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Archivio dei diari
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L'Archivio nazionale dei #diari fondato nel 1984 da Saverio Tutino conserva oltre 7mila storie e #memorie private,Storia dal basso del Paese
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Su Il Tirreno oggi in edicola il nostro Nicola Maranesi racconterà il viaggio goliardico di Lorenzo Nava tra le principali città universitarie Italiane: è il Carnevale del 1927 quando il giovane studente, nato a Genova e cresciuto tra Caserta e Napoli, decide insieme a due amici di intraprendere un viaggio votato al puro divertimento e alla goliardia, un sentimento innalzato a vero e proprio modo di vivere per molti giovani dell'epoca, non ancora irreggimentati nelle organizzazioni e nelle liturgie fasciste, tra gusto per la trasgressione, ricerca dell'ironia, piacere della compagnia e dell'avventura.

"Pisa si presentò ai nostri sguardi in tutta la sua antica bellezza in un chiaro mattino quasi primaverile. Il treno era giunto piuttosto presto, intorno alle sei e quindi, noi tre, ci eravamo rifugiati nel bar della Stazione per metterci un po' in ordine e per fare colazione. [...] L'ambiente goliardico a Pisa era copioso ed esuberante. Ce ne accorgemmo quando entrammo all'Università e fummo subito circondati da gruppi di goliardi curiosi e interessati che ci festeggiavano e che si informavano dei nostri progetti. Proprio l'opposto dei colleghi romani, di sgradito ricordo".

È la 20esima uscita dei #diaritoscani del Tirreno, in edicola come ogni domenica.
Qui trovate i numeri arretrati: http://iltirreno.gelocal.it/speciale/i-diari-del-tirreno

foto di Luigi Burroni
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Questa sera in diretta su Radio2
Le storie dell'Archivio su Pascal

Questa sera, a partire come di consueto dalle 22:30, le storie dell'Archivio dei diari tornano su Radio2.
Nel corso della diretta di Pascal Radio2, Matteo Caccia leggerà e racconterà la vicenda di Francesca Pennacchi e del suo diario, finalista al #premiopieve nel 2006.

Si tratta di un testo che descrive l'avventura coloniale vissuta da una bambina di otto anni. Cercando infatti di ricostruire lo spirito della sua adolescenza, un'insegnante toscana ricorda i quattro anni trascorsi in Africa Orientale, quando partì con la madre e la sorella per raggiungere il padre in Etiopia. Lui sarà richiamato in guerra e loro tre affronteranno i disagi di un lungo viaggio fino alla prigionia sotto gli inglesi, prima del rimpatrio. La scoperta dei colori, il fascino di una terra misteriosa, segnano il passaggio verso la maturità.

Questa sera alle 22:30 su Radio 2

Qui la diretta web: http://www.raiplayradio.it/radio2

#pascal #radio2
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"Viareggio. Viareggio e il suo Carnevale. È una magia dentro un'altra magia. Viareggio è un'isola. È una città che ti penetra nelle ossa. Chiedete a un viareggino se può stare lontano dalla sua Viareggio. Certo per tutti è difficile stare lontano dalla propria terra natia. Ma per un viareggino è impossibile. Perché non puoi. Devi respirare questa aria".
Cosa vuol dire Carnevale a Viareggio per un viareggino o una viareggina? "È come una molla che ti scatta dentro. Ci pensi tutto l'anno e quando arriva il momento non puoi non esserci. È una droga che fin da bambino prendi e più cresci più ne senti il bisogno. Quando senti le note di quelle canzoni ti si apre il cuore e ti scorre un brivido sulla schiena. Nulla ti può fermare. Ma non sei solo, è una follia collettiva".

È appena l'inizio della lunga dichiarazione d'amore che Monica Santucci dedica ai suoi concittadini, alla sua città e all'evento simbolo che la rende nota in tutto il mondo. Attraverso il suo diario, custodito dall'Archivio di Pieve Santo Stefano, Monica prende per mano il lettore e lo invita a seguirla fino all'essenza del Carnevale di Viareggio e se possibile ancora più in profondità, in quella festa nella festa che descrive come il vero epicentro del divertimento, emblema del folclore locale: il Carnevaldarsena.

È solo una piccola anticipazione di ciò che troverete oggi in edicola con Il Tirreno per la 18esima uscita dei #diaritoscani, raccontati come di consueto da Nicola Maranesi.

foto di Luigi Burroni
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Giorno del ricordo
Questa sera in diretta su Radio3

Questa sera, in apertura di Radio3 Suite, le storie dell'Archivio tornano su Radio3 Rai: tra le 19:30 e le 20 circa ascolteremo la testimonianza di Umberto Bencic, oggi depositata a Pieve Santo Stefano, in occasione del Giorno del ricordo del 10 febbraio, istituito per conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Qui la diretta web: http://www.raiplayradio.it/radio3

#giornodelricordo
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il Giorno del ricordo

«Firmai tutti i fogli dell’interrogatorio ad uno ad uno in triplice copia. Passarono ancora dei lunghi giorni. Era l’ultima notte di maggio quando mi svegliarono, ordinandomi di lasciare tutto ciò che non mi occorreva di prendere cioè con se solamente quello che indossavo. Il giudizio del fanatismo, del fanatico idealismo dell’uomo era alle porte».

Inizia così nel 1951 il calvario di Umberto Bencic, cittadino istriano perseguitato dal regime di Josip Broz, detto Tito, in Jugoslavia. L’Archivio dei diari vuole donarvi oggi, 10 febbraio, un frammento della memoria che Umberto ha depositato a Pieve Santo Stefano nel 1993. Per commemorare insieme a voi il Giorno del ricordo, solennità civile istituita ai sensi della legge 30 marzo 2004 n. 92 per conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». E la storia di Umberto, che è la storia di migliaia di prigionieri titini transitati per l’isola-carcere Goli Otok, rappresenta forse insieme alle foibe la pagina più orribile di quella "complessa vicenda". Dopo la rottura con Stalin, nel 1948 il regime di Tito prese a deportare comunisti dissidenti filo-stalinisti, politici anti-comunisti e presunti cospiratori su quella piccola isola dell'alto Adriatico, oggi in Croazia. Goli, detta l'isola nuda per il suo aspetto aspro e brullo, divenne un campo di concentramento durissimo, in cui si applicarono spietate forme di tortura psicologica e fisica, volte a rieducare politicamente i suoi prigionieri. Secondo alcune stime, tra il 1949 e il 1956 transitarono sull’isola circa 16.000 prigionieri. Circa 400 non fecero mai ritorno a casa.

«Un agente per ogni angolo del veicolo armato di mitra era la scorta. Quando il carico umano fu completo distesero un grande tendone in modo da coprirci tutti. L’autocarro carico di tante giovani vite si mise in marcia sulle strade di Fiume verso una sconosciuta destinazione. Un autocarro correva sulle strade d’asfalto e portava con se trentadue vite, trentadue cuori che battevano forte e presto ma pochi lo sapevano. Dove andavamo era nel pensiero di tutti. Li portiamo al mare i pesci faranno una bella festa questa notte, parlavano gli agenti tra loro, beffandosi sulla nostra sorte.

Udivo i passi che s’affrettavano sopra un terreno solido e poi dei rumori inspiegabili con dei gemiti ma senza una parola. Alfine giunse il mio turno, slegarono le funi dopo aver tolto il tendone e solo allora compresi di trovarmi vicino al mare dagli alberi da nave che s’innalzavano nella notte stellata. Quello lascialo a me udivo una voce non lontana nel buio della notte, e poco dopo ero già disteso con il viso sul fondo duro d’un piccolo molo. Mi alzai portato dall’istinto di dover continuare, ma prima ancora di essere completamente in piedi dei pugni che seattavano come molle nella notte illuminata solo dalle stelle alte, alte nel cielo, mi colpivano sul viso, sui fianchi, solo allora m’avvidi di trovarmi tra due file di agenti che a forza di pugni, schiaffi e pedate mi sbattevano a bordo di una nave dove un altra simile accoglienza mi attendeva.

Intanto gli agenti dopo aver sgombrato il centro della stiva cominciarono a fare dei nomi. Qualcuno rispose. Ah! vieni qua volevi fare il ministro gli disse un agente, giù in ginocchio le mani dietro la schiena, su la testa. Poi, lo prese per i capelli biondi e ricciuti sferrandogli un pugno sulla bocca e schiaffeggiandolo poi con violenza bestiale, affinche il sangue non tinse di rosso il viso gocciolando sulla camicia bianca. Altri nomi tuonarono nel silenzio, dovevano essere nomi di persone piu importanti che seguirono lo stesso trattamento; poi si scateno un vero uragano di schiaffi.

Gli agenti sceglievano le loro vittime, facendoli inginnocchiare con le mani dietro la schiena e battendoli senza lasciarli se non vedevano il sangue scorrere. Stanchi di lavorare gli agenti salirono la scaletta e dietro e loro scomparve la luce, la sola luce che aveva illuminato un angolo di odio il piu crudele ed inumano che nascondeva il XX secolo. Torno tutto nel silenzio piu odioso nell’oscurita piu nera. Non si gemeva piu, si tratteneva il respiro come se non ci fosse stato nessuno in quella parte della nave, ascoltando pero, ascoltando con terrore, tingendo di rosso il fondo della stiva, aspettando il nuovo assalto se sarebbe venuto. E venne piu forte, piu spietato e fanatico di prima. Discesero gli agenti nell’oscurita per ascoltare l’orgoglio di quel branco di sfortunati. Non si udiva altro che la quiete piu profonda, la quiete degna soltanto d’una ecatacomba. Accesero il lume volgendo lo sguardo attorno.

Era uno spettacolo triste e doloroso, era lo specchio della piu vergognosa ed infame miseria umana. Giacevano la dove si erano trovati, dopo la prima lezione del più fanatico sadismo, molti distesi con il viso rivolto verso il pavimento, sparsi sul campo di battaglia come cadaveri, dopo una lotta disastrosa. Siete buoni come agnellini ora, disse un agente. Qualcuno s’azzardo alzare la testa. Giu la testa bandito gli intimo l’agente. Dove sono gli eroi che tornano per la seconda volta a Goli? Domando un agente. Si alzo, piano una figura dal fondo della stiva avanzando verso gli agenti. Gli schiaffi che cadevano sul viso gia gonfio ed insanguinato rintronvano nella semioscurita della stiva come colpi di martello sull’incudine. Girai un po la testa per vedere chi era lo sfortunato e vidi Uccio dal viso sfigurato. Poi incomincio la storia di prima con furia ancor piu scatenata, gli agenti picchiavano senza misurare dove spingevano le loro mani.

Chi voleva fare il capitalista, chi voleva fuggire in Italia domando infine una voce. Tremai colpito come da un fulmine, ma non mi mossi, attesi ancora quando gli agenti gia perdevano la pazienza. Era Uccio che nuovamente offerse la sua sincerita ed il suo viso alle mani pesanti. Ne prese tante quella notte, ma era appena il principio. Per finire comandarono al piu giovane, era un ragazzo di diciassette anni, di ballare sopra di noi. Fortuna aveva gli stivali di gomma era tanto leggero. Ci coprimmo tutti la testa con le mani aspettando calavano improvvisi. Sentii ancora un colpo al fianco sinistro, sotto il cuore, doveva essere stata la punta d’una scarpa molto solida, un momento mi sentii mancare il respiro, mi sembrava che il cuore non batteva più.
L’attesa di guardare la luce del sole e respirare l’aria pure del mare era stata troncata. Duro poco la navigazione ripresa e quando il rumore cesso sulla nave si udiva un infinita di voci e di canzoni, ed infine di urla simili ad una frana gigantesca che ruzzolava travolgente.

Noi siamo di Tito, Tito e nostro, abasso i nemici del popolo, a morte i sabottatori. Si confondevano le urla con le e le canzoni come un uragano senza nome. Scesero gli agenti. Preparatevi, coloro che vengono qua per la seconda volta vengano avanti.
Incominciarono a battere senza scegliere tra gli schiaffi, i pugni le pedate, senza guardare se colpivano il viso, la testa o lo stomaco; avanti voialtri comando l’agente rivolgendosi, al resto. Salimmo le scale ad uno ad uno, ricevendo per buon giorno alla luce del sole, uno schiaffo, un pugno una pedata ed anche piu. A seconda del gusto di chi batteva, a seconda dell’occasione di chi offriva il suo corpo. Scendemmo a terra tutti in fila indiana, nel sole che bruciava gli occhi reso ancor piu abbagliante, dalle roccie che chiudevano l’orizzonte tutto intorno intorno. Roccie sinistre e paurose senza un albero un po di verde.
Era veramente nuda l'isola Goli».

#giornodelricordo #foibe

foto di Luigi Burroni
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È stato appena pubblicato il bellissimo web doc di "Italiani del Belgio", con le storie dell'Archivio dei diari raccontate dalla bella voce di Andrea Biagiotti.
Verrà presentato martedì 13 febbraio a Roma a partire dalle ore 15:30 al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
È un progetto di Ministero e Akronos (Lorenzo Colantoni e Riccardo Venturi), in collaborazione con National Geographic Magazine Italia e Archivio dei diari. Un progetto che cerca di dare un volto alle migrazioni italiane dai primi del Novecento, fino ai giorni d’oggi. È un lavoro davvero di grande valore, ben fatto, vi consigliamo di guardarlo.

Noi vi aspettiamo a Roma il 13 febbraio per l'evento di Presentazione libro e web doc Italiani del Belgio.
Vi ricordiamo che per partecipare è obbligatorio accreditarsi scrivendo a info@akronos.it oppure dgit-01@esteri.it

Guarda il web doc: http://belgium.italiansofeurope.it/

#italianidelbelgio
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"C'era ormai come un rumore speciale che saliva dall'archivio, dopo tanti anni che si riempiva di storie di italiani; un rumore che era fatto di questo insieme di voci di tanti 'senzastoria' che raccontavano la storia di un popolo. E noi avevamo il privilegio di ascoltare questo rumore speciale".
Saverio Tutino

Quanti e quali libri avete già letto dell'Archivio dei diari?
Quali sono le storie a cui siete più legati, quelle che consigliereste ai vostri amici, quelle che più vi hanno segnato?
Da oltre 30 anni i diari che arrivano a Pieve Santo Stefano vanno a comporre quel meraviglioso puzzle di storie che tutti noi conosciamo. Migliaia di vite, una al fianco dell'altra, che da decenni dialogano fra loro e ci raccontano un'altra Storia.

Noi oggi, oltre a quel privilegio, abbiamo anche la straordinaria fortuna di poterle leggere, quelle storie. Perché molte di loro sono diventate dei libri, testi intensi che trovate nel nostro bookshop a Pieve e nel nostro negozio online. Vi basterà un attimo, comodamente seduti da casa o direttamente dallo smartphone, per scegliere quali saranno le prossime storie che volete scoprire e ricevere a casa.
Perché acquistare queste storie e questi libri dal nostro sito è uno dei tanti modi per sostenere l'Archivio e il Piccolo museo del diario, contribuendo così a rendere #attivalamemoria.

Scegliete qui la prossima storia che volete leggere https://www.attivalamemoria.it/negozio/

e ricordate che tutti quelli che sono già amici dell'Archivio dei diari con la "tessera" che noi chiamiamo carta dell'amicizia possono acquistare nel nostro negozio online con lo sconto del 10% o del 20% https://www.attivalamemoria.it/codici-promozionali/
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"Qualche volta, entrando nella cucina di nonna Corinna, seminascosta tra i fiaschi impagliati allineati sul tavolino verde a tre zampe, intravedevo la bottiglia di vetro trasparente con il suo liquido dorato. - Nonna, è il vinello, vero? - chiedevo ansiosa, sottintendendo un'altra domanda, ovvia. - Lo sai che non te lo posso dare. - si rammaricava, quasi addolorata di non potermi accontentare. - Per l'amor di Dio! - si risentiva mia madre. - Non ti azzardare, mamma. Lo sai cosa succede. E poi il vino fa anche male alla sua età. I miei sguardi parlavano per me. - Un pochino solo solo ... - supplicavo con un fil di voce, come se la mamma non potesse sentirmi. - Ma volete proprio farmi arrabbiare, voi due! Mamma, possibile che tu non capisca?! Finché la nonna, incurante delle proteste risentite di sua figlia, prendeva un bicchiere e vi lasciava cadere solo una piccola quantità di vino. Svelta, vi immergevo le labbra, deliziandomi del sottile pizzicore che in un attimo solleticava la bocca ed il palato. Succhiavo piccolissimi sorsi, in modo che il piacere si prolungasse il più a lungo possibile, li trattenevo senza deglutire e vi immergevo la punta della lingua, dove avvertivo l'esplodere di migliaia e migliaia di bollicine."

Interni domestici dall'Italia rurale degli anni Cinquanta, scene di vita comune di un Paese che non c’è più. A regalarci un viaggio nei sapori, negli odori e nei colori del nostro passato è Marisa Anichini, in una memoria scritta a cavallo di fine millennio e oggi custodita in Archivio: il luogo incantato dove prendono vita i suoi ricordi è Soiana, piccolo borgo collinare a una trentina di chilometri dal capoluogo, abitato da poche centinaia di anime.
La sua storia è oggi in edicola con Il Tirreno, raccontata come di consueto da Nicola Maranesi per la 17esima uscita dei #diaritoscani.

foto di Luigi Burroni
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Lea Ottolenghi, classe 1921, racconta, ricorda e scrive. Le persecuzioni, il terrore, la diaspora familiare, la fuga prima a Firenze e poi in Svizzera. E l'unica luce in quegli anni oscuri è l'inizio della storia d'amore lunga una vita con Gastone Orefice. Le sue memorie Lea le comincia proprio con il racconto spensierato del giorno in cui incontra quel ragazzo che diventerà suo marito. Giovane ebrea lei, giovane ebreo lui, destinato a una brillante carriera giornalistica, iniziata scrivendo dalle colonne proprio de Il Tirreno e proseguita come corrispondente Rai, prima a Parigi e poi a New York. Dopo l'emanazione delle leggi razziali però la vita degli Ottolenghi viene sconvolta.

È la testimonianza di Lea Ottolenghi, scelta per la sedicesima uscita dei #diaritoscani in edicola come ogni domenica con
Il Tirreno: una storia scelta da Nicola Maranesi per ricordare e onorare, ancora per qualche ora, il "Giorno della Memoria".

foto di Luigi Burroni
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Giuseppina Porri incontra gli studenti di Arezzo

Domani mattina 27 gennaio, in occasione del “Giorno della Memoria”, Giuseppina Porri incontrerà gli studenti delle scuole di Arezzo e la cittadinanza presso la Sala dei Grandi del Palazzo della Provincia, in Piazza della Libertà 3, a partire dalle ore 10. L’autrice de "Il conto del pane", diario finalista del Premio Pieve Saverio Tutino 2017 recentemente pubblicato in un volume da Forum Editrice, racconterà ai ragazzi e ai suoi concittadini la vicenda della sua famiglia e del padre Angiolo, fornaio di idee socialiste, perseguitato fino alla morte dai fascisti aretini per futili motivi.

L’incontro, aperto al pubblico, è organizzato in collaborazione con Provincia di Arezzo, Consiglio regionale della Toscana, Istituto Storico aretino della Resistenza e dell’età contemporanea. Interverranno, con l’autrice, Roberto Vasai, Presidente della Provincia di Arezzo, Roberto Curtolo, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Arezzo, Camillo Brezzi e Natalia Cangi per l’Archivio Diaristico Nazionale. Letture di Andrea Biagiotti.

Il libro: https://www.attivalamemoria.it/negozio/giuseppina-porri/
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