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Silvio Chiaverini (Sire)
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"Non sempre le cose sono quello che sembrano. La prima impressione inganna molti. L’intelligenza di pochi, percepisce quello che è stato accuratamente nascosto.
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PICCOLA STORIA DI UNA PICCOLA CITTA' VISIBILE

Quando arrivi alla piccola città di Balenca e sei un viandante o un cittadino, ti imbatti subito in uno sdrucito cartello che recita “Balenca città d'arte” e di cultura aggiungeresti, se non fosse che quando entri 'sta cultura non la vedi subito e nemmeno tanta coltura.
Così vai in cerca e i passanti non ti sanno dire dove trovarla se non nel bar, e poi la porta del palazzo dei piccoli tesori è sempre chiusa e nessuno sa chi ha la chiave.
Nella piccola città di Balenca ci sono due re.
I due re litigano da tanti anni e si spartiscono le fette della città non curandosi di chi mettono, una volta l'uno una volta l'altro, a fare da tramite fra essi stessi e il popolino, sempre in cerca di un posticino per stendere tappeti morbidi al passo di uno qualunque dei re.
C'è un pupillo davvero ben educato, così ben visto che tutti lo chiamano il Piccolo Principe, come quello del libro di quel tizio con un lungo nome in francese.
Il Piccolo Principe si interessa della vita pubblica di Balenca, e intrattiene amorevoli rapporti con i suoi alleati.
Quando serve qualcosa basta chiedere e vi sarà dato. Se poi si possono prendere più piccioni con una sola fava, più farfalle con un retino bucato, più piedi senza manco una scarpa, non avrete che da bussare e vi sarà aperto.
Da buon figlio di re, lui trova la soluzione migliore. 
E infatti un giorno una matrona, una di quelle donne che dedicano la loro vita alla cultura con la targhetta sulla porta e sulla scrivania, bussa toc toc e comincia una richiesta.
Sottobraccio al suo figliuolo, ometto dotato di straordinari poteri grazie al possesso di una magica polverina, si rivolge al pupillo del reame e propone “perché no, se il mio figliuolo le ha già avute le chiavi del palazzo dei piccoli tesori, basta un piccolo protocollo e le potrà riavere”... 
“Nulla, signora, senza una cena”.
La furba matrona, nel frattempo, il protocollo già pronto, richiede ogni cosa per iscritto perché lei sì lo sa, da brava donna di cultura, come si fa, e torna a casa a infornare manicaretti.
Il Piccolo Principe raduna a corte il Gran Visir e se ne va a mangiare dalla matrona tanto premurosa e dal polveraio magico.
Quando il viandante arriva a Balenca pensa sarà aperto il piccolo palazzo dei tesori.
Lo trova ancora chiuso, ma le chiavi sono pronte, nascoste nei cioccolatini ricevuti dalla matrona la sera della cena.
Vivranno tutti felici e contenti direte, i cittadini i principini i re le matrone e polverello.
Solo che, quando il viandante arriva a Balenca, guarda il cartello sdrucito e le alte fratte circostanti, la fila di bar affollati di macchine che prendono un caffè, e le facce della gente che ha finito anche i tappetini da srotolare sotto i piedi dell'uno e dell'altro re, e più ancora si imbatte nel ministro del re per la cultura (e per le braccia rubate alla coltura) e gli chiede se sia entrata la chiave nella toppa del palazzo dei piccoli tesori e il ministro culturale lo guarda con occhi porcini come a dire “fatti li cazzi tua”. 
Ecco, solo che quando questo accade il viandante, e con lui il cittadino, capisce il cartello.
O una sua parte.
La parte del nome... (città d'arte) Balenca.

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Doh
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Lola, Comandante di Vascello
Sguardo fiero e profondo  :)
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IL vento caldo dell'estate
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