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Paolo Ferrero

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ANTONÍN DVOŘÁK - CONCERTO PER VIOLONCELLO E ORCHESTRA IN SI MINORE, OP. 104


Il Concerto per Violoncello op. 104 di Dvořák, non a torto è da molti giudicato, insieme a quello di Schumann, il più bel concerto per violoncello. È anche una delle opere più intense del compositore boemo, scritto durante il soggiorno americano, ma che l'autore rielaborò, specie nel terzo tempo, dopo il ritorno a Praga nel 1895. Il Concerto occupa un posto di rilievo tra le ultime composizioni di Dvořák ed è considerato un testamento della sua attività artistica, oltre che un'importante testimonianza dell'appartenenza di Dvořák alle cosiddette "Scuole Nazionali", che avevano il proposito di riscoprire i sentimenti culturali popolari studiando e rielaborando le radici musicali di quell'ampia area europea comprendente i Paesi di lingua slava. Antonín Dvořák contribuì, insieme a Bedřich Smetana, ad avviare una vera e propria "Scuola Nazionale boema", dando la meritata importanza alle danze ed ai ritmi del proprio paese.
Il Concerto per Violoncello op. 104 fu scritto da Dvořák per il virtuoso Hanus Wihan, violoncellista del Quartetto boemo ed amico personale, e fu eseguito a Londra per la prima volta il 19 marzo 1896, diretto dall'autore stesso. All'ultimo momento però, il compositore preferì a Wihan, il violoncellista Leo Stern, dal momento che Dvořák si rifiutò di inserire nel finale la cadenza composta da Wihan per sè stesso.


#AntonínDvořák #ConcertoperVioloncello #CelloConcerto, #ConcertopourVioloncelle #Cellokonzert #PerreFournier #GeorgeSzell #BerlinerPhilharmoniker #Violoncello #Cello #Violoncelle #Musica #Music

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A. DVOŘÁK - Concerto per Violoncello e Orchestra in Si minore, op. 104

- I. Allegro (00:15)
- II. Quasi improvvisando: Adagio ma non troppo (15:06)
- III. Finale: Allegro moderato - Andante - Allegro vivo (26:36)

Pierre Fournier, Violoncello
Berliner Philharmoniker
dir. George Szell
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WOLFGANG AMADEUS MOZART - CONCERTO PER CLARINETTO DI BASSETTO E ORCHESTRA IN LA MAGGIORE K622

Il Concerto per clarinetto K 622 venne completato da Wolfgang Amadeus Mozart nell'ottobre del 1791, ossia nell'ultimo anno di vita del compositore, che sarebbe morto di lì a due mesi. Sugli ultimi giorni di Mozart fiorirono diverse leggende, dall'avvelenamento a causa della gelosia di Salieri ai presentimenti di morte che avrebbero perseguitato il compositore impegnato con la composizione del Requiem (che egli avrebbe scritto - secondo tali racconti - nientemeno che per sè stesso), fino alle esagerazioni sulle sue umilianti condizioni di vita. Da una lettera che egli inviò da Praga alla consorte Costanza il 14 ottobre, ovvero due giorni antecedenti la prima esecuzione del concerto, traspaiono, al contrario, atmosfere e toni sereni e rilassati. Mozart scrive infatti dell'enorme successo che stava riscuotendo il Flauto magico, e narra della serata precedente che egli aveva passato in tutta armonia addirittura con Salieri, il suo presunto antagonista, e con la soprano Caterina Cavalieri, e si dichiara compiaciuto dell'affettuosità e dei complimenti che i due musicisti gli avrebbero espresso. Il Concerto K266 riflette proprio un clima di pace e quiete, e risulta inoltre una composizione di incredibile freschezza, eleganza e vitalità.
Mozart compose il concerto per il clarinettista e suo amico Anton Stadler, il quale suonava di preferenza un "clarinetto di bassetto", strumento che si differenzia dal modello moderno per una maggiore estensione nel registro grave. Tale estensione permette al clarinetto di bassetto di raggiungere alcuni suoni nel registro profondo e vellutato (che effettivamente Mozart ha voluto impiegare), senza il bisogno di trasporli un'ottava sopra come avviene nei clarinetti normalmente utilizzati. L'uso del clarinetto di bassetto contribuisce a rendere, soprattutto nel secondo movimento di questo splendido concerto, un'atmosfera lirica, intensa e sognante.


#WolfgangAmadeusMozart #TheAcademyofAncientMusic #ChristopherHogwood #AntonyPay #ClarinettodiBassetto #BassetClarinet #ClarinettedeBasset #Bassettklarinette #Musica #Music

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W. A. MOZART - Concerto per Clarinetto di Bassetto e Orchestra in La maggiore K622
- I. Allegro (00:15)
- II. Adagio (12:39)
- III. Rondò: Allegro (20:34)

The Academy of Ancient Music
(su strumenti originali)

Antony Pay - Clarinetto di Bassetto

dir. Christopher Hogwood
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ANTONÍN DVOŘÁK, SINFONIA N. 9 IN MI MINORE, OP. 95 "DAL NUOVO MONDO"

Jeanette Thurber, una ricca esponente dell'alta società nordamericana, invitò Dvořák a trasferirsi a New York poiché ella, che era stata tra i fondatori del Conservatorio Nazionale, desiderava fortemente che il medesimo istituto fosse diretto da una personalità di primo piano in grado di plasmare e dare impulso ad una scuola di composizione "nazionale", ovvero una scuola per una musica nuova ed autenticamente americana. Il compositore accettò, e dal 1892 al 1895 assunse la direzione del Conservatorio. Durante questo periodo Dvořák scrisse poche opere, ma alcune di esse risultarono essere indiscutibilmente tra i suoi lavori più famosi: il Quartetto per Archi in Fa maggiore op. 96 detto "Americano", il Quintetto d'Archi in Mi bemolle maggiore op. 97, e soprattutto il Concerto per Violoncello e Orchestra in Si minore op. 104, e la Sinfonia n. 9 in Mi minore op. 95 detta "dal Nuovo Mondo".
Sin dalla sua prima esecuzione, avvenuta alla Carnegie Hall di New York il 16 dicembre 1893, la Sinfonia "dal Nuovo Mondo" ebbe un successo enorme e acquistò da allora una grandissima popolarità nel repertorio sinfonico. Molti vollero vedervi una musica piena di sentimenti patriottici, salutando la nascita di una scuola nazionale statunitense. In effetti l'incarico di Dvořák presso il Conservatorio Nazionale aveva anche la finalità di costituire uno stile compositivo che ponesse in risalto le tradizioni musicali autoctone. E certamente fin dal suo arrivo in nord America, Dvořák si interessò molto ai canti negro-americani e alle tradizioni popolari dei pellerossa. Ascoltò con attenzione musiche e cerimonie, trascrisse melodie, fu attratto dalle potenzialità delle scale pentatoniche, ma la Sinfonia in Mi minore, anche se ispirata parzialmente da quelle musiche (come egli stesso dichiarò pubblicamente numerose volte), rimane un'opera con una struttura ed una scrittura tipicamente mitteleuropea. Anche gli stessi temi che danno vita alla Sinfonia non appartengono tutti al patrimonio folklorico nordamericano, ed alcuni di essi fanno parte delle tradizioni musicali della Boemia, la patria di Dvořák.

#Sinfonia #Symphony #Symphonie #Sinfonie #dalNuovoMondo #fromtheNewWorld #ausderNeuenWelt #duNouveauMonde #delNuevoMundo #AntonínDvořák #EliahuInbal #PhilharmoniaOrchestra #Orchestra #Orchestre #Orchester #Musica #Music 
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Buona domenica anche a te!
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ANTONIO VIVALDI - GLORIA RV 589 IN RE MINORE PER SOLI, CORO E ORCHESTRA

Antonio Vivaldi compose, probabilmente nel 1716, il "Gloria" RV 589 (il cui manoscritto autografo è conservato nel preziosissimo Fondo Foa-Giordano della Biblioteca Universitaria di Torino), raggiungendo indiscutibilmente un risultato straordinario. Diede infatti una notevole elevazione spirituale ai versi del testo religioso, trasmettendo in pieno il fervore del credente nella lode a Cristo così come nella sua invocazione affinché il Redentore abbia misericordia degli uomini. La composizione è idealizzata secondo la consueta sensibilità stilistica della musica del "Prete Rosso" e del Barocco italiano in generale.
L'organico del "Gloria" RV 589 prevede un coro a quattro parti, due soprani, contralto, oboe, tromba, archi e basso continuo. L'opera è organizzata in 12 sezioni che alternano brani solistici nello stile dell'aria, strumenti concertanti, cori omofonici, contrappunti, ritornelli nello stile del Concerto, in un'ampia varietà di forme, di tempi, di ritmi, di tonalità e di organico. L'unitarietà del lavoro viene garantito dalla ripresa, nel penultimo movimento, dello stesso tema iniziale in una sorta di circolarità strutturale.

#AntonioVivaldi #Gloria #TheEnglishConcert #TrevorPinnock #Musicasacra #Religiousmusic #GeistlicheMusik #MusicaBarocca #BaroqueMusic #MusiqueBaroque #Barockmusik #MúsicaBarroca #Musica #Music

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I. Coro [Allegro] - Gloria in excelsis Deo (00:15)
II. Coro [Andante] - Et in terra pax hominibus (02:36)
III. Aria (Soprani I e II) [Allegro] - Laudamus te (07:53)
IV. Coro [Adagio] - Gratias agimus tibi (10:09)
V. Coro [Allegro] - Propter magnam gloriam (10:40)
VI. Aria (Soprano) [Largo] - Domine Deus (11:33)
VII. Coro [Allegro] - Domine Fili unigenite (16:09)
VIII. Aria (Contralto e Coro) [Adagio] - Domine Deus, Agnus Dei (18:19)
IX. Coro [Adagio] - Qui tollis peccata mundi (23:12)
X. Aria (Contralto) [Allegro] - Qui sedes ad dextram Patris (24:33)
XI. Coro [Allegro] - Quoniam tu solus Sanctus (26:59)
XII. Coro [Allegro] - Cum Sancto Spiritu (27:46)

The English Concert (con strumenti originali)
dir. Trevor Pinnock
The English Concert Choir

Jennifer Smith, Nancy Argenta - Soprani
Catherine Wyn Rogers - Contralto
Paul Goodwin - Oboe
Mark Bennett - Tromba
Alberto Grazzi - Fagotto

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SERGEJ RACHMANINOV, CONCERTO PER PIANOFORTE E ORCHESTRA N. 2 IN DO MINORE, OP.18

Sergej Rachmaninov, (Onega 1872 - Beverly Hills, 1943) è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra russo naturalizzato statunitense. È considerato uno dei più grandi compositori e pianisti russi di sempre, nonostante soprattutto agli inizi della sua carriera venne a torto apprezzato quasi esclusivamente come pianista. Tale pregiudizio del quale fu vittima gli causò anche problemi di salute, dal momento che egli stesso si riteneva maggiormente un compositore piuttosto che un pianista, seppur virtuoso. Rachmaninov incominciò a studiare piano a sei anni, e da giovane viaggiò a Mosca per mettere a punto la sua istruzione in pianoforte e studiare armonia e contrappunto presso il conservatorio. Durante questa epoca incominciò a comporre le sue prime opere e strinse una forte amicizia con Pëtr Il'ič Čajkovskij, dal quale riceverà un'influenza importantissima. Si diplomò in pianoforte un anno prima del previsto dal ciclo di studi e in composizione conseguì il massimo dei voti. A ventitrè anni scrisse la sua Prima Sinfonia, ma la prima rappresentazione della medesima si dimostrò un disastro, probabilmente anche a causa di una non eccellente direzione (egli stesso affermò, riferendosi al direttore Aleksandr Glazunov: "Sono sorpreso che un uomo di un così grande talento possa dirigere così male"). Rachmaninov ne rimase pressoché distrutto perdendo fiducia nelle sue qualità di compositore. Intraprese quindi la carriera di direttore d'orchestra rivelandosi un talento. Ma data la forte delusione subita come compositore, dovette ricorrere alle cure di Nikolaj Dahl, psicoterapeuta specializzato in ipnoterapia. Poco a poco riacquistò una certa pace interiore e fiducia in sé stesso, regalandoci così in seguito pagine di musica sublime.
Nel 1900, in tale contesto di rinnovato spirito creativo, incominciò a scrivere il Concerto per Pianoforte e Orchestra n. 2, che dedicò a Dahl, suo terapista. Fu presentato al pubblico nell'ottobre del 1901. Rachmaninov stesso lo eseguì al pianoforte, e fu un enorme e meritato successo, diventando in seguito uno dei concerti per pianoforte più famosi di sempre. Esso fu composto nella struttura tradizionale in tre tempi. Il primo movimento si apre con una breve introduzione su grandi accordi, alternati ad un rintocco basso e profondo; subentra un secondo tema più disteso in contrasto con il primo, determinando una correlazione di indubbio effetto emotivo. L'Adagio del secondo movimento rappresenta una pagina di straordinaria suggestione melodica e include una magnifica cadenza del pianoforte; fu da sempre una notevole fonte di ispirazione per molti musicisti e compositori, essendo stato rielaborato ed usato per esempio, con le opportune modificazioni, anche nella musica pop - Eric Carmen, All by Myself). Il terzo movimento alterna momenti giocosi ad altri più malinconici ed introversi, culminando con un brillante finale. Il Concerto n. 2 per Pianoforte e Orchestra rappresenta uno splendido componimento traboccante di un'atmosfera tipicamente post-romantica, ed unisce ad una scrittura solistica ai limiti delle possibilità esecutive, una tematica di notevole espressività, ricca di enfasi e di lirismo, nel solco della migliore tradizione čajkovskijana.

#ConcertoperPianoforteeOrchestra #ConcertoforPianoandOrchestra #ConciertoparaPianoyOrquesta #ConcertopourPianoetOrchestre #KonzertfürKlavierundOrchester #SergejRachmaninov #ThePhiladelphiaOrchestra #LeopoldStokowski #Pianoforte #Piano #Klavier #Orchestra #Orchestre #Orchester #Musica #Music

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Lucio Toxiri (caligola39)'s profile photoPaolo Ferrero's profile photo
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+Lucio Toxiri
...per la Juventus, per la fotografia, per la musica, e sicuramente anche altro.... :-))

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CÉSAR FRANCK, SONATA IN LA MAGGIORE PER VIOLINO E PIANOFORTE

César Franck (Liegi 1822 - Parigi 1890) è stato un compositore, un virtuoso d'organo ed un docente di musica belga naturalizzato francese. Influì grandemente sulla vita musicale transalpina del XIX secolo, fino a Debussy e Ravel. Una delle caratteristiche salienti delle sue opere è lo sviluppo e l'uso impeccabile della forma compositiva detta "ciclica", ovvero una forma di scrittura musicale che attraverso la ripresa dei temi da un movimento all'altro e la loro sovrapposizione nel finale, assicura la massima coesione alla struttura compositiva. Tale forma fu abbondantemente impiegata dagli autori coevi francesi, anche se con stili differenti. Franck è uno di quei musicisti che a torto, ed alla stregua di personalità geniali quali per esempio, in differenti epoche, quelle di Antonio Vivaldi e di Sergej Rachmaninov, fu considerato un eccellente virtuoso (organista nel suo caso, nel caso di Vivaldi violinista e nel caso di Rachmaninov pianista), ma un mediocre compositore. Effettivamente, a dispetto di simile superficiale reputazione, tali artisti ci hanno lasciato sublimi opere che sono destinate a essere ricordate per sempre e che testimoniano le loro immense capacità anche come compositori.
César Franck scrisse la Sonata in La Maggiore per Violino (o Violoncello) e Pianoforte nel 1886, periodo di grande creatività e maturità per quello che riguarda la musica da camera (sono di questi anni altri capolavori quali il Quartetto per Archi ed il Quintetto per Pianoforte ed Archi), ed epoca nella quale compose anche la sua notevolissima Sinfonia in Re minore. Fu dedicata dall'autore al virtuoso violinista e conterraneo belga Eugène Ysaÿe in occasione del matrimonio del medesimo violinista, e costituisce quindi il suo regalo di nozze. Venne eseguita per la prima volta in pubblico da Ysaÿe e dalla pianista Léontine-Marie Bordes-Pène il 16 dicembre 1886 presso il Museo d'Arte Moderna di Bruxelles, in orario pomeridiano. Il concerto iniziò mentre sopraggiungeva l'oscurità, e dovuto al fatto che il regolamento della galleria proibiva ogni tipo di illuminazione artificiale nelle sale destinate alla pittura, alla fine del primo movimento il personale di custodia invitò i presenti ad abbandonare l'edificio. Ma gli spettatori rifiutarono ostinatamente di allontanarsi, assorti nelle armonie della sonata. Nella penombra si sentì quindi Ysaÿe che incominciò a battere l'archetto sul leggìo, e con la sua abituale esuberanza, invitando la pianista a continuare nell'esecuzione del brano musicale, esclamò: "Avanti! Avanti!". I due musicisti eseguirono nel buio completo e a memoria i tre rimanenti movimenti della sonata, e trascinarono il pubblico a una consacrazione unanime che ebbe la meglio su ogni contingente contrarietà. Gli stessi interpreti, già nella primavera del 1887, fecero conoscere questa pagina a Parigi, ed in seguito Eugène Ysaÿe le assicurò la più ampia diffusione internazionale.
Anche questa sonata riflette lo stile compositivo di Franck che prevede l'impiego della forma ciclica. Il tema principale esposto dal violino nel primo tempo, è infatti riproposto e rielaborato variamente in tutti e quattro i tempi, così come molti altri frammenti tematici. La sonata è inoltre pervasa da uno slancio melodico e lirico che attraversa tutti i movimenti, mentre la scrittura musicale dimostra una notevole limpidezza strutturale ed un perfetto equilibrio nei fraseggi tra i due strumenti. Tutte queste caratteristiche, insieme ad altre, rendono l'opera una delle pagine meglio riuscite del suo genere.

#SonataperViolinoePianoforte #CésarFranck #IsaacStern #AlexanderZakin #EugèneYsaÿe #MusicadaCamera #Chambermusic #Músicadecámara #Musiquedechambre #Kammermusik #Violino #Violin #Violon #Violine #Pianoforte #Piano #Klavier #Musica #Music
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- I. Allegretto ben moderato (00:15)
- II. Allegro - Quasi lento - Tempo I (Allegro) (06:42)
- III. Recitativo/fantasia (Ben moderato - Largamente - Molto vivace) (14:47)
- IV. Allegretto poco mosso (21:47)

Isaac Stern, Violino
Alexander Zakin, Pianoforte (1959)

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WIENIAWSKI, BOCCHERINI, VIOTTI, SHUBERT, GIARDINI, STAMITZ, SPOHR, DE BÉRIOT - MÜNCHNER VIOLIN DUO: LUIS MICHAL, MARTHA CARFI

Esattamente nei secoli XVIII e XIX ritornò nelle sale da concerto, sviluppandosi considerevolmente, una peculiare forma musicale: il Duo Violinistico, che non venne più vista solo come una composizione indicata per meri scopi didattici o praticata da dilettanti, ma come una vera e propria opera con la quale mettere in risalto tanto le capacità compositive quanto quelle esecutive. Molti degli autori di duetti per violino furono infatti tra i più riconosciuti violinisti dell'epoca, che scrissero pagine di alto virtuosismo, e composero musica di assoluto rilievo, oltre che estremamente gradevole. Esattamente come per tutta la musica da camera, per eseguire un duetto violinistico è auspicabile che i due esecutori possiedano, oltre che simili capacità tecniche, un timbro uguale ed un gusto interpretativo affine che permetta di trasmettere tutte le emozioni che caratterizzano la composizione.

#ViolinDuo #HenrykWieniawski #LuigiBoccherini #GiovanniBattistaViotti #FranzSchubert #FeliceGiardini #CarlStamitz #LouisSpohr #CharlesAugusteDeBériot #MünchnerViolinDuo #LuisMichal #MarthaCarfi #MusicadaCamera #Chambermusic #Músicadecámara #Musiquedechambre #Kammermusik #Violino #Violin #Violon #Violine #Musica #Music


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HENRYK WIENIAWSKI (1835-1880)
Etudes-Caprices op. 18
- n. 5: Preludio in Mi maggiore, Allegro (00:00:15)
- n. 6: Andante ma non troppo in Re maggiore (00:02:38)

LUIGI BOCCHERINI (1755-1824)
Duo op. 5 n. 2 in Mi maggiore
- Allegro giusto (00:07:45)
- Larghetto (00:12:07)
- Minuetto, Allegretto (00:15:02)
- Rondò, Moderato (00:18:37)

GIOVANNI BATTISTA VIOTTI (1755-1824)
Duetto concertante op. 29 n. 3 in Do minore
- Maestoso moderato e con molta espressione (00:23:13)
- Adagio (00:27:34)
- Allegro agitato assai (00:29:24)

FRANZ SHUBERT (1797-1828)
Vier komische Ländler in Re maggiore D 354
- n. 1 (00:32:43)
- n. 2 (00:33:26)
- n. 3 (00:34:06)
- n. 4 (00:34:47)

FELICE GIARDINI (1716-1796)
Sonata op. 3 n. 1 in La maggiore
- Allegro (00:35:28)
- Grazioso (00:38:43)
- Presto (00:40:38)

CARL STAMITZ (1745-1801)
Duetto op. 27 n. 6 in Sol maggiore
- Andante (00:43:23)
- Minuetto (00:45:34)
- Allegro (00:47:35)

LOUIS SPOHR (1784-1859)
Duo concertante op. 67 n. 3 in Sol maggiore
- Allegro (00:48:59)
- Tempo di Minuetto. Variazioni I-IV (00:54:49)
- Allegretto (00:59:30)

CHARLES-AUGUSTE DE BÉRIOT (1802-1870)
Spanische Weisen op. 113 n. 6 in Re maggiore
- Moderato tempo di Bolero (01:01:13)

Münchner Violin Duo:
Luis Michal, Martha Carfi
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NICCOLÒ PAGANINI - 24 CAPRICCI PER VIOLINO SOLO, OP. 1

Ancora oggi, a più di un secolo e mezzo dalla sua morte, Paganini è considerato come la quintessenza del virtuosismo interpretativo. Già all'età di 11 anni incominciò a esibirsi in pubblico, e con uno studio accanito (e prevalentemente da autodidatta) divenne rapidamente quell'interprete fenomenale che, unendo una tecnica eccezionale ad una grandissima sensibilità timbrica ed una facilità di improvvisazione senza eguali, inaugurò una nuova epoca nella storia dell'esecuzione violinistica.
I 24 Capricci per Violino solo op. 1, furono composti in un'epoca nella quale i maestri liutai trasformarono il violino e l'archetto, migliorandoli, contribuendo a fare del violino, che era prevalentemente uno strumento da camera, un poderoso strumento da concerto. I vari accorgimenti tecnici adottati quali le modifiche al manico, alla tastiera, alla tensione delle corde, ne ampliarono infatti sia le possibilità dinamiche, che la varietà timbrica, e facilitarono al violinista l'esecuzione nei registri più acuti. La forma della cassa armonica invece rimase inalterata, dal momento che era già stata sviluppata precedentemente alla perfezione dai grandi liutai cremonesi. Le capacità esecutive e l'estro creativo di Paganini furono tali da riuscire a mettere in risalto tutte le nuove possibilità tecniche ed espressive offerte dal rinnovato strumento a corde. I Capricci sono composizioni relativamente brevi e per l'appunto, "capricciosamente" virtuosistiche. Possiedono infatti una grandissima varietà di tratti, un inconsueto colore timbrico, e impiegano tutte le più ampie virtualità dello strumento, generando nell'ascoltatore un effetto come di dialogo tra vari strumenti, o l'illusione di udire contemporaneamente due strumenti, uno che suona la melodia, l'altro che esegue gli accordi dell'accompagnamento.


#Capricci #NiccolòPaganini #ShlomoMintz #Violino #Violin #Violon #Violine #Musica #Music

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- I. Andante - in Mi maggiore (00:00:13)
- II. Moderato - in Si minore (00:01:50)
- III. Sostenuto / Presto / Sostenuto - in Mi minore (00:04:30)
- IV. Maestoso - in Do minore (00:07:25)
- V. Agitato - in La minore (00:13:59)
- VI. Lento - in Sol minore (00:16:09)
- VII. Posato - in La minore (00:21:37)
- VIII. Maestoso - in Mi bemolle maggiore (00:25:09)
- IX. Allegretto - in Mi maggiore (00:27:54)
- X. Vivace - in Sol minore (00:30:36)
- XI. Andante / Presto / Tempo I - in Do maggiore (00:32:31)
- XII. Allegro - in La bemolle maggiore (00:36:43)
- XIII. Allegro - in Si bemolle maggiore (00:38:56)
- XIV. Moderato - in Mi bemolle maggiore (00:40:49)
- XV. Presto - in Mi minore (00:42:02)
- XVI. Presto - in Sol minore (00:44:56)
- XVII. Sostenuto / Andante - in Mi bemolle maggiore (00:46:24)
- XVIII. Corrente / Allegro - in Do maggiore (00:50:02)
- XIX. Lento / Allegro assai - in Mi bemolle maggiore (00:52:33)
- XX. Allegretto - in Re maggiore (00:54:39)
- XXI. Amoroso / Presto - in La maggiore (00:57:46)
- XXII. Marcato - in Fa maggiore (01:00:51)
- XXIII. Posato - in Mi bemolle maggiore (01:03:10)
- XXIV. Tema / Quasi Presto / Variazioni / Finale - in La minore (01:06:45)

Shlomo Mintz, Violino
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Paolo Ferrero

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GEORG FRIEDRICH HÄNDEL - THE MESSIAH (HWV 56), ORATORIO PER SOLI, CORO E ORCHESTRA

Georg Friedrich Händel compose l'oratorio "il Messia" per Soli, Coro e Orchestra nel 1741 su suggerimento di Charles Jennens, librettista che aveva già scritto il testo per un precedente oratorio di Händel. Da devoto anglicano, Jennens trasse il testo del Messia da frammenti della Bibbia di Re Giacomo e dalla versione dei Salmi inclusa nel Book of Common Prayer, con l'intento di osteggiare le idee del deismo, dottrina filosofica in espansione all'epoca, che riconosce un dio come inizio dell'universo ma non accetta la religione rivelata e la provvidenza. Quando il III duca di Devonshire invitò Händel a Dublino per una serie di concerti, il compositore si convinse definitivamente a scrivere le musiche per l'oratorio, e nella città irlandese fu eseguito il Messia per la prima volta il 13 aprile del 1742. Nonostante l'opera fosse stata composta in meno di un mese, Händel dimostrò una suprema sensibilità nei confronti dei versi biblici, e avvalendosi delle più consone forme di scrittura, li musicò con straordinaria abilità modulando il tono espressivo all'interno di un medesimo contesto. L'oratorio è infatti composto da recitativi, arie, accompagnati, cori, un duetto e due parti solamente strumentali. Celeberrimo è il coro "Hallelujah", probabilmente il più esultante della storia della musica europea, che con gioia proclama l'invito a lodare Dio, ed esorta i fedeli a cantare la loro fede. La tradizione vuole che re Giorgio II quando sentì questo coro per la prima volta era così agitato che balzò in piedi, seguito da tutti gli altri presenti, e vi rimase per tutta la durata del coro. Ancora oggi, soprattutto in Inghilterra, il pubblico suole ascoltare l'Hallelujah in piedi. Il Messia è con merito tra le pagine più famose del geniale compositore barocco, e tra gli oratori più eseguiti in assoluto.


#GeorgFriedrichHändel #TheMessiah #TheAcademyofAncientMusic #TheChoirofWestminsterAbbey #ChristopherHogwood #Musicasacra #Religiousmusic #GeistlicheMusik #MusicaBarocca #BaroqueMusic #MusiqueBaroque #Barockmusik #MúsicaBarroca #Musica #Music

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Parte I

I. Sinfonia: (Ouverture) (00:00:20)
II. Arioso (tenore): Comfort ye my people (00:03:16)
III. Aria (tenore): Ev'ry valley shall be exalted (00:06:14)
IV. Coro: And the glory, the glory of the Lord (00:09:45)
V. Recitativo (basso): Thus said the Lord (00:12:27)
VI. Aria (soprano): But who may abide (00:13:47)
VII. Coro: And He shall purify (00:17:53)
VIII. Recitativo (contralto): Behold, a virgin shall conceive (00:20:25)
IX. Aria (contralto) e Coro: O thou that tellest (00:20:51)
X. Recitativo (basso): For behold, darkness shall cover the earth (00:26:38)
XI. Aria (basso): The people that walked in darkness (00:28:35)
XII. Coro: For unto us a Child is born (00:32:19)
XIII. Pifa (sinfonia pastorale) (00:36:25)
XIV. Recitativo (soprano): There were shepherds (00:37:26)
XV. Recitativo (soprano): And lo, the angel of the Lord (00:37:36)
XVI. Recitativo (soprano): And suddenly there was with the angel (00:38:26)
XVII. Coro: Glory to God in the highest (00:38:44)
XVIII. Aria (soprano): Rejoice greatly, O daughter of Zion (00:40:43)
XIX. Recitativo (soprano): Then shall the eyes of the blind (00:45:09)
XX. Aria (soprano): He shall feed his flock (00:45:32)
XXI. Coro: His yoke is easy (00:50:29)

Parte II

I. Coro: Behold the Lamb of God (00:52:47)
II. Aria (contralto): He was despised (00:55:06)
III. Coro: Surely he hath borne our grieves (01:06:11)
IV. Coro: And with his stripes we are healed (01:07:54)
V. Coro: All we like sheep (01:09:40)
VI. Recitativo (tenore): All they that see Him (01:13:29)
VII. Coro: He trusted in God (01:14:13)
VIII. Recitativo (tenore): Thy rebuke hath broken His heart (01:16:30)
IX. Aria (tenore): Behold, and see if there be any sorrow (01:18:17)
X. Recitativo (soprano): He was cut off out of the land (01:19:48)
XI. Aria (soprano): But thou didst not leave (01:20:10)
XII. Coro: Lift up your heads (01:22:33)
XIII. Recitativo (tenore): Unto which of the angels (01:25:45)
XIV. Coro: Let all the angels of God worship Him (01:26:03)
XV. Aria (soprano): Thou art gone up on high (01:27:31)
XVI. Coro: The Lord gave the word (01:30:35)
XVII. Aria (soprano): How beautiful are the feet (01:31:52)
XVIII. Coro: Their sound is gone out (01:33:58)
XIX. Aria (basso): Why do the nations so furiously (01:35:21)
XX. Coro: Let us break their bonds asunder (01:36:40)
XXI. Recitativo (tenore): He that dwelleth in heaven (01:38:31)
XXII. Aria (tenore): Thou shalt break them (01:38:44)
XXIII. Coro: Hallelujah! (01:40:48)

Parte III

I. Aria (soprano): I know that my Redeemer liveth (01:44:28)
II. Coro: Since by man came death (01:49:57)
III. Recitativo (basso): Behold, I tell you a mystery (01:52:09)
IV. Aria (basso): The trumpet shall sound (01:52:38)
V. Recitativo (contralto): Then shall be brought to pass (02:00:54)
VI. Duetto (contralto, tenore): O death, where is thy sting? (02:01:13)
VII. Coro: But thanks be to God (02:02:19)
VIII. Aria (soprano): If God be for us (02:04:36)
IX. Coro: Worthy is the Lamb/Amen (02:09:04)

The Academy of Ancient Music (con strumenti originali)
The Choir of Westminster Abbey

Organo e Maestro del Coro - Simon Preston

Judith Nelson - Soprano
Emma Kirkby - Soprano
Carolyn Watkinson - Contralto
Paul Elliott - Tenore
David Thomas - Basso

dir. Christopher Hogwood

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Paolo Ferrero

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GEORG FRIEDRICH HÄNDEL, MUSICA SULL'ACQUA - SUITE IN FA MAGGIORE HWV 348, SUITE IN RE/SOL MAGGIORE HWV 349/350

Una delle figure preminenti del periodo barocco, fu senza dubbio quella del compositore tedesco naturalizzato inglese Georg Friedrich Händel (Halle 1685 - Londra 1759). Già in età giovanile fu un apprezzato interprete al clavicembalo ed all'organo, e nonostante suo padre lo avesse sempre visto destinato allo studio del diritto civile, studiò armonia e contrappunto, così come oboe e violino, e approfondì la pratica del clavicembalo e dell'organo. Conobbe quindi Georg Philipp Telemann, che introdusse Händel al genere operistico, e con il quale strinse una fruttifera e duratura amicizia. Dal 1706 al 1710 visse in Italia, dove raffinò la sua tecnica compositiva adattandola ai testi classici italiani, e dove poté rappresentare le sue opere nei teatri di Firenze, Roma, Napoli e Venezia. Conobbe e frequentò musicisti coevi come Domenico Scarlatti, Arcangelo Corelli, Benedetto Marcello. Gli anni italiani furono un periodo prezioso di formazione nella scrittura musicale tanto vocale (sia sacra che profana) che per archi, così come nella scrittura musicale strumentale cameristica. Ritornato in patria Händel divenne Kapellmeister presso il principe tedesco George, Elettore di Hannover, che nel 1714 sarebbe diventato re Giorgio I di Gran Bretagna e Irlanda. Nel 1712 si trasferì in forma definitiva in Inghilterra, dove riscosse notevole successo, e dove di fatto divenne, in seguito all'ascesa al trono di Gran Bretagna del già citato Elettore di Hannover, il musicista della famiglia reale inglese.
La celebre "Musica sull'Acqua" fu scritta appunto per soddisfare una richiesta di re Giorgio I, che esigette da Händel di scrivere le musiche per una festosa riunione che si sarebbe tenuta sul fiume Tamigi. Il 17 luglio 1717 il concerto fu eseguito da 50 musicisti che suonarono su una chiatta in prossimità del vascello reale, imbarcazione dalla quale il re ascoltò le melodie. Si dice che re Giorgio I apprezzò talmente la musica, che ordinò che i musicisti, sebbene esausti, ripetessero l'esecuzione delle suite per ben tre volte. Si narra altresì (anche se molto probabilmente il fatto non corrisponde alla realtà) che Händel abbia scritto Musica sull'Acqua anche per riconciliarsi con re Giorgio I, dal momento che il compositore lo aveva abbandonato per stabilirsi a Londra, mentre era ancora (in Germania) ai servizi del futuro re di Gran Bretagna. È invece certo che il re, dopo "Water Music", incominciò a elargire una pensione ad Händel.
La musica di queste Suite rappresenta una brillante sintesi della ricca gamma stilistica di Händel durante i primi anni della sua residenza in Inghilterra. Come "musica di circostanza" sa meravigliosamente congiungere i notevoli pregi artistici con la capacità di fare immediatamente presa, tanto da rimanere insuperata fino alla scrittura, da parte dello stesso Händel, dell'altrettanto famosa "Musica per i reali fuochi d'artificio".

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Suite in Fa Maggiore HWV 348
- I. Ouverture (Largo - Allegro) (00:15)
- II. Adagio e staccato (03:33)
- III. (Allegro) - Andante - (Allegro da capo) (05:47)
- IV. (Menuet) (13:36)
- V . Air (16:50)
- VI. Menuet (19:53)
- VII. Bourrée (23:17)
- VIII. Hornpipe (25:25)
- IX. (Andante) (28:03)

Suite in Re/Sol Maggiore HWV 349/350
- I. (Ouverture) (31:17)
- II. Alla Hornpipe (33:26)
- III. (Menuet) (37:42)
- IV. Rigaudon (40:36)
- V . Lentement (43:20)
- VI. Bourrée (45:23)
- VII. Menuet (46:44)
- VIII. (Andante) (47:51)
- IX. (Country Dance I/II) (49:30)
- X . Menuet (50:59)

Georg Friedrich Händel, Water Music
dir. Trevor Pinnock
The English Concert (con strumenti originali) (1983)
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Paolo Ferrero

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CAMILLE SAINT SAËNS, CONCERTO PER VIOLINO E ORCHESTRA N. 3 IN SI MINORE, OP. 61

Camille Saint-Saëns, (Parigi 1835 - Algeri 1921) è stato un compositore francese del periodo post-romantico ed eccelso pianista e organista. Fu uno degli "enfant prodige" più dotati di tutti i tempi, tanto che a due anni incominciò a prendere lezioni di piano e a quattro incominciò anche a comporre. A tre anni sapeva leggere e scrivere, a sette imparò il latino. A cinque anni si esibì in pubblico accompagnando al pianoforte in una sonata di Beethoven, mentre a sette anni tenne il suo primo vero concerto presso la "Salle Ignaz Pleyel" eseguendo musiche di Mozart, Händel, Bach e Beethoven tra gli altri. La fama di tali precoci capacità si diffuse presto in tutta Europa e negli Stati Uniti. A sedici anni pubblicò la sua prima sinfonia e nel 1853, a diciott'anni, la seconda suscitando un grande interesse dei critici e degli altri compositori e l'ammirazione di Hector Berlioz, che divenne suo amico, e che disse di lui: "Il sait tout, mais il manque d'inexpérience" ("Sa tutto, ma gli manca l'inesperienza"). Lavorò poi come organista a Parigi, e Franz Liszt ne apprezzò le sue improvvisazioni tanto al punto da affermare che Saint-Saëns era il più grande organista del mondo ed il più grande pianista in Europa (insieme a sé medesimo). Innovatore anche nell'insegnamento del pianoforte, inserì nei programmi di studio dello strumento opere di compositori contemporanei come Liszt, Gounod, Schumann, Berlioz e Wagner. Nel 1871 fu fondatore insieme a Romain Bussine della "Société Nationale de Musique" con la finalità di promuovere il nuovo stile musicale strumentale francese, in contrapposizione con l'imperante opera. La Société organizzò la prima esecuzione di lavori di propri membri quali Gabriel Fauré, César Franck, Édouard Lalo e lo stesso Saint-Saëns, dando così un apporto determinante nel modellare il futuro della musica francese.
Il Concerto per Violino e Orchestra n. 3 in Si minore op. 61, fu scritto nel marzo del 1880 e dedicato al virtuoso di violino e compositore spagnolo Pablo de Sarasate. È considerato il più significativo dei tre concerti per violino e orchestra scritti da Saint-Saëns, e come affermato dallo stesso, probabilmente ciò fu dovuto anche grazie ai preziosi consigli elargiti dal de Sarasate. In effetti il concerto sembra ideato per mettere in rilievo la cantabilità ed il timbro dolce del violino, dote interpretativa del quale era famoso il violinista spagnolo. Ma Saint-Saëns non volle scrivere solo un concerto d'effetto, quanto piuttosto testimoniare un grande sforzo per rinnovare il movimento musicale francese, e contemporaneamente raccogliere la grande eredità del classicismo tedesco. Camille Saint-Saëns è infatti considerato a tutti gli effetti un precursore del Neoclassicismo.

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- I. Allegro non troppo (00:15)
- II. Andantino quasi allegretto (08:42)
- III. Molto moderato e maestoso - Allegro non troppo - Più allegro (17:12)

Itzhak Perlman, Violino
Orchestre de Paris
dir. Daniel Barenboim
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JOHANN SEBASTIAN BACH, "CONCERTI BRANDEBURGHESI" BWV 1046-1051

Composti dal 1717 al 1723 a Köthen, ducato della Sassonia, dove Bach (Eisenach 1685 - Lipsia 1750) era al servizio del principe Leopoldo di Anhalt-Köthen come maestro di cappella ovvero come direttore di musica da camera, e furono dedicati dall'autore al margravio Cristiano Ludovico di Brandeburgo-Schwedt.
Il loro titolo originale era "Concerts avec plusieurs instruments", in lingua francese, scelta più che altro dovuta al fatto che presso la corte la lingua ufficiale era appunto quella francese.
I Concerti Brandeburghesi peraltro possiamo affermare che di francese abbiano poco. Solo il primo concerto (nel suo ultimo movimento) si rifà allo stile francese tipico di molta musica tedesca dell'epoca, riconducibile all'ampio uso delle musiche di danza allora trionfanti alla corte di Versailles.
Tutti e sei i concerti della serie sono d'altra parte permeati di quell'ardore giovanile, di quella vivacità che ne fanno gli eredi della scuola strumentale tipicamente italiana e sono da annoverare fra le opere più gioiose che Bach abbia mai scritto.
Inoltre Bach prende a modello una forma musicale che in quegli anni compositori italiani come Torelli, Corelli, Albinoni, ecc. avevano diffuso in tutta Europa, ovvero il "concerto grosso".
Altro elemento che rende i Concerti Brandeburghesi assimilabili ad uno stile del tutto italiano, è l'influenza dei concerti per violino di Vivaldi, dal momento che Bach adotta tra l'altro i classici tre movimenti vivaldiani (allegro, lento, allegro).
Con questa raccolta di concerti il compositore intendeva fornire agli esecutori una raccolta di stilemi virtuosistici di alto livello scritti per i principali strumenti del tempo: due concerti sono per ottoni (corno da caccia e tromba), due sono per flauti (dolce e traverso) e due per i principali strumenti per musica da camera (clavicembalo ed archi). Il titolo dell'opera, "Concerti con vari strumenti", deriva in effetti da tale proposito; e Bach lo conseguì perfettamente, visto che l'orchestra del margravio di Brandeburgo molto probabilmente non suonò mai i Brandeburghesi, data la loro notevole complessità compositiva!
I Concerti Brandeburghesi rivelano una così eccezionale maestria nell'utilizzo dei timbri, indipendentemente da come gli strumenti dialogano, che numerosi musicologi vedono in essi una delle principali fonti della sinfonia di taglio classico.

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Ivano D90's profile photoPaolo Ferrero's profile photo
11 comments
 
Però allo stesso modo, un astrofisico, un cardiochirurgo, un biochimico ignora l'arte dell'intarsiatore :-)
Chi tra di loro è il più (o il meno) ignorante?
In quanto agli stupidi ho un gran problema: non so se ne ho incontrati molti, ma sono più propenso a pensare di non aver mai incontrato stupidi, (a Napoli dicono "cà nisciun è fess"), mentre figli di buona donna sì, di quelli ne ho incontrati parecchi... ma li ho mandati tutti al diavolo...
O forse, il più stupido di tutti sono io...
Il Polpo se ne va? Che lo paghino solo molto bene!!!
E che Marotta, Paratici e Allegri armino un gran bel centrocampo!!!
Ciao Ivano, e grazie per le tue gradite visite!

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