Shared publicly  - 
 
Dovrebbe essere ormai chiaro che il percorso di scrittura che ho scelto per il mio account google+ è dedicato alle persone "digitalmente evolute".

Quanti di noi hanno vissuto l'esordio di internet e i vantaggi stratosferici offerti da questa rivoluzione tecnologica sanno che a lungo il "dibattito" sulla rivoluzione digitale non è stato un vero dibattito ma una contrapposizione tra posizioni inconciliabili:
- i fautori di...
- gli oppositori di...

Man mano che internet ha cambiato il nostro mondo, man mano che della rivoluzione digitale è apparso chiaro l'innegabile utilità sono cominciate le prescrizioni circa il suo "corretto utilizzo".

Prescrizioni da cui nessun "esperto" è del tutto esente. Nessuno, anche chi si sforza di riflettere sulla natura soggettiva di queste prescrizioni.
Ad esempio io (che a torto o a ragione mi considero un esperto digitale)
- sono convinto che le potenzialità offerte da internet non siano ancora facilmente del tutto intuibili.
- sono anche convinto che alcune trasformazioni "negative" che caratterizzano sempre di più il nostro lavoro non siano imputabili del tutto ed esclusivamente alla innovazione tecnologica.


Abbiamo visto che si può essere maleducati sia su internet che nella vita reale.
La maleducazione è responsabilità della rivoluzione digitale?

Se i "dibattiti" su internet sono quello che sono non è esclusivamente colpa dei socialnetwork (anche se la struttura di alcuni socialnetwork incoraggia gli aspetti più deleteri dei dibattiti): per partecipare a un dibattito costruttivo è necessario sviluppare capacità individuali poco coltivate, ancora oggi, per esempio nei curriculum universitari italiani.
Si può partecipare a un dibattito in maniera poco costruttiva sia su internet che nella vita reale.
L'incapacità di partecipare a un dibattito in maniera costruttiva è responsabilità della rivoluzione digitale?

Questa mattina ho ascoltato su TED una splendida lettura dedicata alle modalità con cui la rivoluzione digitale ha cambiato il rapporto medico-paziente.
Se la vostra professione è quella medica non potete perderla.
Se una sola volta nella vita siete stati "pazienti" non dovreste perderla lo stesso.

TED come ogni comunicazione unidirezionale (non solo di natura digitale) non permette repliche reali, ma una piccola cosa vorrei ricordare a chi si appresta ad ascoltare questa lettura: il rapporto medico-paziente è sicuramente cambiato in senso negativo, ma la responsabilità non può essere semplicemente nelle difficoltà digitali incontrate da molti di noi o nell'immersione digitale che caratterizza altri di noi.

La responsabilità è in chi governa la sanità moderna, ma per una quota rilevante è anche individuale.

E per questa "quota parte", la responsabilità di ogni degenerazione è
- sia sul versante del dottore (diciamo al 90%)
- sia sul versante del "paziente" (diciamo al 10%).

Medici e pazienti sono i principali responsabili di quel che succede nell'interazione quotidiana. Il vero invito che dobbiamo raccogliere dalla lettura di Abraham Verghese è quello di "accettare di avere delle responsabilità individuali"
1
salvo fedele's profile photo
 
Vorrei aggiungere una osservazione su uno dei tanti messaggi espressi da Verghese.

Ho trovato un po' ridicola la contrapposizione tra il confronto digitale di oggi e il confronto al letto del malato di un tempo. Quella contrapposizione in cui nelle parole di Verghese l'esempio positivo è espresso da quello che succedeva un tempo e l'esempio negativo è quello che succede oggi è del tutto falsa (anche storicamente).

Sia nell'uno che nell'altro caso il paziente può essere del tutto estraneo (e non lo era certamente meno un tempo). Ancora una volta tutto dipende da noi e dalla nostra "cultura".
Translate
Translate
Add a comment...