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Luigi Manglaviti
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Saggista, romanziere, designer. E pubblicitario per vivere
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Il mio nuovo libro è su Amazon: 👉 https://amzn.to/2O3WUZv
Criticatela quanto volete, Amazon, ma mi ha lasciato impostare un’opzione che piacerà a tanti: chi acquista il libro cartaceo, può scaricare gratuitamente l’e-book per il Kindle!

#millemesi #amazon #kindle
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E niente, visto che a quanto pare comprare su Amazon per alcuni è un problema, sono andato a prendervele io, le copie. E ve le porto alla Libreria AVE, sul Corso Garibaldi a RC. E vi aspetto pure dentro, per firmarvele!

Ci vediamo Sabato 13 Ottobre 2018 dalle ore 18,30 in poi.
Non avete più scuse per perdervi “Mille mesi”, il mio ultimo strepitoso libro! 😬
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«…Infuria, infuria, contro il morire della luce!»
http://www.rainkids.it/wp/2018/09/29/sonnolenza-della-ragione/
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Diego Piacentini, numero 2 di Amazon che era stato cooptato dai governi PD per realizzare il “miracolo della digitalizzazione dell’Italia”, molla tutto e se ne torna a Seattle.

I miracoli compiuti:
✔︎ SPID: aperto da 2,7 milioni su 63 milioni di italiani; servizi online dove usarlo: zero o quasi;
✔︎ ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente): appena 559 comuni su oltre 8.000;
✔︎ Codice dell’Amministrazione Digitale, che doveva eliminare la burocrazia bizantina, perditempo e ancora cartacea: risultato nelle PA prossimo allo zero o quasi.

Piacentini, come vice di Jeff Bezos, ha creato il colosso Amazon, che è la perfezione nell’e-commerce, oltre che l’azienda più capitalizzata del mondo insieme ad Apple.
In Italia aveva carta bianca e pieni poteri: eppure non ha combinato una cippa.

Ormai lo sanno anche le pietre che la svolta per un Paese passa dalla digitalizzazione, che aumenta la produttività. Se però ha fallito pure colui che ha co-creato Amazon (il quale ha peraltro lavorato gratis, perché ha vissuto la cosa come una missione verso il suo caro Paese di origine), vuol dire che il nostro ingessamento è più duro del diamante. La crosta s’è fatta roccia, la smuovi dopo milioni di anni solo coi movimenti tettonici.

Siamo senza speranza.
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Ci sono: “MILLE MESI”, il mio 16° libro, è ufficialmente sul mercato!
Per chi ama la carta, su Amazon: 👉 https://amzn.to/2O3WUZv
Per chi legge in digitale, in formato e-book: 👉 https://www.librarsidasoli.com/shop/millemesi/

Una crime-story mozzafiato, 160 pagine di puro divertimento. 😎
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«L’ira dei giusti»?

I media — tutti — hanno attribuito alle Sacre Scritture un’espressione utilizzata da Salvini in un post su Facebook dopo la sentenza sul sequestro dei beni della Lega.
Ma “Temete l’ira dei giusti” sulla Bibbia non c’è.
Non c’è nell’ultima versione CEI del 2008 né nella precedente del 1974, non c’è nella ‘Nuova Riveduta’, nella ‘Nuova Diodati’, nella ‘Luzzi’, nella “interconfessionale” del 1985, nella “Parola è vita”.

L’unica espressione vagamente paragonabile è:
«Il desiderio dei giusti è il bene soltanto, ma la prospettiva degli empi è l’ira». [Proverbi 11:23, secondo Nuova Riveduta e Nuova Diodati]

L’ira sulla Bibbia appare in 323 versetti ma è quasi esclusivamente «L’ira del Signore», raramente di qualcun altro (di Mosè, di Davide), c’è pure un personaggio di nome Ira (Ira, figlio di Ikkes di Tekoà), mai «dei giusti».

Non solo.
Alcune testate sostengono che l’espressione sarebbe presa dall’Apocalisse e sarebbe in quest’altra frase: «Temete l’ira dei mansueti perché essi riverseranno in voi tutto ciò che hanno subito». Inutile cercare, sull’Apocalisse non esiste nulla del genere: l’«ira» è presente 10 volte e anche qui è quella di Dio. Ma questa ira dei mansueti non c’è nemmeno nel resto del Nuovo Testamento, né nell’intera Bibbia.

E quindi?
Se provate a ‘googlare’, “L’ira dei giusti” è una saga di un gioco di ruolo edita da Giochi Uniti. E poi c’è una serie di libri recenti: “Apocalisse Z. L’ira dei giusti” è l’ultimo capitolo della non memorabile trilogia horror del galiziano Manel Loureiro.

Conclusione: il capo leghista non ha citato la Bibbia, al massimo un libro sugli Zombie, o un gioco di ruolo.
E siccome l’unica ira biblica è quella di Dio ed è causata dall’ipocrisia degli uomini (tipo i politici) e soprattutto dalle ingiustizie nei confronti dei deboli (tipo i migranti), ci troviamo di fronte proprio a un bel paradosso.

O forse si trattava di autocritica?
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Alla fin fine si tratta di omeopatia.

Il male viene inoculato in microscopiche dosi e un po’ alla volta. Così non fa più male.

Basta con questo «son fascisti». Denunciare le forze di governo come tali non funziona: il termine ha perso gran parte della sua valenza negativa dopo anni di sdoganamento e normalizzazione del regime mussoliniano (uno slogan per tutti: «Ha fatto anche cose buone»). Rigettata dai destinatari, l’accusa si ritorce puntualmente sul mittente: ‘quello lì’ fa una citazione letterale di Mussolini nell’anniversario della sua nascita? È più grave il presidente della Provincia di Parma che, per rispondere alla provocazione, pubblica lo screenshot del post del Ministro agli Interni a testa in giù.

‘Quello lì’ sfrutta le provocazioni come un drappo rosso da corrida: di fronte alle critiche non rinnega né rivendica mai nel merito, ma fa un passo di lato e ridicolizza gli avversari, che se la prendono tanto per una maglietta o per un giubbotto e «dànno la caccia al fascista inesistente». È un comportamento da troll.
Ma il trolling non è senza effetti: oltre a solleticare una certa parte dell’elettorato leghista, le continue sparate sui social network o nelle interviste servono a spingere al centro del dibattito idee, linguaggi, atteggiamenti che fino a pochi anni fa non sarebbero stati accettabili.

🔺 Ogni volta si sposta l’asticella un po’ più in là. Poi al limite, se proprio è necessario, si ritratta. In questo modo si sonda la tolleranza dell’opinione pubblica e, allo stesso tempo, si conferisce legittimità a certe argomentazioni o proposte politiche altrimenti marginali.

Son dunque “prove tecniche”: non essendo possibile applicare da un giorno all’altro un’agenda politica fascista dopo decenni di democrazia liberale, è necessario condurre dei TEST GRADUALI, alzando la posta in gioco fino a forzare i vincoli morali che determinano l’accettabilità di certi provvedimenti.

In quest’ottica, quelle che possono sembrare gaffe, provocazioni, “frasi shock” — come citare Mussolini o dire che nei campi rom vivono trentamila “parassiti” — sono in realtà dei MICRO-SONDAGGI IN TEMPO REALE: un modo per testare la reazione dell’opinione pubblica e normalizzare la retorica xenofoba.

In assenza di un’ideologia forte di riferimento, le nuove destre costruiscono la propria identità su assi programmatici la cui efficacia viene misurata in tempo reale sulle reazioni dell’elettorato. Così trovano la capacità di dissolversi e riformarsi dietro nuovi cavalli di battaglia: basti pensare al passaggio della Lega dalla retorica no-euro a un euroscetticismo moderato, o dal secessionismo anti-meridionale alla xenofobia sovranista.

Non è Fascismo, semmai è “Postfascismo”: è cioè un’esperienza transitoria, di passaggio, dall’eredità del fascismo classico a qualcosa di completamente diverso e non ancora formato.

Chiaramente, questa fase di transizione omeopatica non può durare per sempre. Quando i movimenti postfascisti si saranno fissati in qualcosa di nuovo, con caratteristiche politiche e ideologiche precise e stabili, si dovrà coniare una nuova definizione.
A quel punto, però, sarà troppo tardi per preoccuparsi.
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“Mille mesi”. Il mio nuovo romanzo. Prove di copertina. (La prima che ho fatto già mi piace… È un guaio essere anche un designer: non mi boccio mai niente!)


#librarsidasoli #millemesi
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Ho finito il mio nuovo romanzo, un giallo. Titolo: “Mille mesi”. L’ho scritto in due settimane (4-19 agosto). Forse è un record, chissà. Di sicuro è il mio, di record, e difficilmente lo batterò. Ora pausa, poi editing. Uscita prevista: ottobre.


#librarsidasoli #millemesi
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Perché si scannano su ’sta Legge Mancino? Perché la Costituzione non è per niente “antifascista” come si crede.
Negli anni ci si è variamente dovuto mettere delle toppe.

La “disposizione transitoria e finale XII” della Costituzione Italiana prescrive: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista».
Questa disposizione stabilisce dunque il divieto di riorganizzare il Partito Nazionale Fascista; inoltre, vi è anche una deroga parziale, transitoria, temporanea e, di conseguenza, non costante, degli artt. 48 e 49, che riguardano i diritti politici degli italiani: la deroga prevede una limitazione, per non oltre un quinquennio, del diritto di voto attivo e passivo nei confronti degli esponenti dell’ex regime fascista.
Se all’epoca ci fosse stata veramente la volontà di dare una qualsivoglia valenza INTEGRALMENTE antifascista alla nascente Costituzione, i padri costituenti avrebbero provveduto a ciò attraverso un apposito articolo propriamente costituzionale e non certo attraverso una norma “transitoria” di 5 anni.
Come se non bastasse, “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (art. 21).

Si è allora soliti chiamare in causa la “legge Scelba”, che doveva essere la legge di attuazione del primo comma della disposizione transitoria e finale XII: tuttavia anche qui ci sono non poche obiezioni. Intanto, la Legge 645/1952 (“Scelba”) punisce chi “persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista”; però coloro i quali, a partire dall’MSI, si sono definiti “fascisti”, hanno sempre partecipato legalmente e legittimamente al processo democratico, non volendo mai sovvertire la forma di governo repubblicana dell’Italia. In secondo luogo, la legge Scelba sanziona “chiunque pubblicamente esalti esponenti, principî, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”: nondimeno, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 1/1957, ha precisato che l’apologia di fascismo non è punibile se consiste in una semplice “difesa elogiativa”.

Quindi, giuridicamente, purtroppo la Costituzione e le leggi che sono seguite (tipo la Scelba) non hanno AFFATTO posto le fondamenta di un Paese “integralmente antifascista”.

Per questo è così importante mantenere la Legge Mancino, che il signor Fontana vorrebbe abolire, appoggiato dal suo capo Salvini. Perché la Mancino — altresì conosciuta come Legge 25 giugno 1993, n. 205 — sanziona e condanna “gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”. La legge punisce anche “l’utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici”. Quindi va a COMPLETARE la Legge Scelba del 1952. La Scelba e la Mancino sono complementari.

In sostanza, dunque, il primo passo per sgretolare l’antifascismo in Italia è abolire l’unica legge che punisce “gesti, azioni e slogan” e il razzismo (la Mancino); fatto questo, poi sarà ‘naturale’ sgretolare anche l’altra (la Scelba), indirizzata più verso l’apologia di “esponenti, principî, fatti o metodi” con “finalità antidemocratiche”, in nome dell’Art. 48 e dell’Art. 21.
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