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Archivio dei diari
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L'Archivio nazionale dei #diari fondato nel 1984 da Saverio Tutino conserva oltre 7mila storie e #memorie private,Storia dal basso del Paese
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Oggi torniamo in edicola col quotidiano Il Tirreno per raccontare le storie dei diari toscani conservati in Archivio.
Protagonista di questa seconda uscita è il giovane Bruno Travaglini, un bambino i cui occhi incrociano per l’ultima volta quelli del padre, condannato a morte per aver scelto di sorvegliare la miniera, quel posto di lavoro per il quale è emigrato portandosi dietro l’intera famiglia.

Quel padre si chiamava Marsilio Travaglini, vittima insieme ad altri 82 uomini della strage della Niccioleta, perpetrata durante la Seconda guerra mondiale dai nazifascisti, tra il 13 e il 14 giugno 1944, a danno della popolazione civile insediata nella piccola frazione del comune di Massa Marittima, in provincia di Grosseto.

Quel bambino è il figlio Bruno, che oggi ha 87 anni e nel 1999 ha depositato presso l’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano una memoria struggente, che riproponiamo per ampi stralci nell'uscita di oggi.

Il Tirreno - Massa Il Tirreno Grosseto

#diaritoscani

foto di Luigi Burroni
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22/10/17
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Diari toscani migranti su Repubblica
Quando a partire eravamo noi

In edicola, questa mattina, vi aspetta una bellissima sorpresa.
È la prima uscita di un nuovo ciclo su La Repubblica Firenze dedicato ai diari dei toscani migranti.

Sono oltre mille qui in Archivio i diari degli italiani emigranti che hanno raccontato la propria esperienza di vita in un diario. E centinaia di questi sono toscani, nati in tutte le province di questa regione che hanno poi lasciato per popolare gli angoli più remoti dei cinque continenti. Cinque di queste storie, dalla più antica alla più recente, saranno proposte sulle pagine di Repubblica (edizione di Firenze) in un ciclo di racconti e letture a cadenza settimanale.

Cominciamo con una storia antica, quella di Diletto Manzini nato nell'area metropolitana di Firenze ed emigrato in Brasile sul finire dell'800. Una vicenda davvero emblematica per le motivazioni che lo portano a partire e per i sacrifici, purtroppo inutili, che compie in cerca di fortuna.
La testimonianza e il coraggio di un uomo che riesce a mettere in piedi un'impresa dal nulla, in una terra ostile, in un'epoca in cui i disperati che partivano e morivano in mare, purtroppo, eravamo noi.

#diaritoscani
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Una intensa e affascinante passeggiata-reading lungo i viali del Cimitero Monumentale di Milano: proprio nei giorni del centenario di Caporetto, Melania G. Mazzucco legge alcuni brani dal diario di Giuseppe Salvemini.

L’appuntamento per tutti i nostri amici di Milano e della Lombardia è per domenica 29 ottobre dalle 11 alle 13..
Qui altre informazioni: https://www.facebook.com/events/823313691162757/?ti=icl

dal diario di Giuseppe Salvemini "Con il fuoco nelle vene", vincitore del Premio Pieve nel 2015 e pubblicato da Terre di mezzo Editore: https://www.attivalamemoria.it/negozio/giuseppe-salvemini/

Prenotazione obbligatoria
Organizzato da Terre di mezzo e dagli Amici del Monumentale.

#GrandeGuerra
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Nel mondo dei diari
Dove la memoria è realtà

Esattamente un mese fa, il 17 settembre, era l'ultimo giorno del Premo Pieve, il giorno delle memorie in piazza e della premiazione finale.
Per rivivere questa bella edizione pubblichiamo quindi con molto piacere l'articolo uscito nei giorni scorsi nella rivista dell'Alta Valle del Tevere The mag. Un resoconto del 33' #premiopieve a cura di Marco Polchi e Sonia Pulcinelli che ci riporta a quelle quattro intense giornate, ripercorrendo le emozioni delle storie di #DiMMi, la commozione per il ricordo di Giulio Regeni, la partecipazione per il riconoscimento a Riccardo Iacona e la gioia per il diario vincitore.

Un bell'articolo, la cui narrazione è accompagnata dalle fotografie di Luigi Burroni, per il quale ringraziamo la redazione di "The mag".

Buona lettura a tutti.
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17/10/17
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Ieri su La Nazione è uscito un articolo importante, che ci ha fatto un grande piacere leggere: sia perché parla di un diario che in Archivio abbiamo particolarmente a cuore sia perché affronta il tema quanto mai attuale della violenza sulle donne.

Da quel diario, di grande importanza anche nella storia dello stesso Premio Pieve, è nato un libro che con grande entusiasmo abbiamo voluto ripubblicare e che in molti ci stanno richiedendo, per poterlo leggere; ma il diario di Luisa T. è stato anche scelto da Nanni Moretti per "I diari della Sacher". Un testo dunque che risulta quanto mai vivo e attuale che abbiamo voluto non a caso inserire anche in uno dei cassetti del Piccolo museo del diario: un cassetto che commuove ogni visitatore del #memomuseo.

Vi riproponiamo entrambe queste importanti edizioni, che trovate nel nostro sito ai seguenti link:

- "I quaderni di Luisa - Diario di una resistenza casalinga":
https://www.attivalamemoria.it/negozio/luisa/

- "I diari della Sacher": https://www.attivalamemoria.it/negozio/i-diari-della-sacher/

Qui sotto invece avete l'articolo, così che anche chi non ne ha avuto modo possa riuscire a leggerlo.
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Inizia oggi una importante collaborazione con il quotidiano toscano Il Tirreno. Una collaborazione della quale siamo molto felici e che ci dà modo di raccontare le tante storie di toscane e toscani che hanno lasciato testimonianza scritta di esperienze che, nella loro specificità e singolarità, hanno contribuito a scrivere una parte importante della Storia del nostro Paese.

La prima uscita, oggi in edicola, racconta la vicenda del giovane Danilo Gracci: livornese classe 1896, Gracci partì per la Prima guerra mondiale a 20 anni e fu testimone straordinario della più clamorosa sconfitta militare subita dall’esercito italiano nella sua storia, quella Caporetto della quale tra pochi giorni, il 24 ottobre, sarà commemorato il centesimo anniversario.
Fortunatamente, seppur in maniera fortunosa, Gracci riesce a salvarsi la vita e a rientrare nella sua Livorno; saranno migliaia i giovani che non avranno però la sua stessa fortuna: "Alle ore una di notte del giorno 8 novembre (mio compleanno) giungiamo a Livorno e quindi a casa. Scampato dalla morte e dalla prigionia per divino miracolo mi sembra ancora di sognare."

Auguriamo dunque buona lettura a tutti gli amici toscani; magari fra i lettori del Tirreno ci sarà anche chi riconoscerà in queste testimonianze le vicende di un familiare, di un parente o di un amico.
L'invito che rivolgiamo a tutti, a tal proposito, è quello di venirci a trovare a Pieve Santo Stefano, dove potrete visitare il Piccolo museo del diario e scoprire altre intense storie come questa.

Un ringraziamento particolare va alla redazione del Tirreno e al direttore Luigi Vicinanza per aver voluto raccontare, dalle pagine dei propri quotidiani, le storie di questi diari toscani.
Augurando a tutti una buona domenica, diamo appuntamento alla prossima settimana.

#grandeguerra

foto di Luigi Burroni
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15/10/17
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Esattamente un mese fa iniziava un'edizione bellissima del Premio Pieve. Fra pochi giorni, come di consueto, pubblicheremo le fotografie di quelle intense giornate, ma oggi vogliamo approfittare di questa occasione per rivolgere il nostro sentito ringraziamento alla città di Pieve Santo Stefano, a tutti i pievani e soprattutto agli esercenti della "Città del diario".

Come ogni anno infatti il sostegno delle attività commerciali e di tutti gli operatori di Pieve ha reso possibile un evento incredibile e straordinario, accogliendo in città centinaia di persone da ogni parte d'Italia e facendolo sempre col sorriso.
Noi siamo fieri di una città così, fieri e orgogliosi di appartenere a questa comunità.

Grazie a tutti.
Noi stiamo già lavorando al #premiopieve 2018
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Ma dove? In biblioteca

Anche l'Archivio dei diari aderisce con gioia alla campagna regionale per "l'accessibilità" alla cultura, ospitata anche quest'anno dalla Biblioteca Comunale Di Pontassieve.

L'edizione 2017 ha come tema l'accessibilità all'informazione, alla conoscenza e in senso ampio alla cultura, da garantire a tutti i soggetti che sono in qualche modo esclusi da tale diritto a seguito di una condizione, qualunque essa sia, di emarginazione, limitazione e disabilità.

L'Archivio in particolare sarà presente venerdì 13 ottobre alle ore 17 con "Racconti di vita e di migrazione": un incontro con i finalisti della prima e seconda edizione del concorso DiMMi - Diari Multimediali Migranti: Judith Ngome con "Quella donna forte" e Milivoje Ametovic con "La valigia".
Coordina la direttrice dell'Archivio, Natalia Cangi.

Grazie a ToscanaBiblioteche Regione Toscana e Comune di Pontassieve

#DiMMi
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La lunga notte del Vajont
9 ottobre 1963: un maglio mostruoso

Provate ad immaginare 260 milioni di metri cubi di roccia staccarsi dalla montagna e correre a velocità folle verso l'invaso sottostante. E poi immaginate, mentre a valle i paesi sono avvolti dalla notte e dal silenzio, un'onda più alta della montagna stessa scavalcare imponente il muro della diga più alta d'Europa per incunearsi, con la forza inarrestabile dei suoi 30 milioni di metri cubi d'acqua, nella stretta vallata sottostante, ancora ignara della tragedia che sta per abbattersi su di lei.

Tutto quello che trovò sul suo cammino venne spazzato via, letteralmente cancellato. Prima con la forza dell'aria, schiacciata alle spalle da un muro di acqua imponente che portò via con sé, per sempre, quasi 2 mila vite.

Ricordiamo quel terribile disastro, una ferita ancora aperta nella memoria dell'Italia, rileggendo la testimonianza del giornalista Carlo Gigli conservata in Archivio.

"La prima notizia di agenzia sul Vaiont arrivò verso le dieci di sera. Parlava della rottura della diga e di qualche decina di morti. Poi di minuto in minuto la portata dell'evento assunse più vaste proporzioni. Bisognava mandare qualcuno. Tutti gli occhi si appuntarono su di me, unico disponibile nell'ormai scarsa redazione. Nicchiai un poco, come mia abitutidine, dissi che forse bastava il corrispondente, frase rimasta famosa, anche perché a Belluno il corrispondente della Gazzetta non c'era. Poi fui messo alle strette e, dopo poche ore di sonno, partii a rotta di collo con la mia macchina. Fui il primo ad arrivare sul posto. Appena fuori Belluno era il caos.
Dovetti proseguire a piedi, e le prime due immagini che
colsi per strada mi preavvertirono di quanto fosse immane la catastrofe: una 600 stava stampata su un muro, senza spessore come in fotografia, i binari della linea ferroviaria che portava a Pieve di Cadore uscivano dal terreno, si innalzavano verso il cielo come in una raffigurazione surreale e con un'ampia curva si interravano di nuovo a una cinquantina di metri più oltre. Sul Piave alla mia destra galleggiavano cadaveri e una incredibile sequenza di masserizie.
Infine, superato un dosso, si parò ai miei occhi una grande landa appiattita come da un maglio mostruoso, nulla era più alto di un dito, sul terreno riquadri a mo' di scacchiera restavano a segnare i muri delle case e solo in
fondo si ergeva qualche edificio. Alla destra, alla sommità di una stretta e fosca gola, incombeva intatta la diga. Fui
io stesso sorpreso a pensare che non si sarebbe potuto immaginare luogo più idoneo per costruirla. Era la diga più alta d'Europa, vanto della tecnica idroelettrica. Il posto brulicava di gente affaccendata come formiche. Scesi fra loro. Le cose, i discorsi. Non c'era nulla da dire, solo vedere. Non c'era più nessuno, solo soccorritori. Non erano ancora arrivati i parenti, tutti emigrati in Germania, non era ancora stata portata alla luce la mamma con la bambina tra le braccia, né era stata trovata la famosa bambola con cui si sarebbe sprecata tanta letteratura giornalistica.
Trovai subito motivo di polemica con i tecnici. Avevo colto una frase che mi aveva messo addosso una gran furia. "Però - stava dicendo ad altri in un caffè di Belluno un tipo dall'aspetto volitivo e secco come un'aringa - la diga ha resistito". Quel "però" mi colpì come una frustata, una bestemmia e lo aggredii. Però che cosa? Un però contro duemila morti. E poi - gli dissi con affanno, forte di alcuni discorsi sentiti qualche settimana prima in un convegno sull'argomento - le dighe non si devono più costruire, la tecnica in questo campo non più progredita da decenni, a contatto immediato con l'imprevedibile natura non offriranno mai garanzie assolute, molte dighe si ergono inutilizzate perché foriere di pericoli non prima rilevati, le dighe alterano l'assetto dei luoghi, sconvolgono il regime delle acque, creano danni irreparabili all'agricoltura. Il crocchio mi ascoltò in silenzio, poi mi voltò le spalle. Ebbi solo la soddisfazione di poterne scrivere sul giornale.
Rimasi per una settimana. Venne anche Segni, personaggio irreale per un simile luogo. Si aprirono le cateratte delle promesse e degli impegni, mentre lutti e deprecazioni stavano lentamente calando di tono, stava ricomponendosi la cortina di silenzi e omertà che aveva avvolto per anni l'avventura del Vaiont."

dal diario di Carlo Gigli

Questa sera, alle 22:39, fermiamoci un attimo per ricordare i 1910 morti di quella tragica notte italiana.

#Vajont

foto dell'epoca
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L'Europa inizia a Lampedusa

Anche l'Archivio nazionale dei diari si unisce al coro di voci che si alzano sopra le acque del Mediterraneo per ricordare la tragedia che avvenne il 3 ottobre del 2013.
Da oggi e fino a martedì 200 studenti provenienti da tutta Europa, insieme a superstiti e familiari delle numerose vittime dei naufragi avvenuti nelle acque del Mediterraneo, arriveranno a Lampedusa per celebrare la quarta "Giornata della Memoria e dell'Accoglienza".

L'Archivio porterà le testimonianze raccolte con il progetto DiMMi, "Diari Multimediali Migranti": scritti che raccontano le storie di chi, fra drammi e sofferenze enormi, è arrivato sulle coste italiane ed europee rischiando la vita ad ogni passo, ad ogni metro, prima di affidarsi alle acque del Mediterraneo, verso terra, verso quelle coste europee sinonimo di speranza e si vita. Una nuova vita.

Il 3 ottobre di 4 anni fa in un quel terribile naufragio al largo delle coste di Lampedusa persero la vita 368 migranti nel tentativo di raggiungere il nostro continente: per la prima volta il mondo si fermò a guardare la strage che si consuma quotidianamente nelle acque del Mediterraneo.

La “Giornata della Memoria e dell'Accoglienza” sarà commemorazione, ricordo, ma soprattutto costruzione attiva di una nuova cultura dell'accoglienza.
Attraverso il progetto L'Europa inizia a Lampedusa la società civile italiana si unisce alle istituzioni per inviare un messaggio forte e chiaro di apertura e di solidarietà.

Dal 30 settembre al 3 ottobre 2017, le nuove generazioni prenderanno parte ad un vero e proprio programma interculturale che favorirà l’incontro di storie, persone e culture diverse incoraggiando il dialogo, l’apprendimento e soprattutto la solidarietà verso chi ha o ha avuto la forza di partire per diventare cittadino del mondo.

Ci uniremo a questo coro di voci portando le testimonianze delle ragazze e dei ragazzi di #DiMMi: martedì 3 ottobre leggeremo insieme i loro testi, emblema di una memoria collettiva che tenga conto proprio delle diverse provenienze delle nuove cittadine e dei nuovi cittadini.

Organizzato dal MIUR Social e dal Comitato Tre Ottobre, in collaborazione con Rai Radiotelevisione Italiana e con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa con il sostegno di UNHCR Italia - Agenzia ONU per i Rifugiati, Amnesty International - Italia, Save the Children Italia, Medici Senza Frontiere, CISOM Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta, Centro Astalli, OIM - Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo, Associazione Carta di Roma, Legambiente Onlus e Associazione Nazionale Vittime di Guerra, l’Europa decide di abbattere la discriminazione ed il razzismo per abbracciare una nuova idea di solidarietà.

Segnaliamo ai partecipanti e ai partner di DiMMi: Oxfam Italia Terre des Hommes Italia Rete Italiana di Cultura Popolare Regione Toscana Associazione Centro Studi Città di Foligno Cinema for Refugees Comune di Pontassieve Comune San Giovanni Valdarno Arci nazionale Arci Toscana AMM - Archivio delle memorie migranti Circolo Gianni Bosio Centro studi sull'emigrazione - Museo dell'Emigrante Comitato Tre Ottobre Matteo Dentella Antonio Damasco Elona Aliko Associazione Culturale Pandora Massimiliano Bruni

Evento fb: L'Europa inizia a Lampedusa 2017
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