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Roberto Brunelli
dubitans plerumque et mihi ipse diffidens
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La transizione energetica globale è sempre più veloce e probabilmente irreversibile. L’ostinazione di molte compagnie a investire in carburanti fossili aumenta il rischio di stranded asset, infrastrutture obsolete che non saranno in grado di ripagare il denaro speso. Un articolo di Jeremy Leggett.

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Batterie, la Gigafactory ha iniziato a produrre: “taglierà i costi del 30% in un anno”

In produzione nuove celle più capienti per gli accumuli stazionari. Obiettivo tagliare i costi del 30% in un anno ed entro il 2018 produrre 35 GWh di batterie all'anno, quasi quanto il resto della produzione mondiale. Intanto anche i competitor si attrezzano. Verso un calo dei prezzi?


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La previsione si fonda su uno studio di CE Delft. Circa 264 milioni di persone potrebbero trasformarsi in consumatori attivi di elettricità in tutta Europa, Italia inclusa, grazie alla generazione distribuita da rinnovabili e all’energy storage. Restano però da eliminare moltissime barriere tecniche e burocratiche.

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La riforma risulta sbagliata proprio a partire dalla sua impostazione, perché se si vuole davvero spingere il vettore elettrico per coerenza si dovrebbe puntare sulla spinta alle rinnovabili in autoconsumo, ossia con impianti che soddisfano i fabbisogni delle utenze. E se si volesse davvero spingere l'efficienza energetica, si dovrebbero dare strumenti alle famiglie per trovare vantaggi dalla riduzione dei consumi. Magari rivedendo lo strumento delle detrazioni fiscali che, come noto, è accessibile solo per chi ha redditi da detrarre e quindi taglia fuori proprio le fasce sociali più deboli. Infine, se il regolatore volesse sul serio spingere un mercato dell’energia che offra opportunità e possibilità di scelta alle famiglie, tra offerte diverse, dovrebbe prevedere tariffe diverse e non una per tutti che cancella la progressività e gli investimenti nelle rinnovabili.

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L'All Country World Index ex fossil fuels di MSCI, indice azionario globale, dal quale vengono escluse 124 società del carbone, del petrolio, a fine ottobre 2015, un anno dopo la sua creazione ha fatto registrare un rendimento annuale del 6,5% contro il 4,1%, cioè quasi il 60% più alto, dell'ACWI ordinario, l'indice globale che include anche le fonti fossili (grafico sotto e allegato in basso).

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Verso due sentenze forse epocali? A Manila i grandi di petrolio, gas e carbone potrebbero essere condannati per violazioni dei diritti umani e per gli impatti disastrosi del global warming. Intanto a New York, ExxonMobil è indagata per bugie e manipolazioni su clima ed emissioni.
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