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Manuela Bonci
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“Il vizio più costoso nel mondo non è l'eroina ma la celluloide, e io ho bisogno di una dose ogni due anni.” (Steven Spielberg, 1979)
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I CineEvergreen. Game of Thrones.
"Il potere risiede dove un uomo crede che risieda. Nulla di più, nulla di meno.» «Vuoi dire che il potere è un trucco da guitti?» «Voglio dire che è nient’altro che un’ombra sul muro ... Ma le ombre possono uccidere. E, certe volte, un uomo molto piccolo pu...

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"Qualcosa di visto": Blow Dry-Never Better. Commedia ironica da tenere in archivio.

   Raramente ficco il naso nel genere comedy ma "Blow Dry" è una tra le pochissime commedie che continuo ad apprezzare e che secondo me merita di essere recuperata. Diretta da Paddy Breathnach nel 2001, conosciuta anche come Never Better, raccoglie un cast convincente in una pellicola piuttosto semplice ma piacevolissima nella visione.  
Alan Rickman nei panni di Phil gestisce con suo figlio (giovanissimo Josh Hartnett) una barbieria, mentre la sua ex moglie Shelley (Natasha Richardson) gestisce un salone con la sua compagna Sandra (Rachel Griffiths). Approda in città l'annuale British Hairdressing Championship, celebre conscorso per parrucchieri dove si scontrano i grandi stilisti del capello tra cui, vincitore indiscusso, c'è Ray (Bill Nighy, che nel film ha uno stile da fuori classe come sempre) con sua figlia Christina (Rachael Leigh Cook). 
Molto lineare ma non monotona. E' una pellicola che si lascia guardare con facilità e che può essere apprezzata per il cast convincente. I punti di forza sono ovviamente i pilastri maschili Rickman e Nighy, che regalano i momenti più briosi del film. L'uno che ha un paio di forbici da parrucchiere tatuato sotto la pianta del piede e l'altro con i brillantini al viso (con la solita espressione alla Nighy che già basta di suo). Le presenze femminili regalano al film le note più dolci e amare allo stesso tempo. Shelley malata di cancro, Sandra innamorata e non accettata dalla (ex) famiglia della compagna. Molto molto bella la sequenza del film dove appare Rosemary Harris nei panni di una vecchina cieca che farà vincere una sfida importante nella gara. Momenti simpatici ce ne sono: vengono pettinati i cadaveri all'obitorio, la fichetta bionda del gruppo rivale si fa acconciare a cuoricino la patonza... Insomma c'è ilarità al punto giusto. 
Concludo con una citazione del film che metto tra i miei personali CineEvergreen, ed è la battuta di Rickman mentre presenta la compagna della ex moglie, che lui stesso acconcia per la sfida Total Look della gara e che ovviamente li farà vincere...
"Sandra as ... Sandra."

Ndr. Ho visto Blow Dry solo in lingua originale, mai trovato in italiano. Il film è andato in onda in Tv ma non ho certezza che sia stato masterizzato per il noleggio o la vendita. Chi ne sa più di me ben venga!

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"Qualcosa di visto": Blow Dry-Never Better. Commedia ironica da tenere in archivio.

   Raramente ficco il naso nel genere comedy ma "Blow Dry" è una tra le pochissime commedie che continuo ad apprezzare e che secondo me merita di essere recuperata. Diretta da Paddy Breathnach nel 2001, conosciuta anche come Never Better, raccoglie un cast convincente in una pellicola piuttosto semplice ma piacevolissima nella visione.  
Alan Rickman nei panni di Phil gestisce con suo figlio (giovanissimo Josh Hartnett) una barbieria, mentre la sua ex moglie Shelley (Natasha Richardson) gestisce un salone con la sua compagna Sandra (Rachel Griffiths). Approda in città l'annuale British Hairdressing Championship, celebre conscorso per parrucchieri dove si scontrano i grandi stilisti del capello tra cui, vincitore indiscusso, c'è Ray (Bill Nighy, che nel film ha uno stile da fuori classe come sempre) con sua figlia Christina (Rachael Leigh Cook). 
Molto lineare ma non monotona. E' una pellicola che si lascia guardare con facilità e che può essere apprezzata per il cast convincente. I punti di forza sono ovviamente i pilastri maschili Rickman e Nighy, che regalano i momenti più briosi del film. L'uno che ha un paio di forbici da parrucchiere tatuato sotto la pianta del piede e l'altro con i brillantini al viso (con la solita espressione alla Nighy che già basta di suo). Le presenze femminili regalano al film le note più dolci e amare allo stesso tempo. Shelley malata di cancro, Sandra innamorata e non accettata dalla (ex) famiglia della compagna. Molto molto bella la sequenza del film dove appare Rosemary Harris nei panni di una vecchina cieca che farà vincere una sfida importante nella gara. Momenti simpatici ce ne sono: vengono pettinati i cadaveri all'obitorio, la fichetta bionda del gruppo rivale si fa acconciare a cuoricino la patonza... Insomma c'è ilarità al punto giusto. 
Concludo con una citazione del film che metto tra i miei personali CineEvergreen, ed è la battuta di Rickman mentre presenta la compagna della ex moglie, che lui stesso acconcia per la sfida Total Look della gara e che ovviamente li farà vincere...
"Sandra as ... Sandra."

Ndr. Ho visto Blow Dry solo in lingua originale, mai trovato in italiano. Il film è andato in onda in Tv ma non ho certezza che sia stato masterizzato per il noleggio o la vendita. Chi ne sa più di me ben venga!

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"Qualcosa di visto": Blow Dry-Never Better. Commedia ironica da tenere in archivio.

   Raramente ficco il naso nel genere comedy ma "Blow Dry" è una tra le pochissime commedie che continuo ad apprezzare e che secondo me merita di essere recuperata. Diretta da Paddy Breathnach nel 2001, conosciuta anche come Never Better, raccoglie un cast convincente in una pellicola piuttosto semplice ma piacevolissima nella visione.  
Alan Rickman nei panni di Phil gestisce con suo figlio (giovanissimo Josh Hartnett) una barbieria, mentre la sua ex moglie Shelley (Natasha Richardson) gestisce un salone con la sua compagna Sandra (Rachel Griffiths). Approda in città l'annuale British Hairdressing Championship, celebre conscorso per parrucchieri dove si scontrano i grandi stilisti del capello tra cui, vincitore indiscusso, c'è Ray (Bill Nighy, che nel film ha uno stile da fuori classe come sempre) con sua figlia Christina (Rachael Leigh Cook). 
Molto lineare ma non monotona. E' una pellicola che si lascia guardare con facilità e che può essere apprezzata per il cast convincente. I punti di forza sono ovviamente i pilastri maschili Rickman e Nighy, che regalano i momenti più briosi del film. L'uno che ha un paio di forbici da parrucchiere tatuato sotto la pianta del piede e l'altro con i brillantini al viso (con la solita espressione alla Nighy che già basta di suo). Le presenze femminili regalano al film le note più dolci e amare allo stesso tempo. Shelley malata di cancro, Sandra innamorata e non accettata dalla (ex) famiglia della compagna. Molto molto bella la sequenza del film dove appare Rosemary Harris nei panni di una vecchina cieca che farà vincere una sfida importante nella gara. Momenti simpatici ce ne sono: vengono pettinati i cadaveri all'obitorio, la fichetta bionda del gruppo rivale si fa acconciare a cuoricino la patonza... Insomma c'è ilarità al punto giusto. 
Concludo con una citazione del film che metto tra i miei personali CineEvergreen, ed è la battuta di Rickman mentre presenta la compagna della ex moglie, che lui stesso acconcia per la sfida Total Look della gara e che ovviamente li farà vincere...
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Ndr. Ho visto Blow Dry solo in lingua originale, mai trovato in italiano. Il film è andato in onda in Tv ma non ho certezza che sia stato masterizzato per il noleggio o la vendita. Chi ne sa più di me ben venga!

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"Qualcosa di visto": Blow Dry-Never Better. Commedia ironica da tenere in archivio.

   Raramente ficco il naso nel genere comedy ma "Blow Dry" è una tra le pochissime commedie che continuo ad apprezzare e che secondo me merita di essere recuperata. Diretta da Paddy Breathnach nel 2001, conosciuta anche come Never Better, raccoglie un cast convincente in una pellicola piuttosto semplice ma piacevolissima nella visione.  
Alan Rickman nei panni di Phil gestisce con suo figlio (giovanissimo Josh Hartnett) una barbieria, mentre la sua ex moglie Shelley (Natasha Richardson) gestisce un salone con la sua compagna Sandra (Rachel Griffiths). Approda in città l'annuale British Hairdressing Championship, celebre conscorso per parrucchieri dove si scontrano i grandi stilisti del capello tra cui, vincitore indiscusso, c'è Ray (Bill Nighy, che nel film ha uno stile da fuori classe come sempre) con sua figlia Christina (Rachael Leigh Cook). 
Molto lineare ma non monotona. E' una pellicola che si lascia guardare con facilità e che può essere apprezzata per il cast convincente. I punti di forza sono ovviamente i pilastri maschili Rickman e Nighy, che regalano i momenti più briosi del film. L'uno che ha un paio di forbici da parrucchiere tatuato sotto la pianta del piede e l'altro con i brillantini al viso (con la solita espressione alla Nighy che già basta di suo). Le presenze femminili regalano al film le note più dolci e amare allo stesso tempo. Shelley malata di cancro, Sandra innamorata e non accettata dalla (ex) famiglia della compagna. Molto molto bella la sequenza del film dove appare Rosemary Harris nei panni di una vecchina cieca che farà vincere una sfida importante nella gara. Momenti simpatici ce ne sono: vengono pettinati i cadaveri all'obitorio, la fichetta bionda del gruppo rivale si fa acconciare a cuoricino la patonza... Insomma c'è ilarità al punto giusto. 
Concludo con una citazione del film che metto tra i miei personali CineEvergreen, ed è la battuta di Rickman mentre presenta la compagna della ex moglie, che lui stesso acconcia per la sfida Total Look della gara e che ovviamente li farà vincere...
"Sandra as ... Sandra."

Ndr. Ho visto Blow Dry solo in lingua originale, mai trovato in italiano. Il film è andato in onda in Tv ma non ho certezza che sia stato masterizzato per il noleggio o la vendita. Chi ne sa più di me ben venga!

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"Qualcosa di visto": Blow Dry-Never Better. Commedia ironica da tenere in archivio.
   Raramente ficco il naso nel genere comedy ma " Blow Dry " è una tra le pochissime commedie che continuo ad apprezzare e che secondo me merita di essere recuperata. Diretta da Paddy Breathnach nel 2001, conosciuta anche come Never Better, raccoglie un cas...

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I CineEvergreen. Oblivion.
"Vaffanculo Sally." Oblivion (2013) Regia di Joseph Kosinski Jack Harper / Tom Cruise

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World Invasion. Backstage
  
   Tanto abituati a vedere film sugli alieni così quanto abituati a vedere quelli di guerra. Ma se si fondono due generi così longevi quali sono entrambi, il risultato può essere simile a quello ottenuto da World Invasion (2011) di Jonathan Liebesman. 
Non mi soffermo sul film in sè, nè sul cast o sulla vicenda narrata ma quello che ho trovato interessante di questa pellicola è l'idea di base e la sua realizzazione tecnica, scenica e pratica. 
Il film è un documentario di guerra su un'invasione aliena a Los Angeles. E già la cosa in sè è accattivante perchè lo stile documentario su una narrativa offre un'ottica piuttosto originale rispetto a ciò a cui siamo abituati. Non viene raccontata un'invasione globale ma c'è assoluta specificità. E' l'ottica di una squadra di Marines, e il brivido che si sperimenta durante la visione è quello della loro sopravvivenza. Si ha tempo per conoscere ogni personaggio e muoversi con loro per le strade invase. 
   La difficoltà primaria sta nel trovare un giusto equilibrio tra il genere guerra e fantascienza. Liebesman risolve il problema aggiungendo ad un documentario un'angolazione da cinema verità. La pellicola infatti è ricca di movimento come un action movie. Ci sono riprese dall'elicottero, sopra e sotto acqua, ci sono esplosioni, sporcizia e rapidità. Non mancano elementi di un "grande" film, quali suspance, brivido classico degli alieni, uniti alla precisione realistica di un documentario.
La ripresa è manuale, camera a braccia dalle angolazioni più disparate. I cameramen giravano sui camion, sopra i tetti, da dietro il fuoco e questo richiedeva un lavoro di squadra piuttosto complesso poichè le cineprese erano disposte ovunque sul setting. Liebesman cercava naturalezza, ecco perchè gli operatori giravano a due passi dalle esplosioni ricreate sul set e gli stessi interpreti non venivano avvertiti di rumori o suoni improvvisi durante le riprese. La difficoltà di girare sullo schermo blu è per gli attori quella di spingersi oltre la recitazione. Quando non si ha davanti un'immagine reale di ciò che si inscena, come nel caso degli alieni fisicamente assenti nel set (o quasi, dato che solo un alieno di 2,40 m era stato riprodotto e usato nella sequenza della autopsia, e gli altri riprodotti in post production con la CG), l'attore deve immaginare la minaccia e reagire di conseguenza. Liebesman aiuta il suo cast con rumori assordanti improvvisi che innesca reazioni naturali. Tutto viene filmato, anche battute fuori dal copione. Nella ricerca della realisticità vengono anche sfruttati consulenti militari che effettivamente mettono del loro nelle sequenze belliche. Sono loro a dire come avrebbero dovuto disporsi i Marines in un'azione di salvataggio di civili, quando e come muoversi ecc...
   Il lavoro di presentazione di Liebesman ha entusiamato i produttori per primi e poi la Sony. Lui concorreva con altri registi alla realizzazione del film e per la sua presentazione ai produttori ha proposto una realizzazione digitale di come pensava il film. In cinque borse aveva messo immagini, fotografie di militari, bozzetti degli alieni, ecc. Si è ispirato ai videogames moderni, pescando anche da YouTube, e con software di CG ha ricreato il set e il design grafico degli alieni. Per i produttori era cosa fatta, ma toccava convincere gli studio e così Liebesman prende il cast, lo porta sul set un giorno intero e filma. Filma "a caso" movimenti, battute, sequenze tipiche da documentario, creando una sorta di trailer d'azione in stile game del film, da presentare allo studio.
Ovviamente ce la fa e anzi, pare che il suo lavoro sia ancora richiesto da vari produttori di Hollywood come riferimento da proporre ai loro registi nella fase di preparazione di un film. Liebesman ha impiegato tanto tempo e denaro per una sola realizzazione grafica, senza la certezza di essere scelto, che la cosa non è rimasta inosservata.
   Il set: reale. Disponevano di armi, un elicottero militare, divise. C'era ovunque roba incendiata, sporca. Solo gli alieni sono stati creati con la computer grafica e (a parte quello fisicamente creato che citavo prima) si muovevano sul set un paio di operatori con tute adattate che simulavano gli spostamenti degli ET. L'intento era quello di creare un design dell'alieno completamente originale, che non traesse idee dalle cinematografie precedenti. Gli ideatori attingono molto dalla natura, pensando ad un lungo tentacolo che si trascina da una gamba e facendoli muovere quasi strisciando sul pavimento. L'alieno doveva essere minaccioso e paradossalmente credibile.
   Che il film in sè possa essere piaciuto o meno, sia agli amanti di genere bellico che a quelli di sci-fi, è cosa discutibile. Da apprezzare in World Invasion è la creatività tecnica e la ricerca di qualità che sono di valore aggiunto alla pellicola. Personalmente ho apprezzato il film e mi è piaciuto soprattutto rivivere quella atmosfera carica che mi ricordava tanto Black Hawk Down.

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World Invasion. Backstage
  
   Tanto abituati a vedere film sugli alieni così quanto abituati a vedere quelli di guerra. Ma se si fondono due generi così longevi quali sono entrambi, il risultato può essere simile a quello ottenuto da World Invasion (2011) di Jonathan Liebesman. 
Non mi soffermo sul film in sè, nè sul cast o sulla vicenda narrata ma quello che ho trovato interessante di questa pellicola è l'idea di base e la sua realizzazione tecnica, scenica e pratica. 
Il film è un documentario di guerra su un'invasione aliena a Los Angeles. E già la cosa in sè è accattivante perchè lo stile documentario su una narrativa offre un'ottica piuttosto originale rispetto a ciò a cui siamo abituati. Non viene raccontata un'invasione globale ma c'è assoluta specificità. E' l'ottica di una squadra di Marines, e il brivido che si sperimenta durante la visione è quello della loro sopravvivenza. Si ha tempo per conoscere ogni personaggio e muoversi con loro per le strade invase. 
   La difficoltà primaria sta nel trovare un giusto equilibrio tra il genere guerra e fantascienza. Liebesman risolve il problema aggiungendo ad un documentario un'angolazione da cinema verità. La pellicola infatti è ricca di movimento come un action movie. Ci sono riprese dall'elicottero, sopra e sotto acqua, ci sono esplosioni, sporcizia e rapidità. Non mancano elementi di un "grande" film, quali suspance, brivido classico degli alieni, uniti alla precisione realistica di un documentario.
La ripresa è manuale, camera a braccia dalle angolazioni più disparate. I cameramen giravano sui camion, sopra i tetti, da dietro il fuoco e questo richiedeva un lavoro di squadra piuttosto complesso poichè le cineprese erano disposte ovunque sul setting. Liebesman cercava naturalezza, ecco perchè gli operatori giravano a due passi dalle esplosioni ricreate sul set e gli stessi interpreti non venivano avvertiti di rumori o suoni improvvisi durante le riprese. La difficoltà di girare sullo schermo blu è per gli attori quella di spingersi oltre la recitazione. Quando non si ha davanti un'immagine reale di ciò che si inscena, come nel caso degli alieni fisicamente assenti nel set (o quasi, dato che solo un alieno di 2,40 m era stato riprodotto e usato nella sequenza della autopsia, e gli altri riprodotti in post production con la CG), l'attore deve immaginare la minaccia e reagire di conseguenza. Liebesman aiuta il suo cast con rumori assordanti improvvisi che innesca reazioni naturali. Tutto viene filmato, anche battute fuori dal copione. Nella ricerca della realisticità vengono anche sfruttati consulenti militari che effettivamente mettono del loro nelle sequenze belliche. Sono loro a dire come avrebbero dovuto disporsi i Marines in un'azione di salvataggio di civili, quando e come muoversi ecc...
   Il lavoro di presentazione di Liebesman ha entusiamato i produttori per primi e poi la Sony. Lui concorreva con altri registi alla realizzazione del film e per la sua presentazione ai produttori ha proposto una realizzazione digitale di come pensava il film. In cinque borse aveva messo immagini, fotografie di militari, bozzetti degli alieni, ecc. Si è ispirato ai videogames moderni, pescando anche da YouTube, e con software di CG ha ricreato il set e il design grafico degli alieni. Per i produttori era cosa fatta, ma toccava convincere gli studio e così Liebesman prende il cast, lo porta sul set un giorno intero e filma. Filma "a caso" movimenti, battute, sequenze tipiche da documentario, creando una sorta di trailer d'azione in stile game del film, da presentare allo studio.
Ovviamente ce la fa e anzi, pare che il suo lavoro sia ancora richiesto da vari produttori di Hollywood come riferimento da proporre ai loro registi nella fase di preparazione di un film. Liebesman ha impiegato tanto tempo e denaro per una sola realizzazione grafica, senza la certezza di essere scelto, che la cosa non è rimasta inosservata.
   Il set: reale. Disponevano di armi, un elicottero militare, divise. C'era ovunque roba incendiata, sporca. Solo gli alieni sono stati creati con la computer grafica e (a parte quello fisicamente creato che citavo prima) si muovevano sul set un paio di operatori con tute adattate che simulavano gli spostamenti degli ET. L'intento era quello di creare un design dell'alieno completamente originale, che non traesse idee dalle cinematografie precedenti. Gli ideatori attingono molto dalla natura, pensando ad un lungo tentacolo che si trascina da una gamba e facendoli muovere quasi strisciando sul pavimento. L'alieno doveva essere minaccioso e paradossalmente credibile.
   Che il film in sè possa essere piaciuto o meno, sia agli amanti di genere bellico che a quelli di sci-fi, è cosa discutibile. Da apprezzare in World Invasion è la creatività tecnica e la ricerca di qualità che sono di valore aggiunto alla pellicola. Personalmente ho apprezzato il film e mi è piaciuto soprattutto rivivere quella atmosfera carica che mi ricordava tanto Black Hawk Down.
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