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Antiqua Sarnico
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Galleria d'arte e antiquariato a Sarnico, sul Lago d'Iseo
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Perchè il miracolo di Christo non si fa in Sicilia?
Pubblicato il giorno martedì 14 giugno 2016 14:53

Con tutto il rispetto per la realizzazzione della passerella galleggiante sul lago d'Iseo di Christo, così bene impacchettata e infiocchettata dai media, perchè non trasformare questa idea in una leva per sollevare il mondo (funzione realmente contemporanea dell'arte). Potremmo idealmente collocare l'opera su quel braccio di mare tra la Sicilia e la Libia dove milioni di migranti in fuga cercano disperatamente di camminare sulle acque, spesso venendone inghiottiti e continuando ad alimentare il più grande cimitero subacqueo della storia dell'umanità. Sarebbe certamente una irrealizzabile utopia ma con una forza simbolica dirompente, capace di incrinare i muri di difesa che la placida Europa, adagiata nell'illusione del benessere da difendere ad ogni costo, si ostina ad erigere. D'altra parte non mi sembra che l'apparente ragione che ha governato fino ad oggi gli interventi dei governi ottenga risultati umanamente degni della nostra storia e cultura. Mentre pensavo queste cose, ho scoperto che un gruppo di ragazzi di un liceo bergamasco c'era arrivato prima di me. Sono emozionato per la scoperta di tanti spiriti liberi e vi rimando all'articolo, certo che anche Christo troverebbe in questa soluzione il significato più elevato della riedizione del miracolo di camminare sulle acque. (A.V.)




Pablo Picasso diceva: “L’artista mediocre copia, il genio ruba”. Un insegnamento che gli studenti del Liceo artistico statale Giacomo e Pio Manzù di Bergamo sembrano aver preso alla lettera.
Come ogni anno, in concomitanza dell’ultimo giorno di scuola, il liceo artistico di via Torquato Tasso celebra la ‘Giornata dell’Arte’. Dalle 9.30 alle 13 gli studenti espongono al pubblico i lavori realizzati durante l’anno scolastico e quelli appositamente realizzati per la mostra. E tra i tanti che verranno esposti mercoledì 8 giugno, c’è anche ‘The Floating Bridge’. Un progetto che ha molto a che vedere con ‘The Floating Piers’, l’installazione dell’artista Christo che dal 18 al 3 luglio stenderà sul Lago d’Iseo la celebre passerella: un vero e proprio ponte galleggiante che connetterà la terraferma con Montisola permettendo a chiunque di camminare a pelo d’acqua seguendo il movimento delle onde.
“Partendo dall’opera visionaria di Christo, un artista che i ragazzi hanno avuto modo di studiare anche tra i banchi di scuola – spiega il prof. Enrico De Pascale – gli studenti hanno elaborato un progetto ovviamente utopistico, ma che vuole far riflettere sull’utilità sociale che un’opera del genere potrebbe avere nelle acque del Mar Mediterraneo, dove perdono la vita migliaia di migranti e rifugiati che sfidano il mare ogni giorno per giungere in Europa”.
Nell’idea degli studenti, la passerella collegherebbe la città libanese di Tripoli con l’Isola di Lampedusa e Porto Empedocle, un Comune situato nella provincia siciliana di Agrigento. Ecco qui le immagini del progetto realizzato dagli alunni dell’indirizzo di arti figurative, coordinati da Simone Assi e Cecilia Rizzi della classe 3a L.
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2016-06-14
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L'arte sui giornali. La rassegna stampa di oggi

David Bowie was...
Il mondo dell’arte, non solo inglese, piange David Bowie. Accanto alla sua principale attività di cantante e musicista, dipingeva, collezionava opere e scriveva d’arte, influenzando e facendosi influenzare da molti nomi noti della moda e dell’arte contemporanea. È tuttora in corso in Olanda la retrospettiva «David Bowie is», che dal Museo Victoria & Albert di Londra sta girando in diverse sedi museali nel mondo. [Tutte le testate]

Rutelli candidato italiano per l’Unesco
Le voci di una fine anticipata del mandato della bulgara Irina Bokova, che potrebbe succedere all’Onu a Ban ki-moon, aprono le candidature per la direzione dell’Unesco, a cui aspira in primo luogo Francesco Rutelli (ma si parla anche di Fassino, Giannini e Melandri). Il ministro della Cultura Dario Franceschini approva, ma il premier Matteo Renzi non si è ancora pronunciato. [La Stampa]

Franceschini confida nell’ArtBonus
A Bologna per un’iniziativa sull’ArtBonus al teatro comunale, il ministro Franceschini ha dichiarato che per il meccanismo, che ha già raccolto 57 milioni di euro coinvolgendo 1.426 donatori, dell’ArtBonus, «questo sarà l’anno dell’esplosione», aggiungendo di aspettarsi un maggior impegno da grandi imprese e da privati, perché «un intervento a favore del patrimonio è un distintivo da mettersi all’occhiello». [La Repubblica]

Mibact under attack
Da ieri il Ministero dei Beni culturali è sotto «attacco digitale»: è stata infatti lanciata la campagna «MiBACTtack» per chiedere il ritiro del bando di gara per l’assunzione di 29 volontari del Servizio civile nell'ambito del progetto «Archeologia in cammino» del Giubileo, a favore dell’assunzione da parte del Ministero di veri archeologi, storici dell’arte e archivisti. [La Repubblica]

In vendita un misterioso Bacon
L’opera «Two Figures» fu dipinta da Francis Bacon nel 1975, e subito acquistata da Michael Peppiatt (probabilmente oggi la maggior autorità vivente sul pittore inglese), che l’ha tenuta nascosta per oltre 40 anni. Ma il mistero sta per essere svelato: andrà all’asta da Christie’s il prossimo mese. [The Daily Telegraph]

Legge Grütters, Schultz replica a Naumann
Dopo che l’ex ministro della Cultura tedesco Michael Naumann ha difeso la nuova legge sul possesso dei Beni culturali proposta dalla collega in carica Monika Grütters, Bernd Schultz, socio fondatore della casa d’aste Villa Grisebach di Berlino, gli risponde difendendo il punto di vista degli oppositori, che vedono in questa iniziativa del governo sopratutto un’occasione per fare cassa. [Frankfurter AZ]
di Francesco Martinello, edizione online, 12 gennaio 2016
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Una vita inimitabile
Un mirabile volume ricorda Bernard Berenson, le sue collezioni d’arte, la leggendaria villa dei Tatti

A chi si reca a visitare villa I Tatti alta sui colli tra Fiesole e Settignano, cinta dalla grazia dei sui giardini all’italiana, perennemente verdeggianti di cipressi e bussi, operosa di studi di arte, pare di entrare in una sorta di paradiso terrestre. Un luogo ove la cultura costituisce l’essenza stessa di un vivere superiore. La casa e le collezioni di Bernard Berenson (1865-1959) che costruì la villa e fece progettare i giardini, vi abitò e vi è sepolto, costituiscono il perfetto teatro in cui il celebre conoscitore d’arte si mosse e si esibì per i suoi numerosi visitatori, clienti ed estimatori, per oltre cinquanta anni. L’edificio rustico dei Tatti fu abitato da lui e dalla moglie Mary fin dall’anno 1900 e acquistato nel 1907. Berenson chiamò a progettare la nuova villa gli architetti Geoffrey Scott e Cecil Pinsent, commissionò una grande biblioteca e un giardino all’italiana situato all’interno di una tenuta agricola. Nel tempo i Tatti divennero una casa confortevole, un centro intellettuale di vita cosmopolita, e sulle sue pareti si allinearono collezioni sempre più ricche e selezionate di dipinti italiani rinascimentali. I Berenson vissero ai Tatti fino alla loro morte: nel 1945 Mary, nel 1959 Bernard.

Con un pensiero illuminato Bernard Berenson fin dal 1936 decise di donare la villa, e le sue collezioni di opere d’arte, la biblioteca e la fototeca alla Harvard University. Dopo la sua morte la villa è diventata un attivo centro di ricerca sul Rinascimento Italiano, gestito come un ambitissimo campus estero per gli studenti in visita dagli Stati Uniti. Nell’artificio dei Tatti BB (come lo chiamavano gli amici) mise tutto di sé: le sue corpose sostanze economiche, ottenute vendendo opere italiane ai musei americani, ma soprattutto il suo spirito; al punto che in quello spazio incantato rimase preso dal cerchio magico del suo stesso incantesimo, fino a confondersi e divenire nelle cronache e nei ricordi integrante parte decorativa del luogo. Le eleganti stanze dove ha abitato e che l’università americana ancora usa, hanno mantenuto l’esprit della loro antica vita. I quadri, i libri e le opere collezionate sprigionano ancora l’essenza di un vivere inimitabile che accomuna Berenson a tutta una serie di grandi esteti che popolarono l’Europa della fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento e che si spensero, o meglio, si infransero, con l’avvento delle tecnologie moderne. Berenson è stato uno degli ultimi rappresentanti di una stirpe di storici dell’arte che furono (o cercarono di essere) al contempo eleganti uomini di mondo e fini studiosi, uno degli ultimi di una razza di intellettuali sofisticati (o verniciati per sembrare tali) che oggi sta per disperdersi definitivamente.

Per celebrare Mary e Bernard Berenson, a 150 anni dalla nascita di quest’ultimo, è uscito recentemente il suntuoso e importante volume The Bernard and Mary Berenson Collection of European Paintings at I Tatti: un’ iniziativa necessaria poiché il primo catalogo, edito nel 1962, era ormai da molto tempo introvabile e comunque superato.
A cura di Carl Brandon Strehlke e Machtelt Brüggen Israëls, il volume, di ben 823 pagine magnificamente illustrate, raccoglie e studia in modo esemplare i 149 dipinti collezionati dai Berenson tra la fine del 1890 e i primi decenni del XX secolo, quando Berenson si stava avviando a divenire una autorità internazionale nel settore dell’arte rinascimentale italiana. Il catalogo permette per la prima volta di cogliere a fondo gli interessi intellettuali e il gusto collezionistico dei Berenson e appare come un’opera di grande interesse per la storia dell’arte, uno di quei libri che solo ogni tanto possono essere editi grazie ad un felice incontro fra potenti mezzi economici e qualità di studio. Scritto da un team internazionale che comprende alcuni fra i più importanti storici dell’arte del mondo, è stato favorito nella sua realizzazione dal vasto epistolario di Berenson, dai diari della coppia, dalle loro notazioni presenti nella vastissima fototeca, da inedite fotografie di famiglia. Tutte le schede dei dipinti sono illustrate e corredate da approfonditi studi scientifici e tecnici. Il catalogo comprende saggi sull’evoluzione collezionistica di Berenson, sul suo specifico interesse per la pittura senese, sull’inquietante rapporto con il geniale falsario senese Icilio Federico Joni, sui rapporti di Berenson con il critico Roger Fry, sui murales di René Piot per I Tatti. Completa il volume una serie di 94 schede di dipinti che anticamente erano a I Tatti e che comprende anche le donazioni fatte a musei europei e americani.

Fra le molte interessanti e spesso inedite foto che il volume pubblica ne segnaliamo due in particolare: una, del 1956, ritrae Roberto Longhi in visita ai Tatti, in piedi, in atto di deferente inchino verso BB seduto: «due potestà, due canizie, due esperienze consumate», per dirla con Alessandro Manzoni, si fronteggiano, ma Berenson appare distaccato, altero e con un filo d’ironia nello sguardo. La seconda immagine, sempre del 1956, è un disegno squisito di Pietro Annigoni, che rappresenta Berenson a letto. Del disegno, poco noto, si conoscono tutte le circostanze della realizzazione. Il critico vi appare anziano e fragile, ma vigile e vivo di pensiero, illuminato da una luce quasi ultraterrena: prossimo ormai alla morte e pronto per essere consegnato al mito.


The Bernard and Mary Berenson Collection of European Paintings at I Tatti
a cura di Carl Brandon Strehlke con Machtelt Brüggen Israëls, 804 pp., 180 ill. a colori 40 b/n, Officina Libraria, Milano 2015, € 100,00
di Arabella Cifani, da Il Giornale dell'Arte numero 360, gennaio 2016
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