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Matteo Piselli
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Il grande maestro Hayao Miyazaki
I suoi migliori tre film

Qualche giorno fa ho visto Si alza il vento, meraviglioso film d'animazione di Miyazaki e ho espresso tutto il mio apprezzamento pubblicamente, ma in molti, sia attraverso i canali social che dal vivo hanno espresso perplessità sull'effettiva bellezza del titolo, mettendolo chiaramente in posizione di rincalzo rispetto ad altri titoli dello stesso autore.

A questo punto non posso esimermi dal chiedere aiuto alla mia rete, chiedendovi di partecipare ad un semplice sondaggio.
Vi prego di elencare quelli che secondo voi sono i tre migliori film del maestro giapponese e vediamo che cosa verrà fuori.

Il sondaggio è aperto tutti, anche agli amici degli amici.            

Questa la lista tra cui scegliere, lungometraggi dei quali ha curato Regia, sceneggiatura e storyboard. (wikipedia)

Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979)
Nausicaä della Valle del vento (1984)
Laputa - Castello nel cielo (1986)
Il mio vicino Totoro (1988)
Kiki - Consegne a domicilio (1989)
Porco Rosso (1992)
Principessa Mononoke (1997)
La città incantata (2001)
Il castello errante di Howl (2005)
Ponyo sulla scogliera (2008)
Si alza il vento (2013)

Immagine presa da www.bestmovie.it
#Manga   #miyazaki   #bestmovie  
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Ilenia Atzori's profile photoAnna Palopoli's profile photoIrene Carassai's profile photoRosalba Calò's profile photo
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Howl
Mononoke
Laputa
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Matteo Piselli

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Il nuovo Lupin sarà ambientato in Italia
Una serie tutta nuova da scoprire

Quando lo scorso anno mi è capitato di vedere su Italia 2 La donna chiamata Fujiko Mine, mi sono chiesto se prima o poi avremmo rivisto il nostro affezionatissimo amico Lupin e tutti i suoi incredibili amici.

La risposta è arrivata in questi giorni e le prime immagini sembrano mantenere tutte le promesse.

Avendo io una certa età, anche se non si vede, ricordo perfettamente le puntate della prima serie trasmesse da RTV38 ad inizio anni '80. Da grande ho acquistato il preziosissimo cofanetto dvd con l'intera serie, tanto l'amavo.

Purtroppo, come spesso accade, il successo e la diffusione portano ad un peggioramento della qualità, così le serie successive e soprattutto alcuni lungometraggi, me li sarei risparmiati molto volentieri.

La mia speranza è che la produzione abbia deciso di ripartire da dove aveva finito di iniziare, non ci resta che aspettare.

Voi che ne pensate?

#lupin   #manga  
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Sta per tornare Lupin III, una delle serie tv animate più amate di sempre. Questa volta, sarà ambientato in Italia e a San Marino ed è questo uno dei motivi per cui sarà trasmesso in anteprima mondiale a maggio in Italia. Successivamente, in autunno, Lupin III andrà in onda nelle tv giapponesi. Lupin III ha quasi 50 anni. È infatti nato nel 1967 in Giappone per opera del disegnatore Monkey Punch. L'ultima serie è del 1985, anche se in tutto i...
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marta de biasi's profile photoMatteo Piselli's profile photoYagami BlackStar (AnimeStar99)'s profile photoAlessandro Riccioli's profile photo
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Matteo Piselli

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Il Fuseum come non si è mai visto prima
Storytelling di una giornata a base di arte contemporanea

Per raccontare un luogo servono: immagini adeguate, informazioni dettagliate, saper scrivere.

Grazie alle foto di +Andrea ottaviani, il racconto della guida Tiziana Cavallucci e soprattutto al post di +Muso , scritto da +Serena Agneletti potrete finalmente scoprire il +FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso ancor prima di visitarlo.

Una volta letto non potrete fare a meno di restare colpiti!
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“Nella matassa della sua esistenza l'arte è il filo rosso che spiega tutto:
è l'invenzione, la descrizione, qualche volta la presa in giro della propria persona.”
(Giulio Carlo Argan su Brajo Fuso)

Come Michelangelo si sentiva di portare alla luce la scultura già inglobata nel blocco di marmo, così Brajo Fuso piega e fora lamiere per far emergere la figuratività della materia, l’umanità che può nascondersi in ciò che è inanimato. La bellezza di quello che per altri sarebbe solo un rottame.

L’uso dello scarto sembrerebbe una cosa già vista, guardando la street art. Eppure Brajo è lontano temporalmente dagli odierni linguaggi di rottura. Lo stesso discorso vale per l’installazione che tenta di riprodurre l’ammasso di lamiere generato da un incidente stradale: per noi una conta dei morti e dei danni a cui ci siamo tristemente assuefatti, per Fuso un autentico shock; a bordo delle auto, diffusissime in Italia dopo il boom economico, si può anche morire. È una scoperta in tempo reale quella che ci fa rivivere attraverso l’opera, se questa fosse stata fatta oggi non avrebbe avuto la stessa potenza.

Sperimenta tecniche e materiali diversi e non sempre ciò che fa è inedito nel panorama artistico mondiale, ma è frutto di una ricerca che conferma il suo interesse per quello che gli succede intorno.
Mette le tele a terra e lascia gocciolare il colore (come Pollock), blocca nel cemento pezzi variopinti di ceramica (l’effetto finale richiama Gaudì), crea vasi di ceramica dapprima esotici grazie agli incontri con i giovani studenti dell’Università per Stranieri di Perugia e poi sempre più concettuali, trovando il punto di cottura ideale per ceramica e ferro senza che l’uno o l’altro si danneggino; crea cerniere e meccanismi nelle sculture per renderle semovibili (come Calder), decontestualizza oggetti rotti, vecchi o inutilizzati e dà loro una nuova vita e un nuovo significato elevandoli ad opera d’arte (come il ready made di Duchamp). Anticipa di un ventennio - questo è sicuro - l’arte concettuale grazie ai suoi Mobloggetti, che danno all’osservatore il potere di intervenire e cambiare l’opera d’arte.

Tiziana Cavallucci, giovane restauratrice che porta avanti il recupero delle opere del Fuseum, ci racconta chi era Brajo Fuso.
Quando creava si isolava da tutto il resto ma continuava ad essere al dentro di tutto, anche dell’attualità politica. Infatti, se c’era un evento importante (La morte di Togliatti ma anche le Olimpiadi di Roma del ’60, lo sbarco del primo uomo sulla luna), lo celebrava con l’arte.
Non andava in giro a rappresentarsi, organizzava malvolentieri delle mostre, non ne aveva il tempo né la voglia. Del resto, fare l’artista (prima ancora che esserlo) richiede un lavoro continuo.
Fuso allora mantiene il suo mondo magico per nutrirsi di poesia e continuare a creare nella realtà in cui ha scelto di restare senza esserne schiacciato, è un puro che brucia del suo stesso fervore; non innalza un museo dedicato a se stesso, dà una casa alle sue creature. Ogni tanto le sposta, addirittura, quasi a voler dare loro il moto tipico di tutto ciò che è vivente.

Il cemento è un materiale decisivo per lui. È forte, veloce, in grado di creare cose che durino per sempre; quando costruisce il Fuseum (un lavoro portato avanti nei fine settimana dal ’60 fino alla sua morte nell’80), è il materiale più attuale che ci sia; lo userà per fare di tutto, dalla galleria d’arte al sentiero (la Cocciaia, in cui ingloba ogni sorta di coccio, rottame e oggetto) fino ad arrivare alle statue stesse.

Raccontare Brajo in modo fluido non è possibile, perché il suo percorso artistico è fatto di tante strade secondarie percorse con entusiasmo e senza preconcetti, di ritorni al “vecchio” figurativo in un’osmosi continua con l’astratto. Il modo migliore per avvicinarsi a lui è andarlo a trovare sulle colline di Montemalbe: il +FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso è un luogo che accoglie calorosamente i visitatori, li abbraccia quasi e li guida con colorata ironia al cuore dell’indagine di Brajo Fuso da qualsiasi punto del parco si inizi il percorso di scoperta. In ogni via, infatti, c’è un segno creativo, sia esso un’opera o soltanto un nome: Gaudiovideo, Fruttostento, Gratopasso sono giochi di parole che danno un’identità ai sentieri ispirandosi alle loro caratteristiche. 

Con la prossima apertura di un caffè letterario nella Sala Bettina e di uno spazio dedicato agli eventi culturali nella Sala degli Elleni, il sogno di Brajo, che è sempre stato rendere il Fuseum un luogo aperto alla diffusione di tutte le arti, potrà finalmente realizzarsi.

#artecontemporanea   #perugia   #fuseum  
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Sylvia Baldessari's profile photoPaola Gigante's profile photo
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L'università per stranieri di Perugia apre alla comunicazione

Ogni settimana due interventi, a partire dal 1° aprile, io e gli altri relatori cercheremo di raccontare le nostre esperienze lavorative nell'ambito della comunicazione, io parlerò della mia attività di community management del +FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso  e del +TEDxTransmedia e potrete ascoltarmi il 15 aprile.
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Le Professioni della Comunicazione
12 interventi da non perdere

L' Università per Stranieri di Perugia ha organizzato un ciclo di interventi sulle professioni che toccano gli ambiti della comunicazione e uno dei relatori sarà il vostro affezionato amico Ibrido Digitale, pronto a raccontare la propria esperienza di #Community Manager.
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Ciclo di testimonianze su professioni in divenireAprile - giugno 2015 Palazzina Valitutti - Aula B COORDINATORERolando Marini in collaborazione conAntonio Catolfi e Ufficio Orientamento, Stage e Placement
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TourTools's profile photoErmanno Peciarolo's profile photoPaola Gigante's profile photoCoderDojo Sigillo's profile photo
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Ci saremo sicuramente :)
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Matteo Piselli

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Terra di confine
Tra Umbria e Toscana, un luogo ricco di cultura

Città della Pieve è uno dei luoghi che consiglio di visitare a coloro che vengono per la prima volta in Umbria. Vi si possono trovare arte, classica e contemporanea, cultura, storia, gastronomia e natura.

La patria del Perugino vi aspetta, non perdetevela, ne vale la pena.
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I tesori dell'Umbria
Città della Pieve
 
Sabato 21 marzo il Fuseum ha partecipato al terzo appuntamento di “Risposte della materia - Itinerari d’arte contemporanea in Umbria” IL CONTESTO CREA L'OPERA, organizzato da +Muso e che ci ha portato a visitare Città della Pieve.
questo il racconto che la nostra guida ha fatto della visita.
 
La cittadina acquisisce importanza nel ‘500, quando da piccola Pieve si trasforma in Vescovato.

La Famiglia Della Corgna: il nome deriva dal corniolo, una pianta che si trova sul Trasimeno, si afferma a Città della Pieve quando lo zio diventa Papa (Giulio III, nato Giovanni Maria Ciocchi del Monte, originario di Cortona); controllava la zona da Città della Pieve fino a Perugia, incluso Corciano e Castiglione del Lago. Giulio III “sistema” i suoi nipoti: Fulvio diventa vescovo di Perugia, Ascanio diventa Signore del Trasimeno.

Il più celebre cittadino di Città della Pieve, furbo e divino… è uno dei maggiori pittori del Rinascimento, capace di innovare in maniera decisiva la pittura italiana, attraverso uno stile inconfondibile, ma la sua fama si deve anche all’essere stato un grande manager dell’arte, il grandissimo Perugino.
 
Geograficamente e storicamente, la cittadina è sempre stata in mezzo tra Perugia e Siena, ai lati si vedono Lago Trasimeno e Chiana Romana (Val di Chiana), differenti per tradizioni e linguaggio; da un punto di vista architettonico, il mattoncino rosso domina la scena cittadina, perché questa zona è ricca di questo materiale, infatti nella parte bassa sono ancora presenti le fornaci. Piazza del Campo di Siena fu rivestita da mattoncini fatti alle fornaci di Città della Pieve.
 
La Rocca: rappresenta il potere di Perugia sulla città che era influenzata da Siena, nasce in seguito alla difficoltà nel per placare le ribellioni (non pagavano le tasse), il potere perugino dà così fuoco a tutta la città e costruisce questa rocca nel 1326, ad opera di Lorenzo Maitani (Duomo d’Orvieto e del Cassero di Porta Sant’Angelo a Perugia), simbolo del potere perugino fino al ‘500 (Baglioni) fino agli anni ’70 fu carcere ed è sempre stato un luogo oppressivo.
 
Il Vicolo Baciadonne: nato probabilmente da problemi tra vicini, va a stringersi nella parte interna, è uno tra i più stretti d’Europa, alla fine ci si affaccia sulla Chiana Romana, il monte Cetona e oltre la Val d’Orcia. La Chiana romana: bonificata dai Romani, interessata da problemi geologici fece da confine con lo stato pontificio; zona amata anche dagli Etruschi (chianina).
 
La Crocifissione o Pianto degli angeli: Il dipinto più antico che si può ammirare a Città della Pieve è nel vecchio convento di San Francesco (1250-1260), polo d’attrazione tra Umbria e Toscana; dopo l’Unità d’Italia diventa statale.
Il convento ospitò una delle prime convention dei francescani.
Il Dipinto di scuola senese (Nicola di Bonifazio o Jacopo di Mino del Pellicciaio), viene detto “il pianto degli angeli” perché nella pittura del ‘300 era tipico enfatizzare le reazioni degli angeli.
Scialbato: coperto d’intonaco e riscoperto, è ormi privo del blu che nel frattempo è scomparso ed è diventato marrone.
C’è anche un accenno di prospettiva visibile dalla croce ma è molto intuitiva (non c’è ancora Piero della Francesca e i pittori del Rinascimento in generale).
Santi raffigurati:
- San Bartolomeo: fu scuoiato vivo, perciò è raffigurato con un pugnale in mano;
- tutti francescani: Sant’Antonio, San Francesco, Maria e San Giovanni.
Simboli:
- il sangue di Gesù è bianco (simbolo di purezza);
- c’è un nido di pellicano sopra la croce, perché quando il pellicano non ha niente da dare ai suoi piccoli si ferisce e li nutre della sua stessa carne (allegoria del sacrificio).
Distribuzione simmetrica e gerarchica dei soggetti:
in basso i santi, sopra gli evangelisti, ancora più su i santi.
Queste pitture si trovano soltanto in chiese di campagna, non più in città: nel ‘600 Città della Pieve diventa vescovato e quindi le pitture vengono rinnovate, restano solo la Crocifissione e le opere del Perugino
NB: per noi oggi è arte, per loro allora era comunicazione e andava aggiornata, se necessario.

Casa del Perugino: Vasari racconta che il Perugino fosse così povero che andò a elemosinare alla bottega del Verrocchio.
In realtà non è vero, Vasari parla solo per astio da aretino nei confronti di un perugino; il Perugino abitava nella piazza principale (Piazza del Plebiscito) e andò a studiare a Firenze (fu il compagno di banco di Leonardo da Vinci).
 
Cattedrale di Città della Pieve: La cattedrale è stata rifatta nel ‘600 in stile tardomanierista-barocco con marmo finto e ridipinto con stucchi.
Come tutte le cattedrali in Umbria è stata costruita su una struttura preesistente romana.
Contiene:
- La cappella con il Battesimo di Gesù del Perugino, opera abbastanza tarda (1510) restaurata da un anno; prima del rifacimento della cattedrale era in una cappella dedicata a San Giovanni Battista, ora è stata ricollocata. È un’opera di buon livello, a differenza di tante altre opere presenti a Perugia che però sono ancora più tarde (1520 circa) e di qualità inferiore.
NB: Sempre del Perugino a Città della Pieve c’è La Natività nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi.
- (sull’altare) la Madonna col Bambino con i Santi Pietro e Paolo (senza bandiera), Gervasio e Protasio.
- Tombe del XVII secolo ritrovate durante dei lavori di rifacimento del pavimento; ancora più sotto c’era un tempio etrusco-romano di cui adesso si vede il basamento e una delle colonne.
Nel sotterraneo c’è la cripta della chiesa risalente al X-XI secolo.

#Arte   #Rinascimento   #Perugino  
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Sylvia Baldessari's profile photo
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Matteo Piselli

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Umbria terra d'arte
Non solo arte classica

Almeno per oggi, centenario della nascita del grandissimo Alberto Burri, l'Umbria sarà il centro mondiale dell'Arte Contemporanea.
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Alberto Burri
Centenario della nascita di un artista assoluto

L'arte contemporanea festeggia i 100 anni di #Burri | Rosso, (1950) 47 x 56 cm, Palazzo Albizzini, Città di Castello. 

#contemporaryart   #Albertoburri   #Rosso   #arte  
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Matteo Piselli

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Fatturazione elettronica
Seminario formativo online

Ore 10:30 in diretta streaming, un appuntamento importantissimo per comprendere a fondo come cambierà il rapporto con la PA per le aziende che ci lavorano.

http://www.chefuturo.it/digital-day/
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Fatturazione elettronica
Seminario formativo

Dal 31 marzo la fatturazione nei confronti della #PA potrà avvenire solamente in forma elettronica, oggi alle 10.30 a Roma al Tempio di Adriano si terrà l’evento di formazione a tema: Fatturazione Elettronica.

Molto interessante poter seguire la diretta streaming grazie a +CheFuturo! a questo link: http://www.chefuturo.it/digital-day/

#pubblicaamministrazione   #digitalchampions   #fatturazioneelettronica  
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Have him in circles
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Invasioni Digitali 2015
Io non ci sarò, ma l'Umbria sì

Quest'anno purtroppo non sarò della partita, non riuscirò a organizzare la mia Invasione, ma tutto sommato non è così importante, il seme ormai è diventato pianta e ha prodotto i suoi frutti.


Mi sembra comunque doveroso promuovere le 11 Invasioni Digitali organizzate in Umbria, ad alcune delle quali cercherò comunque di partecipare.

Troverò un altro modo per dare il mio contributo, forse in verità l'ho già trovato, ma questa è un'altra storia!
‪#‎invasionidigitali‬
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Invasioni Digitali
Umbria sempre protagonista

Anche quest'anno l'Umbria sta partecipando massicciamente alle +Invasioni Digitali, dal 24 aprile al 3 maggio, non perdete l'occasione di invadere pacificamente alcuni luoghi ricchi di cultura che rendono speciale la nostra regione.

24 aprile - Assalto alla Rocca Medievale - Passignano sul Trasimeno
24 aprile - Museo diffuso di Giano dell'Umbria: Ulivimmortali, 
pietre castellane e viaggiatori del tempo - Giano dell'Umbria
24 aprile - Museo-Laboratorio di Tessitura a mano Giuditta Brozzetti - Perugia
26 aprile - Corsa all'anello - Narni
27 aprile - Casa museo degli Oddi Marini Clarelli - Perugia
2 maggio - Anello della Rupe - Orvieto
2 maggio - Museo diffuso e sotterranei - Città della Pieve
2 maggio - Lago Aiso - Bevagna
2 maggio - Bevagna cinematografica - Bevagna
2 maggio - Monte del Lago
3 maggio - Oasi la valle e Museo della pesca - San Feliciano

Per iscrizioni e info:
http://www.invasionidigitali.it/en/regioni/umbria

#invasionidigitali  
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Invasioni Digitali's profile photoMatteo Piselli's profile photo
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Diciamo che li sta ancora dando e non credo proprio sia finita qui!
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Matteo Piselli

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L'inesorabile perdita di visibilità
Qualunque sia lo strumento, prima o poi dovremo farci i conti

A mio parere la questione più delicata è il rapporto di visibilità tra pagine e profili FaceBook, soprattutto nei confronti dei piccoli clienti, ai quali è sempre più difficile spiegare che non devono utilizzare lo strumento personale a nome dell'azienda, quando ci stiamo accorgendo che la visibilità si ottiene ormai, quasi solo a pagamento.

Concettualmente, mettere un like ad una pagina è la sola dichiarazione chiara ed esplicita di desiderio di visualizzare un contenuto che ha un utente, ma in realtà non viene più calcolata abbastanza.
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Tutto su YouTube's profile photoMatteo Piselli's profile photoGaia Provvedi's profile photo
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+Tutto su YouTube Sarebbe molto bello poter scegliere, ma credo che non sia assolutamente nelle intenzione di Facebook, significherebbe dare all'utente la possibilità di scegliere cosa vedere, togliendo di fatto al social il controllo del feed.Il "mi piace" dovrebbe già da ora palesare i nostri interessi, invece serve solo nelle campagne ads per scegliere se inserire o meno le persone che hanno scelto le nostre pagine.Comunque sottoscriverei una tale modifica, con tutte le scarpe!
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Matteo Piselli

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R&B = Lauryn Hill
Alcuni musicisti sono artigiani, altri artisti, lei è...

Ho scelto un brano meno famoso di altri, perché il sound originale e il ritmo coinvolgente mi hanno sempre trascinato nell'ascolto.

A mio parere siamo davanti all'assoluta regina dell'R&B, che riesce sempre a coniugare sonorità nuove con melodie del passato, come ad esempio i brani del grandissimo Bob Marley.

#R&B #Soul #goodmusic
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Kikki Gum's profile photoMatteo Piselli's profile photomarta de biasi's profile photo
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+Matteo Piselli oh sì!!!
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Un Giardino di meraviglie
L'arte contemporanea fa tappa a Città della Pieve

Il modo migliore per visitare il Il Giardino dei Lauri è in compagnia, soprattutto se si è almeno in 10, in questo modo si riescono ad animare le opere d'arte che lo popolano, alcune si possono addirittura abitare.

Per chi ama la #contemporaryart  questa è una tappa obbligata e sia che siate umbri che visitatori, prendetevi mezza giornata per questa visita.
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Le opere hanno più sensi, proprio come noi.
Non chiedere, non cercare di capire; vai di persona al Giardino dei Lauri, guarda e tocca le opere.
Incontrerai arte contemporanea seria, ma che non si prende troppo sul serio.

Il *Giardino dei Lauri è il museo di arte contemporanea più aggiornato dell’Umbria.
Contiene opere di artisti nati dagli anni ’60 in poi per scelta del collezionista, Massimo Lauro, che vuole in questo modo mantenere uno stretto contatto con la contemporaneità.
Molte opere vengono dagli Stati Uniti, circostanza dovuta al suo contatto diretto con gli artisti (potremmo definirlo un talent scout) e il parametro che lega la collezione è unicamente il suo gusto.

Le opere in esposizione sono circa 75 a fronte di una collezione complessiva di 350; quelle non accessibili al pubblico sono nell’abitazione di Lauro, adiacente al parco. Non va dimenticato che la galleria è privata e non ha alcun introito; la sua apertura è mossa solo dalla volontà di condividere la passione per l’arte contemporanea.

Impossibile raccontare opere che possono essere toccate e fotografate, nelle quali si può entrare e con le quali si deve giocare; bisogna appunto affidarsi ai propri sensi e relazionarsi di persona ai lavori, darsi il tempo di metabolizzare e farsi di volta in volta una propria idea.

Questa operazione è facilitata dalla mancanza di targhette nelle sale, c’è soltanto una brochure con i dettagli tecnici e le poche informazioni che gli artisti hanno voluto rendere note. In questo modo il gusto del visitatore non si lega al nome dell’artista o ad una chiave di lettura preimpostata; del resto, come ci spiega +Lorenza Cannarsa, nell’arte contemporanea non esistono risposte giuste o sbagliate, puoi dare la risposta che vuoi. Non solo: non deve per forza avere un senso, l’opera può rimanere inafferrabile, astratta e generare nonostante tutto una connessione con chi la osserva.

Dato che anche noi non facciamo eccezione abbiamo deciso di riportare delle sensazioni percepite passeggiando nello spazio espositivo, alcune racchiuse in un unico lavoro, altre ramificate (ma in modo del tutto soggettivo) tra vari artisti, interno ed esterno; fili solidi ma sottili di una ragnatela visibile solo controluce.

Animalità
Non si può certo parlare di umanità se hai di fronte un lupo. Ma prova a guardarlo negli occhi, accarezzagli il muso; il calore emanato da quei due fori è in grado di sciogliere la durezza dell’alluminio.

Euforia
Una maxi teca di vetro piena di palloncini; sembra niente di che. Poi entri, ti fai strada e sei matematicamente pervaso da una sensazione di leggerezza, pensi solo a giocare, i capelli si elettrizzano, ti viene da ridere. Basta un minuto là dentro per ritrovare il bambino che è in te.

Ribellione / Inquietudine
Una transenna accartocciata su se stessa a annientare ogni divario, una sbarra divisoria della polizia sbeffeggiata con dei graffiti, un cavaliere in rotta con la città violenta che l’ha generato che tenta di difendersi minacciando altrettanta violenza. Il caos colorato che, lentamente, prende forme e simbologie infernali.

Dualità
A cosa ti fa pensare una grande mano aperta, a un saluto amichevole o a un blocco deciso? Cosa vuole da te un arcobaleno che recita “Where do we go from here”, che resti dove sei o che lo attraversi?

Infinite possibilità
Un’opera viaggia per i musei del mondo e ogni volta dev’essere riprodotta a partire dallo stesso calco ma con un materiale diverso. Un quadro sintetizza in tre coordinate, tre diverse modalità di pittura e tre colori un universo di sviluppi.

Relatività dei colori
Un’onda acida grigiastra nasconde in sé l’arcobaleno se sai dove guardare, un grande qualcosa cambia colore a seconda della luce: a volte è rosa, altre rosso, al tramonto impallidisce e il colore scappa in un alone tutto intorno.

Casualità
Può un braccio meccanico sfidare secoli di erosione e stratificazione della pietra e regalarci un micropaesaggio arido? Pare di sì.
Cosa verrà fuori da un materasso abbandonato nel deserto Topanga? Una pioggia di colore.
Come ricreare l’effetto di nonsense voluto dall’artista senza avere indicazioni, solo una foto dell’opera? Questa è semplice: non ricreandolo.

Malinconia
Un serpente nero si aggira per la stanza. A cosa deve il suo colore? Non al veleno, gli manca soltanto strisciare in un prato.
E ancora, i 33 giri. Li ascolti, li ascolti e a furia di girare le copertine si srotolano, diventano strisce che appendi al muro con un chiodo, una puntina che non sa suonare.

Fugacità
Quanto durano il successo e la fama? Un minuto all’incirca.
E se siamo veloci riusciamo anche a vedere un cavallo di vapore correrci incontro da lontano e non raggiungerci mai, come all’inizio dei film.

Non ci avete capito niente?
Non importa. Non bisogna per forza capire ogni cosa.
Se qualche suggestione vi ha incuriosito, regalatevi un pomeriggio al Giardino dei Lauri, vi innamorerete di quel luogo.
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Marilena Grilli's profile photo
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La visita guidata nei luoghi d'arte
L'importanza della guida

Un luogo d'arte e cultura deve essere raccontato bene e la persona che lo fa deve conoscere a fondo la materia, solo così riesce ad andare oltre la storiella ed interagire con i visitatori.

Abbiamo cercato di trascrivere le moltissime informazioni regalateci da +Paolo Sperini, il nostro #cicerone  di fiducia.

#Arte   #Umbria   #Spoleto   #affreschi  
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I tesori dell'Umbria
Una terra ricca di patrimoni dell'Umanità

Domenica 8 marzo il Fuseum ha partecipato al secondo appuntamento di “Risposte della materia - Itinerari d’arte contemporanea in Umbria”. LA SCULTURA STABILE E UN PALAZZO IN EVOLUZIONE, organizzato da +Muso e che ci ha portato a visitare un luogo incantevole, questo il racconto:

Oltre ad essere una delle chiese più belle di Spoleto, insieme a quella di San Ponziano, la Basilica di San Salvatore è uno dei luoghi simbolo delle chiese longobarde.

Il suo aspetto attuale risale al VII-VIII sec d.C. ma probabilmente è più antica; infatti è costruita con materiali di spoglio del I secolo d.C.; compresa una parte del teatro di Spoleto, che è stato parzialmente cementificato.

- Il materiale mancante del teatro è servito per costruire il campanile del Duomo e tutte le altre strutture della zona.
- In Umbria c’è anche la Chiesa di Sant’Angelo a Perugia datata VII secolo ma non è così antica.

È un patrimonio mondiale dell’umanità ed è stata inserita in un percorso [di chiese longobarde]: Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio,  *Spoleto*, Campello sul Clitunno (Tempio di San Salvatore), Benevento e Monte Sant’Angelo; tutti possedimenti del Granducato di Spoleto.

È stata restaurata nel ’98 da Paolo Virili, lo stesso della Basilica di San Francesco ma anche della Cappella degli Scrovegni. I più grandi restauratori in Italia si sono formati proprio a Spoleto perché c’era una scuola che ora sta per riaprire con un corso di laurea in restauro librario.

Sul portale c’è una croce, quindi siamo sicuri che sia una costruzione post-cristianesimo, ma appena sopra c’è una grande cornice che sembra recuperata da un edificio romano; ciò avveniva perché le vecchie strutture pagane venivano dismesse o diventavano addirittura chiese, come la chiesa di Santa Maria sopra Minerva ad Assisi (un tempio romano svuotato, al cui interno è stata fatta una chiesa).
Questa sostituzione del paganesimo con il cristianesimo aveva un valore anche simbolico.
I romani con le loro connessioni commerciali riuscivano sempre ad avere del marmo.
Ci sono state varie stratificazioni; la chiesa prima probabilmente era tutta aperta, con arcate e tre navate, poi in epoca medievale è stata richiusa.
Tutte le colonne erano di recupero, provenienti da edifici romani, e in alcune parti si può intuire che fossero dipinte.
La parte più bella è quella del presbiterio, dove sembra di entrare in un tempio romano piuttosto che in una chiesa per la monumentalità delle colonne e le magnifiche decorazioni sui capitelli.
Il trucco per individuare le sostruzioni romane è la grandezza del blocco: quando si ha di fronte un blocco di travertino monolitico di una certa grandezza è romano; a Spoleto però ci sono anche blocchi poligonali ancora più grandi che sono degli Umbri (VI sec. a.C.).

Le città con più stratificazioni in Umbria sono: Perugia (Arco Etrusco, Porta Marzia) dal III - IV sec. a. C. e Spoleto con reperti del X - VI sec. a C._.
La tecnica costruttiva romana era quella dell’energia potenziale, col peso e a incastro, senza l’uso di malta. Dato che in altri edifici la malta veniva utilizzata si deduce che dipendeva dalla zona; i romani potevano utilizzare anche il mattoncino rosso.

Gli affreschi sono relativamente recenti, uno è di scuola folignate del ‘500 (bottega dell’Alunno o simili); l’altro sotto è bizantino, si capisce da una raffigurazione poco realistica di Maria. (Vedi foto) Di pre-longobardo l’unica cosa che rimane è la croce, dell’ VIII sec. circa. Si tratta di una croce gemmata, dove si possono leggere due simboli: a sinistra l’alpha e a destra l’omega, cioè l’inizio e la fine; un classico delle rappresentazioni di questo periodo storico.

La cupola della Basilica non è assolutamente originale, è stata costruita nel ‘700. In questa chiesa probabilmente c’era anche il matroneo, cioè il passaggio in alto riservato alle donne.
Spoleto è l’unica città che aveva il matroneo: uno è ancora visibile nella Basilica di Sant’Eufemia. Poco tempo dopo scompare dal’architettura religiosa.

In questa chiesa c’è una netta separazione con l’arco trionfale tra la zona sacra e quella destinata al pubblico (iconostàsi), anche dal punto di vista architettonico e decorativo, cosa che scompare pochi anni dopo tranne nella chiesa ortodossa, dove la diversificazione persiste tuttora.

Nella chiesa di San Matteo degli Armeni, a Perugia, che è stata data in comodato d’uso alla comunità moldava non si può passare sopra l’iconostasi senza il permesso del patriarca; le donne non possono accedervi in nessun caso.
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