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pier maria mazzola
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Caminante, no hay camino / se hace camino al andar
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"Ci fu un tempo in cui l’antirazzismo mi pareva una battaglia di retroguardia, tanto sembrava fossimo incamminati sulla irreversibile via dei diritti umani. E i giovani apparivano, nell’insieme, il motore di quell’inarrestabile marcia. Poi c’è stata una rottura".
Così scrive +pier maria mazzola nell'editoriale del nuovo numero di #Africa in distribuzione agli abbonati.
#Europa #razzismo #migranti
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«L’uomo è morto è una pagina di storia che nel museo degli orrori del Novecento, sullo scaffale riservato alle atrocità poliziesche» va posta accanto a La confessione di Arthur London e ad Arcipelago Gulag di Solženicyn.
Recensione di +pier maria mazzola per la sezione #Libri
#Soyinka #Nigeria #letteratura
http://www.africarivista.it/luomo-e-morto-di-wole-soyinka/114084/
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Pochi giorni fa, noi di «Africa» eravamo a Grand Bassam, in Costa d’Avorio, per documentare il fascino di una cittadina dove il passato colonialista dialoga e si fonde con il dinamismo del presente.
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Si è aperta la caccia al «5 per mille» degli italiani. Come ogni primavera, migliaia di onlus e ong sono impegnate a convincere i contribuenti con campagne che toccano le corde emotive…
#5x1000 #ong #africa
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Viaggio di papa Francesco in Africa. Conduce don Italo Molinaro. Ospite in studio, Pier Maria Mazzola (dir. resp. "Africa"). 18'
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LA FOTO DI AYLAN
Contrario ad ogni fondamentalismo, sono antifondamentalista anche in questo campo. Se è dunque  sacrosanta la linea di non pubblicare immagini (fisse e/o in movimento) di violenza efferata, e quelle che ritraggano minori specie se in situazioni di disagio, sono anche convinto che bisogna giudicare caso per caso, e che ci può essere ogni tanto un’eccezione.

La foto al centro del dibattito di questi giorni la trovo potente (e, come già hanno detto subito tutti, "iconica”, “un simbolo”…) proprio perché in fondo non mostra quasi “niente”. Un bambino – di cui non vediamo il viso –, vestito bene (scarpine comprese), sulla battigia. Certo capiamo che è morto, e morto drammaticamente (sia per la sua posizione sia per il contesto che conosciamo). Ma non ci sono altri elementi a infierire: sangue, ventre gonfio, vestiti laceri, espressioni di disperazione degli astanti… Aylan è in una solitudine che fa pensare che si tratta di “quel” bambino (abbiamo presto saputo anche il suo nome e cognome) e al tempo stesso di ogni altro bambino in situazione analoga, e di interi popoli che stanno vivendo la tragedia della fuga.

Si potrà dire: ma vediamo ogni giorno, da anni e con intensità crescente negli ultimi mesi, immagini di disperati che si accalcano alle porte dell’Europa, e non ci siamo mossi, o poco e male (qualcuno tirando su nuovi muri). Perché questa dovrebbe cambiare qualcosa?

Non cambierà niente, certamente. Però:
A) non confondiamo le (non) politiche europee sull’immigrazione con gli slanci di solidarietà delle fette di popolazione che invece si rimboccano le maniche, in stile volontariato, per alleviare qualche sofferenza (mentre, certo, ci sono altre fette di popolazione che danno ascolto ai vari salvini);
B) se io penso alla Shoah, la prima immagine che mi viene in mente non sono i cadaveri scheletriti dei lager (quelle immagini le rivedo nella mia memoria in maniera confusa), ma quella del bambino con le braccia alzate; se penso al Vietnam, non mi viene in mente Apocalypse Now ma quella bambina nuda di Saigon; se penso agli anni ’90 dell’Algeria, mi viene in mente la “Madonna di Bentalha”… Voglio dire che mentre milioni di immagini passano senza lasciare davvero il segno, ce ne sono alcune che marchiano le nostre coscienze e costituiscono, anche sul lungo periodo, dei punti di riferimento, dei moniti interiori, paradossalmente delle luci. In termini quasi tecnici, è il fenomeno (verificato anche neurologicamente, credo) per cui difficilmente memorizziamo un’intera sequenza di un film che ci è piaciuto, ma solo uno o diversi  fotogrammi. Voglio dire che è come se in mezzo al grande film delle migrazioni in corso di proiezione ci fosse data qui, oggi, un'immagine che non si cancellerà.

Infine: un’immagine come questa (e le altre che ho citato, e molte altre) è “poetica”. Per non frainteso: poesia non è lirismo sdolcinato; è poesia anche (soprattutto) Ungaretti con la sua "Soldati" o Quasimodo con la sua "Uomo del mio tempo". Poesia è qualcosa che penetra dentro, più della logorroica prosa, e che “crea” ('poieo') qualcosa di nuovo. Probabilmente non nella società (o non subito), ma nelle coscienze, sì.
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La collera dei poveri
La torrida estate che ci lasciamo alle
spalle sarà ricordata – oltre che per la crisi economica della Grecia –
soprattutto per le reazioni scomposte suscitate in Europa dall’ondata
migratoria proveniente dall’Africa. La televisione e internet ci hanno mostr...
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Enzo Nucci: la mia Africa, una scuola di vita
Enzo Nucci in Sud Sudan nel febbraio 201 Intervista al corrispondente della Rai da Nairobi, Kenya, leggibile integralmente sul sito web di AFRICA Enzo Nucci sui Monti Nuba (Sudan) con il cameraman Mark Mbau Muthee Intervista
al corrispondente della Rai a N...
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