi governa questa amara terra ha deciso per tutti senza chiedere il parere di nessuno? Un'altra Basilicata, forse, è ancora possibile. Purché non venga meno il germoglio di una ribellione civile contro gli sceicchi locali: goffi figuranti che si agitano sul blasonato carro dei petrolieri.
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L'accusa è quella di abuso di posizione dominante e potrebbe costringere Google a pagare una multa di 6 miliardi di dollari. Dopo le indiscrezioni riportat
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