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Osservatorio Torre Luciana
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SERATA OSSERVATIVA PUBBLICA 20 Maggio 2017 ore 21

”Le grandi costellazioni primaverili”

Nella giornata odierna, inizio dell’ultimo mese della primavera, il Sole entra nel segno zodiacale dei Gemelli alle 21:31. Nelle belle serate primaverili poche stelle luminose risaltano nel cielo; le splendenti Arturo e Spica affiancano il meridiano alle 21:00. Siamo ancora in presenza della migliore occasione per poter osservare molte galassie esterne, data la distanza della Via Lattea dal meridiano. Sull’orizzonte NE stanno sorgendo le stelle del triangolo estivo.
La costellazione di Bootes, la quale campeggia con la brillante gigante arancione Arturo, presenta, fra le altre, la notevole coppia di Epsilon Bootis(il cui nome arabo è Izar e quello latino è Pulcherrima, cioè “la bellissima “). Si tratta di una stella binaria composta da una gigante arancione di tipo spettrale K0II e di una stella bianca(tipo sp. A0V, simile a Sirio). La bellezza del contrasto cromatico(che troveremo anche in Albireo, Beta Cygni), può essere apprezzata osservando attraverso un telescopio adeguato, essendo la separazione angolare di 2,8” d’arco.
Nonostante le notevoli dimensioni della costellazione, e il suo immediato riconoscimento per la presenza di Arturo, il Bovaro non contiene oggetti di cielo profondo degni di nota.
Se si uniscono con un segmento Arturo e Vega,(che si è alzata a NE, primo angolo del triangolo estivo),attraversiamo due costellazioni caratteristiche della primavera: la piccola e curiosa Corona Boreale ed il grande ma oscuro Ercole. Si può notare come al mito autunnale di Perseo, con le costellazioni interessate Cefeo, Cassiopea, Andromeda, Pegaso e la Balena, si possa contrapporre il mito di Ercole con le sue dodici fatiche, due delle quali sono rappresentate nel cielo del tardo inverno cioè il leone di Nemea e l’idra di Lerna, alla quale pertiene anche la mitologia del Cancro, inviato dalla gelosa moglie di Zeus, Era, a dar manforte al serpente pluricefalo.
Ercole è una costellazione molto grande(la 5° del cielo) ma piuttosto oscura. La si può trovare nella regione fra Gemma e Vega. Grossolanamente si può assimilare la forma di Ercole a quella di una lettera H con la “gamba” sinistra piegata. La gamba destra(ovest), è data dall’allineamento delle tre stelle Beta, Zeta e Eta. Quella sinistra dalle stelle Delta, Pi e Epsilon. La parte più nota della costellazione è il cosiddetto “vaso di fiori” o “chiave di volta”, un trapezio dato dalle stelle Eta, Zeta, Epsilon e Pi, che rappresentano il ventre dell’eroe. A 2/3 della distanza fra Zeta ed Eta si trova il grande ammasso globulare M13, il più famoso del cielo boreale(perché meglio visibile transitando vicino allo zenith alle medie latitudini boreali), così come l’altro M92, direttamente a Nord della Pi. La figura di Ercole, così come quella di Pegaso, è capovolta e la sua stella Alpha(RasAlgethi= la testa dell’inginocchiato)è la più meridionale della costellazione e si trova vicino a RasAlhague (testa di Ofiuco). RasAlgethi è una supergigante rossa grande quasi 400 volte il Sole. In Ercole si trova il cosiddetto “apice solare”, cioè il punto verso il quale si sta dirigendo il Sole col sistema solare.
Fra i pezzi forti di Ercole ci sono tre ammassi globulari( i due citati sopra e anche NGC 6229).
Questa grande categoria di oggetti del cielo profondo ha avuto un’importanza fondamentale nello sviluppo dell’Astrofisica. Nei primi tre decenni del 1900 gli astrofisici hanno studiato approfonditamente le caratteristiche “osservabili” delle stelle nei dintorni del Sole, degli ammassi aperti e degli ammassi globulari. Costruendo i diagrammi HR di queste tre tipologie fu visto che le stelle del disco prossime al Sole e quelle degli ammassi aperti presentavano lo stesso tipo di diagramma, dove le stelle più luminose sono quelle azzurre in alto a sinistra nella cosiddetta sequenza principale, mentre il diagramma HR dei globulari mostrava l’assenza di tali stelle azzurre e le più luminose stavano nell’angolo in alto a destra, fra le ”giganti rosse”. Da tale confronto fu indotto che le stelle azzurre(le più massive) evolvessero per prime, lasciando la zona della fusione centrale dell’ idrogeno ed evolvendo in giganti rosse. La “sequenza principale” di vari ammassi globulari risultava accorciata e deviata verso destra. Da ciò gli scienziati stabilirono le linee evolutive per le stelle dei due tipi di ammassi e poi per le stelle in generale. Adesso possiamo parlare di “modello evolutivo standard”.

Serata divulgativa gratuita aperta al pubblico, è gradita la prenotazione a scopo organizzativo sul sito www.torreluciana.it

Contatti: 3887360800, osservatorio@torreluciana.it
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11/05/17
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Prossima serata pubblica 29 APRILE 2017 ore 21

ZEUS CULMINA NELL'ORA DELLE GALASSIE
Il mese di Aprile, che sta finendo, vede l’opposizione di Giove,(cioè la sua visibilità durante tutta la notte) e il punto di massima vicinanza alla Terra( a 666,44 milioni di Km- raggiunto l’8/4- e il momento dell’opposizione il 7/4).Adesso Giove si avvia alla quadratura.
Un altro fenomeno previsto per domani è il massimo dello sciame meteorico delle Mu Virginidi (AR 15h08m;DEC-7°;ZHR 2,2).Il re dei pianeti è in congiunzione con Spica, Alpha Virginis, essendo sull’ Ascensione Retta delle 13h(“longitudine celeste”), poco più in alto e a Ovest della stella. Si chiama congiunzione quella configurazione dove due oggetti hanno circa la stessa Ascensione Retta.
Il medesimo “meridiano” celeste delle 13h attraversa il timone del Grande Carro vicino a Mizar, scende attraverso i Cani da Caccia, la Chioma di Berenice, la Vergine, poco a SW della quale vediamo la caratteristica losanga del Corvo . Direttamente a Sud di Spica si intravedono le stelle più settentrionali della grande costellazione del Centauro, Iota e Theta. Siamo ancora nel “meridiano” delle galassie. Sta transitando l’A.R. distante 6h dal Cane Maggiore e dalla Via Lattea invernale, mentre quella estiva è simmetrica e culminerà 6h dopo(A.R. di Deneb ca. 20h40m).
Da Nord si possono cercare M81 , M82 e M101(UMa); M51,M63,M94(CVn).
I Cani da Caccia, nella loro lineare semplicità, possono essere considerati una costellazione ricca da diversi punti di vista: oltre alle summenzionate galassie, ospitano l’ammasso globulare M3. Fra le stelle Alpha CVn[ Cor Caroli] è una doppia visuale,
ma la Alpha2 CVn è particolare, avendo un forte campo magnetico, è una stella bianca simile a Sirio, distante 110 a.l., e splende come 65 Soli(T=12.600 K,massa 3,4 xSole). La Alpha1 ha classe spettrale F0(bianco-gialla; T=7.100 K , massa e diametro 1,5x Sole). Un’altra famosa stella è la Y CVn, stella al carbonio che per la sua bella colorazione rossa ha meritato il soprannome de “La Superba”.
Scendendo in declinazione si attraversano gli ammassi di galassie della Chioma di Berenice e della Vergine, trovando, nella zona delimitata da Spica, Giove e le stelle del Corvo, la bella galassia “Sombrero”(M104). Scendendo ancora di più, nel Centauro profondo e invisibili alle nostre latitudini, troviamo la galassia gigante Centaurus A(NGC 5128) e l’ammasso globulare Omega Centauri(così luminoso da aver ricevuto una designazione da stella).
A Est si scoprono le costellazioni estive e fra le stelle peculiari, nella caratteristica Corona Boreale, si può cercare la R CrB, stella supergigante variabile fra le molte variabili presenti nella Corona. Questa bella costellazione rappresenta bene il diadema di Arianna col gioiello centrale(Gemma, Alpha CrB). A Sud e a Est della Corona troviamo altre costellazioni con un ricco “cielo profondo”. A Sud si può riconoscere la testa del Serpente(Serpens Caput), con il bel globulare M5 “al largo” e ad Ovest di Alpha Serpentis, mentre a Est della Corona è sorto Ercole con il suo oscuro profilo, contenente gli scrigni stellari M13 e M92(globulari) e la bellissima stella Alpha(RasAlgethi), supergigante rossa e doppia. Ercole contiene anche altre stelle doppie notevoli. Nel frattempo stanno salendo Ofiuco ed il triangolo estivo.

Vi aspettiamo dalle ore 21, serata di divulgazione libera e gratuita, è gradita la prenotazione (a scopo organizzativo) sul nostro sito www.torreluciana.it
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LA LUNA A PECCIOLI

Il 7 Aprile Alberto Villa (AAAV) ha tenuto una conferenza a Peccioli sulle missioni Apollo, la conferenza aveva valore introduttivo al prossimo incontro del 2 Maggio con l’astronauta Charlie Duke, moonwalker e pilota di Apollo 16, che si posò sul suolo lunare nel 1972.
Alla conferenza era presente Luigi Pizzimenti, storico del programma Apollo, accreditato presso il Lunar Sample Laboratory Facility, sito dove sono depositati i materiali lunari raccolti dalle missioni Apollo, che ha ricevuto in affidamento dalla NASA un campione di roccia lunare che è stato esposto durante la conferenza.
E’ un frammento basalto di 109 grammi, raccolto durante la missione Apollo 15 dall’astronauta James Irwin; il pezzo originale pesava 2672 grammi: datato 3.3 miliardi di anni, la sua età è maggiore del 98% delle rocce terrestri, che prevalentemente si sono solidificate in età successive.
Dall’analisi della composizione di rocce come queste è stato possibile determinare la natura della Luna: essendo le rocce lunari composte dalle stesse materie che compongono la crosta terrestre, viene abbracciata la tesi dell’impatto gigante, dove, circa 4.5 miliardi di anni fa, un pianeta vagante (Theia) entra in collisione con la Terra, ancora in stato semifuso, che per effetto dell’impatto proietta in aria una grossa quantità di materiale che inizia ad aggregarsi ed entra in orbita attorno alla Terra stessa.
La Luna, essendo di dimensioni minori, si solidificherà in tempi più brevi della Terra, da cui la differenza di datazione delle rocce sopra esposta.
Luigi Pizzimenti ha anche scritto un interessante libro sulla conquista della Luna e sugli eventi che la hanno preceduta: Progetto Apollo “Il sogno più grande dell’uomo”.
Un grandissimo grazie ad Alberto Villa, sia per la chiara e precisa sintesi tecnico-storica degli eventi, sia per l’ organizzatore della manifestazione assieme agli Astrofili Alta Valdera.
Grazie al Comune di Peccioli che ci ha ospitati, ed ovviamente grazie a Luigi Pizzimenti, che ci ha permesso di “sognare ad occhi aperti” accanto alla Luna. (by andrea matteini)
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14/04/17
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PROSSIMA SERATA PUBBLICA A TORRE LUCIANA 1 Aprile 2017 ore 21

La giornata si apre con due fenomeni invisibili in quanto avvengono in pieno giorno: 1) alle 10:08 si ha la congiunzione di Aldebaran con la Luna(la stella 20’ a Sud del nostro satellite) e 2) alle 11:16 avviene la massima elongazione orientale di Mercurio ( 19° a Est del Sole).
Quando fa buio si nota come la parte Ovest del cielo sia occupata dalle costellazioni invernali prossime al tramonto. A Est, non molto alta sull’orizzonte vediamo Spica accompagnata da Giove. A mezzocielo, a NE di Spica e più evidente, si riconosce Arturo, la 4° stella per splendore apparente. Sul meridiano troviamo il Leone, con l’altra stella caratteristica della primavera, cioè Regolo (Alpha Leonis), giacente sull’eclittica. Più in basso, a SW di Regolo, troviamo una stella luminosa e isolata (Alphard, Alpha Hydrae).
In attesa del sorgere di Vega a NE, il cielo appare “equamente diviso” fra stelle giganti rosse/arancioni ( Arturo e Alphard) e brillanti stelle azzurre (Regolo e
Spica). Quest’ultima è al limite inferiore della classe delle supergiganti, avendo una massa di 11 Soli. Possiamo farci un’idea della prossima evoluzione del Sole ( su scala e tempi astronomici) guardando Arturo, che ha una massa poco maggiore di quella solare. Arturo è una gigante arancione di classe spettrale K0III, raggio 36volte quello solare ed ha la caratteristica di essere una stella “ di popolazione II” secondo la classificazione di Baade. Alpha Bootis è una stella “dell’alone”, cioè di quella regione sferoidale centrata sul nucleo della Galassia, popolata dagli ammassi globulari e da stelle isolate, residui della prima condensazione di oggetti galattici precedente al formarsi della componente “piatta”, cioè del disco, dove in seguito alla rotazione si sono concentrate le polveri e le nubi di gas. Queste hanno permesso la nascita di generazioni di stelle più “opache” e dense, che potendo aggregare più materia avrebbero dato origine alle supergiganti. Tali stelle, con la loro evoluzione rapida, hanno inquinato e disseminato l’ambiente galattico con elementi chimici sempre più pesanti.
Non essendo sul piano galattico, nei dintorni del Sole, Arturo viene detta “stella ad alta velocità” perché la sua inclinazione rispetto all’orbita solare intorno al nucleo galattico, la fa apparire molto più veloce delle stelle vicine al Sole, che compartecipano della velocità e direzione generali della nostra stella. Per questo in
un tempo astronomicamente breve (500.000 anni) Arturo passerà dall’altra parte del piano galattico, allontanandosi e indebolendosi.
L’altra gigante rossa, Alphard, è più grande (56 raggi solari).
La fase di gigante rossa avviene quando il nocciolo della stella diventa “più pesante” per le reazioni termonucleari verificatesi. La stella in generale diventa
disomogenea, il nucleo, ora composto di Elio, non può reagire alle temperature fin qui presenti (direttamente sopra al nucleo viene prodotto altro Elio. Ciò costringe il nocciolo a contrarsi innalzando la temperatura fino a oltre 100-200 milioni di K. Avviene un’esplosione interna (brillamento o “flash” dell’Elio, che rimuove la degenerazione dal nocciolo rendendo l’Elio utilizzabile come combustibile). In risposta all’aumento della temperatura, la stella si espande per disperdere la maggiore energia prodotta, e così si raffredda salendo sul “ramo delle giganti rosse”. Inizia anche a perdere gli strati più esterni, formando un embrione di nebulosa planetaria. La stella ha una nuova fase stabile ( di bruciamento centrale dell’Elio) che dura circa 1/10 della fase di Sequenza Principale.
Le due stelle azzurre di cui si diceva prima (Regolo e Spica) sono piuttosto diverse essendo la prima un sistema multiplo di 4 stelle dove la principale ruota così
velocemente da non essere sferica ma appiattita, ed ha per compagna una nana bianca. Poi c’è un’altra coppia di nane rosse che gira intorno alla coppia primaria.
Spica è una stella doppia con una compagna azzurra, ed è al limite inferiore delle supergiganti. La sua evoluzione potrebbe portarla alla fase esplosiva di “supernova di tipo II”, se non riuscirà a perdere abbastanza massa tramite qualche processo dinamico.
A NE sta sorgendo Vega, una stella bianca di sequenza principale simile a Sirio, ma un po’ più grande e pesante. Poco dopo sorge il 2° vertice del “Triangolo
estivo”, cioè Deneb. Questa è una supergigante bianca enorme, grande 200 volte il Sole, ed ha una temperatura “superficiale” di circa 10.000 K (contro i 5.800 solari).
Si tratta della stella più potente e luminosa visibile dalla nostra regione della Galassia.
Ripercorrendo con lo sguardo l’orizzonte da Ovest a Est è da notare il fatto che sia Alphard che Spica siano state denominate “le solitarie” nella cultura araba.

Vi aspettiamo dalle ore 21 in poi.
Contatti: osservatorio @ torreluciana.it 3887360800
Serata gratuita ma è gradita la prenotazione via web sul nostro sito www.torreluciana.it
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21/03/17
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CRONOLOGIE DI UNA SCOPERTA

Qualche settimana fa è stato un gran parlare della scoperta di un sistema simile al nostro sistema solare, ma mettiamo un pochi di tempi, rivolti anche al futuro.
Nel Giugno 2016, il gruppo di ricercatori che utilizza il piccolo telescopio TRAPPIST, situato in Cile sull'Atacama, ha annunciato di avere scoperto nella costellazione dell'Acquario, un sistema di esopianeti relativamente vicino al nostro, è stato chiamato Trappist-1 in quanto è il primo scoperto con questo strumento.
Il sistema fu allora rilevato come una stella nana cui orbitano attorno tre pianeti.
Sono state quindi fatte prove con altri strumenti per verificare la fondatezza della scoperta, il contributo più importante è stato apportato dal telescopio spaziale SPITZER della NASA.
SPITZER è uno dei tre telescopi messi in orbita in successione per esplorare la spazio, assieme a CHANDRA ed al loro più famoso fratello HUBBLE; Spitzer "guarda" la zona degli infrarossi, Chandra osserva la regione dei raggi X mentre Hubble guarda lo spettro di luce visibile, la stessa che percepiscono i nostri occhi fornendo delle bellissime foto, per questo motivo è il più conosciuto dei tre.
SPITZER, nella sua analisi, non solo ha confermato l'esistenza dei tre pianeti scoperti da Trappist attorno alla nana rossa, ma ne ha identificati altri quattro! il sistema è così composto da sette pianeti: il primo sistema complesso, per analogia molto simile al nostro sistema solare.
Nei successivi controlli Spitzer ha anche rilevato, analizzando la loro densità, che per 6 di loro si tratta di pianeti rocciosi.... sempre più simili alla Terra!
Ed a questo punto sono partiti i comunicati stampa.....
La peculiarità del sistema e le sue ridotte dimensioni, fa si che la cosiddetta "zona abitabile", valutata in funzione della temperatura della stella e della distanza dei pianeti, sia estesa a cinque di questi pianeti, per i quali esiste possibilità di presenza di acqua allo stato liquido, ma solamente le successive analisi saranno in grado di determinare la fondatezza di queste ipotesi.
Spitzer approfondirà queste ricerche in autunno, in maniera di preparare il follow-up che farà il nuovo telescopio spaziale JAMES WEBB, da cui gli scienziati si apettano nuove grandi rivelazioni su tutto il cosmo.
Il sistema TRAPPIST-1 è più grande di Giove con i suoi satelliti principali, potrebbe però essere contenuto all'interno dell'orbita di Mercurio, i suoi pianeti si trovano molto vicini alla loro stella nana rossa, il fatto che siano in zona abitabile è dovuto essenzialmente alla bassa temperatura della stella.
Per paragone Mercurio nel sistema solare, la cui distanza dal Sole è molto più grande, ha una temperatura superficiale che supera i 400 gradi; unici pianeti in fascia abitabile sono la Terra a Marte; a parte, su quest'ultimo, sopportare i -150 gradi di temperatura notturna....
La distanza di Trappist-1 dalla Terra è di quasi 40 anni luce, pari a circa 378.430 miliardi di km; considerato che attualmente, la massima velocità degli oggetti lanciati nello spazio dall'uomo è di poco inferiore ai 30.000 Km/ora, partendo adesso per TRAPPIST-1, occorrerebbe un viaggio all'incirca di 1.440.000 anni, secolo più o secolo meno!! (fonti NASA JPL Caltech, by pkw)
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ABBIAMO POLIFEMO ! !

Ieri siamo stati a prendere "Polifemo", così era stato simpaticamente nominato dal precedente proprietario il telescopio Celestron CPC11 Gps XLT che da ieri fa parte della strumentazione di Torre Luciana.
Questo ottimo strumento è il massimo delle dimensioni che può essere installato in cima alla Torre, la ridotta apertura del tetto non permetterebbe infatti di usarne di più grandi, così come sarebbe impossibile usare montature equatoriali alla tedesca.
Sarà comunque montato in equatoriale per soprattutto per eliminare la rotazione di campo, tramite piastra appositamente realizzata per ottimizzare la gestione del poco spazio esistente.
La colonna su cui verrà installato era stata costruita negli anni in cui l'osservatorio di Torre Luciana era gestito dell'Università di Siena, fu poi abbandonata a causa di problemi di vibrazioni; è stata da noi ripristinata lo scorso anno e rimessa in funzione grazie a nuove possibilità come il controllo remoto, che permette di utilizzare il telescopio da lontano senza avere persone che camminano nella stanza.
Sempre al fine di ridurre le vibrazioni, il traliccio che sostiene la colonna è oggetto di un progetto di irrigidimento che partirà a breve.
L'utilizzo prevalente di questo strumento sarà con Camere CCD per spettrografia ed astrometria, non disdegnando qualche foto, ma soprattutto per proiezioni nell'aula didattica e nel piazzale utilizzandolo in controllo remoto.
Questa funzione sarà successivamente implementata dal controllo remoto totale via web, avvalendosi della possibilità di usarlo mentre siamo a fare didattica in una scuola, oppure ad una serata in piazza.
L'operatività dello strumento è prevista entro Giugno/Luglio 2017. (by pkw)
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18 Marzo 2017

Alle 21:00 culmina il Leone con la brillante Regolo(stella multipla giacente sull’eclittica, e che quindi può essere occultata dalla Luna).
Ormai lo splendore delle costellazioni invernali si appresta a calare ad Ovest, dove le stelle brillanti si raggruppano intorno ad Orione.
Fra i Gemelli(“ultima” costellazione dell’ esagono invernale)e il Leone si trova la debole costellazione del Cancro, illustrata solo dalla presenza di due ammassi aperti e di alcune stelle doppie. A Sud di Cancro e Leone si trova un’altra oscura regione, regno dell’Idra(con Alphard unica stella luminosa). In basso a sinistra di Regolo, sempre vicino all’eclittica, è sorta la stella Alfa della Vergine(Spica) accompagnata dal pianeta maggiore del Sistema Solare.
Secondo alcuni si può definire un triangolo(equilatero) di primavera dato da Denebola, Spica e Arturo.
A parte le poche stelle fin qui menzionate si potrebbe concludere che il cielo di primavera sia piuttosto scialbo e poco interessante. Ma l’essersi allontanati dalla scia luminosa della Via Lattea(di qui la povertà di stelle brillanti), ci consente di “ mettere la testa al di fuori della Galassia” e osservare un notevole numero di galassie esterne di molti tipi diversi, di dimensioni enormi e anche oggetti più “esotici” come i quasar.
Le galassie esterne cominciano a rivelarsi nel Leone: fra le stelle Theta e Iota Leonis troviamo il terzetto dato da M65, M66 e NGC3628. Poco a Ovest sta NGC 3593. Circa otto gradi a Ovest di M65 vediamo un’altra famosa coppia galattica,
M95 e M96.Poco a Nord di quest’ultima troviamo un altro terzetto(NGC 3389,NGC 3384 e M105).
Se osserviamo il cielo tra Denebola,(Beta Leo) e Arturo(Alpha Boo)troviamo un’altra debole costellazione: la Chioma di Berenice, che sembra ospitare solo una spolverata di stelle(che formano un ammasso aperto), e un grande ammasso di galassie. L’ammasso stellare è piuttosto evidente, ed è denominato Melotte 111;nello sfondo, libero dal pulviscolo associato alla Via Lattea, si scoprono molte galassie esterne, fra le quali la più famosa è M64(“occhio nero”), una spirale vista di sbieco contenente una grande quantità di polveri. Accanto ad Alpha Comae, poco a Nordest della congiungente con Eta Bootis si trova un altro oggetto di profondo cielo, cioè M53. Direttamente a Sud della Chioma di Berenice riconosciamo la famosa costellazione zodiacale della Vergine, con Spica supergigante azzurra poco più bassa dell’eclittica. La Vergine è un’altra grande costellazione povera di stelle brillanti, ma anche qui troviamo una finestra spalancata sullo spazio esterno. Fra le stelle Epsilon Virginis e Beta Leonis giace
una grande quantità di galassie luminose, fra cui la supergigante ellittica M87, la quale presenta un “nucleo attivo” cioè nel suo centro è attivo un buco nero che espelle due getti di radiazione e materia lunghi migliaia di anni luce. Poco a Nord di questa galassia troviamo dei “festoni” di altri universi isola come M84,M86,M89(le prime due lenticolari e la terza ellittica) e M49, M58, M61 (la prima ellittica e le altre spirali) e molte altre indicate da numeri NGC. Questa stessa zona celeste è così povera di polveri da consentire l’osservazione di due oggetti certamente eccezionali. I quasar 3C273 e 3C279.
Per tentare l’ identificazione e l’osservazione di questi “dinosauri cosmici” è necessario uno strumento di alta gamma avente anche un sistema di puntamento e inseguimento ottimo. I due quasar hanno magnitudini 13 e 16 e rappresentano a circa 2,5 miliardi di anni luce gli oggetti più distanti alla portata di strumenti di “astrofili evoluti”. Naturalmente sarà necessario anche un seeing più che buono.
Volendo riepilogare in tempo luce gli oggetti notevoli della serata, possiamo partire dai quasar, distanti 2,5 miliardi di anni luce, fare un veloce confronto con M31 e M33 nel crepuscolo di Nordovest mille volte più vicine (2,2 e 3 milioni di a.l.). Le distanze medie dei due ammassi della Chioma e della Vergine si aggirano sui 350 e 60milioni di a.l. rispettivamente. Il re del nostro sistema solare, prossimo angolarmente a Spica sta a 50 minuti luce, mentre il nostro satellite, in fase calante, dista poco più di un secondo.

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PIANETI EXTRASOLARI

La diffusione della notizia sulla scoperta di un sistema planetario abbastanza vicino al nostro mondo, ha scatenato la curiosità e la fantasia generale, la NASA ha messo sul proprio sito una simpatica e fantasiosa pagina dedicata all’”Ufficio viaggi per gli esopianeti”.
Un po' di storia su gli esopianeti.
La ricerca di pianeti che orbitano attorno a stelle lontane era già iniziata negli anni 40, le difficoltà oggettive dovute alla limitata strumentazione dell’epoca ne impediva però la conferma; la prima stella che non è il nostro Sole, attorno cui orbita un pianeta, fu accertata solo nel 2008: si trattava di 51 Pegasi-B, nella costellazione di Pegaso, a lato di Andromeda; il pianeta in un primo tempo fu chiamato Bellerofonte, dopo venne rinominato Dimimium.
Successivamente sono stati confermati (o meno) anche gli altri casi che erano stati rilevati precedentemente come “possibili sistemi extrasolari”.
Esistono diversi metodi di rilevamento, i principali sono la curva di luce della stella ed il rilevamento della velocità radiale del pianeta.
Nella curva di luce viene misurata la luce emessa dalla stella, quando avviene che un pianeta transita davanti ad essa, ne risulterà che la sua luce subirà un lievissimo abbassamento; il fatto che questo evento abbia cadenza periodica, è un preciso segnale che qualcosa passa ciclicamente attorno alla stella.
Da qui si passa alla misura della velocità radiale: il pianeta riflette la luce della stella, analizzando spettralmente sia la luce della stella che quella del pianeta, ne deve derivare una differenza dovuta all’effetto doppler causato dalla rotazione, per cui le righe del pianeta, rispetto a quelle di emissione della stella, si devono trovare spostate verso il rosso (red shift -frequenza più bassa) mentre si allontana, e spostate verso il blu (blu shift -frequenza più alta) mentre si avvicina.
La concomitanza delle due cose, curva di luce e velocità radiale, è indice pressoché certo che si tratti di un sistema planetario extrasolare.
Le strumentazioni per misurare queste minime differenze sono altamente sofisticate, nel caso della curva di luce, le variazioni rilevabili sono dell’ordine di 1-2 per mille rispetto alla luminosità massima della stella: valori che richiedono apparati estremamente stabili e sensibili.
Da considerare poi che, ogni volta viene fatta una misura, per poterla rifare o confermare, occorre che il pianeta transiti nuovamente di fronte alla sua stella: se ipoteticamente da un altro mondo stessero facendo queste misure sulla nostra Terra, sarebbe possibile una sola misura ogni anno!!!
Dopo le prima conferme del 2008, a Marzo 2009 la NASA ha messo in orbita uno specifico satellite, Kepler, con il compito di ricercare possibili sistemi extrasolari.
Al termine della sua prima missione, Kepler aveva scoperto 4696 possibili sistemi, di cui 2331 confermati, 21 del quali avevano pianeti in “zona abitabile”; zona nella quale, in funzione della temperatura della stella e della sua distanza dal pianeta, dovrebbe esserci una temperatura compatibile con la vita biologica come la intendiamo noi. (credit NASA, by pkw)
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IL PUNTO SULL' OSSERVAZIONE DI MARTE

MRO, Mars Reconnaissance Orbiter, la sonda della NASA che sta osservando Marte dal 2006, ha fornito circa 300 terabit di dati che riguardano il pianeta rosso: molto più di tutte le altre missioni sommate tra loro.
Il motivo di tanta quantità di dati risiede principalmente nel fatto di cercar di identificare un luogo di atterraggio sicuro per la missione Mars Rover 2020, con atterraggio previsto nel 2021 e che aprirà lo spazio alla prima missione umana.
Attualmente la lista comprende 8 siti, che in base a workshop sull’analisi dei dati forniti da MRO, si dovranno ridurre fino a restarne uno solo; già adesso, dal seminario internazionale in corso a Monrovia (CA), i possibili siti devono essere ridotti a 4.
Uno dei sei strumenti del MRO ha fornito le immagini di tutto il pianeta in una risoluzione sufficiente per mostrare le caratteristiche di una area più piccola di un campo da tennis.
Un quinto dell’area coperta dalle osservazioni è stato ripreso almeno due volte, fornendo informazioni stereo in 3-D.
La fotocamera con più alta risoluzione ha invece coperto una superficie solamente del 2,8%, ma ha restituito immagini con dettagli delle dimensioni di una scrivania!
Altri strumenti di MRO hanno fornito mappe meteo di tutto il pianeta dal 2006, più di 20.000 immagini radar per esaminare gli strati del sottosuolo di ghiaccio e roccia, infine oltre 8,8 milioni di profili atmosferici di temperature, nuvole e polvere.
Nella foto uno dei tanti dettagli della superficie di Marte spazzata dal vento.
Per ulteriori info http://nasa.gov/mro (fonte NASA, by pkw)
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Altre foto relative all'evento dell'eclissi del 20 marzo
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21 marzo 2015
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