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Dott.ssa Mariangela Gaudio Psicologa Psicoterapeuta Mirano (Venezia)
Studio di Psicoterapia Dott.ssa M. Gaudio - Psicologa Psicoterapeuta - Riceve a Padova e Mirano (Ve) tel 3421655155 www.mariangelagaudio.it
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Profilo Professionale Dott.ssa Mariangela Gaudio 
Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) - Padova

Laureata a pieni voti in Psicologia clinica e di comunità presso l’Università degli Studi di Padova, è iscritta all’Albo dell’Ordine degli Psicologi del Veneto con il n° 7522, ed abilitata all’esercizio della professione di psicologa psicoterapeuta.
Ha conseguito il Diploma di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia con il massimo dei voti presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interattivo Cognitiva di Padova (Riconoscimento MIUR, D.M. 20.3.98, D.D. 9.10.01).
Ha conseguito il Perfezionamento Universitario in “Diagnosi e trattamento dei Disturbi del comportamento alimentare” presso Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Neuroscienze.
Ha conseguito il Diploma di Master Universitario di II livello in “Diagnosi, trattamento e percorsi clinici nei Disturbi dell’Alimentazione” presso Università degli Studi di Padova.
Ha acquisito formazione specifica su assessment e trattamento psicoterapeutico del Disturbo di Panico, presso Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale ‘Istituto Beck’ di Roma, ed in trattamento psicoterapeutico del Disturbo Ossessivo Compulsivo presso Scuola di Specializzazione ‘Studi Cognitivi’ di Milano.
Ha approfondito conoscenze e competenze relative all’intervento psicoterapeutico rispetto ai criteri disfunzionali di valutazione di sé, frequentemente connessi al mantenimento della bassa autostima ed all’insorgenza di disturbi ansiosi e depressivi, presso AIDAP Verona.
Ha acquisito competenze teorico-operative nell’utilizzo dei principali strumenti clinici adottati nella valutazione psicodiagnostica, presso ‘Scuola di Psicoterapia Cognitiva’ di Verona.
Ha maturato pluriennale esperienza professionale in ambito servizi psichiatrici ULSS 13, occupandosi di valutazione psicodiagnostica e intervento psicoterapeutico nei disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi del comportamento alimentare, difficoltà relazionali.
Ha svolto mansione di conduttrice per gruppi di sostegno psicologico rivolti a persone con Disturbi dell’Umore e Disturbi Alimentari.
Ha condotto percorsi di psicoeducazione per i familiari dei pazienti, finalizzati ad incrementare la conoscenza dei disturbi considerati e delle strategie maggiormente adeguate per fronteggiare il problema.
Ha collaborato con strutture per minori, in cui ha realizzato progetti di prevenzione inerenti a problematiche adolescenziali e attività psicoeducative.
Ha partecipato a valutazioni diagnostiche ed interventi terapeutico riabilitativi presso Clinica Psichiatrica di Padova ULSS 16.
Collabora in qualità di autore con la rivista “State of Mind Giornale delle Scienze Psicologiche”.
Relatrice in conferenza sul tema Insonnia nei Disturbi dell’Umore e Disturbi d’Ansia.
E’ autrice di contributi pubblicati in riviste scientifiche specializzate su temi Psicologia Clinica e Psicoterapia.

Svolge attività clinica di consulenza e psicoterapia individuale ad orientamento cognitivo per adulti e adolescenti nei seguenti ambiti di intervento:

• Disturbo d’Ansia Generalizzato, Disturbo di panico, Fobie, Disturbo Ossessivo-Compulsivo

• Depressione

• Anoressia, Bulimia, Disturbo da Alimentazione Incontrollata, Sindrome dell’Alimentazione Notturna

• Difficoltà psicologiche nella perdita di peso e nel mantenimento del peso raggiunto

• Problematiche legate all’Autostima

• Ipocondria

• Insonnia

• Gestione dello stress

• Difficoltà relazionali

Riceve su appuntamento presso:
‘Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa M. Gaudio’
via Calle Ghirardi, 21  Mirano (Venezia)
via Piovese 166 Padova

Per appuntamenti ed informazioni:
tel. 342-1655155

Sito Web:
http://www.mariangelagaudio.it
http://www.psicoterapia-anoressia-bulimia.it

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ARTICOLO: "DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO: LE REAZIONI EMOTIVE DEI FAMILIARI"
Autore: Dott.ssa M. Gaudio


I familiari che vivono accanto ad una persona affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo (v. articoli) sono sempre coinvolti, in misura maggiore o minore, direttamente o indirettamente, nella sintomatologia del paziente.
In alcuni casi i familiari partecipano alle compulsioni del paziente, spontaneamente o in seguito alle richieste di quest’ultimo (ad esempio, lavando e disinfettando gli oggetti temuti secondo precise modalità stabilite dal paziente, eliminando stimoli che attivano le ossessioni, fornendo costanti rassicurazioni, assumendosi la responsabilità delle sue scelte e decisioni, partecipando o eseguendo personalmente determinati controlli, etc.), in altri casi i familiari non partecipano ai rituali ma sono ugualmente costretti a subirli.

Alcuni autori (Van Noppen, Rasmussen, Eisen et al., 1991) hanno collocato le tipologie di reazione emotiva dei familiari di fronte alla sintomatologia ossessivo-compulsiva all’interno di un continuum che si estende dall’estremo atteggiamento accondiscendente fino all’estrema opposizione.
ARTICOLO COMPLETO LINK http://www.mariangelagaudio.it/disturbo-ossessivo-compulsivo-reazioni-emotive-dei-familiari-dott-ssa-gaudio-psicologa-psicoterapeuta-padova-venezia/

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ARTICOLO: "DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO: LE REAZIONI EMOTIVE DEI FAMILIARI"
Autore: Dott.ssa M. Gaudio Psicologa Psicoterapeuta

I familiari che vivono accanto ad una persona affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo (v. articoli) sono sempre coinvolti, in misura maggiore o minore, direttamente o indirettamente, nella sintomatologia del paziente.
In alcuni casi i familiari partecipano alle compulsioni del paziente, spontaneamente o in seguito alle richieste di quest’ultimo (ad esempio, lavando e disinfettando gli oggetti temuti secondo precise modalità stabilite dal paziente, eliminando stimoli che attivano le ossessioni, fornendo costanti rassicurazioni, assumendosi la responsabilità delle sue scelte e decisioni, partecipando o eseguendo personalmente determinati controlli, etc.), in altri casi i familiari non partecipano ai rituali ma sono ugualmente costretti a subirli.

Alcuni autori (Van Noppen, Rasmussen, Eisen et al., 1991) hanno collocato le tipologie di reazione emotiva dei familiari di fronte alla sintomatologia ossessivo-compulsiva all’interno di un continuum che si estende dall’estremo atteggiamento accondiscendente fino all’estrema opposizione.
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Articolo DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO DA CONTAMINAZIONE
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da contaminazione costituisce una tipologia di Disturbo Ossessivo Compusivo caratterizzata dalla presenza di pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi connessi al timore di irrealistici o altamente improbabili contagi o contaminazioni.
Le persone che soffrono di questa forma di DOC sono tormentate dall’insistente pensiero intrusivo di ammalarsi entrando in contatto con qualche invisibile germe o sostanza tossica.
In alcuni casi non è manifestato un effettivo timore di contrarre una malattia (es. HIV), ma soltanto un acuto senso di disgusto generato dall’idea del contatto con determinati stimoli esterni.
La persona affetta da Disturbo Ossessivo Compulsivo da contaminazione tende a mettere in atto un marcato evitamento di tutte quelle situazioni che tipicamente innescano i pensieri ossessivi, nel tentativo di controllarli e di non essere costretto a compiere successivamente estenuanti rituali di pulizia.
ARTICOLO COMPLETO LINK http://www.mariangelagaudio.it/disturbo-ossessivo-compulsivo-contaminazione-dott-ssa-gaudio-psicologa-psicoterapeuta-padova-venezia/

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STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA DOTT.SSA M. GAUDIO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
Sedi: Mirano (Venezia), via Calle Ghirardi 21 – Padova, via Piovese 166
tel. 342 1655155
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ARTICOLO: "AGORAFOBIA E ATTACCHI DI PANICO"

L’Agorafobia, è caratterizzata dallo stato di intensa ansia provato a fronte dell’idea di trovarsi in luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o in cui potrebbe non essere disponibile aiuto per fronteggiare un attacco di panico.
Durante un Attacco di Panico la persona interpreta i sintomi somatici o cognitivi che prova come il segnale di essere sul punto di morire, oppure di impazzire, di perdere il controllo di sé, di comportarsi in modo estremamente imbarazzante.
Tali pensieri e immagini mentali, dunque, acuiscono enormemente l’intensità della reazione di paura.

La persona che soffre di Attacchi di Panico è prova terrore di fronte a determinate sensazioni corporee (es. tachicardia, sensazioni di dispnea, confusione mentale, etc. ), in quanto le percepisce come il segnale di inizio di una nuova crisi di panico; tale valutazione innesca un costante e attentissimo auto-monitoraggio focalizzato sui fenomeni del proprio corpo.
Ciò costituisce un comportamento altamente disfunzionale che spesso genera la conseguenza di scatenare proprio la crisi di panico temuta.

La sequenza di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche che culmina con l’attacco di panico, dunque, si innesca a partire da un fattore scatenante interno, da una sensazione fisica o mentale, interpretata involontariamente e automaticamente in modo erroneo.
In tal senso, una sensazione fisica spiacevole (es. vertigine) viene giudicata dalla persona come pericolosa (ad esempio, come il segnale di svenimento imminente), e da tale interpretazione si genera lo stato di ansia e i relativi sintomi somatici (es. tachicardia) i quali, se interpretati in modo catastrofico, producono un ulteriore innalzamento del livello di ansia intrappolando l’individuo in un circolo vizioso, culminante nell’attacco di panico.

Le sensazioni corporee scatenanti a fronte dei quali la persona innesca interpretazioni erronee sono soprattutto quelle associate ad ansia, ma anche le ‘normali’ sensazioni fisiche o cambiamenti delle funzioni fisiologiche possono diventare oggetto di terrore.
I sintomi provati durante un attacco di panico sono così sconvolgenti da indurre nel soggetto un intenso timore di riprovarli, un’autentica “paura della paura”.

La persona perviene a provare un’intensa ‘ansia anticipatoria’, a causa della quale si sente costretta a mettere in atto determinati comportamenti di evitamento e comportamenti protettivi finalizzati a prevenire il più possibile il verificarsi di ulteriori attacchi.
In tal senso, a causa del terrore di rivivere un attacco di panico, tipicamente la persona tende ad evitare categoricamente le situazioni che teme possano provocare un’altra crisi, rinunciando in questo modo alle proprie abitudini precedenti all’insorgere del disturbo (‘comportamenti di evitamento’), oppure le affronta soltanto dopo aver preso delle precauzioni sufficientemente rassicuranti (‘comportamenti protettivi’).

Tra i comportamenti di evitamento più diffusi si riscontrano:

non utilizzare automobile, autobus, treno, etc.;
non frequentare luoghi chiusi;
non allontanarsi da luoghi considerati ‘sicuri’ (es. casa);
non compiere sforzi fisici che potrebbero causare delle sensazioni corporee spiacevoli (es. tachicardia);
non rimanere da soli, etc.
A fronte di quanto evidenziato, inoltre, si rileva come nell’Agorafobia il timore di ‘non avere vie di fuga’ durante un attacco di panico non è riferito esclusivamente a determinati luoghi percepiti come pericolosi (es. ascensore, aereo, luoghi affollati, etc.), bensì spesso è innescato da situazioni sociali, dalle quali per la persona risulterebbe problematico allontanarsi.
Ad esempio, all’idea di trascorrere la serata fuori casa con amici, la persona può immaginare: “cosa direbbero gli altri se inizio a stare male? cosa penserebbero di me? non potrei andar via da lì… è meglio se resto a casa anche stasera”.
In tale prospettiva, si rileva come le situazioni sociali possono essere percepite dalla persona che soffre di Agorafobia come un contesto in cui “non è possibile avere via di fuga”, al pari di trovarsi dentro un ascensore chiuso.

Tale situazione può diventare particolarmente invalidante per la persona, in quanto a causa del disturbo possono verificarsi significative ripercussioni negative in ambito lavorativo/scolastico (es. necessità di rinunciare ad un lavoro a causa delle difficoltà nell’utilizzare determinati mezzi di trasporto), familiare (es. conflitti con i familiari causati dalle frequenti richieste di essere accompagnati) e sociale (es. abbandono o riduzione delle relazioni sociali e delle abitudini precedenti all’insorgere del disturbo).

Sulla base del quadro clinico delineato, l’intervento terapeutico in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale è finalizzato ad identificare i fattori cognitivi e comportamentali sottesi all’insorgenza ed al mantenimento della sintomatologia, ovvero durante il percorso psicoterapeutico per la persona impara a riconoscere le sensazioni corporee, i pensieri, le immagini mentali che innescano il circolo vizioso di interpretazioni erronee, reazioni emotive e fisiologiche, e successivamente a ciò, impara a valutare e correggere le interpretazioni scorrette da cui si genera il disturbo.
Parallelamente a ciò, risulta necessario identificare e superare gradualmente i comportamenti protettivi e di evitamento attuati, i quali costituiscono degli importanti fattori di mantenimento delle convinzioni erronee relative alle conseguenze delle sensazioni corporee provate.

Si consiglia la lettura dell’articolo “Disturbo da Attacchi di Panico e Agorafobia”
AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

ARTICOLO: "La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale nel Disturbo da Attacchi di Panico"

Il Disturbo da Attacchi di Panico è caratterizzato dalla presenza di attacchi di panico ricorrenti, seguiti da forte preoccupazione relativa all’eventualità di avere un altro attacco di panico (ansia anticipatoria), alle possibili implicazioni o conseguenze di tali crisi, e da un significativo cambiamento nelle abitudini quotidiane.
Durante un Attacco di Panico la persona sperimenta un’ansia acuta molto intensa, causata da sintomi somatici o cognitivi quali:

tachicardia o palpitazioni;
sensazioni di dispnea o soffocamento;
dolore o fastidio al petto (es. senso di oppressione toracica);
sensazioni di sbandamento o di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata);
nausea o disturbi addominali;
sensazioni di torpore o formicolio, brividi di freddo o vampate di calore, tremori o scosse;
bocca secca o nodo alla gola;
sudorazione accentuata;
sensazione di irrealtà (“derealizzazione”) o sensazione di essere staccati da se stessi (“depersonalizzazione”);
confusione mentale;
paura di perdere il controllo o di impazzire;
paura di morire.
L’attacco di panico raggiunge rapidamente l’apice (in genere, in 10 minuti o meno) e spesso è accompagnato dal bisogno di allontanarsi urgentemente dal luogo in cui si sta manifestando la crisi.

La persona che soffre di Attacchi di Panico è terrorizzata dallo sperimentare alcune sensazioni corporee e mentali, e tale reazione emotiva (terrore) è la conseguenza del modo di interpretare gli stimoli scatenanti.
Si evidenzia, quindi, come il panico costituisce il risultato di un circolo vizioso di ansia, di un vortice di paura, il quale si innesca a fronte di determinate sensazioni fisiche provate dalla persona, le quali vengono erroneamente interpretate come segnali di una imminente catastrofe.
Ad esempio, la sensazione fisica del capogiro può essere interpretata come indicatore di un imminente svenimento, mentre quella dell’aumento del battito cardiaco come attacco cardiaco.
Anche sensazioni mentali, quali una difficoltà di concentrazione o la sensazione di avere pensieri che si accavallano confusamente, possono essere interpretati come catastrofi mentali o sociali, quali perdere il controllo della propria mente o dei propri comportamenti.

La persona che ha esperito uno o più attacchi di panico diventa particolarmente sensibile ad alcune sensazioni corporee, in quanto le interpreta come il segnale di inizio di una nuova crisi; tale idea conduce a mettere in atto un attentissimo auto-monitoraggio focalizzato sui fenomeni del proprio corpo, comportamento disfunzionale che generalmente produce proprio la crisi temuta.
Gli stimoli interni scatenanti a fronte dei quali la persona innesca interpretazioni erronee sono soprattutto quelli associati ad ansia, ma anche le ‘normali’ sensazioni fisiche o cambiamenti delle funzioni fisiologiche possono diventare oggetto di terrore.

Il circolo vizioso, che culmina con l’attacco di panico, dunque, consiste in una sequenza di pensieri, emozioni e sensazioni fisiche che si innesca a partire da un fattore scatenante interno.
In tal senso, uno stimolo interno spiacevole (es. dolore al petto) viene valutato dalla persona come pericoloso, producendo in tal modo uno stato di ansia e i relativi sintomi somatici ad essa associati (es. tachicardia) che, se sono interpretati in modo catastrofico, producono un ulteriore aumento del livello di ansia intrappolando l’individuo in un circolo vizioso, culminante nell’attacco di panico.
I sintomi provati durante un attacco di panico sono così sconvolgenti da indurre nel soggetto un intenso timore di riprovarli, un’autentica “paura della paura”, ossia l’insorgere della cosiddetta “ansia anticipatoria”, a causa della quale la persona si sente costretta a mettere in atto determinati comportamenti (definiti comportamenti di evitamento e protettivi) finalizzati a prevenire il più possibile il verificarsi di ulteriori attacchi.
Tali comportamenti assumono un ruolo di fondamentale importanza nel mantenimento delle convinzioni relative alle conseguenze delle sensazioni fisiche o mentali sperimentate dalla persona.

Il Disturbo da Attacchi di Panico può diventare particolarmente invalidante per la persona, in quanto a causa del problema possono verificarsi pesanti ripercussioni negative nell’ambito lavorativo (es. necessità di rinunciare ad un lavoro a causa delle difficoltà nell’utilizzo di mezzi di trasporto), familiare (es. tensioni interpersonali generate dalle frequenti richieste di essere accompagnati) e sociale (es. abbandono o riduzione delle relazioni sociali e delle abitudini che la persona coltivava precedentemente all’insorgere del disturbo).

In tal senso, si rileva come la riduzione dell’autonomia personale, conseguente al bisogno di attuare i comportamenti protettivi e di evitamento, danneggia gravemente sia la qualità della vita quotidiana della persona che il suo senso di efficacia personale e la stima di sé, creando un grave vissuto di perdita e sofferenza soggettiva.

A fronte delle caratteristiche del problema esaminato, la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale nel Disturbo da Attacchi di Panico è mirata ad individuare gli specifici fattori scatenanti di fronte ai quali la persona innesca la sequenza circolare di interpretazioni erronee, reazioni emotive e manifestazioni somatiche correlate.
Sulla base di ciò, è necessario individuare i fattori cognitivi e comportamentali responsabili del mantenimento del Disturbo da attacchi di panico.
In tale direzione, la persona impara a riconoscere, analizzare e correggere le interpretazioni scorrette e i pensieri catastrofici da cui si genera il problema di cui soffre.
In seguito ad un accurato lavoro di ristrutturazione cognitiva, la persona inizia ad attuare dei graduali cambiamenti comportamentali, imparando a superare progressivamente i comportamenti disfunzionali di evitamento in cui si era imprigionata, mediante graduali esercizi di esposizione alle situazioni fino a quel momento temute ed evitate.

Si consiglia la lettura degli articoli “Disturbo da Attacchi di Panico e Agorafobia” , “Stress, ansia, attacchi di panico”

AUTORE: Dott.ssa Mariangela Gaudio – Psicologa Psicoterapeuta
sedi: Mirano (Venezia) – Padova

ARTICOLO: "Disturbi psicosomatici: l’espressione corporea della sofferenza psicologica"
LINK http://www.mariangelagaudio.it/disturbi-psicosomatici/

Articolo Autore Dott.ssa M. Gaudio "AUTOCRITICA E INSIGHT NEL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO"

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo provoca sofferenze molto intense nella persona che ne soffre, compromettendo seriamente il funzionamento sociale, lavorativo e la qualità della vita nel suo complesso.
La sintomatologia manifestata può infatti ridurre la possibilità di raggiungere obiettivi lavorativi o scolastici adeguati alle capacità e potenzialità della persona; ad esempio, può ritardare o impedire il completamento degli studi o l’assunzione di ruoli lavorativi implicanti maggiori responsabilità. In molti casi determina difficoltà lavorative e conflittualità con i colleghi/superiori, conseguenti, ad esempio, ai ritardi nell’arrivare in ufficio, oppure al rallentamento nell’esecuzione del lavoro causato da estenuanti rituali di controllo.
Inoltre, il DOC compromette le relazioni sociali e familiari incidendo pesantemente anche sulla qualità di vita dei familiari conviventi, i quali sono frequentemente coinvolti nei rituali ossessivi, ritrovandosi ‘obbligati’ a fornire l’ennesima conferma o rassicurazione, oppure ad evitare di entrare in casa con gli abiti percepiti dal paziente come infestati dai germi provenienti dall’ambiente esterno, etc. (v. articolo Psicoeducazione per i familiari nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo).
Infine, la vita quotidiana della persona che soffre di disturbo ossessivo compulsivo può essere significativamente limitata dal marcato evitamento verso tutte quelle situazioni che tipicamente innescano i pensieri ossessivi, attuato nel tentativo di evitare le crisi ossessive ed i conseguenti rituali.
articolo completo link http://www.mariangelagaudio.it/autocritica-consapevolezza-nel-disturbo-ossessivo-compulsivo/

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ARTICOLO "Relazioni conflittuali nella famiglia e nella coppia: la percezione dell’altro e gli schemi sulle relazioni"

Nelle coppie e nelle famiglie si riscontra un insieme di dinamiche relazionali che generano legami causa-effetto complessi, circolari e multidirezionali, nelle reciproche reazioni emotive e comportamentali.
In tal senso ogni membro della relazione presenta aspetti di personalità, da cui discendono determinate modalità di pensiero e comportamento, aspettative, regole e convinzioni, che possono collidere con gli aspetti di personalità di un altro familiare o del partner, conducendo a frequenti incomprensioni, aspri scontri, dolorose insoddisfazioni. V. ARTICOLO COMPLETO http://www.mariangelagaudio.it/difficolta-relazionali/
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