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Silvia Abbate
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Percorsi di Psicoterapia per curare lo Stress e l'Ansia - Pisa
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Descrizione attività Dott.ssa Silvia Abbate:
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Convenzioni, info e curriculum vitae.
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Non è colpa dei bambini
Rapporto genitori figlio
"Abbiamo lasciato che la neuropsichiatria sostituisse l'educazione e la pedagogia": è l'allarme lanciato dal celebre pedagogista Daniele Novara nel suo ultimo libro, 'Non è colpa dei bambini', che esce per Rizzoli. Al centro del volume, la denuncia di "una situazione paradossale: a fronte di una palese difficoltà educativa della famiglia e della scuola, che porta i bambini a vivere situazioni difficili, l'adulto - spiega Novara - invece di migliorare le sue carenze educative attribuisce la colpa dei comportamenti sbagliati dei bambini ai bambini stessi, facendoli diventare dei pazienti neuropsichiatrici". Ma i bambini di oggi "non sono malati, sono confusi: hanno perso i punti di riferimento. Si dibattono tra la mamma che afferma una cosa, il padre che argomenta il contrario, le insegnanti preoccupate, le regole variabili e discordanti. Anche da un punto di vista emotivo, atrofizzano le loro stesse risorse e si rintanano nel vittimismo dispotico, attivando comportamenti difficili: aggressività, distrazione, disinteresse, rabbia, paura, regressione". Molti, per Novara, sono gli errori educativi di genitori ed educatori: "molte scuole dell'infanzia, in combutta con i genitori, hanno tolto il pisolino ai bimbi di 3 anni, che dormono 9 ore anziché le 12 necessarie e vanno in crisi perché non dormono abbastanza". Nella sua esperienza terapeutica, come fondatore del Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti, Novara ogni giorno ne vede una: "oggi è arrivata una bimba di 7 anni che non parla, poi - racconta - si è scoperto che passa 3-4 ore al giorno davanti a videogiochi e tv, ma c'è anche il piccolo di 2 anni e mezzo che non parla ma tiene in bocca il ciuccio tutto il giorno". Per carità, "sono cose accettabili, non drammatiche, ma se si continua a fare la cosa sbagliata - avverte - poi il bimbo fa fatica". Tra le cattive abitudini più comuni, quella di far dormire i figli nel lettone: "il bambino deve dormire nella sua camera e non nella promiscuità sessuale: i genitori non gli consentono la frustrazione edipica e poi quando va a scuola non ha il senso dell'autorità". Un bambino di 5 anni non solo dovrebbe dormire da solo, "si dovrebbe vestire da solo ma c'è sempre qualcuno che lo veste perché siamo di corsa, dovrebbe fare colazione ma non c'è tempo, allora gli diamo una merendina, dovrebbe dormire 11 ore ma va a letto alle 22 e si sveglia alle 7. E magari gli diamo un bacio sulle labbra come se fosse il nostro fidanzato". E tutto questo non lo fanno persone orribili, ma "genitori nella media che pensano di fare la cosa giusta". Così come magari pensano di fare la cosa giusta gli insegnanti che consigliano loro di portare il bambino dallo psicologo. "Prima della terapia - avverte Novara - preoccupatevi che le questioni educative siano al loro posto. Se la scuola dice di portare i bimbi dallo psicologo, non fatelo. Verificate i vostri errori, sennò si innesca un meccanismo perverso, perché il neuropsichiatra lavora sulle malattie e non sull'educazione. Non si può portare un bambino di 7 anni dal logopedista e continuare a pulirlo quando va in bagno". Lo sbaglio più grande che facciamo come genitori "è la disponibilità assoluta: il genitore zerbino non è un'alternativa al genitore dispotico". Serve quindi una nuova tradizione pedagogica che, per Novara, va basata su una buona organizzazione. Cose semplici e quotidiane: ci si toglie le scarpe quando si entra in casa, la tv solo mezz'ora prima di cena, lavarsi i denti e mettersi il pigiama da soli. Ma attenzione: "l'organizzazione deve essere condivisa, sennò non funziona, invece i genitori - conclude - parlano poco tra di loro e molto con i figli". Fonte: Ansa (di Gioia Giudici)
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Visita la pagina del mio sito dedicata ai protocollo di intesa e convenzioni:
http://www.psicoterapeuta-pisa.it/psicologa_psicoterapeuta_pisa.html

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I bambini di oggi, analfabeti emotivi.

L'allarme del filosofo Umberto Galimberti: i genitori di oggi sono incapaci di accudire i figli nel modo giusto e allevano una generazione di analfabeti emotivi. EDUCARE I BAMBINI AI SENTIMENTI- La nostra società è ad alto tasso di psicopatia ed è inadatta ai bambini. L'allarme è di Umberto Galimberti, filosofo e professore presso l'Università Ca'Foscari di Venezia che in un'intervista a Wise Society non usa mezzi termini: i genitori di oggi sono incapaci di amare e di parlare al cuore dei figli. Il risultato è che crescono una generazione di analfabeti emotivi, senza orientamento. Grande studioso dei sentimenti umani, dell'amore e delle emozioni, Galimberti spiega che i sentimenti non si tramandano di generazione in generazione geneticamente, con il Dna, ma si apprendono in famiglia. E spetta ai genitori trasferire ai propri figli gli strumenti adatti per costruirsi un bagaglio emotivo, che consente di instaurare legami e relazioni significative. In tal senso svolgono un ruolo fondamentale quelle che il filosofo chiama "Mappe emotive", che si formano nei primi tre anni di vita del bambino e sono fondamentali perchè offrono al bambino gli strumenti giusti per reagire agli eventi che la vita pone innanzi in modo proporzionato e per "sentire il mondo". Insomma, anche Galimberti ribadisce che i primi tre anni di vita di un individuo sono davvero un periodo-chiave, determinante per molti aspetti della vita futura. E' proprio in questo periodo che i bambini vanno seguiti, accuditi, ascoltati perchè altrimenti si convinceranno di non essere ascoltati, di non averne diritto, di non valere niente. Costruire le mappe emotive in questi primi tre anni significa passare dal semplice impulso, che è fisiologico e naturale, all'emozione, che è un passo evoluto rispetto all'impulso e "conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede". E infine si arriva al sentimento, che non è solo una questione emotiva ma anche cognitiva. In questo complesso percorso di crescita emotiva e di trasformazione i genitori svolgono un ruolo di primaria importanza perchè devono fornire ai bambini tutti gli strumenti affinché si passi dall'impulso al sentimento. E il sentimento non è una dote naturale, ma si apprende. Si apprende con i genitori e la loro capacità di trasferire questi strumenti, ma si apprende anche grazie alla società nella quale il bambino prima e adolescente poi vive e cresce. Galimberti spiega che non tutte le società sono idonee a fare figli: i libri non vengono letti, la cultura non gioca alcun ruolo nella formazione dei giovani e loro restano a livello di impulso o al massimo di emozione. E la nostra società è assolutamente inadeguata, dichiara Galimberti. Al giorno d'oggi i genitori sono troppo impegnati con il lavoro e la propria realizzazione personale, delegano l'educazione dei figli ad altri e a chi difende il concetto di "tempo di qualità", il filosofo risponde che i bambini "hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli". Se non si aiutano i figli a costruire, da piccolissimi, le mappe emotive, essi cresceranno senza riuscire a "sentire" nel profondo la differenza tra bene e male, tra il giusto e l'ingiusto. In questo modo i figli cresceranno come handicappati psichici e soffriranno di psicopatia. Il punto è che la loro psiche non riuscirà proprio a "registrare la situazione" a causa di una vera e propria apatia della psiche.

(fonte http://www.pianetamamma.it/la-famiglia/diventare-mamma-la-famiglia/tipi-genitori-danneggiano-figli.html)
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Papà, dove sei? L'importanza della figura paterna per i bambini

La figura paterna è punto di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale riferimento il cammino dei figli si fa incerto provocando inquietudine e smarrimento. I consigli della psicopedagogista Evi Crotti per i lettori e i genitori de ilGiornale.it La figura paterna è punto di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale riferimento, se la figura paterna si offusca o se il suo ruolo diventa fragile o manca del tutto, il cammino dei figli si fa incerto provocando in loro inquietudine e smarrimento. Questa sembra essere una condizione di questo periodo storico che ci deve rendere attenti osservatori della figura paterna indebolita o che sta perdendo quella forza virile, indispensabile per la costruzione dell'identità, della stima e della fiducia verso se stessi e verso la Vita. L'adolescente sente la necessità di affidarsi a lui, di poter conversare e di guardarlo in volto senza timore e senza riserve, per trovare sempre nuove rassicuranti conferme. Si tratta di un compito spesso arduo che spetta in prima persona al padre. La sua è una figura che rappresenta agli occhi del figlio l'universo maschile in cui dovrebbe predominare la norma, la legge e, soprattutto, l'indipendenza dai vincoli ricattatori e incestuosi, che stanno alla base della disarmonia nello sviluppo. Il padre è equiparabile a un rifugio sicuro. Se la figura paterna è così necessaria per acquisire una propria identificazione, spinta indispensabile per l'entrata nel sociale, perché tanti ragazzi hanno un vero e proprio rifiuto nel relazionarsi con la figura paterna? Lo si nota in alcune situazioni di protesta sociale, a volte anche violenta, dove l'autorità andrebbe intesa come controfigura del padre e vissuta come avversario da combattere o da rifuggire; un rifiuto che sa tanto di richiesta esasperata dovuta alla sua mancanza. La sicurezza che deriva da una figura paterna stabile e affidabile è assai importante per lo sviluppo relazionale del ragazzo. Infatti, è la sua la figura più adatta a fare da guida e da spalla per affrontare la realtà e confrontarsi con il mondo esterno, contribuendo così a formare nella sua mente un modello di riferimento diverso da quello materno primigenio. La figura paterna rappresenta simbolicamente la legge e l’autorità, parola latina "auctoritas" che deriva dalla radice del verbo augeo, che significa "far crescere". Egli è la norma, la mano forte che protegge, la roccia che non crolla, il braccio forte che stringe e che ognuno di noi, sin dall'infanzia, ha portato dentro di sé e interiorizzandolo come modello. E’ una sorta di tavola delle leggi scolpita dentro di noi.

Evi Crotti Psicopedagogista, scrittrice e fondatrice della scuola di grafologia morettina di Milano che tuttora dirige.
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Nuovo protocollo di intesa. Arma dei Carabinieri.
Tariffe agevolate per i militari dell'Arma dei Carabinieri, per i familiari a carico e per i militari in congedo.
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Nel seguente link troverete tutti gli ente aderenti alla convenzione. Per tutti i dipendenti e per i familiari a carico sarà possibile usufruire di tariffe agevolate.

http://www.psicoterapeuta-pisa.it/psicologa_psicoterapeuta_pisa.html
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