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Miriana Ronchetti
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Credo di aver iniziato in quella giornata del 7 agosto, giorno del mio compleanno, seduta su una panchina di sasso mentre aspettavo mio padre, dipendente comunale, che tornava dal lavoro. La mia casa era vicina alla fermata della filovia e a me sembrava così naturale uscire con il piatto fra le mani , con la bavaglia al collo, camminare spettinata, con i piedi nudi per la via ciottolata animata da qualche ciuffo d’erba, fino a quella panca. Là, su quel fantastico sedile di pietra, ho iniziato ad amare i miei simili osservare le persone che passavano e i loro volti, il loro modo di camminare… così, per abitare il tempo; li imitavo e mi divertivo, mi immaginavo delle cose sulle loro vite, davo a loro un nome, una storia nella quale potessero vivere, diventavano i miei personaggi… e li amavo, mi facevano compassione e ancora non sapevo cosa fosse questo sentimento. Spesso piangevo nel vedere certe persone, che faticavano a camminare o che avevano sul volto un’espressione triste. Ogni tanto qualche persona si fermava a guardarmi e sorrideva. Un giorno una signora mi chiese : "che fai … reciti ?”. Strana domanda…cosa voleva dire “recitare “? Forse era un’offesa… Io, con gli occhi sgranati, risposi :” … mi piace! … puoi provare anche tu…non costa niente ”. Lo stesso gioco lo realizzavo in Sicilia, la terra di mia madre, dove il tempo e le cose avevano un’altra misura, che mi porto nel cuore con fierezza. Quello era per me il più bel gioco del mondo! E ancora adesso è così. Per me recitare ha sempre voluto dire: “ dire il vero del nostro voler essere, ed essere il vero”. Tornata a casa ripetevo quella smorfia o quel sorriso che si erano stampati nella mia mente e nel mio cuore, come fotografie. Mi ritrovavo a ridere, rattristarmi, piangere, fare scenate assurde solo per liberarmi da emozioni soffocate. Iniziava allora il mio cammino nel teatro, in quell’archivio di emozioni, suoni, parole, odori, fantasie che mi avrebbero aiutata ad ingannare momenti di solitudine e sconforto; prendeva così forma quel mondo meraviglioso, quel mio teatrino personale, nel quale ancora oggi trovo l’ancora di salvezza e di allegria a questa vita spesso noiosa, irritante, disumana, sempre più lontana “dall’umano sentire”. Oggi insegno” la mia” recitazione, scrivo commedie, lavoro come organizzatrice dei miei spettacoli e quelli di amici artisticamente seri; tento di vivere con la mia passione, cercando di intrappolare tutti nella mia rete irreale- reale ma sovente mi siedo da qualche parte, con un piatto fra le mani a guardare le trame di questo mondo… Amo lavorare e vivere con chi si trova sulla mia traiettoria di pensiero, con chi crede che l’amore sia il perno attorno al quale gira il “ tutto”. Grazie
Credo di aver iniziato in quella giornata del 7 agosto, giorno del mio compleanno, seduta su una panchina di sasso mentre aspettavo mio padre, dipendente comunale, che tornava dal lavoro. La mia casa era vicina alla fermata della filovia e a me sembrava così naturale uscire con il piatto fra le mani , con la bavaglia al collo, camminare spettinata, con i piedi nudi per la via ciottolata animata da qualche ciuffo d’erba, fino a quella panca. Là, su quel fantastico sedile di pietra, ho iniziato ad amare i miei simili osservare le persone che passavano e i loro volti, il loro modo di camminare… così, per abitare il tempo; li imitavo e mi divertivo, mi immaginavo delle cose sulle loro vite, davo a loro un nome, una storia nella quale potessero vivere, diventavano i miei personaggi… e li amavo, mi facevano compassione e ancora non sapevo cosa fosse questo sentimento. Spesso piangevo nel vedere certe persone, che faticavano a camminare o che avevano sul volto un’espressione triste. Ogni tanto qualche persona si fermava a guardarmi e sorrideva. Un giorno una signora mi chiese : "che fai … reciti ?”. Strana domanda…cosa voleva dire “recitare “? Forse era un’offesa… Io, con gli occhi sgranati, risposi :” … mi piace! … puoi provare anche tu…non costa niente ”. Lo stesso gioco lo realizzavo in Sicilia, la terra di mia madre, dove il tempo e le cose avevano un’altra misura, che mi porto nel cuore con fierezza. Quello era per me il più bel gioco del mondo! E ancora adesso è così. Per me recitare ha sempre voluto dire: “ dire il vero del nostro voler essere, ed essere il vero”. Tornata a casa ripetevo quella smorfia o quel sorriso che si erano stampati nella mia mente e nel mio cuore, come fotografie. Mi ritrovavo a ridere, rattristarmi, piangere, fare scenate assurde solo per liberarmi da emozioni soffocate. Iniziava allora il mio cammino nel teatro, in quell’archivio di emozioni, suoni, parole, odori, fantasie che mi avrebbero aiutata ad ingannare momenti di solitudine e sconforto; prendeva così forma quel mondo meraviglioso, quel mio teatrino personale, nel quale ancora oggi trovo l’ancora di salvezza e di allegria a questa vita spesso noiosa, irritante, disumana, sempre più lontana “dall’umano sentire”. Oggi insegno” la mia” recitazione, scrivo commedie, lavoro come organizzatrice dei miei spettacoli e quelli di amici artisticamente seri; tento di vivere con la mia passione, cercando di intrappolare tutti nella mia rete irreale- reale ma sovente mi siedo da qualche parte, con un piatto fra le mani a guardare le trame di questo mondo… Amo lavorare e vivere con chi si trova sulla mia traiettoria di pensiero, con chi crede che l’amore sia il perno attorno al quale gira il “ tutto”. Grazie

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Una carrellata di volti, azioni ed espressioni di persone che hanno frequentato i corsi di teatro arte orizzonti inclinati condotti da Miriana, nel tempo. "SENZA IL TEATRO SAREI PERSA NEL VUOTO". Dal lontano 1988 a oggi 2018

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Nuove commedie per rappresentazioni scolastiche

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