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Dott. Enrico Ballor
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Mi occupo della diagnosi, prevenzione e cura dei problemi pneumologici dei miei pazienti attraverso la Medicina del Respiro
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Dott. Enrico Ballor - Medico Chirurgo
Professore a.c. di Patologia Medica dell’Università degli Studi di Torino

Pneumologo
Specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio e Tisiologia.

Diploma Universitario di Perfezionamento in Endoscopia Toracica e Tecniche Ausiliarie presso l’Università degli Studi di Modena - Cattedra di Chirurgia Cardio-Polmonare.

Pneumologo Consulente del Centro Trapianti Metropolitano Torino (CTMT) presso l’Azienda Sanitaria Ospedaliero-Universitaria S. Luigi di Orbassano (Torino)

Presso la Divisione di Medicina Interna II ad indirizzo Ematologico dell’ A.S.O.U. S. Luigi di Orbassano presta attualmente servizio come Dirigente Medico Internista, occupandosi del follow-up clinico-infettivologico respiratorio dei pazienti immunocompromessi.

Internista

Medico Dirigente di Medicina Interna - Divisione Universitaria di Medicina Interna II
Azienda Sanitaria Ospedaliero-Universitaria S. Luigi – Orbassano (Torino)

Dal 1991 svolge attività di Didattica Integrata e Tutoriale per il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’ Università degli Studi di Torino e per i Corsi di Specializzazione in Medicina Interna, Malattie dell’Apparato Respiratorio e Chirurgia Orale. Dal 2004 ricopre per conto dell’Università degli Studi di Torino il ruolo di Medico Valutatore nella Commissione Esami di Stato dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino per l’abilitazione all’esercizio della professione di Medico Chirurgo. Dal 2014 è Professore a.c. di Patologia Medica dell’Università degli Studi di Torino

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Medico Chirurgo - Pneumologo Specialista in Malattie dell'Apparato Respiratorio e Tisiologia - Professore a.c. di Patologia Medica dell'Università degli Studi di Torino
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  • Ospedale San Luigi Gonzaga (Orbassano)
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Dott. Enrico Ballor

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P.A.N.D.A.S., tosse e disturbo ossessivo: lo pneumologo fa il punto
Ho avuto recentemente l’occasione di visitare una bambina di 10 anni affetta da una tosse persistente. Non che questo fosse una novità per me, ma ciò che differenziava questa piccola paziente dagli altri pazienti che comunemente visito, era la richiesta che mi veniva fatta. “Sa dottore…”, mi diceva la mamma all’atto della richiesta di visita, “ mia figlia è una bambina “PANDAS” … ha capito vero? ”. Avevo già letto qualcosa su tale “sindrome ”, anche se francamente non mi era mai capitato di confrontarmi direttamente con un caso clinico di questo tipo. Nel mio ruolo professionale di pneumologo, specialista in malattie respiratorie, e di psicoterapeuta cognitivista, mi convinsi ad accettare il caso, pur non essendo io il massimo esperto mondiale di “PANDAS”, per il fatto che, comunque sia, “ una tosse è pur sempre una tosse”, incuriosito dalle caratteristiche ossessivamente ripetitive e rituali delle manifestazioni sonore del disturbo che la bambina presentava (vedi “ Tosse nervosa e tic di tosse: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta ” – “ Uno strano disturbo respiratorio: il caso di Marina” – “ Bisogno di inspirare lungo o di respirare a fondo profondamente ” – “ Asma psicosomatico: il parere dello pneumologo e dello psicoterapeuta ”) e dalle modalità con le quali essa compariva e si manteneva.
Senza voler qui scrivere l’enciclopedia della P.A.N.D.A.S. (non ne avrei titolo ne competenza), mi piace riassumere in qualche riga il mio pensiero relativo alla stessa e a questo caso clinico “ particolare”. Inizierò col dire che viene definita P.A.N.D.A.S. (Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal Infections), dalla Dott. ssa S.E. Swedo e dai cuoi collaboratori che nel 1998 per la prima volta la descrissero, l’associazione tra presenza di D.O.C. (disturbo ossessivo-compulsivo) e/o tic, a comparsa in età pre-puberale, e infezioni streptococciche (Streptococcus), spesso avente una ripetizione episodica nel tempo associata ad altri disturbi neurologici. L’età media di comparsa dei sintomi si attesterebbe intorno ai sei anni e mezzo di età, con potendosi escludere una possibile evoluzione nell’adulto nella sindrome di Tourette...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/229-p-a-n-d-a-s-tosse-e-disturbo-ossessivo-lo-pneumologo-fa-il-punto.html
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C-PAP, Bi-PAP (Bi-Level), ventilazione non invasiva (NIV): dallo pneumologo un aiuto alla respirazione
Tante sigle e abbreviazioni ma spesso poca chiarezza. Così viene spesso percepito dai pazienti pneumologici il grande pianeta dei dispositivi meccanici messi a loro disposizione per aiutarli a respirare. Una complessità nella quale si confonde spesso la ventilazione meccanica non invasiva con i dispositivi automatici in grado di mantenere aperte le vie aeree degli obesi durante il riposo notturno. Una moltitudine di apparecchi elettro-meccanici, aventi ognuno una loro specificità ed una precisa indicazione respiratoria a supportare una ben definita funzione divenuta insufficiente.
Spesso non completamente compresi dai pazienti nella loro capacità di porsi in aiuto dei diversi deficit respiratori conseguenti a malattie respiratorie acute e croniche, sono talora fonte di disorientamento specie per quanto attiene al loro corretto uso e alle tarature più opportune, generando dubbi rispetto alla reale necessità di un loro impiego, cosa questa responsabile dei frequenti drop-out (abbandono del trattamento) conseguenti dall’incapacità di comprenderne l’indispensabilità.
Vediamo, allora, di quali apparecchi stiamo parlando, cercando di chiarire le varie single con le quali vengono indicati e descrivendo brevemente le specifiche indicazione e le malattie respiratorie che ne consigliano la prescrizione e l’uso. Innanzitutto voglio chiarire bene che il testo che presento non può, e non vuole essere, un manuale d’istruzioni per l’utilizzo degli apparecchi di cui sopra. Sia chiaro che la scelta degli stessi e gli specifici settaggi, personalizzati sulla base delle peculiari esigenze del singolo paziente, spettano unicamente allo pneumologo che li prescrive che, una volta consegnati al paziente, descriverà allo stesso tutte le caratteristiche tecniche e funzionali necessarie per poterli utilizzare nel modo più appropriato e vantaggioso.
Ciò che dalla lettura di quanto scrivo vorrei ottenere, non è tanto la trasmissione al paziente di quell’insieme di note tecniche che lo stesso non può ignorare per usare in modo appropriato gli apparecchi (quelle già gli saranno fornite dallo pneumologo alla consegna della macchina), quanto i principi scientifici sui quali si basa la prescrizione di tali tipi di dispositivi, sottolineando la loro indispensabilità non sostituibile da nessun farmaco! Capita spesso, infatti, che a causa del possibile fastidio talvolta arrecato al paziente dall’apparecchio, in parte dovuto alla diversa sensazione respiratoria da esso imposta rispetto a quella spontanea e naturale che il paziente già conosce da sempre, in parte per qualche disturbo arrecato al sonno nel corso dell’impiego notturno, esso decida di abbandonare il trattamento fondando in parte tale rifiuto sulla scarsa conoscenza delle conseguenze talora gravi del mancato utilizzo dell’apparecchio, non trovando valide motivazioni a proseguire la terapia prescritta. Cercherò, pertanto, di trattare l’argomento con quel taglio informativo ed educativo che, aumentando la conoscenza del paziente relativamente ai motivi clinici che consigliano l’uso degli apparecchi, lo aiutino a tollerare il modesto disagio talora arrecato dagli stessi, aumentando la sua compliance al trattamento (aderenza alla cura).
Vediamo allora, caso per caso, quali sono i principi scientifici sui quali si basa la prescrizione dei diversi apparecchi ed i motivi che, di volta in volta, sconsigliano la rinuncia al loro utilizzo. Esistono per lo meno due distinte situazioni nelle quali è indicata la prescrizione dei dispositivi di assistenza alla respirazione, ognuna delle quali con ben definite caratteristiche che stabiliscono l’appropriatezza prescrittiva di un tipo di apparecchio piuttosto che di un altro in funzione dello specifico deficit funzionale respiratorio che cercano di risolvere. Una terza condizione, poi, prevede la possibilità di usare un sistema a pressione positiva in ambiente ospedaliero per superare una particolare condizione acuta di insufficienza respiratoria...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/227-c-pap-bi-pap-bi-level-ventilazione-non-invasiva-niv-dallo-pneumologo-un-aiuto-alla-respirazione.html
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Blocco delle auto Euro 3 ed Euro 4 a Torino per lo smog: il punto dello pneumologo
Dal prossimo martedì 13-12-2016 verrà decretato, se le condizioni atmosferiche non cambieranno (è difficile che ciò accada), nell’intera area urbana di Torino ed in molti comuni dell’hinterland torinese, il blocco della circolazione in alcune fasce centrali della giornata, iniziando dai veicoli di categoria Euro 3, estendendo poi tale provvedimento, se la situazione non migliorerà, anche ai veicoli di categoria Euro 4 o superiore. Al di la delle inevitabili e ormai scontate polemiche innescate a diversi livelli per tale disposto comunale, vediamo alcuni punti che sarebbe utile non ignorare per meglio comprendere le ragioni dello stesso, tendenti fondamentalmente a limitare le inevitabili conseguenze negative sulla salute prodotte dallo smog.
E’ ormai indiscusso il danno operato dallo smog urbano sull’organismo umano. Da molti anni numerose società scientifiche internazionali hanno puntato il dito su questo problema, rilevando quanto la presenza degli inquinanti presenti nell’aria delle nostre città sia in grado di peggiorare la situazione respiratoria di tutti, ma ancor più di quei soggetti già portatori di malattie respiratorie croniche tra le quali asma bronchiale, bronchite cronica, enfisema polmonare e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Inoltre l’esposizione allo smog delle città aumenta in modo considerevole il rischio di sviluppare, nel corso della vita, un tumore maligno ai polmoni o ai bronchi (vedi “Inquinamento urbano e cancro polmonare”). Oltre ai danni all’apparato respiratorio, l’inalazione di aria ad elevata concentrazione di smog inquinante è altresì in grado di agire negativamente anche sull’apparato cardiocircolatorio e sull’apparato urinario. Risulta, infatti, di gran lunga maggiore la percentuale di soggetti affetti da malattie cardiache (infarto miocardico, malattie coronariche, ecc.) che vivono per gran parte dell’anno esposti agli inquinanti urbani rispetto a quelli che vivono invece in aree non inquinate, e risulta parimenti maggiore il numero percentuale di soggetti che ammalano di tumore maligno della vescica, dei reni e più in generale delle vie urinarie e di quelli che presentano patologie vascolari acute cerebrali (ictus, ecc.) e danni cognitivi. Come se non bastasse, segnalo come anche il diabete mellito tenda a presentarsi con maggior frequenza nelle popolazioni che vivono in ambienti urbani inquinati.
L’esposizione allo smog delle città, inoltre, aumenta in modo considerevole la possibilità di sviluppare, nel corso della vita, in persone che presentino atopia (predisposizione genetica ad ammalare di problemi allergici), malattie allergiche a livello di diversi organi e apparati (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”). Molti casi di tosse persistente (vedi “Tosse persistente dell’adulto e del bambino”) di soggetti che vivono in città inquinate, rappresenta la conseguenza della cronica irritazione alla quale sono sottoposte le vie aeree. Oltre a ciò, si aggiunga che lo stesso sviluppo di una vera e propria forma respiratoria allergica favorita dalla permanenza in ambienti inquinati, può annunciarsi con la presenza di una tosse di difficile spiegazione (vedi “ Tosse e allergia: il parere dello pneumologo”)...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/225-blocco-delle-auto-euro-3-ed-euro-4-a-torino-per-lo-smog-il-punto-dello-pneumologo.html
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Filtri nasali, asma, rinite allergica e spray nasali: alcuni consigli dello pneumologo per l’allergia
La rinite allergica interessa non solamente l’otorinolaringoiatra ma anche lo pneumologo. E’ vero infatti, che come ben conosce lo specialista delle malattie dell’apparato respiratorio, nel paziente asmatico, se il naso è fuori controllo, anche i bronchi, e quindi l’asma bronchiale, sono fuori controllo! (vedi “Asma bronchiale: malattia da conoscere” – “ Sento un fischietto quando respiro! Che cos’è?”). Il naso, in fondo, appartiene come i bronchi a quell’unica più grande “via respiratoria” che accomuna spesso processi patologici simili, per quanto in grado di manifestarsi clinicamente in punti diversi della stessa. Il detto ben caro allo pneumologo “one way – one disease” (“una via – una malattia ”), descrive molto bene tale situazione, sottolineando in pratica la possibilità che un processo patologico infiammatorio che colpisca le vie aeree possa considerarsi sotto controllo a patto che esso venga “spento” a tutti i livelli dell’apparato respiratorio ai quali esso si presenti.
Tali considerazioni sono particolarmente appropriate nel caso dell’asma allergico, che rappresenta la più comune presentazione della malattia asmatica (vedi “Pollinosi” – “Malattie allergiche delle vie aeree”). In molti casi gli allergeni responsabili delle crisi respiratorie asmatiche e degli starnuti, sono rappresentati dai pollini delle piante erbacee o degli alberi (vedi “Asma allergico da graminacee: il parere dello pneumologo ”), dagli acari della polvere domestica (vedi “Asma allergico da acari della polvere: i consigli dello pneumologo” ), o dai prodotti della desquamazione della cute degli animali (vedi “Bimbo, animali domestici, asma e allergie: i consigli dello pneumologo” ), o ancora dai micofiti e dalle muffe presenti nelle case o negli spazi aperti (vedi “Asma, problemi respiratori e muffe nella casa”). Su questi il fumo di sigaretta completa l’opera, accentuando quell’infiammazione delle vie aeree che poi rende più difficoltoso il controllo delle forme allergiche rinitiche e asmatiche (vedi “ Asma e fumo di sigaretta: il parere dello pneumologo” ).
Si tenga presente, inoltre, che come già ho descritto in un mio precedente articolo pubblicato sul sito (vedi: ” Dalla rinite allergica all’asma bronchiale: lo pneumologo e la prevenzione asmatica”), esiste un concreto ed elevato rischio di veder comparire nel corso della vita l’asma bronchiale, nel caso in cui il paziente sia inizialmente portatore di sola rinite allergica. Circa due terzi dei pazienti che presentano in un primo tempo la sola rinite allergica, infatti, diventano nel tempo anche asmatici, rappresentando fattori protettivi, in grado di limitare tale progressione clinica, l’immunoterapia con estratti allergenici (TIS – terapia iposensibilizzante specifica), sia in termini di terapia iniettiva per via sottocutanea(SCIT – subcutaneous immunotherapy) sia in quelli di somministrazione per via sublinguale (SLIT – sublingual immunotherapy), un adeguato controllo dell’infiammazione nasale allergica, la ridotta esposizione del paziente agli inquinanti dello smog urbano e lavorativo ed al fumo di sigaretta, ed infine la prevenzione delle infezioni virali respiratorie, specie quelle da virus influenzale che, in molti casi, rappresenta un fattore determinante del passaggio rinite - asma (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” – “ Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”).
Nell’ottica di un adeguato controllo della sintomatologia rinitica e dell’infiammazione allergica delle fosse nasali, rivestono notevole importanza la terapia con farmaci nebulizzati localmente e quella con medicamenti antistaminici e cortisonici assunti per via orale, tenendo sempre conto che, nei bambini con tale tipo di problema, è preferibile posticipare le terapie con steroidi (cortisonici) e antistaminici locali (nasali) spesso a dopo il terzo anno di vita, mentre per ciò che riguarda l’uso degli antistaminici per uso orale, questo è già ammesso dopo i 2 anni. Naturalmente in ogni caso sarà il medico prescrittore dei vari farmaci a consigliare il paziente, anche in relazione a quanto dichiarato dalle ditte farmaceutiche a proposito dei diversi prodotti impiegati. Inoltre, come già detto sopra, le terapie iposensibilizzanti con vaccini antiallergici (SCIT e SLIT), anche se associate al concomitante uso di farmaci, rappresentano una buona possibilità di cura e di prevenzione dell’evoluzione della rinite nella successiva forma asmatica...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/223-filtri-nasali-asma-rinite-allergica-e-spray-nasali-alcuni-consigli-dello-pneumologo-per-l-allergia.html
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Dott. Enrico Ballor

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Ipertrasparenza enfisematosa, aumentata diafania parenchimale: lo pneumologo spiega il significato
Provate a mettere, a due a due, i seguenti termini in un diverso ordine e trovate tutte le possibili combinazioni: “ipertrasparenza”, “aumentata diafania“, “parenchimale”, “iperdiafania polmonare”, “enfisematosa ”, “accentuazione della diafania parenchimale polmonare”: non è raro trovare tali espressioni, variamente associate tra loro, nel referto delle radiografie del torace. Ma che cosa significa tutto ciò? E soprattutto: il significato di tali definizioni radiologiche, a quale malattia respiratoria si riferiscono?
Vediamo di fare chiarezza, spiegando l’origine dei termini e il loro significato scientifico e clinico. Inizierò col dire che una qualunque indagine radiologica del torace (Rx-torace, TAC-torace, ecc.) che utilizzi radiazioni “X”, consiste in un esame volto a comprendere una situazione “interna” dell’organismo, attraverso l’acquisizione di immagini in grado di riprodurre, nel modo più fedele possibile, la realtà viscerale del paziente sottoposto a esame. Nel caso specifico, con la radiografia del torace lo pneumologo chiede al radiologo di indagare l’interno della gabbia toracica, mettendo in evidenza, in modo particolare, le strutture pleuriche e polmonari in essa contenute.
Il principio generale secondo il quale, dirigendo un fascio di radiazioni “X” verso un tessuto biologico, otteniamo sulla superficie radiografica un’immagine dei tessuti attraversati dal fascio radiante, consiste nel fatto che un qualsiasi organo, e tra questi il polmone, costituito da strutture anatomiche, istologiche (tessuti) e cellulari molto diverse tra loro, quando è attraversato dai raggi “X” tende a riprodurre se stesso e tutti i suoi dettagli interni sulla superficie piana ove si forma l’immagine, proprio in ragione del fatto che presenta zone interne in grado di assorbire diversamente il fascio radiante che lo attraversa. Se per esempio mettessimo un cucchiaio di metallo appoggiato sul torace del paziente sottoposto ad esame radiografico, sull’immagine radiografica otterremmo una dettagliata immagine bianca riproducente la forma ed il profilo del cucchiaio, in quanto non essendo i raggi “X” in grado di attraversare il metallo, essi non sarebbero in grado di impressionare la superficie sensibile della radiografia posta, in serie, oltre la fonte radiante (apparecchio radiografico) e il torace sul quale è stato appoggiato il cucchiaio. Si dice in questo caso che il cucchiaio (metallo) si presenta come struttura non attraversabile dai raggi “X” e, come tale definibile fortemente “radio-opaca” (opaca ai raggi).
Le ossa, ad esempio, strutture minerali estremamente compatte costituite da sali di calcio, sono dotate di una grande capacità di assorbire i raggi “X” (radio-opacità), ed è per questo che tendono a formare in bianco sulla superficie radiografica il profilo e le sagome dettagliate delle loro immagini reali. Coste, vertebre, clavicole, scapole e sterno rappresentano la componente ossea della gabbia toracica che, come il cucchiaio, non si lascia attraversare dai raggi “X”. Si dice, in questo caso, che la componente ossea del torace è radio-opaca. Lo stesso si può dire per i vasi sanguigni e per il cuore, i quali essendo repleti di sangue, che com’è noto contiene un’enorme quantità di atomi di ferro (metallo) radio-opaco presente nella molecola dell’emoglobina, tendono a formare immagini dettagliate delle strutture venose, arteriose e cardiache che lo contengono. Il sangue, in questo caso, si definisce si radio-opaco, ma meno radio-opaco rispetto alle ossa; se vogliamo dirlo in modo diverso, il sangue si presenta più “radio-trasparente” rispetto alle ossa, ma ancora sufficientemente “opaco” da consentire la formazione, per contrasto, delle immagini e dei profili delle strutture anatomiche che lo contengono (cuore e vasi sanguigni).
Di questo passo, procedendo da una struttura biologica all’altra, a partire da una molto radio-opaca, come le ossa, per andare sempre più verso strutture meno radio-opache (o più radio-trasparenti), si giunge, passando dall’attenuazione dell’acqua poco radio-opaca (più radio-trasparente del sangue), fino all’aria che, per definizione, presenta il livello più elevato di radio-trasparenza (il livello più basso di radio-opacità), in quanto l’aria non presenta nessun ostacolo al passaggio del fascio di raggi “X” che attraversa i tessuti, che in questo modo giunge ad impressionare la superficie radiografica formando un’immagine nera radiotrasparente (diafana = trasparente) che riproduce in “nero” le dimensioni ed il profilo delle strutture del torace contenenti aria attraversate dai raggi “X”.
In virtù dei principi fisici e biologici visti sopra, sulla superficie radiografica tende a formarsi un’immagine degli organi contenuti nel torace, con diversa attenuazione del segnale “X” in funzione del maggiore o minore grado di radio-trasparenza delle strutture anatomiche attraversate dalla radiazione “X”. Il cuore, pertanto, si presenterà bianco in quanto più opaco ai raggi “X” rispetto al polmone che, in quanto pieno d’aria, tende a formare un’immagine di sé più nera rispetto al cuore in quanto nettamente più radiotrasparente rispetto a quest’ultimo.
Stabilito, quindi, che i polmoni si presentano nella radiografia del torace come organi mediamente diafani (trasparenti) e neri rispetto agli altri (ossa, cuore, vasi sanguigni, bronchi, ecc,), resta da definire che cosa vuol dire “iperdiafania”, o “iper-trasparenza”, o “con aumentata trasparenza”: rispetto a cosa? Beh, rispetto …. ai polmoni stessi. Intendendo con ciò “ rispetto alle immagini dei polmoni sani” ! Stabilito, infatti, che un polmone normale ha un fattore di attenuazione radiologico “Y” di un certo grado, è chiaro che quando l’organo è “consumato”, ad esempio, da una malattia cronica degenerativa qual è l’enfisema polmonare (vedi), esso si presenta più trasparente rispetto al polmone sano, in quanto meno opaco per la perdita, nel tempo, di una parte dei tessuti che lo costituiscono. Bisogna, tuttavia, far attenzione a non sottovalutare un’altra condizione che può influenzare il grado di opacità radiologica di un polmone, e precisamente la maggiore o minore quantità di aria presente in esso nel momento in cui eseguo la radiografia! Se, ad esempio, mentre scatto l’immagine, il paziente ha i polmoni pieni d’aria in quanto ha fatto una profonda inspirazione, l’immagine dei suoi polmoni si presenterà più trasparente rispetto a quella che tenderebbe invece a formarsi sulla radiografia nel caso in cui lo stesso paziente avesse espirato tutta l’aria ed il tessuto polmonare si presentasse “sgonfio” e, come tale, meno trasparente!...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/221-ipertrasparenza-enfisematosa-aumentata-diafania-parenchimale-lo-pneumologo-spiega-il-significato.html
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Vaccini e immunostimolanti nelle infezioni respiratorie dell'età pediatrica
In un momento in cui tutto sembra essere contestato o messo in dubbio, spesso anche le certezze più consolidate, parlare di prevenzione delle infezioni respiratorie, prima fra tutte l’infezione influenzale, non mi pare inopportuno. Proprio perché, sulla base di affermazioni pretestuose e spesso strumentali utilizzate per dimostrare tesi indimostrabili, si sostiene in certi casi la supposta pericolosità della pratica vaccinale antinfluenzale (ma non solo di questa) (vedi “Vaccinazione antinfluenzale e malattie polmonari: i consigli dello pneumologo” – “Le vaccinazioni utili in pneumologia: il parere dello pneumologo”), destabilizzando in tal modo i potenziali destinatari di tale procedura preventiva e ingenerando sfiducia e pericolosi timori immotivati, specie alla luce delle ben più gravi conseguenze derivanti dalla mancata vaccinazione dei pazienti affetti da malattie croniche, tra le quali quelle respiratorie. Ricordo, infatti, come nel 2014 l’erronea attribuzione al vaccino antinfluenzale di alcuni decessi, poi risultati del tutto indipendenti dalla vaccinazione, abbiano sortito l’effetto di ridurre fortemente in quell’anno tale pratica preventiva con il risultato di aumentare in modo preoccupante il numero di decessi provocati dalle complicazioni influenzali in pazienti non sottoposti a vaccinazione e portatori di patologie croniche (vedi “ Vaccino antinfluenzale 2014: 5 morti. Il vaccino per l’influenza è sicuro?”). Lo stesso fenomeno si è ripetuto anche nel 2015, anno in cui, nel corso del 13° Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), veniva segnalato come la mancata vaccinazione in quell’anno fosse associata a circa 8000 decessi.
Il recente 35° Congresso Nazionale di Antibioticoterapia in età pediatrica svoltosi a Milano (Ottobre 2016), non ha fatto altro che ribadire tale posizione, auspicando addirittura la possibilità di estendere la vaccinazione antinfluenzale, come già avviene in molti altri Paesi tra i quali la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, anche alla popolazione pediatrica sana della fascia pre-scolare. Questa, unitamente all’impiego di immunostimolanti per via orale, avrebbe il preciso scopo di ridurre le infezioni respiratorie in età pediatrica. Nel corso della stagione fredda, infatti, circa un bambino su tre contrae il virus influenzale, ed è in corso la tendenza da parte delle Autorità Sanitarie, anche nel nostro Paese, di raccomandare la vaccinazione antinfluenzale anche in questa fascia di età, accomunandola per importanza di rischio da malattia a quella della popolazione over-64 e a quella dei pazienti adulti portatori di patologie croniche. Viene confermato come il bambino in età pre-scolare contragga l’influenza in percentuale molto maggiore rispetto a quella dell’adulto e dell’anziano, confermandosi la maggiore gravità dell’infezione specialmente nei bambini di età inferiore ai due anni, con tasso di ospedalizzazione, in questa fascia d’età, addirittura superiore a quello dell’anziano per la stessa patologia...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/219-vaccini-e-immunostimolanti-nelle-infezioni-respiratorie-dell-eta-pediatrica.html
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Perdita di memoria e malattie respiratorie: lo pneumologo e la riabilitazione neuro-cognitiva
Deficit cognitivo, perdita della memoria, calo dell’attenzione e difficoltà di concentrazione. Specie nell’anziano, sono alcuni dei sintomi che possono comparire nel corso di alcune malattie polmonari, ed in particolar modo nel corso della loro possibile peggiore complicanza rappresenta dall’insufficienza respiratoria. A questi sintomi spesso si associano le inevitabili conseguenze degli stessi, e precisamente l’ansia e la depressione derivanti dal non riuscire più a gestire se stessi e le proprie attività quotidiane e dal trovare difficoltà al mantenimento dei contatti sociali e dei propri interessi lavorativi, hobbistici e del tempo libero.
Non solo ai pazienti affetti da sindromi da deterioramento cognitivo proprie dell’età più avanzata, tra le quali le patologiche involuzioni cerebrali secondarie alla patologia ischemica multinfartuale dell’anziano e alle patologie neuro-degenerative croniche tra le quali la malattia di Alzheimer, ma anche ai pazienti affetti dalle numerose patologie respiratorie croniche aventi come principale conseguenza negativa una ridotta ossigenazione del sangue e, di conseguenza, del cervello e del tessuto nervoso, tra le quali la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’ enfisema polmonare, è dedicato un sofisticato ed innovativo programma di neuro-riabilitazione cognitiva gestito per via telematica anche dal domicilio del paziente, richiedente un semplice personal computer o un qualsiasi dispositivo connesso a internet (smartphone, tablet, ecc.). Tale proposta si prefigge di consentire il recupero di quel funzionamento “minimo efficace” delle attività cognitive quotidiane, tra le quali la capacità di una più efficiente rievocazione mnesica (memoria) e di una miglior capacità di concentrazione sui compiti che richiedono attenzione nel corso delle comuni attività della quotidianità, in grado di recuperare al meglio la percezione del paziente dei vantaggi derivanti dal mantenimento o dal recupero della propria indispensabile autonomia...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/228-perdita-di-memoria-e-malattie-respiratorie-lo-pneumologo-e-la-riabilitazione-neuro-cognitiva.html
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BPCO, smog e traffico automobilistico urbano: il punto dello pneumologo
Dopo l’articolo pubblicato la scorsa settimana in questo sito (vedi “ Blocco delle auto Euro 3 ed Euro 4 a Torino per lo smog: il punto dello pneumologo”), ecco un’altra bella occasione per parlare dell’effetto dell’inquinamento dell’aria nelle città e delle sue conseguenze negative sull’apparato respiratorio, ancor più importante nel caso di pazienti che già presentino una malattia polmonare cronica. Tra queste patologie respiratorie ricordo come l’ asma bronchiale, la bronchite cronica, e l’enfisema polmonare siano alcune tra quelle che maggiormente possono risentire negativamente dell’esposizione all’inquinamento urbano, rappresentato in massima parte dalle particelle del corpuscolato PM10 e dei corpuscolati fini e ultra-fini del PM 5 e del PM 2,5. Ma è in modo particolare riferito alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), lo studio pubblicato su “Respiratory Research”, prestigiosa rivista scientifica internazionale che si occupa di ricerca in campo respiratorio, nel quale sembra delinearsi, in modo incontrovertibile, un notevole effetto negativo provocato dall’esposizione dei pazienti affetti da BPCO ai prodotti della combustione dei motori a scoppio dei veicoli che circolano in città.
Si tenga conto del fatto che, in condizioni di normalità, il fisiologico processo di invecchiamento dei polmoni fa si che ci sia, nel corso degli anni, una costante e progressiva perdita dei volumi funzionali polmonari documentabili con la spirometria. In modo particolare, tendono a ridursi sia la capacità vitale forzata (FVC = Forced Vital Capacity), cioè quel volume d’aria contenuto nei polmoni ed eliminabile dagli stessi dopo aver compiuto un’inspirazione massimale e una successiva espirazione forzata, sia quel volume eliminabile dopo il primo secondo di espirazione forzata, definito FEV1 (Forced Expiratory Volume in 1 second), indice della pervietà delle vie aeree. Più precisamente, il FEV1, dopo i 20 anni, tende a ridursi di circa 30 ml/anno negli uomini e di circa 23 ml/anno nelle donne, con una progressiva accelerazione annuale nel corso del tempo. Per quanto attiene, invece, all’FVC, esso si riduce di circa 15-30 ml/anno negli uomini e di circa 13-24 ml/anno nelle donne...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/226-bpco-smog-e-traffico-automobilistico-urbano-il-punto-dello-pneumologo.html
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Allergia, asma e microbiota intestinale: novità e conferme dallo pneumologo
Nel corso di un recente convegno svoltosi a Torino (5 novembre 2016) al quale ho avuto modo di partecipare, che ha visto, in considerazione dei temi trattati, la presenza prevalente di specialisti pneumologi, allergologi e internisti, è stato possibile fare il punto su diversi aspetti della patologia immuno-allergica anche respiratoria (ma non solo), con conferme e novità sia di ordine diagnostico che di ordine terapeutico. Vediamo, allora, alcuni tra i punti più qualificanti che sono emersi dal confronto tra gli specialisti intervenuti e dalle esposizioni dei relatori, alcuni dei quali interessanti per il diverso modo di sottolineare l’importanza del rapporto tra mondo “esterno” e mondo “ interno” del paziente nel determinismo di molte malattie respiratorie e non a base allergica, che meglio spiegherò nel corso dell’esposizione. Un modo nuovo per riconsiderare l’insieme delle reciproche interazioni tra cibo e alimentazione, batteri della flora intestinale e sistema immunitario, ma soprattutto un diverso modo di considerare questi diversi aspetti in relazione allo sviluppo di malattie a patogenesi immuno-allergica...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/224-allergia-asma-e-microbiota-intestinale-novita-e-conferme-dallo-pneumologo.html
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Dott. Enrico Ballor

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Terremoto, asma e problemi respiratori: i consigli dello pneumologo
Il recenti terremoti che dal 24 agosto 2016 hanno devastato l’Italia centrale, hanno portato all’attenzione di noi tutti la fragilità delle nostre sicurezze e la vulnerabilità dell’essere umano. Ciò che sembrava scontato al risveglio di ogni mattina è crollato insieme alle case e a quella necessità di certezza che ci accomuna tutti. Improvvisamente è diventato difficile anche solo nutrirsi, espletare le più elementari necessità fisiologiche, proteggersi dal freddo, trovare un indumento con il quale coprirsi. Ma ancor più si è toccata con mano la difficoltà di continuare a curarsi e di reperire i farmaci di uso quotidiano. Oltre agli aspetti del lutto, delle perdite di affetti e di persone, il terremoto ha presentato nel suo conto funesto anche nuovi problemi di ordine sanitario. E tra questi il rischio di comparsa o di aggravamento di patologie respiratorie, tra le quali asma bronchiale, bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ed enfisema polmonare, ma non solo...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/222-terremoto-asma-e-problemi-respiratori-i-consigli-dello-pneumologo.html
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Dott. Enrico Ballor

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Bisogno di inspirare lungo o di respirare a fondo profondamente
“ … Mi capita alle volte di dover fare un respiro lungo … di sentire che ho bisogno di fare un respiro profondo … ma qualche volta non ci riesco … è come se il respiro di bloccasse … come se non riuscissi a respirare a fondo …non mi manca il fiato ma fare un respiro è un bisogno … ”. Queste e altre definizioni del genere mi sono state qualche volta presentate da pazienti con dispnea (difficoltà respiratoria) particolarmente ansiosi, timorosi per il loro stato di salute, magari presentandomi un’infinita quantità di esami clinici già praticati e tutti nella norma! (vedi “Spirometria” – “Ossimetria (saturimetria)” – “ Emogasanalisi arteriosa” – “Esami per malattie respiratorie e tumori polmonari e pleurici”). Come si vede nella curiosa immagine che presenta il testo, ho sempre avuto l’impressione che il disagio respiratorio, cioè quel particolare tipo di dispnea che cercava di essere descritta dai miei pazienti con le definizioni viste sopra, altro non fosse se non quella necessità di respirare che prova il nuotatore nel momento in cui, dopo numerose bracciate in apnea, sente il bisogno impellente di riemergere per “tirare il fiato”, per non soffocare. E così descritta, numerose volte ho avuto modo di notare quanto la mia supposizione di immaginarmi il loro disagio, mi venisse confermata proprio dalle descrizioni delle sensazioni fisiche e mentali da loro realmente provate.
Come per tutti i bisogni inappagati, anche in questo caso la dispnea (difficoltà respiratoria) che con queste parole viene descritta, ha poco il sapore di un sintomo dichiarativo di malattia fisica, quanto piuttosto quello di un disagio psicologico (vedi “ Disturbi respiratori a base ansiosa e depressiva”). Per tornare all’esempio citato prima, sembra davvero di essere in presenza di un paziente che, al pari di un nuotatore che ha fatto 4 bracciate in apnea con la testa sott’acqua, sente la necessità di “tirare il fiato” profondamente, vivendo tale sensazione fisica come un bisogno assoluto, impellente e non procrastinabile, pena il “ sentirsi male”. L’unica differenza tra i due è che, mentre il nuotatore in vasca sente la necessità di respirare a fondo in quanto, prolungandosi l’apnea durante lo sforzo, il ricambio d’aria nei polmoni gli è indispensabile per portare nuovo ossigeno ai polmoni e al sangue, il paziente dispnoico “fuori vasca”, invece, sente il bisogno di “respirare” profondamente, senza che la necessità sentita per tale atto derivi da una malattia respiratoria oggettiva o da una richiesta fisiologica motivata. Il bisogno del primo è funzionale, in conseguenza di una necessità fisica oggettiva (ipossia – vedi “Insufficienza respiratoria e ossigenoterapia ”), quello del secondo, invece, è “mentalmente” patologico, in quanto, pur non necessario a garantire in quel momento un ricambio d’aria, viene vissuto dal paziente come indispensabile solamente per appagare, proprio attraverso quel respiro lungo, un disagio soggettivo che origina dalla psiche.
Respirare a lungo, in questi pazienti, tende spesso a rappresentare quel “liberarsi” fisicamente da una sensazione intimamente connessa ad un disagio psicosomatico spesso originantesi in un più generale senso di “costrizione” provato nella vita. Quella stessa costrizione che spesso, in questi pazienti, rappresenta una fastidiosa sensazione con la quale doversi confrontare, presente in ogni momento del vissuto quotidiano e legata ad alcune dinamiche del loro disfunzionale relazionarsi con gli altri. La richiesta di un respiro, poi, vissuto come “ indispensabile in quel momento” ma che “si blocca”, spesso ha a che fare con l’incapacità di questi pazienti di saper portare agli altri il proprio punto di vista, la comunicazione di ciò che vorrebbero poter loro comunicare ma che essi temono possa dispiacergli o, peggio ancora, che possa generare insopportabili giudizi negativi. Una sorta di vero e proprio “tapparsi la bocca” per non parlare, del tipo “ Ho voglia di dirti … liberandomi (respirando a fondo) … ma poi mi blocco per paura della tua reazione …”...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/220-bisogno-di-inspirare-lungo-o-di-respirare-a-fondo-profondamente.html
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Dott. Enrico Ballor

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BPCO, insufficienza respiratoria e alimentazione: i consigli dello pneumologo
Se una buona capacità di nutrirsi in modo adeguato corrisponde a un vantaggio che garantisce a tutti un migliore stato di salute, questo vale ancor più per coloro che, affetti da una qualunque tra le molte malattie respiratorie croniche, vedono nel fattore “adeguata nutrizione “ quella marcia in più sulla quale poter far conto per minimizzare gli effetti negativi della loro malattia.
Tutti i pazienti affetti da bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare, specie se è presente un’insufficienza respiratoria che le aggrava, sono più soggetti a patire di un inadeguato regime nutrizionale, accentuando la loro vulnerabilità ad alcuni di quei fattori esterni che si presentano come destabilizzanti del già precario equilibrio respiratorio.
Inizierei a chiarire alcuni termini, riferiti a specifici indici di calcolo, che verranno citati nel testo ogni volta che ci si riferirà a parametri fisiologici direttamente implicati nella valutazione della situazione nutrizionale dei pazienti pneumologici...
http://www.pneumologo-ballor.it/articoli/218-bpco-insufficienza-respiratoria-e-alimentazione-i-consigli-dello-pneumologo.html
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