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Uno Psicologo in Famiglia con Pierluigi Ceccalupo
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"Uno dei nostri più grandi compiti di genitori è donare ricariche emotive. Lo facciamo offrendo ai bambini la nostra completa attenzione, soddisfacendo le loro esigenze, dando loro la possibilità di scegliere, ascoltandoli e offrendo loro incoraggiamento. L’amore, l’affetto e il gioco possono riempire il bicchiere dei bambini fino a farlo traboccare. Per esempio, potete aiutare un bambino a riprendersi da una visita spaventosa dal medico invertendo i ruoli: lasciando che sia lui il dottore, mentre voi siete il paziente spaventato e fingete di sottoporvi a un esame. È inoltre possibile utilizzare animali di peluche o pupazzetti per mettere in scena esperienze che rendono il bambino nervoso. Fare giochi fisici scalmanati con i bambini è particolarmente utile per costruire la fiducia, perciò utilizzate le azzuffate per aiutarli a sentirsi fisicamente ed emotivamente potenti. Una risata allenta la tensione, e la vicinanza aiuta i bambini a riprendersi dopo un turbamento. Un bicchiere pieno e una profonda connessione genitore-figlio creano sicurezza e questa spinge i bambini ad agire in modo cooperativo, con fiducia e flessibilità".

Lawrence J. Cohen, le paure segrete dei bambini, Feltrinelli

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...cambiamo prospettiva nell'osservare e reagire ai comportamenti dei nostri figli...cerchiamo la nostra "comodità educativa" per essere genitori felici.
Partiamo da noi stessi per costruire un rapporto felice con i figli....e come afferma Padre Anthony De Mello:
« Se vogliamo essere felici, possiamo esserlo adesso, perché la chiave della felicità è nascosta dentro di noi. Essa non dipende dagli avvenimenti che ci capitano ma dal modo in cui li percepiamo e li affrontiamo. »

(De Mello, da Raccolta aforismi e citazioni, a cura di C. Campanelli).
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"Se vuoi entrare in empatia con tuo figlio, è importante saperti sintonizzare con le sue emozioni. Per dare risposte epatiche ed entrare in connessione con tuo figlio è necessario intercettare la frequenza emotiva, ma anche l'intensità. Se tuo figlio piange sconsolato perché ha perso il suo super eroe preferito, non ti sintonizzerai con lui se lo sgridi per averlo perso" Lo sapevo lo hai perso! Certo che ti importa non tieni a niente...e non chiedermi più niente!"...Questa non è empatia. Ma non reagirà molto bene neanche se ti rivolgi a lui se gli dici che è arrabbiato, perché i suoi sentimenti sono rivolti verso la tristezza. Un modo efficace per aiutare tuo figlio ad aprirsi e a calmarsi sarà quello di riconoscere che in quel momento si sentirà davvero triste e sconsolato. Abbraccialo e strigilo forte a te chiedi come puoi esseregli utile, cosa puoi fare per lui.
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#trasgredireleregole per renderle possibili.

Esistono dei limiti necessari alla convivenza in casa che sono stabiliti dai genitori e che tutti sono chiamati a rispettare compresi mamma e papà...senza rispondere "Io lo posso fare perché sono grande". Le regole possono essere però ammorbidite dai genitori affinché i figli possano essere nutriti di esperienze che lo vedano uscire vincitore in una situazione sfavorevole. Durante il fine settimana, al mare o in montagna o quando in casa ci sono i parenti le regole possono essere infrante per necessità o per dare al figlio la soddisfazione di ottenere ciò che vuole, come per esempio mangiare seduto sul divano!!!
Avere dei limiti che il bambino può infrangere quando NOI GENITORI glielo concediamo ci permetterà di insegnargli qulcosa di importante ovvero che nella vita bisogna essere elastici e che alcune regole cambiano a seconda delle circostanze, inoltre questa modalità renderà la vita familiare più flessibile
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#mangiarepaneassieme

...un frate di Assisi mi parlava dell'insegnamento di Francesco a vivere la vita attraverso l'accompagnamento. «Accompagnare», mi diceva il giovane frate, «significa mangiar pane assieme e non c'è nulla di più straordinario e rassicurante dell'idea di condividere del pane e una tavola per crescere, per progettare la vita».    Stupefacente metafora, questa di Francesco. L'idea di accompagnare un figlio non significa quindi mettersi al suo livello - far finta di esser amici - né scegliere tavole separate, asettiche e distinte, ma esserci l'uno per l'altro, con la complicità che viene dalla reciproca diversità, dall'esigenza di guardarsi dritto negli occhi senza temere.    «Mangiare pane assieme” significa narrare all'altro, raccontarsi, trovare la forza di costruire una casa comune nella differenza, un amore senza possesso, un'appartenenza senza dipendenza, un affetto senza fughe, senza vuoto, senza il cinico e narcisistico ricorso all'abbandono per dire a noi stessi che esistiamo.    L'insegnamento di Francesco dovrebbe essere ben compreso da chi, in questi tempi vuole a tutti i costi correre, accelerare e insegnare ai propri figli a fare altrettanto

Tratto dal testo: "I figli non crescono più'" di Paolo Crepet
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Saper litigare...
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#dareilbuonesempio #neuronispecchio #genitoriinazione

...I bambini sviluppano gran parte delle loro abilità intellettive ed #emotive attaverso l'osservazione e l'imitazione. Se sono presenti in famiglia più figli ti sarà capitato di accorgerti che il fratello più piccolo imita il più grande. Allo stesso modo, loro imiteranno TE, nel bene e nel male. Questo perché il cervello dispone di un circuito di neuroni preposto ad apprendere attraverso l'osservazione. Quando i nostri #figli vedono la mamma o il papà comportarsi in modo rispettoso e affrontare i problemi con calma o contrariamente perdere la pazienza e in maniera confusa o ancora mostrare disprezzo per gli altri, il suo cervello è in grado di immaginare se stesso che agisce così, come uno specchio che riflette quello che vede. I #neuronispecchio si allenano in silenzio a replicare molti nostri comportamenti e programmano il loro cervello a ripeterli in situazioni simili. " lo dici anche tu papà!" "Perché non lo posso fare, lo fai anche tu mamma!". Come genitori che possiamo fare? Diamo il buon esempio, in modo che i nostri figli possano imitarci.
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Ospite a #OfficinaStampa un ringraziamento a #ChiaraRai e a #IvanGalea
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Conseguenze dell'azione

Ogni volta che ad una persona viene dato un ordine o una minaccia, del tipo: " Fai meglio a fare questa cosa o io farò quest'altra", si attiva in automatico quello che viene definito #riflesso oppositivo. Quando veniamo minacciati o ci viene detto cosa dobbiamo fare, la tendenza comune è quella di dire di NO. Anche per i figli è lo stesso. Quando un genitore minaccia: " Farai meglio a pulire la tua stanza o non uscirai più", per riflesso i figli si oppongono e iniziano ad urlare, a discutere a rifiutarsi. Potete anche costringere vostro figlio a pulire la sua stanza (come affermazione del vostro potere su di lui), ma è davvero questo il modo in cui volete porvi come genitori?
Facciamo notare ai nostri figli, in modo per nulla minaccioso, le cose che possono succedere come risultato delle loro azioni. Dobbiamo porci dalla parte dei ragazzi, non contro di loro. Li possiamo avvertire delle conseguenze di un comportamento, ma poi devono essere liberi di scegliere. L'aspetto importante di questo approccio è che non è il genitore ad insegnare al figlio tramite la punizione, che non ha nulla di educativo; ma sono le conseguenze stesse che insegnano qualcosa ai ragazzi. Tutto questo evita lotte di potere e problemi di controllo. Ricordate, non deve crearsi la situazione #genitore-contro-figlio. I genitori sono, e devono essere, dalla parte dei figli, e li aiutano a evitare le conseguenze avverse. Il compito del genitore è quello di avvertire circa le possibili conseguenze, non di minacciare. Quando si spiegano le potenziali conseguenze, i genitori dovrebbero informare i propri figli in modo concreto di ciò che accadrà se scelgono di mettere in pratica un certo comportamento. Ai figli deve essere lasciata la scelta di compiere o meno te azione e di sperimentare le conseguenze. Se i genitori gestiscono le raccomandazioni e i risultati delle azioni con rabbia, il figlio focalizzerà sull'ira dei genitori più che sulle conseguenze delle proprie scelte. Quando questo accede, tutto l'insegnamento va perduto!

Liberamente tratto dal testo: "L'arte di educare con intelligenza emotiva", Elias Maurice J., Tobias Steven, Friedlander Brian S.
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