IL FASCINO DEI CAFFÈ ARTISTICI DI PARIGI.
Dal Blog Inchiostronero.
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Numerosi sono i Caffè parigini che dalla seconda metà dell’Ottocento hanno ospitato nomi illustri della letteratura, dell’arte e della filosofia.

Nel 1972, in piena Rivoluzione Francese, si contavano nella sola Parigi più di settecento caffè, tutti caratterizzati da una incredibile vivacità culturale.
In un mondo ancora ben lontano dall’utilizzo di moderni mezzi di comunicazione come radio e televisione, le notizie potevano circolare solo tramite la carta stampata e il conseguente passaparola tra le persone; ad un certo punto intellettuali, studenti e politici iniziarono ad incontrarsi con sempre maggior frequenza all’interno di tali esercizi pubblici, dove, davanti ad una buona tazza di caffè o ad un bicchiere di vino, discutevano animatamente della realtà che li circondava.
Spesso venivano a costituirsi dei veri e propri circoli, che con il tempo si trasformarono in associazioni politiche vere e proprie, i cosiddetti “club”, simili a piccoli partiti, che tanta importanza avrebbero assunto nel periodo rivoluzionario, in seno ai quali si discuteva di politica, si intrecciavano alleanze, si ordivano complotti e, in sostanza, si sognava e si tentava di dare al Paese un futuro diverso dal difficile presente.
I caffè parigini non erano frequentati solo da persone altolocate e istruite, ma anche da gente di bassa estrazione sociale; anche se solo i primi potevano permettersi di gustare i piatti più elaborati e costosi come zuppe e paté, mentre i secondi dovevano accontentarsi della più frugale “zuppa parigina”, ovvero pane e acqua, l’intento degli uni e degli altri era il medesimo: cambiar volto alla Francia.

Foto animata
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