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Massimiliano Marigliani
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La Perfezione è nell'Essere ed il Numero ne fa parte.
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[Il Carbone, e la Befana]

Ero solo un ragazzino...
Mi piaceva da morire il carbone. A tocchi, dolce. Quello che trovi nelle calze preconfezionate. O meglio, quello che trovavano i più fortunati. A me, non capitava mai. E questo mi dispiaceva, e non poco. Per i miei cuginetti, invece, era un appuntamento fisso. E quando non mi riusciva di rubarglielo, lo assaggiavo da loro.
In famiglia facevo il discolo di proposito perché così m'avevano raccontare di fare. Eppure, niente. Non m'arrivava mai.
La mia sorellina che era più grande di me, diceva:
<< Il carbone sta dentro le calze piccole che si comperano alle bancarelle. A te, invece, la befana, porta la calza gigante, piena zeppa di cose buone, di che ti lamenti! >>.
"Sarà...", mi dicevo. In effetti, ad esser grande era grande, ma... Il carbone, neanche a pagarlo.
A distanza di anni, da buon viandante, ci ho voluto riprovare. La scorsa notte ho conosciuto una persona mentre rincasavo a piedi, a due passi dal tratto discendente del ponte delle acque medie. Mi bastò di scrutarla per pochi lunghi istanti, e fui certo d'incanto di avere a che fare con la befana. Non ebbi alcun dubbio.
Anche perché ad un certo punto m'accennò qualcosa riguardo la scopa. Ed io, quando sento "scopa" da una donna mai veduta prima, non mi formalizzo più di tanto, e penso subito alla befana.
Era abbondantemente più bassa di me, di quasi una testa. Mi diede un'occhiata sommaria, e mentre fingeva di sistemarsi quella che a me, in parvenza, pareva una cinta allungata, ma che quelli che parlano bene avrebbero di certo chiamato "gonna", mi disse:
<< Ti va ? >>
Mi ritagliai il tempo per un lungo respiro mentre ancora le osservavo la bocca dischiusa e malamente imbellettata.
<< Mi perdoni, signora. Sono fuori per il carbone, stanotte. >>, dissi io.
Prese a sollevarsi con entrambe le mani quel che rimaneva della stoffa sotto la vita. A quel punto, io che non dormo da piedi, immaginai lo stesse facendo per il timore che l'oscurità rotta dal quell'unico fioco lampione, non m'avesse fatto ancora intendere che la befana tutto indossasse fuorché le mutande. << Ragazzo, ho tutto quello che vuoi. Ed è tutto, qui. Vieni... Ne ho tanto di carbone. E fuoco...>>
Le mie certezze, d'un tratto, vacillarono. E allora scaltro, m'attanagliò il dubbio. Non ero più affatto certo ci stessimo riferendo allo stesso articolo...
Le posai il mio sguardo addosso, lo feci scorrere da capo a piedi, e arrangiando poi le labbra in un ghigno, pensai:
"E' proprio una condanna... Io e il carbone, uno da una parte, e uno dall'altra... "
Mi sistemai la tesa del queensland che portavo sul capo, e le dissi:
<< Si copra, signora! Fa freddo... Stanotte. >>
M'ero già avviato per una ventina di metri quando udii ancora il timbro della sua voce provenire dalle mie spalle:
<< Ragazzo! Ragazzo, dico a te! ... Ma non avevi voglia di carbone ? T'assicuro che così rovente... >>
Se sette anni prima non avessi smesso di fumare, adesso, avrei frugato le tasche, e acceso una delle mie Chesterfield Blu. Tutto m'era eccentricamente chiaro. Tanto ieri, da piccino, quanto oggi, da uomo.
Torsi il collo, la guardai di traverso, e sorridendo spavaldo, alzai testa, cappello e voce:
<< Dice bene, signora! Dice bene! Certo che lo volevo, l'ho sempre voluto. Ma... che le devo dire, evidentemente, non l'ho mai meritato... >>


M.
(L'uomo dei difetti...)
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Un omaggio a Lando Fiorini, che col cuore ha narrato pezzi di vita, di vicoli, di poesia e d'amore, che tanti, come me, porteranno dentro fino alla fine...
Grazie, maestro.
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La mia piccola furbetta Lilli desidera farvi vedere il suo vestitino nuovo... ;-) ;-)
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La mia piccola furbetta Lilli desidera farvi vedere il suo vestitino nuovo... ;-) ;-)
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Vi presento la mia piccola furbetta Lilli...
E insieme, Vi auguriamo una (B)uonissima Domenica d'Agosto! ;-)
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Vi presento la mia piccola Lilli...
E insieme, Vi auguriamo una (B)uonissima Domenica d'Agosto! ;-)
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Il commissario mise mano al cellulare, lo sbloccò strusciando il pollice sullo schermo, e inviò un sms al sostituto procuratore Fanti.
"Il mosaico prende forma."
Fece scattare una mano che si aprì a ventaglio, il telefonino schizzò fluttuando nell'abitacolo, e planò sul cruscotto.
Tirò un respiro profondo.
"Me la chiamo", disse poi tra sé e sé. E quello era un rito. Che perpetrava fin da ragazzo, con gli amici di sempre; quei pochi che sapeva l’avrebbero accompagnato per tutta la vita. Quando la serata era arrivata al culmine e non rimaneva altro che onorare il giaciglio, uno del gruppo, con tono solenne, chiamava l’ultima sullazza (sigaretta) della giornata. E inappellabile, valeva per tutti. Ognuno dei presenti tirava fuori il pacchetto, e fuoco alle polveri. Dopo che tutti ebbero fumato, il gruppo si congedava nel silenzio. A modo loro, s’erano dati la buonanotte.
Il pollice già svettava sullo Zippo. Abbassò il finestrino, si infilò una Chesterfield tra le labbra, e la rotella prillò.
Lo schienale andò giù di un palmo. Le reni vi aderirono, le palpebre calarono.
Era forse giunta l’ora di rilassare le membra?
Il fumo perveniva al finestrino in piccole volute che il vento sfaldava in spirali slabbrate, e una folata nuova, più forte, a spazzar via.
Era il tempo di assegnare al vecchio la giusta collocazione.

Il commissario mise mano al cellulare, lo sbloccò strusciando il pollice sullo schermo, e inviò un sms al sostituto procuratore Fanti.
"Il mosaico prende forma."
Fece scattare una mano che si aprì a ventaglio, il telefonino schizzò fluttuando nell'abitacolo, e planò sul cruscotto.
Tirò un respiro profondo.
"Me la chiamo", disse poi tra sé e sé. E quello era un rito. Che perpetrava fin da ragazzo, con gli amici di sempre; quei pochi che sapeva l’avrebbero accompagnato per tutta la vita. Quando la serata era arrivata al culmine e non rimaneva altro che onorare il giaciglio, uno del gruppo, con tono solenne, chiamava l’ultima sullazza (sigaretta) della giornata. E inappellabile, valeva per tutti. Ognuno dei presenti tirava fuori il pacchetto, e fuoco alle polveri. Dopo che tutti ebbero fumato, il gruppo si congedava nel silenzio. A modo loro, s’erano dati la buonanotte.
Il pollice già svettava sullo Zippo. Abbassò il finestrino, si infilò una Chesterfield tra le labbra, e la rotella prillò.
Lo schienale andò giù di un palmo. Le reni vi aderirono, le palpebre calarono.
Era forse giunta l’ora di rilassare le membra?
Il fumo perveniva al finestrino in piccole volute che il vento sfaldava in spirali slabbrate, e una folata nuova, più forte, a spazzar via.
Era il tempo di assegnare al vecchio la giusta collocazione.
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Ci fu un tempo in cui m'ero quasi convinto d'essere un uomo intelligente.
Poi, conobbi l'amore.

Allora mi convinsi d'essere un uomo felice.
Poi, conobbi la vita.

Allora mi trovai un tetto.
Oggi, sono un Viandante...


M.

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Mi auguro questo mio stralcio narrativo (giallo) vi sia gradito...
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