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Museo Laboratorio della Civiltà Contadina
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Parte 1/4: l’importanza del dialetto.
Il maestro Ricciardi ricorda ai Materani l’importanza identitaria del dialetto e la necessità di preservarlo dall’oblio.

Il maestro Ricciardi, fonte storica vivente, è noto ai Materani per la passione, la perseveranza e l’umiltà con le quali, da anni, sottolinea la necessità di salvaguardare il patrimonio storico materiale e non che ci connota. Lo fa quotidianamente, anche per strada, soffermandosi con i giovani e con i turisti, sfidando spesso l’insofferenza ingiustificata di quanti, trascinati dalle urgenze degli impegni quotidiani, non prestano la dovuta attenzione ai suoi messaggi. Questi ultimi si fanno sempre più pressanti, quasi disperati, perché avvertono l’ineorabilità del tempo che scorre [...]

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L'arrotino (ammulafurce) era l'artigiano addetto al recupero degli oggetti da taglio. Nella propria bottega o, all'occorrenza, girando da ambulante per le strade del paese, affilava attrezzi da lavoro e utensili domestici con la mola azionata mediante manovella o pedali di bicicletta [...]

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Il cestaio (panarêr) confezionava i recipienti di vimini e canne per contenere e trasportare i prodotti agricoli e caseari (formaggi, ricotta). Egli non aveva una bottega, ma svolgeva il suo lavoro sulle soglie delle case, nei vicinati.
La lavorazione dei panieri era eseguita a mano, utilizzando solo un coltello affilato [...]

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L’idea che la morte svolgesse una funzione livellatrice veniva respinta nel vecchio sistema di vita in cui fra i privilegiati e l’umanità ad essi sottoposta intercorrevano unicamente legami di dipendenza e di servitù. La Chiesa assecondava tale polarizzazione sociale affidando al suono di differenti campane l’annuncio del decesso di un aristocratico o di un popolano: per il primo si usava lo "squidde", per il secondo lo "squidduzze". Il numero dei rintocchi presentava ulteriori variazioni: sette per l’uomo, cinque per la donna; per i bambini avevano un suono meno cupo [...]

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La trasformazione del cotone, del lino e della lana in tessuto prevedeva diverse fasi di lavorazione che le donne dei Sassi svolgevano nelle loro case.
Il primo intervento consisteva nella snocciolatura dei fiocchi di cotone, tramite un attrezzo di legno a manovella (u'magnanidd) [...]

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La bottega del calzolaio era, generalmente, di dimensioni molto ridotte. Il deschetto da lavoro di questo artigiano occupava pochissimo spazio per cui molto spesso veniva sistemato nei sottoscala.
I figli dei contadini, per lo più, non possedevano scarpe; gli adulti cercavano di farle durare più tempo possibile: facevano sistemare lungo il margine delle suole una fila di chiodi con la testa larga, in modo tale che il cuoio non si consumasse entrando in contatto con la strada o con la terra dei campi. [...]


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Il mastro d'ascia era il falegname che eseguiva i lavori di falegnameria pesante: costruiva botti, tini, barili, arcolai e conocchie; assemblava i telai, costruiva e riparava i traini (era infatti chiamato anche carradore).
Pesanti asce, grandi pialle e compassi, martelli, trapani, seghe ed arnesi per creare la filettatura erano gli attrezzi che questo artigiano usava con grande ingegno, maestria e precisione [...]

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La Murgia Materana: intervista del 2016 a Giuseppe Gambetta, studioso e profondo conoscitore del territorio murgiano, presso il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera.

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