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ARTEMA - Visite guidate Milano e itinerari culturali
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SLOW ART - L'arte di guidarvi nell'arte
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“In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse”
(Giovanni 13, 21-22)
Da qui Leonardo partì per dipingere l’Ultima Cena in un momento tanto intenso, tanto animato da sentimenti di stupore, incredulità, orrore che leggiamo nei gesti, nelle espressioni degli Apostoli … chi mai avrebbe potuto tradire il loro Maestro? Leonardo da qui partì, al di là di ogni formula, di ogni stereotipo fissato dalla tradizione, per dipingere la verità dell’anima che si rivela nel “batter di un ciglio”, in un braccio che si allunga, in uno sguardo interrogativo. L’Ultima Cena di Leonardo fece scuola, fu modello insuperato di tanta pittura. E tanti i maestri che furono qui, nel refettorio dei Padri domenicani, per studiare questa immagine che cattura, che ammalia, che commuove. E tanti sono ancora oggi i visitatori che arrivano alle Grazie perchè, se si vuol capire Leonardo nella profondità del suo ingegno, da qui bisogna partire! Come dalle Grazie si deve partire per comprendere la rivoluzione operata da Donato Bramante in architettura. La sua tribuna domina sulla chiesa gotica di Santa Maria delle Grazie, si impone per la grandiosità, per il linguaggio classico, per la novità che scardina e mette fine al protrarsi di un modo di costruire da mettersi ormai alle spalle. La nuova stagione dell’arte milanese della fine del Quattrocento si apre alle Grazie al cospetto di due sommi Maestri e di un committente ambizioso quale fu il signore di Milano, Ludovico il Moro.
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Risalendo le terre irrigue della “bassa” si scoprono gioielli di arte e fede di una straordinaria bellezza: l’Abazia di Chiaravalle ne è una viva testimonianza. Fondata nel lontano 1135 dai Cistercensi al seguito di San Bernardo, furono i monaci con il loro duro lavoro a trasformare queste terre paludose e malsane nella ricca e fertile pianura dominata dalla “Ciribiciaccola”, la torre nolare dell’Abazia. Per secoli l’Abazia fu un centro monastico di grande importanza, oggi è meta di un’insperata quiete e pace. La splendida e sobria architettura in cotto, i preziosi affreschi, il suggestivo chiostro ci riportano ad un passato lontano: quello della spiritualità antica, quello delle ore dei monaci, dal Mattutino alla Compieta. Ore trascorse fra preghiera e lavoro, come vuole la Regola di San Benedetto “Ora et Labora“: il lavoro nello scriptorium, il lavoro nei campi fatto dai conversi… e la preghiera, quella comunitaria e la lectio divina personale che accompagna il monaco nella sua quotidianità, il canto gregoriano così antico e così coinvolgente, un canto che accende l’animo di note mistiche e che, ancora oggi, diffonde la sua melodia fra le mura dell’Abazia rappresentando la pienezza e la bellezza della Parola divina..
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Brera è molto di più della Pinacoteca a tutti nota. Brera è un’Istituzione culturale che ha una storia secolare che è stata, ed è, fiore all’occhiello della cultura artistica, e non solo, di Milano.
Le radici della sua storia affondano nei secoli del Medioevo, quando nell’antica “braida”, zona di campagna a ridosso delle mura di Milano, si insediarono gli Umiliati che qui impiantarono la loro attività manifatturiera; nel primo Trecento, sorse la Chiesa di Santa Maria di Brera di cui restano ben poche tracce nelle sculture esposte al Castello e negli affreschi salvati dalla distruzione napoleonica. Nel secondo Cinquecento la presenza dei Gesuiti trasformò questo luogo in un centro culturale e si costruì il Palazzo, che ancora oggi ammiriamo con l’elegante cortile e lo scenografico scalone a doppia rampa, ad opera di Francesco Maria Richini.
A seguito della soppressione nel 1772 della Compagnia di Gesù, l’opera riformatrice di Maria Teresa d’Austria diede a Brera il nuovo assetto istituzionale che è poi rimasto fino a i nostri giorni: accanto all’Osservatorio Astronomico e alla Biblioteca già fondata dai Gesuiti, vennero aggiunti nel 1774 l’Orto Botanico e nel 1776 l’Accademia di Belle Arti e accanto la Pinacoteca. Un tempo meraviglioso, in cui si produsse Cultura di altissimo livello, sulla scorta di quella intellighenzia dell’epoca dei Lumi, rappresentata da Cesare Beccaria, Giuseppe Parini, dai fratelli Verri … fino agli artisti che furono Maestri in Accademia: Piermarini, Appiani, Albertolli … 
Il nostro percorso si snoda nel palazzo, lungo i corridoi nei quali si incontrano i calchi di gesso ad uso didattico di famose statue dell’antichità , fra i cortili reconditi, fra le aule dove sono passati maestri e allievi, divenuti spesso a loro volta maestri, che hanno fatto la storia dell’arte fra Otto e Novecento. La nostra guida, che qui ha studiato e ha vissuto per anni in quelle aule, ripercorrerà i secoli di questo luogo magico, narrandone le vicende, i momenti gloriosi e quelli bui degli anni della contestazione, le curiosità, il passato e il tempo attuale.
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Il fascino del romanico, la sobrietà e la purezza delle linee, il caldo colore del cotto, l’arte e la fede, la bellezza e il mistero divino del lontano medioevo lo respiriamo nella chiesa milanese che, più di altre, ha conservato integra il suo volto antico.
La Basilica di Sant’Ambrogio, fondata dal nostro Santo patrono nel IV secolo su di un’antica area cimiteriale e dedicata ai Martiri, fu ricostruita pressoché integralmente nel corso dei secoli IX e XII assumendo la forma romanica a tutti nota e cara. Al suo interno opere prestigiose quali il mosaico absidale, il ciborio, il pulpito,  il Tesoro della Basilica, ma su tutte spicca l’ Altare d’oro di Vuolvinio: preziosa e rara opera di oreficeria altomedievale splende nella sua bellezza al centro dell’area presbiteriale, proprio in corrispondenza della cripta dove, dal 397, riposa Sant’Ambrogio accanto ai martiri Gervaso e Protaso.
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L’affascinante basilica di Sant’Eustorgio ha una storia secolare che affonda le sue radici nell’epoca paleocristiana, come dimostrano i resti visibili nell’area absidale e la necropoli cristiana nel sotterraneo della chiesa. La sua fama si lega alla presenza delle reliquie dei Re Magi, portate da Milano dal vescovo Eustorgio che, in questa zona fuori dalle antiche mura romane, fece costruire una degna basilica per ospitare degnamente il sarcofago dei Magi appunto. Da allora la chiesa fu meta di pellegrinaggio e la sua fama è ricordata da sempre nelle antiche guide di Milano.
Nelle forme in cui appare oggi, la Basilica di S. Eustorgio è però il frutto della ricostruzione avvenuta nel XIII secolo con l’arrivo a Milano dell’Ordine domenicano e con il patronato della famiglia Visconti dopo che, nel 1277, ebbe la meglio sui Torriani instaurando la Signoria. Fra i Visconti e i Domenicani il sostegno fu sempre reciproco, prova ne sono le numerose commissioni a favore della Basilica e del convento (dall’Arca di San Pietro Martire, capolavoro della scultura del Trecento ad opera di Givanni di Balduccio da Pisa, all’ancona marmorea con scene della Passione di Cristo per l’altar maggiore commissionata da Gian Galeazzo) e le diverse sepolture, alcune purtroppo manomesse, che recano il nome dei Visconti e di famiglie a loro alleate.
Con l’avvento degli Sforza, la chiesa continuò a subire trasformazioni e ammodernamenti nella decorazione, nelle nuove cappelle, fra cui quella costruita dal banchiere Pigello Portinari, un toscano giunto da Firenze a Milano per dirigere la filiale del Banco Mediceo, un toscano che portò con sé il gusto e la cultura rinascimentale. La Cappella Portinari, da subito si impose come un gioiello del Rinascimento lombardo, per le sue forme che richiamano la Sacrestia Vecchia di San Lorenzo del Brunelleschi, pur declinate nel gusto lombardo, per gli splendidi affreschi di Vincenzo Foppa, recentemente recuperati nella loro bellezza, nei colori luminosissimi, nella narrazione pacata e quotidiana delle storie del domenicano S. Pietro Martire che riposa al centro della Cappella.
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Il tema della lettura trova largo spazio nell’arte dell’Ottocento, inserendosi nel nuovo approccio a tematiche che prediligono l’estetica del quotidiano, oppure traendo ispirazione dalle grandi opere letterarie. Così nella pittura romantica che privilegia il sentimento, i protagonisti sono gli stessi che compaiono nei romanzi e nelle tragedie dai finali drammatici, si spazia da Dante a Byron. Mentre, nell’arte realista di metà secolo, troviamo donne che mostrano la propria emancipazione leggendo libri, mamme che insegnano a leggere ai propri bimbi, uomini immersi nella lettura di giornali, fanciulle appassionate che  leggono lettere d’amore…  Nelle opere della Galleria d’Arte Moderna a Villa Reale, i due mondi dell’immagine e della parola si incontrano e si relazionano, in un percorso affascinante, ricco di spunti di riflessione sulla società e sulle trasformazioni di un secolo che si apre alla modernità tra storia, buoni sentimenti, follia, passione, interesse, paura, amore, disperazione, nell’arte come nel libro.
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“MILANO E L’EREDITÀ DI LEONARDO 1519 – 2019” è il titolo con cui, a partire dal prossimo autunno, si darà vita ad un anno di eventi e mostre per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Artefici molte istituzioni e musei, con il patrocinio del Comune, della Regione Lombardia, della Direzione Generale Autonomia e Cultura e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in stretta connessione con un Comitato Nazionale composto dai massimi esperti a livello mondiale di Leonardo.  
Milano sarà il cuore di tutto questo, perché Milano è stata città di Leonardo, la città dove ha vissuto più lungamente. E’ qui che il Maestro toscano ebbe modo di esprimere tutto il suo genio, qui che avvenne la sua maturazione come uomo e come artista, presso la Corte sforzesca. Una corte splendida con un duca, Ludovico il Moro, potente e ambizioso che seppe stimolare l’ingegno di Leonardo. Per il suo signore e per il ducato Leonardo si applicò su più fronti, seguendo i suoi mille interessi, sperimentando nei campi dell’arte e della scienza, creando opere immortali, perseguendo sogni meravigliosi, e inventando progetti avveniristici.
 Un anticipo di quanto si organizzerà, lo possiamo avere già da ora visitando la mostra LEONARDO DA VINCI PARADE al Museo della Scienza e della Tecnologia. Negli spazi del Museo viene messa in scena una ricca selezione degli spettacolari modelli realizzati negli anni ’50, fra cui alcuni da tempo non visibili, accanto ad affreschi di pittori lombardi del XVI secolo, concessi in deposito nel 1952 dalla Pinacoteca di Brera, ispirati alla lezione di Leonardo. La mostra è un accostamento insolito tra arte e scienza, un percorso inedito che attraversa i diversi campi di interesse e studio di Leonardo. Il titolo PARADE rende bene quella che è una vera parata, una festa per gli occhi e la mente!
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Com’è bella la città
Com’è grande la città
Com’è viva la città
Com’è allegra la città
Piena di strade e di negozi
E di vetrine piene di luce
Con tanta gente che lavora
Con tanta gente che produce
Con le réclames sempre più grandi
Coi magazzini le scale mobili
Coi grattacieli sempre più alti
E tante macchine sempre di più
Giorgio Gaber, Com’è bella la città, 1969
Una canzone, semplicemente una canzone, di un grande cantautore che molti abbiamo nel cuore, Giorgio Gaber. Una canzone, semplicemente una canzone, che ben rappresenta quella che è stata la crescita e l’evoluzione della città nella seconda metà del Novecento con il miracolo economico italiano e il grande inurbamento, e che ben riproduce la storia che andremo narrando nella nostra passeggiata. La storia di quella che a fine Ottocento era un’estrema periferia di Milano, anzi una zona di campagna, che nell’arco di poco tempo cresce su stessa, con il ritmo vorticoso della canzone di Gaber “[…] Piena di strade e di negozi, e di vetrine piene di luce […] Coi magazzini le scale mobili. Coi grattacieli sempre più alti”. È la fotografia di City Life!
Ma come dobbiamo immaginare questa zona a nord-ovest di Milano prima che la modernità la stravolgesse? Decisamente molto diversa. La sopravvivenza di villini, oggi accerchiati dalle residenze lussuose di City Life e soverchiati dalle torri altissime nel cuore del nuovo quartiere, ci dicono come qui ci fosse la campagna, il verde, come a pochi passi dalla città, si potesse vivere la quiete del suburbio.
Poi arrivò la Fiera, quella campionaria, quella che ad aprile tutti attendevano perché era un grande evento per Milano. E con la Fiera il verde che sparisce, il traffico che impazzisce, le case che “nascono come funghi”.
Ultimo capitolo: Anno Domini 2004 prende vita un progetto che riqualifica una superficie di ben 255.000 m² e, laddove si erigeva la Fiera con i suoi padiglioni, ormai trasferita nel nuovo polo di Rho-Pero, un progetto non ancora ultimato che impone la nuova bellezza della modernità, unita ad ampie aree di verde pubblico per lo svago e il gioco dei milanesi, oltre alle piste ciclabili e ad una edilizia ecosostenibile.
Vi racconteremo tutto questo: il passato e il presente che convivono, la vecchia e la nuova città, l’architettura carica di decorazione e quella contemporanea modulata da superfici linde e aperta all’aria e al sole…
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Dopo un lungo e accurato restauro, sono tornati a risplendere gli affreschi della Cappella di Teodolinda degli Zavattari. Uno spettacolare ciclo pittorico dagli ori rilucenti, dai colori luminosi, un mondo fatto di dame e cavalieri, di destrieri dai ricchi finimenti e da città turrite che si ergono sul fondo delle scene. Un mondo da favola raccontato con vena narrativa di sorprendente fantasia, che coniuga l’aspetto profano e il profondo significato religioso di una Regina longobarda convertita al cristianesimo, che si fa tramite della conversione di tutto un popolo.
La visita si completa con la visione della celeberrima Corona Ferra e con il Tesoro del Duomo esposto nelle sale ipogee del suo Museo. Pezzi di raffinata bellezza e di incomparabile valore storico e artistico: manufatti di avorio, suppellettili d’oro e d’argento, donati dalla regina Teodolinda alla fondazione della chiesa longobarda, e da Papa Gregorio Magno al battesimo del figlio Adaloaldo (603). Un tesoro che si è arricchito nel tempo con ulteriori donazioni da parte di importanti regnanti e uomini di chiesa.
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A dispetto della sobrietà con cui si presenta, con la sua facciata che “timidamente” prospetta sul trafficato Corso Magenta, San Maurizio al Monastero Maggiore è una delle chiese più affascinati di Milano, di una ricchezza e bellezza inaspettata. Appena varcata la soglia si è circondati dal trionfo dagli splendidi affreschi del Cinquecento ad opera di Bernardino Luini e della sua bottega, di cui il recente restauro ne ha recuperato i colori luminosi. Un ciclo di pittura che ricoprendo ogni superficie muraria trasfigura l’architettura in uno scrigno prezioso. La chiesa ci appare nel suo volto cinquecentesco, ma la sua storia è antica e si lega con la fondazione di uno dei monasteri più autorevoli e prestigiosi di Milano, non a caso chiamato Maggiore, un monastero benedettino femminile di clausura… certamente una clausura dorata… Nella nostra visita parleremo di questo, parleremo della storia, dell’arte, del delicato recente restauro della chiesa di San Maurizio, degli spazi del monastero parzialmente sopravvisto in quello che oggi è il Museo Archeologico di Milano.
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