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Galleria La Linea
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Inauguriamo Sabato 23 maggio alle ore 18 a Montalcino (SI),  la nostra Galleria La Linea – Arte contemporanea – presentando al pubblico una prima esposizione collettiva dei nostri artisti di riferimento.Saranno presenti opere scelte dei pittori Daniele Cestari, Paolo de Cuarto, Luca Grechi, Francesco Barbieri, Michele Guidarini, Enrico Pambianchi; dei fotografi Francesco Minucci e Benedetta Falugi e degli scultori Riccardo Bottazzi ed Antonio Barbieri.

L’esposizione si articolerà nel centro storico di Montalcino, fra i locali della Galleria in Via Mazzini 21 ed il vicino palazzo storico del Comune.
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Mollo tutto e faccio il gallerista. A 41 anni, dopo 10 anni di collezionismo, Matteo Scuffiotti si è deciso al grande passo: lasciare la professione di avvocato per aprire una galleria di arte contemporanea che vedrà la luce sabato 23 maggio alle ore 18.00 in quel di Montalcino, al n. 21 di Via Mazzini. Il nome scelto per questo nuovo spazio è a dir poco programmatico: Galleria La Linea. Un nome, mi spiega Scuffiotti, «scelto senza alcuna esitazione, perché ritengo essenziale il concetto di linea nel disegno, ma soprattutto perché ho sentito il bisogno di realizzare un progetto basato su una visione ferma e coerente dell’offerta artistica, che troppo spesso non ho riscontrato nelle gallerie italiane di medio livello». Nella nostra chiacchierata, a parlare è prima il collezionista che il gallerista e dalle sue parole emerge in modo chiaro la forte motivazione che sta sotto una scelta di vita decisamente radicale. Leggi tutta l’intervista qui.
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Sono nato e cresciuto a Ostellato (Ferrara). Anno 1969. Ottima annata per lo Chateau Mouton Rothschild rosso!
La passione per l’arte mi accompagna sin da bambino. La curiosità mi ha sempre spinto a sperimentare e ricercare, da autodidatta, le tecniche artistiche. Sconfinavo tra gli innumerevoli media manipolando tecniche pittoriche e improvvisazioni materiche.
Cambiavo continuamente, ero vivace, impetuoso, instancabile. Lo sono ancora! A Ostellato, all’inizio degli anni ‘90, sono stato tra i fondatori di un gruppo, ideatore di un evento presso la “COVATO”, a quel tempo gestita dal famoso chef Igles Corelli. L’iniziativa artistica era dedicata a una ricerca iconografica sulla vita e sul mondo di Toulouse Lautrec.
Fino alla fine degli anni ’90 ho continuato a sperimentare la pittura figurativa scegliendo soggetti di matrice classica utilizzando gessetti e olio. In quel periodo ero fortemente condizionato dal linguaggio del pittore modenese Wainer Vaccari cui sono legato da una affettuosa amicizia. Un’influenza sulla mia pittura giovanile la devo anche, in un certo qual modo, al maestro Remo Brindisi, che ho avuto la fortuna di conoscere.
Con l’arrivo degli anni duemila qualcosa si è trasformato nel mio modo di affrontare i codici classici e ho iniziato a inoltrarmi, prima, verso il linguaggio informale astratto per approdare, in seconda battuta, al figurativo informale, indagato attraverso tecniche miste.
Ho così iniziato a ritrarre i personaggi dei fumetti, con particolare predilezione per Steve Rogers a.k.a Captain America ma, soprattutto, la “creatura” del moderno Prometeo meglio conosciuta come Frankenstein. Riproducendo sino all’ossessione il personaggio del romanzo di Mary Shelley (1816/17) ho iniziato a sperimentare la tecnica del collage. È iniziato così un processo di sintesi tra tecnica e soggetto in un percorso simbiotico che mi ha portato verso la maturità artistica e verso la ricerca di commistione sempre più ardita tra l’uso del collage associato ad altre tecniche pittoriche, olio, resine, colature plastiche, pastelli, incisioni.
Tutto questo come a voler rincorrere quel senso di lordura, eterogeneità e apparente insensatezza, che generano stati d’inquietudine in chi osserva i miei lavori. Ho cercato e ricreato lo stesso effetto di terrore che provavo davanti alla sublime creatura di Frankenstein.

Negli ultimi anni continuando a mettere a punto la mia ormai distintiva tecnica mista, ho indagato nuovi soggetti, divertendomi a rivisitarli e deformarli, dai ritratti fiamminghi di Rembrandt e Velasquez, ai film di Michelangelo Antonioni. La luce, nelle mie pitture, ha un ruolo molto rilevante.
Una parte della mia maturità artistica, non matura, la devo anche alle ricerche sul sensazionalismo. Spesso mi ritrovo ad attingere, in maniera involontaria, dalle Teste ritratte da Chuck Close e nella sua febbrile investigazione artistica. Alcune mie opere del passato, si trovano all’interno di collezioni private tra cui la quadreria di Rina Cavallini, meglio conosciuta come mamma Sgarbi, mentre, una parte della mia recente produzione artistica la si può trovare presso un importante collezionista fiorentino. Tutto il mio archivio di opere passate e recenti e in corso di realizzazione si possono vedere presso il Centro Studi Dante Bighi di Copparo, Ferrara.

I was born and raised in Ostellato (Ferrara), Italy in 1969. Good year for the Chateau Mouton Rothschild red!
Currently I live and work in Portomaggiore. The passion for art has always been part of me since I was a child and I was always curious about the ever-changing painting techniques.
Moving through boundless art forms I manipulated these painting techniques and improvised with different materials. I kept on changing; I was as lively impulsive and restless as I am now!
In the early 90’s in Ostellato I was one of the co-founder of an artists’ circle that organized a famous event with celebrity chef Igles Corelli: an iconographic analysis of the work and life of Toulouse Lautrec.

Since then I managed to exhibit my art at “Zanolini Arte” and “Circolo Ravellino Ferrara” events. Also some of my work is part of the Rina Cavallini Collection as know as mom of Vittorio Sgarbi.
Until the end of the 90’s I experimented the figurative art on classical subjects using chalks and oil. During that time I was inspired by the work of Modena painter Wainer Vaccari who later I started a close friendship with. With the turn of the century something changed in my way of reading the classics and I started approaching the figurative art with an informal style and with a different use of techniques. I portrayed comic books characters such as Captain America but above all “the creature”, the modern Prometheus: Frankenstein.

After obsessively depicting Mary Shelley’s character, dr. Victor von Frankenstein, I started experimenting the collage technique. From then on the subject and the technique of my paintings developed together defining my artistic maturity and pushing me to explore new painting media and techniques like oil, resin, plastic moulding, crayon, engraving all trying to capture and convey a sense of dirtiness, heterogeneity and nonsense that generates discomfort to the viewer; as I felt uncomfortable and horrified in front of the sublime creature of Frankenstein when I first saw it. The use of light in my paintings plays a very important role too. Part of my artistic maturity/immaturity is also due to my research into sensationalism.
I find myself often unintentionally inspired by Chuck Close portraits and his manic investigation into the art.
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Francesco Minucci (1974) è nato in Toscana dove vive e lavora.
Da sempre è rimasto affascinato dal mondo delle arti visive, ma solo in seguito trova nella fotografia e nel video i suoi mezzi ideali di espressione.
Frequenta a Firenze la Fondazione Studio Marangoni, dove apprende le tecniche di camera oscura e fine art e consegue il diploma di fotografia still-life presso il C.F.P. di San Colombano (FI).
I suoi lavori, frutto di una paziente ricerca, vogliono raccontare il nostro presente in veste teatrale, con il desiderio di denunciare ma soprattutto di provocare, creando una sottile linea di confine tra il reale e il surreale. Delle sue opere è fotografo ma anche costumista e scenografo; cura personalmente ogni dettaglio, dai personaggi ai luoghi, che diventano attori e palcoscenici delle sue visioni.

Le sue opere sono state esposte presso gallerie, istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero ottenendo vari riconoscimenti.

Francesco Minucci (1974) was born in Tuscany, where he lives and works.
It has always been fascinated by the world of the visual arts, but only later found in photography and video in her ideals means of expression.
He attended the Foundation Studio Marangoni in Florence, where he learned the techniques of darkroom and fine art and graduated in photography still-life at the CFP St. Colombano (FI).

His works, the result of painstaking research, want to tell our present as theatrical, with the desire to denounce but mostly cause, creating a thin line between the real and the surreal.
Of his works is a photographer but also costume and set designer; personally oversees every detail, from the characters to the places that become actors and stages of his visions.

His works have been exhibited in galleries, public and private institutions in Italy and abroad have received various awards.
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Classe 1981, Michele Guidarini è considerato un giovane talento italiano di riconosciuta personalità internazionale.
Artista eclettico e di grande forza espressiva, Guidarini affonda le radici della sua ispirazione in un territorio ricco di suggestioni, a metà strada tra il misticismo barocco e l’immaginario tipico della musica punk. Ha studiato grafica pubblicitaria per poi diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Proprio lo studio della pittura gli ha fatto capire l’uso raffinato del pennello non gli apparteneva.
La tecnica che utilizza è, oggi, un mixed-media di penne, pennini, pennarelli su carta e materiali di riciclo vari, spray e collage, passando per il tatuaggio su cotenna di maiale.
Ispirato da sempre dall’opera di artisti del calibro di Bacon, Goya e Basquiat, Michele Guidarini ha iniziato ad appassionarsi alla Low Brow Art attratto dall’estetica dark e pop per il suo impatto visivo.
Rolling Stone, Tattoo Life e ArtGallery Milano lo presentano come uno dei talenti emergenti di maggior valore in Italia. Questo giovane artista gioca con le forme e le icone, esprime nelle sue opere un’ironia che spesso stride tra amore e morte, tristezza ed euforia, colore e bianco e nero, dramma e comicità. Gioca con i simboli religiosi e politici che hanno segnato la nostra storia e che influenzano il presente, con il concetto “la vita è bella” nella molteplicità delle visioni dell’uomo.

In Italia ha esposto a Napoli, Lecce, Firenze, Milano, Roma, Firenze, Perugia, Salerno, Carrara, Grosseto ed all’estero a Los Angeles, Barcellona, Parigi, Hong Kong, Vancouver and Berlino. Hanno parlato di lui Vanity Fair, Inside Art, La Repubblica, L’Espresso, ArtGallery Milano, Rooms Magazine, Pavement Zine, Doodlers Anonymous, Makeartmehappy, Bisk8 Visual, Organiconcrete, Special Café, Ziguline, Collater.al, Frizzi Frizzi, Enquire Mag, Wait Mag, Marte Magazine, GetInspiredMagazine e tanti altri.
Attualmente collabora con il Brand di abbigliamento Superology per il quale ha creato una linea tutta sua.

Le gallerie con cui lavora sono: Rue de Beauce (Parigi), Artevistas Gallery (Barcellona), Toy Art Gallery (Los Angeles), Centro de Arte Mutuo (Barcellona), Misch Masch Gallery (Hong Kong) e White Noise Gallery (Roma).
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Nato nel 1985 Grosseto, vive e lavora a Roma.
Dal 2004 al 2008 ha viaggiato tra l’America centrale, il sud America e la Francia. Si stabilisce poi a Roma dove nel 2010 consegue il diploma di laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Collabora con l’artista e docente Enzo Orti, ideatore di un progetto di interventi artistici sul territorio italiano intitolato Dia Logos, per cui è edito un catalogo nel 2012.
Come scrive Isabella Vitale, la sua ricerca artistica si articola “tra metodo e immaginazione, dove prevale la necessità del fare, inteso come atto di creazione-evoluzione. Tutto è definito, ma niente è definitivo, come gli elementi che ritornano spesso nei suoi lavori: l’uomo, le piante, i solidi”.
Tra le mostre personali più recenti: Un sasso sul mare, ( Chiesa dei Bigi, Grosseto, 2015, Sinkhole (Galleria Artothèque de Rome, Roma, 2013); Insiede Out (Cassero Senese, Grosseto, 2013); Add and Remove (Galleria Art.Lab Arte Contemporanea, Grosseto, 2012). Tra le mostre collettive più recenti: The Grass Grows,( Basel, 2014), Ginkgo,( Roma 2014), Petit Bijoux,( Babylon Gallery, Roma, 2013-2014); Censured (Visiva Città dell’immagine, Roma, 2013);L’acqua (finalista Premio Basi, Cassero Senese, Grosseto, 2012).

Luca Grechi was born in 1985 in Grosseto, lives and works in Rome.
From 2004 to 2008 he traveled between Central America, South America and France. It settled then in Rome where in 2010 he obtained a degree in painting at the Academy of Fine Arts. He works with the artist and professor Enzo Orti, creator of a project of artistic interventions on the Italian territory entitled Dia Logos, so it is published a catalog in 2012.
As Isabella Vitale writes, his artistic articulates “between method and imagination where it prevails the necessity of doing, as an act of creation-evolution. Everything is defined, but nothing is definitive, as the elements that are often returned in his works: the man, the plants, the solid “.

Among the most recent solo exhibitions: Un sasso sul mare, ( Chiesa dei Bigi, Grosseto, 2015, Sinkhole (Galleria Artothèque de Rome, Roma, 2013); Insiede Out (Cassero Senese, Grosseto, 2013); Add and Remove (Galleria Art.Lab Arte Contemporanea, Grosseto, 2012). Tra le mostre collettive più recenti: The Grass Grows,( Basel, 2014), Ginkgo,( Roma 2014), Petit Bijoux,( Babylon Gallery, Roma, 2013-2014); Censured (Visiva Città dell’immagine, Roma, 2013);L’acqua (finalista Premio Basi, Cassero Senese, Grosseto, 2012).
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Paolo De Cuarto (all’anagrafe Paolo Scozzafava) nasce a Catanzaro nel 1972, è il quarto di cinque figli maschi (da qui lo pseudonimo De Cuarto).
La prima tappa della sua formazione ha luogo in Calabria, dove inzia la sua ricerca sull’utilizzo della materia e della plasticità dell’immagine. Nel 1994 De Cuarto si trasferisce a Milano dove frequenta gli ambienti artistici dell’Accademia di Brera e dello storico Bar Jamaica, e dove inizia a affinare la sua passione per tutte le forme artistiche espressive che lo portano a trasferirsi, per motivi di ricerca e studio, per tre anni in Spagna.
Ritornato, più maturo e consapevole, a Milano, inizia a collaborare come assistente artistico nello studio del Maestro Mimmo Rotella. Da questa esperienza nasce un grande sodalizio intellettuale con il Maestro e la sua “vera formazione artistica”, come ama ricordare. La collaborazione tra i due finisce alla fine del 2002 quando Paolo inizia a percorrere autonomamente la sua strada nel mondo dell’arte.
Le sue opere sono conservate all’interno di importanti collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.

Paolo De Cuarto (forename Paolo Scozzafava) was born in Catanzaro, in year 1972, he’s the fourth of five sons (that’s where his nom de plume, De Cuarto, comes from).
The first step of his formation took place in Calabria, where he starts his research on the usage of the material and on image plasticity. In 1994 De Cuarto moves to Milan, where he attends the artistic environment of the Brera Academy and of the historic Bar Jamaica, and here’s where he starts perfecting his passion for every form of expressive art, which led him to move for three years in Spain, in order to go ahead with his research and study.

Once he came back to Milan, more mature and aware, he begins to collaborate as an artistic assistant in the studio of the Master Mimmo Rotella. From this experience, a great intellectual fellowship with the Master and his “real artistic formation”, as he likes to recall, take place. The collaboration between the two ends in 2002, when Paolo begins to walk independently his path towards the world of art.
His artworks are kept in important private and public collections in Italy and abroad.
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