OCLOCRAZIA
SOFFRIAMO TUTTI DI ANACICLOSI
"Narra un’antica favola che le rane chiesero a Giove un re, e il padre degli dei gettò nel loro stagno un pezzo di legno. Le rane furono presto scontente. Che re era, quello, sempre inerte e incapace di qualunque reazione, perfino se gli saltavano addosso? Così insistettero di nuovo con Giove per avere un re diverso e il dio gli inviò un attivissimo Serpentone, che cominciò a far strage delle rane.
La favola illustra bene un fenomeno costante dell’umanità che, a mio parere, dipende dalla durata della vita umana. Se, invece di vivere ottant’anni (quando va bene), gli uomini vivessero due o trecento anni, avrebbero il tempo di fare molte esperienze e di perdere molte illusioni. Invece la brevità della loro esistenza fa sì che dinanzi alle difficoltà si mettano a sognare soluzioni che i loro progenitori hanno già assaggiato, magari vagheggiando la condizione in cui si trovano i loro nipoti scontenti.
Ma questa è la scoperta dell’acqua calda. Già i pensatori antichi, a partire da Erodoto, Platone ed Aristotele, fino a Machiavelli, e credo anche Montesquieu, hanno pensato che gli uomini passano da un tipo di regime all’altro, per ricominciare poi dal primo. In base alla sistemazione finale di Polibio, ogni tipo di governo si corrompe e conduce al seguente, secondo uno schema circolare chiamato “anaciclosi”. Questa parola fa pensare ad una malattia, ed effettivamente è una malattia dell’umanità. Si parte dalla monarchia, dove comanda un singolo per il bene di tutti. Infine questo regime si corrompe divenendo tirannide e arriva il momento in cui il tiranno è esautorato. Subentra l’aristocrazia, che magari da prima governa bene, ma poi si corrompe in oligarchia, finché non si passa alla democrazia, che purtroppo si corrompe anch’essa divenendo oclocrazia (governo della plebe). Infine si arriva all’anarchia e gli uomini, anelando ad uscire da questo caos, si affidano ad un uomo forte. E il ciclo ricomincia." (Testo di Gianni Pardo)
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