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A marzo DOPPIO appuntamento con la consapevolezza digitale!

TECNOLOGIA IN TASCA!

Incontri formativi di #educazionedigitale rivolti a GENITORI, EDUCATORI, DOCENTI e RAGAZZI

"In tasca, nella borsa o dentro lo zaino, oltre al cellulare e al tablet, "mettiamo" anche un piccolo manuale d'uso consapevole al web e al mondo dei social: per comprendere dal vivo le dinamiche digitali, confinanti i rischi e i pericoli del web"

Sabato 4 marzo dalle 10.00 alle 12.00 presso libreria NAMASTÈ Via Sarina 31 TORTONA

Giovedì 9 marzo dalle 17.30 alle 19.00 presso Il Piccolo Doge Studio Pedagogico Via G. Rucellai 6/C MESTRE (Ve)


Con +Sylvia Baldessari​​ e +monica d'alessandro pozzi​​

Costo 15.00 €
Iscrizione a educarequattro.zero@gmail.com
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IMMAGINI ONLINE: PER ANDARE OLTRE AI LIKE!

#EduCare4.0 offre un percorso formativo per genitori, docenti, ragazzi e per tutti coloro interessati al mondo dei Social, centrato sulle immagini, di sé e degli altri.

Obiettivi: educare alle immagini online e a una loro condivisione sul web nel rispetto della privacy, propria e altrui, per contrastare fenomeni come quello del cyber-bullismo a favore di un uso positivo e responsabile della rete.

Il percorso prevede una parte di formazione teorica e una parte pratica con un laboratorio ludico dal vivo.

Quando: Venerdì 20 ottobre e venerdì 27 ottobre 2017 dalle ore 17.30 alle 18.30

Dove: Il Piccolo Doge Studio Pedagogico
Via G. Rucellai 6/C (laterale Bissuola zona parco Albanese) Mestre (Ve)

Conducono: +monica d'alessandro pozzi​, pedagogista e docente e Sylvia Baldessari, pedagogista

Ai partecipanti di entrambi gli incontri verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per iscrizioni o informazioni scrivere a: educarequattro.zero@gmail.com o chiamare il 329 1529882 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 o per messaggio via whatsapp allo stesso numero.
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L’estate “hot” di #EduCare4punto0

Il titolo è volutamente provocatorio e questa ve la vogliamo proprio raccontare.
A metà luglio circa Sylvia pubblica nella chat di WatsApp una schermata in cui il suo nome compare associato ad un sito d’incontri. Chiede a me e all’altra amica, parte del gruppo, che cosa fare, poiché non riesce a comprendere di cosa si tratti. Armata di Ubuntu entro nel link e...Formose forme per niente equivoche, ma ben chiare, mi fanno comprendere che il suo nome è stato utilizzato come “specchietto per le allodole”. Il bello è che oltre al nome e cognome risultava chiaro anche il titolo di studio, la professione e il suo essere parte di EduCare4punto0. A quel punto faccio la ricerca anche per me. E si, c’ero anche io.
La nostra “educazione digitale” intrecciata e utilizzata per attirare online su un sito che proponeva incontri a pagamento.
Dopo le prime dovute risate ci confrontiamo sul da farsi. Ecco in ordine ciò che abbiamo fatto, prima io e poi Sylvia.
- mandata e-mail cortese in cui si chiede di “di eliminare al più presto tali dati o ricorrerò a segnalare questo disguido alla Polizia Postale”,
- il giorno dopo controlliamo e tutto persiste; mi informo attraverso il sito della Polizia di Stato e comprendo che devo recarmi di persona a fare la denuncia
- tempo un’ora sono alla più vicina caserma dei Carabinieri; spiego l’accaduto e nel dettaglio viene redatta una segnalazione in cui alla fine si evidenzia che “mi riservo di presentare eventuali istanze alla Giustizia nei termini previsti di Legge qualora dovessero concretizzarsi situazioni di rilevanza penale”
- il maresciallo molto gentile ed esperto mi fa comprendere che non ci sono gli estremi per parlare di “denuncia” e mi consiglia di chiedere a Google la cancellazione del link
- appena a casa faccio anche questo e vengo messa tra i “pending”
- ad oggi 26 luglio alla quarta pagina di Google indicizzata al mio nome e cognome potrete trovare il link in questione, mi dicono che ci vuole tempo, anche perché credo che le richieste di cancellazione siano molte.

Ed ecco le nostre riflessioni in merito. Prima di tutto la reale presa di coscienza di “quanto siamo tracciati ovunque” e diremmo anche “usati”. Poi, quanto sia necessario vigilare, e di questo ringrazio molto Sylvia che, più di me, ha questo “accanimento” di sapere dove si è collocati nel web. Inoltre, mio figlio scherzando mi dice”siete famose, hanno usato i vostri nomi per questo”. A tal riguardo diciamo che non immaginavamo certo di poter entrare nel raggio d’interesse di un sito per single.
Vorremmo concludere con il dire che,oltre al fastidio,nel vedere dove eravamo capitate e come di noi, in quel sito, non vi fosse traccia né di foto né di dati personali, se non nei nomi, nei nostri titoli e nel nome del nostro progetto, dicevo quello che più ci ha turbato è che non ne eravamo consapevoli e dunque ignare fino a quando il nostro indagare ci ha portato a scoprirlo. L’invito?
Provate a fare una ricerca con il vostro nome sul web per vedere l’effetto che fa!
Esistono altresì, ci dice l’amica in chat, siti e App che monitorano il proprio nome nel web; ad esempio Google Alerts che si può configurare nella propria Google Dashboard e lo stesso vale per Yahoo o ricorrere a Pipl che risale anche a vecchie menzioni. Dunque gli strumenti ci sono.
Importante è vigilare e procedere al fine di salvaguardare la propria social reputation che, in questo caso, altri hanno tentato di affibbiarci.

Buona estate e buoni pensieri.
#socialreputation #educazionedigitale #alert
+Sylvia Baldessari +Elisa Benzi +monica d'alessandro pozzi
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SE FACESSIMO FINTA CHE…

E’ estate pensando ai bambini e soprattutto ai ragazzi, alcuni di loro, forse già alle prese con i “compiti estivi” (quelli per non dimenticare ciò che si è fatto) a noi di EduCare4.0 è venuta in mente un’ipotesi di esercizio di #educazionedigitale condivisa.

Pensate, ragazzi, se gli scritti (e come tale valgono i post e i commenti, anche iconografici) pubblicati nei vari social potessero essere motivo di analisi e studio da parte dei vostri professori e insegnanti? E se gli stessi insegnanti prendessero spunto per offrire opportunità di approfondimento rispetto alla lingua “online”?
Vogliamo premettere che è un’ipotesi...nessuna minaccia o suggerimento!
Crediamo che sarebbe quantomeno interessante comprendere come entrambe le parti reagirebbero e soprattutto come si agirebbero questi nuovi compiti a casa. La lingua del web non è ogni volta la stessa lingua dello scritto o del parlato convenzionale, su questo credo, non vi sia nulla da obbiettare.
Le abbreviazioni e l’uso dei simboli al posto delle parole sono tra le caratteristiche più evidenti che tutti usiamo, ci sentiamo di dire, nessuno escluso.
E si è anche detto, tempi addietro, che l’uso limitato della penna e dello scrivere per altri fini, rischia di far perdere le regole salienti e impoverisca la lingua. Dunque perché non provare a leggere ciò che viene scritto socialmente; questo però necessità di una condivisione di lingua.
Una complicità tra docenti e alunni al fine di creare un linguaggio comune e condiviso. A quel punto, una volta che entrambe hanno messo a disposizione il loro sapere, si potrebbe rischiare di passare allo stemp successivo.
Dare una valutazione, dopo aver stabilito parametri e conoscenze, a quanto viene “diffuso e scritto” nel web.
E magari tutti gli attori della “prova” potrebbero giovare della valutazione altrui e propria...Ci piace pensare che possa essere materia di studio, non improvvisato e futile.
Del resto stare nel web secondo una buona netiquette comporta l’utilizzo di regole e impararle insieme aiuta.
Buoni compiti a tutti e tutte!
#EduCare4punto0
#sefacessimofintache
#condivisione
#compitidellevacanze

A cura di +monica d'alessandro pozzi​ e +Sylvia Baldessari
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Questo post nasce da alcune suggestioni; in primo luogo dalla lettura dell’articolo sul #phubbing di +Francesca Ungaro​ che ci ha dato spunti relativi a questa modalità compulsiva di controllare e guardare costantemente il proprio smartphone, anche nelle situazioni più inadeguate, anche quando parrebbe davvero fuori luogo e inopportuno. E poi da un viaggio fulmineo a Roma in treno che mi ha offerto altre visioni.

Partiamo dall’articolo; è davvero così invadente l’utilizzo del telefono cellulare nella nostra vita quotidiana? Domanda retorica; di fatto nessuno vuole negarne però l’utilità (e la necessità, prima di uscire di casa, l’ultimo pensiero e l’ultima “rovistata” nella borsa è per comprendere se “lui” c’è) ma come ogni volta diciamo, anche il suo uso necessita di un’etichetta, di un galateo. Oltre all’analisi di Francesca ci è venuto in mente di suggerire un breve lasso di tempo tra il bip della nodifica e il passaggio del dito sulla schermata. Pensiamo un attimo prima; dove sono? Con chi? Davvero posso interrompere questa emozione senza sapere cosa mi aspetta altrove? E anche sapessi cosa mi aspetta, perché interrompere, posso ritardare un attimo? Ecco ci sembrava che in tema di educazione digitale porre l’accento sul vissuto e su quanto comporta quel “suono di richiamo” fosse importante. Insomma si può aspettare, e far attendere per comprendere meglio cosa e come rispondere.

Di ritorno da Roma per un viaggio blitz di piacere mi sono trovata, letteralmente seduta, nel mezzo di due situazioni da dipendenza digital differenti. Accanto a me una famiglia con un bambino di 5 anni arguto consumatore di videogiochi. Parlava con il gioco mentre giocava e la mamma e il papà gli suggerivano di fare piano poiché poteva recare noia a chi stava loro vicino. Il bambino assentiva ma faticava a tener fede al consiglio. Dopo la quarta partita la mamma suggerisce al figlio di smettere di giocare offrendogli la sua collaborazione a costruire macchinine e a giocare insieme. Subito il rifiuto ma la calma insistenza e determinazione materna hanno avuto la meglio e ho visto sorridere e giocare appassionatamente fino a quando il sonno ha avuto la meglio.
Dall’altro lato una famiglia con giovane adolescente di non oltre 15 anni. Cellulare e cuffie per tutti e tre; il più giovane ascoltava musica che riuscivo a sentire anche io che gli stavo di fronte dall’altra parte del corridoio. A metà circa del viaggio noto una certa insofferenza del giovane; il suo apparecchio, malgrado fosse attaccato alla corrente messa a disposizione del treno, non si ricaricava. Sbuffa e si muove sulla poltrona. Si rivolge alla madre chiedendole dove fosse l’altro filo per la ricarica e se glielo passava. Così succede. Ma il filo, anche questo, non funge. Allora, sempre da seduto, si rivolge infastidito al padre, segnalando la difficoltà. Il padre offre il suo filo al figlio. Niente, è destinato a non riuscire a terminare il viaggio con la musica. E dopo ulteriori lamentele e prove al fine di saggiare ogni presa vicina a lui, si arrende. Si stacca le cuffie, guarda fuori dal finestrino e comincia a chiacchierare con i genitori.
Non ho particolari indicazioni da offrire se non che il buon uso della tecnologia si impara sin “da piccoli” e, come noi di #EduCare4punto0 diciamo spesso, si impara insieme... Con o senza cuffie.

Vi lascio a un’immagine presa ieri tra le strade di Roma; emblematica anche questa di come la relazione passi dall’on all’offline con modalità simili.
E buoni pensieri!
#educazionedigitale #riflessioni #confronto

A cura di +monica d'alessandro pozzi​ e +Sylvia Baldessari
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Che cosa vuol dire avere una cultura dell’immagine online? Che cos’è la reputazione digitale? Quali sono i comportamenti corretti per i nostri figli e per noi? La #scuola come si comporta? Come educare ad un uso responsabile dei #social?

+Sylvia Baldessari​ e +monica d'alessandro pozzi​cercano di rispondere ad alcune domande sulla reputazione digitale e sul corretto utilizzo degli strumenti digitali in un percorso ricco di stimoli educativi per docenti e genitori.

I percorsi di alta formazione di +Didasfera Bbn​ in collaborazione con Giunti Scuola; è previsto un attestato di partecipazione con accreditamento MIUR.

Questo mercoledì, 14 giugno dalle ore 18.00 alle ore 19.30

Per maggiori informazioni e per iscriversi:

http://bibienne.net/2017/06/12/reputazione-e-didattica/

Vi aspettiamo
#eduCare4punto0
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#eduCare4punto0 vi augura un periodo di serenità insieme ai vostri cari.
La pagina si prenderà un po' di tempo e si ripartirà dopo le festività.

Vi ricordiamo che in un periodo come questo, pieno di eventi dove i bambini son protagonisti, è cosa comune immortalare il tutto con il proprio cellulare. La diffusione nei propri profili social di immagini online di minori, soprattutto foto e video girati all'interno delle scuole, sono soggette a leggi ben precise, sia da parte del Garante della Privacy che dai regolamenti dei vari istituti scolastici.
Vi invitiamo a pensare, prima di inviare!

Condividete momenti gioiosi tra voi, dando visibilità a sentimenti e legami non sempre da porre all'attenzione altrui digitale.

A gennaio!
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Questa mattina presso lo studio pedagogico "Il Piccolo Doge", in via G. Rucellai 6/c a #Mestre (#Venezia), si è tenuto l’incontro “Tecnologia sotto l’albero” tenuto da #EduCare4.0

Presenti +Sylvia Baldessari​ e +monica d'alessandro pozzi​, quest'ultima collegata via web.

Tra i partecipanti diverse figure con caratteristiche, competenze professionali e aspettative differenti (dalla mamma insegnante accompagnata dalla figlia preadolescente all’insegnante di scuola dell’infanzia).

Tutti hanno concordato sull’esigenza di regole chiare e condivise da tenersi online, per una buona convivenza digitale. Su questo, molto ha aiutato il laboratorio di simulazione di una chat di Whatsap come il confronto sulle possibilità di condivisioni erronee su Facebook.
Attraverso le risposte ricevute, riteniamo di aver contribuito alla diffusione di educazione digitale: non solo regole e divieti, MA crescita in consapevolezza sui meccanismi da attuare quando si naviga in rete! Consapevolezza che cresce e si accompagna accanto ai figli come genitori o in ambiti più ampli come educatori e insegnanti. E con questo incontro vogliamo salutarvi e augurarvi i migliori momenti di festa imminenti. Resteremo connessi e i prossimi appuntamenti riprenderanno da gennaio.


E ora buona visione!

#eduCare4punto0
#educazionedigitale
#web #scuola
#genitori #ragazzi
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