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Benessere per Anima, Corpo, Mente, Spirito
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#CANNABIS - #TG
#HEMPATY @ #TGPRIMA #NORBA
Intervento di Tommaso Dattomo sul primo accesso e conoscenza della Cannabis Sativa in Italia come integratore alimentare e fitofarmaco.
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Alimentazione in Gravidanza
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Hempaty Store Conferenza Infiammazione Dolore - Nutraceutica a base di fitocannabinoidi
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Hempaty Store Conferenza Oli e Polifenoli - dott.ssa Daniela Leccisotti
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«Voi esaminate l'aspetto del cielo e della terra, ma non siete arrivati a
comprendere colui che è di fronte a voi, e non sapete come interpretare il
momento attuale».
Il Vangelo di Tommaso

Non siamo limitati dalle leggi della fisica, così come oggi le conosciamo, né dalle leggi della biologia. Il DNA della vita è un codice che può essere trasformato! Le implicazioni di queste scoperte sono vaste, profonde e appassionanti. Esse dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che siamo in grado di cambiare il corso della nostra vita, del nostro mondo e della realtà.
Questo libro è stato scritto per chi desidera risvegliare in sé il potere delle più grandi passioni e delle aspirazioni più profonde. Nella Matrix Divina, voi siete la semenza del miracolo e il miracolo stesso.
Gli animali sono specchi fantastici per smuovere le sottili emozioni che
chiamiamo col nome di “problemi”. Nell'innocenza del loro essere
semplicemente se stessi, possono accendere potenti sentimenti di controllo e di giudizio sul modo in cui le cose dovrebbero o non dovrebbero essere. I gatti ne sono un esempio perfetto.
La mia prima esperienza con queste creature cominciò nell'inverno del 1980.
Lavoravo come geologo informatico per una compagnia petrolifera e vivevo in un miniappartamento a Denver. Come membro del dipartimento di servizi
tecnici, appena costituito, passavo la maggior parte delle mie giornate, le sere
e i fine settimana a imparare i dettagli dei nuovi computer e ad applicare ciò
che avevo imparato ai concetti tradizionali della geologia petrolifera. Non
avevo realmente preso in considerazione l'idea di avere un animale
domestico, semplicemente perché non ero a casa abbastanza a lungo per
potermene prendere cura.
Un fine settimana un mio amico venne a trovarmi e mi portò un regalo
inatteso: uno splendido gattino dal pelo rossiccio e biondo di circa cinque
settimane. Era il più piccolo della cucciolata e l'avevano chiamato Tigger,
come la tigre dei classici libri per bambini di Winnie-the-Pooh. Anche se non
era permesso tenere animali nell'appartamento, fui subito attratto da Tigger e
scoprii che l'imponente presenza che racchiudeva nel suo piccolo corpo aveva aggiunto talmente tanto alla mia vita, che ne sentivo la mancanza quando lui non c'era. Dicendo a me stesso che era solo una cosa temporanea, decisi di forzare un po' le regole e di tenerlo. Presto detto, Tigger e io eravamo diventati una famiglia.
Cominciai subito a istruire il mio nuovo amico sul rispetto delle “zone proibite” della casa. Gli fu insegnato a non salire sui divani, sui banconi della cucina e sopra il frigorifero. Soprattutto, quando ero al lavoro non gli era permesso di accovacciarsi sul davanzale della finestra dove tutti lo potevano vedere. Ogni volta che tornavo a casa lo trovavo appisolato in uno dei posti che gli erano concessi. Tutto sembrava funzionare alla perfezione in quel nostro rapporto segreto. Un giorno tornai a casa dall'ufficio in anticipo. Quando aprii la porta dell'appartamento, Tigger fu svegliato da un profondo sonno felino mentre era adagiato proprio sul bancone accanto al lavandino - un punto che sapeva con certezza essergli proibito. Vedendomi arrivare, rimase sorpreso quanto me nel trovarlo sopra il bancone. Saltò giù immediatamente, tornando al suo posto sopra il letto, e aspettò di vedere la mia prossima mossa. Ora mi ero incuriosito: si era trattato di un incidente isolato, o era quello che succedeva ogni volta che uscivo di casa per andare al lavoro? Conosceva i miei movimenti talmente bene da farsi trovare nel posto giusto al momento giusto, proprio quando arrivavo a casa ogni sera?
Quel giorno feci un esperimento. Uscii sul ballatoio, che si affacciava su una
splendida zona verde, mi nascosi dietro le tende e mi misi in attesa, facendo
finta di essermene andato al lavoro. Pochi minuti dopo Tigger saltò giù dal
letto e andò dritto in cucina. Credendo che me ne fossi andato, tornò nella sua postazione sul bancone vicino al tostapane e alla centrifuga. Stava talmente comodo in quel punto, che cominciò ad appisolarsi e cadde ben presto in un sonno profondo accanto al lavandino, un posto dove non sarebbe mai andato se avesse saputo che ero in casa.
Fu soltanto quando parlai con amici che avevano dei gatti, che mi resi conto di qualcosa che probabilmente tutti i proprietari di felini all'infuori di me sapevano già: un gatto non si lascia istruire! Anche se certamente esistono delle eccezioni, generalmente i gatti si comportano da gatti. Adorano i punti elevati e finiscono sempre per aggirarsi sui più alti - proprio quei ripiani, frigoriferi e davanzali che costituiscono le zone proibite. Sebbene possano rispettare le regole in presenza dei padroni, quando restano da soli i gatti sono i sovrani del loro mondo.
GLI SPECCHI SONO OVUNQUE
Il motivo per cui ci tengo a raccontare questa storia riguarda l'“effetto” che il
comportamento di Tigger ebbe su di me. Col suo comportamento naturale,
scatenò in me una frustrazione che rasentava la rabbia. Mi guardava dritto
negli occhi e sapevo che era totalmente consapevole dei confini che doveva
rispettare. Però continuava ad agire contro le regole e a fare quello che
voleva, quando voleva lui.
Forse non fu per coincidenza, che in quel periodo di sfide fra me e il mio gatto, notai dei parallelismi in termini di frustrazioni sul lavoro. In effetti sembrava quasi che le persone che erano sotto la mia supervisione mi facessero esattamente quello che mi faceva Tigger: ignoravano le mie istruzioni riguardo ai nostri progetti. Dopo un pomeriggio particolarmente difficile, una mia collaboratrice venne nel mio ufficio e mi chiese perché non le lasciavo semplicemente fare il suo lavoro. Le avevo assegnato un compito da svolgere e lei aveva la sensazione che la tallonassi da vicino in ogni fase del suo svolgimento. Più tardi quella stessa sera, entrai nel mio appartamento e ancora una volta trovai Tigger nella zona proibita sul bancone della cucina.
Stavolta mi guardò, ma non si fece nessuno scrupolo per muoversi da lì. Ero
furioso!
Mentre mi sedevo sul divano per riflettere su cosa mi veniva mostrato, notai il
parallelismo fra la “mancanza di rispetto” di Tigger per le mie regole e quello
che sembrava un atteggiamento simile da parte dei miei collaboratori.
Attraverso due esperienze simultanee apparentemente non correlate, sia il
gatto che i miei collaboratori mi avevano mostrato un aspetto importante di
me. Tutti mi avevano rispecchiato uno schema talmente impalpabile, che fino
a quel momento mi era sfuggito a livello conscio. Sarebbe diventato il primo di una serie di riflessi che avrei dovuto riconoscere in me stesso, prima di poter guarire quelli ancora più sottili e potenti che esistevano negli altri rapporti che avevo.
Negli anni '60 e '70 era comune sentir dire dai counselor personali che se non
ci piace ciò che ci sta mostrando il mondo esterno, bisogna guardarsi dentro.
Si insegnava che tutto, dalla rabbia espressa dai colleghi, al tradimento della
nostra fiducia, rappresenta un riflesso delle nostre più profonde convinzioni.
Gli schemi con cui tendiamo a identificarci di più sono spesso proprio quelli
che non riusciamo nemmeno a scorgere nella nostra vita. Questo scenario
dipinge esattamente ciò che stava accadendo a me, a causa di Tigger e dei
miei colleghi di lavoro. Non sto dicendo che i miei collaboratori fossero in qualche modo consapevoli di farmi da specchio o di come quello schema si dispiegasse nella mia vita - di ciò sono quasi certo. Semplicemente si tratta di questo: attraverso le dinamiche che si erano stabilite fra noi, avevo potuto scorgere qualcosa di me stesso che era stato portato in superficie da loro. In quel periodo della mia vita, era lo specchio del controllo. Poiché il riflesso si era manifestato nel momento stesso, anziché dopo ore o perfino giorni, riuscivo a vedere il collegamento fra il mio comportamento e le loro reazioni. Il feedback immediato era l'elemento chiave di quella lezione di vita.
LO SPECCHIO DEL PRESENTE
Se osserviamo gli studi antropologici sulle tribù nascoste dell'Asia, notiamo
subito quanto sia importante riconoscere il rapporto fra le nostre azioni e ciò
che accade nei mondo. Quando gli esploratori scoprirono una di quelle tribù
“perdute” (naturalmente erano perdute solo per noi occidentali, poiché loro
sapevano esattamente chi erano e dove si trovavano), furono sorpresi di
scoprire che i suoi componenti non stabilivano nessun collegamento fra il
rapporto sessuale e la gravidanza. La lunghezza del periodo di tempo
trascorso tra l'atto sessuale e la nascita di un bambino era tale da non rendere ovvio, per loro, il legame esistente fra i due eventi. Questo è proprio il valore dei nostri specchi - con la loro immediatezza ci fanno capire le connessioni concrete e nascoste fra eventi apparentemente disparati.
Se identifichiamo le nostre convinzioni mentre si palesano nei nostri specchi,
allora significa che appartengono a quel momento. Qualunque riflesso si
riesca a percepire ci offre una preziosa opportunità. Una volta riconosciuto uno schema negativo, lo si può guarire in un battito di ciglia! Il fatto stesso di
riconoscerlo ci dà la prima indicazione sul perché esiste. Molto spesso,
scopriamo che gli schemi negativi che si riflettono sulla nostra vita traggono
origine da una delle tre paure universali discusse nel capitolo precedente.
Quando osserviamo in tempo reale il riflesso delle nostre convinzioni nei
rapporti interpersonali, sperimentiamo il primo dei nostri specchi, che
rappresenta proprio questo: lo specchio del momento presente. Talvolta,
tuttavia, il riflesso del momento può mostrarci qualcosa di ben più sottile di un comportamento che abbiamo — può cioè rivelarci quello che, giudichiamo
nella vita. Quando ciò accade, sperimentiamo il secondo specchio dei rapporti umani.
♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦
IL SECONDO SPECCHIO: RIFLESSI DI CIÒ CHE GIUDICHIAMO NEL
PRESENTE
«Sappiate cosa vi sta davanti agli occhi, e quello che vi è nascosto vi sarà
rivelato»3. - Il Vangelo di Tommaso
Negli anni '70, uno dei miei maestri di arti marziali mi rivelò il segreto di come
si leggono gli opponenti: «In una gara ogni persona rappresenta uno specchio
che ti riflette, il tuo opponente ti mostrerà chi sei nel presente. Osservando il modo in cui ti si avvicina, stai vedendo come reagisce al modo in cui ti
percepisce». Per tutta la vita ho tenuto a mente le parole del mio maestro e le
ho spesso soppesate. Più tardi iniziai ad applicare quello che aveva detto sulle competizioni ambientate nel dojo al modo in cui le persone si comportano nella vita. Nel 1992 mi trovai impegolato in un'esperienza in cui questo specchio non aveva alcun senso... Fu allora che scoprii la sottigliezza del secondo specchio dei rapporti umani.
Nell'autunno di quell'anno, in breve tempo conobbi tre nuove persone che
entrarono a far parte della mia vita. Attraverso di loro avrei sperimentato tre
dei più potenti - e dolorosi - rapporti umani della mia vita adulta. Sebbene
all'epoca non me ne rendessi conto, quelle tre persone sarebbero diventate
grandi maestri di vita per me, con modalità inimmaginabili e di cui non le avrei
mai credute capaci.
Tutte e tre mi impartirono la singola lezione che avrebbe fatto in modo che la
mia vita non sarebbe stata mai più la stessa. Nonostante ciascuno di quei
rapporti mi stesse facendo da specchio proprio nel momento giusto,
inizialmente non riconobbi la lezione che mi stavano insegnando.
II primo rapporto era con una donna, approdata alla mia vita con obiettivi e
interessi talmente simili ai miei, da farci decidere di vivere e lavorare insieme.
Il secondo rapporto era una nuova relazione professionale che mi avrebbe
dato un prezioso apporto nell'organizzazione e gestione dei miei seminari in
tutto il paese. Il terzo rapporto contemplava un accordo di amicizia e di affari
fra me e un uomo che si sarebbe preso cura della mia proprietà durante i miei
viaggi di lavoro, in cambio di un posto dove stare in uno dei miei edifici
inutilizzati, in via di ristrutturazione.
Il fatto che quei rapporti mi fossero arrivati simultaneamente avrebbe dovuto
mettermi in guardia che si stava preparando qualcosa - e qualcosa di grosso.
Quasi immediatamente, tutti e tre iniziarono a mettere alla prova la mia
pazienza, assertività e risolutezza. Mi sentivo come se quelle persone mi
stessero facendo impazzire! C'erano discussioni e disaccordi continui con
ciascuno di loro. Poiché viaggiavo molto, avevo la tendenza a minimizzare le
tensioni e a evitare di cercare una soluzione. Mi ritrovai ad assumere un
atteggiamento del tipo “aspettiamo e vediamo che succede” finché non
tornavo dal mio viaggio successivo. A quel punto, le cose stavano
esattamente come le avevo lasciate e talvolta erano perfino peggiorate.
A quell'epoca, al mio arrivo all'aeroporto dopo aver svolto i miei seminari
seguivo una routine. Recuperavo il bagaglio, prelevavo dal bancomat i contanti sufficienti per fare benzina e pranzare e mi mettevo alla guida per
quattro o cinque ore, tornando verso casa. Durante un particolare viaggio,
però, accadde qualcosa che mi fece mettere a fuoco tutti quei rapporti. Dopo
essermi ripreso le valigie, andai allo sportello automatico per fare il solito
prelievo. Con mio grande orrore, la macchina stampò uno scontrino da cui
risultava che sul mio conto non c'erano neanche i soldi sufficienti per fare un
pieno da venti dollari!
Ero particolarmente sconvolto, poiché di recente mi ero accordato con
un'impresa edile per iniziare la ristrutturazione di un edificio centenario situato sulla mia proprietà e costruito con la tipica tecnica dell'addobbo, e l'impresa era appena stata pagata con assegni di quel conto. Lo sportello automatico mi stava dicendo che sul mio conto non c'era più niente - neanche un centesimo - per far fronte a tutti i miei obblighi finanziari oltre al mutuo, alle spese d'ufficio, di viaggio e familiari. Sapevo che doveva trattarsi di un errore. Mi era altrettanto chiaro che alle 17.30 di una domenica pomeriggio nel Nuovo Messico non c'era molto da fare - tutto era chiuso fino al lunedì. Dopo aver convinto l'inserviente del parcheggio a lungo termine che gli avrei pagato il conto per posta, mi misi al volante dirigendomi verso casa e rimuginando sull'accaduto.
Quando chiamai la banca la mattina seguente, ebbi una sorpresa ancora
peggiore. Non riuscivo a crederci, ma il saldo zero non era un errore; sul conto
non c'era davvero più niente. In effetti, c'era meno di niente - un prelievo non
autorizzato da parte della donna a cui avevo affidato i miei affari aveva
completamente prosciugato il mio conto. A causa delle penali che erano state applicate a tutti gli assegni scoperti, mi ritrovai improvvisamente ad avere un conto in rosso, con centinaia di dollari di spese da pagare.
Ero scioccato, incredulo. Le mie emozioni si trasformarono ben presto
dapprima in rabbia, poi in furore. Mi figuravo tutte le persone a cui avevo fatto
degli assegni che non avrei potuto coprire con dei fondi inesistenti. La
violazione di fiducia che avevo subito e la totale mancanza di considerazione
per me e per i miei impegni si era rivelata più dolorosa di quanto mi fossi
aspettato.
Per peggiorare le cose più tardi, quello stesso giorno anche la mia società in
affari raggiunse un punto incandescente. Quando aprii la posta e feci un
controllo su un resoconto economico relativo a dei seminari che avevo già
svolto, trovai delle discrepanze in alcune voci di spesa e mi dovetti mettere al
telefono per contestarle una per una al mio socio, per difendere la mia parte di profitti Durante quella stessa settimana, scoprii che l'inquilino che viveva sulla mia proprietà perseguiva interessi che non solo erano in diretto contrasto con gli accordi che avevamo preso, ma erano anche illeciti secondo lo stato del Nuovo Messico. Chiaramente, non potevo più ignorare ciò che stava accadendo in tutti i miei rapporti umani.
C'È PIÙ DI UNO SPECCHIO
La mattina dopo, mi inoltrai lungo la strada sterrata che collegava la mia
proprietà con una grande montagna che domina la valle dietro casa mia.
Raccolto in preghiera, passavo attentamente sopra i solchi profondi e fangosi
e il pietrisco appuntito, invocando la saggezza necessaria per riconoscere lo
schema che mi si parava innanzi così aggressivamente, nonostante non
riuscissi a decifrarlo. Qual era il filo conduttore di quei tre rapporti?
Ricordandomi le parole del mio insegnante di arti marziali, mi domandai: Qual
è il riflesso comune che queste tre persone mi stanno mostrando con il loro
comportamento?
Immediatamente, un flusso di parole mi inondò la mente; talune erano così
veloci da dileguarsi, ma altre mi restavano bene impresse. Nei giro di pochi
secondi, quattro parole presero il sopravvento su tutte le altre: onestà,
integrità, verità sfiducia. Mi feci altre domande: Se queste persone mi stanno
rispecchiando ciò che io sono nel presente, stanno forse mostrandomi che sono disonesto? Ho in qualche modo violato i principi di integrità, fiducia e verità nel mio lavoro?
Mentre mi ponevo mentalmente le domande, un sentimento mi sali dal
profondo. Dentro di me una voce - la mia voce - stava gridando: No!
Naturalmente sono onesto! Naturalmente ho integrità! Naturalmente sono
veritiero e meritevole di fiducia! Queste cose sono proprio la base del lavoro che condivido con gli altri.
L'attimo dopo fui raggiunto da un altro sentimento — sfuggente dapprima, poi
sempre più forte e nitido, fino a diventare pienamente lampante e
comprensibile per me. In quel momento lo specchio si fece improvvisamente
cristallino: le tre persone che avevo così abilmente attratto nella mia vita non
mi stavano mostrando ciò che ero nel presente; ciascuno di loro mi stava
invece dimostrando un riflesso diverso e più sottile di cui nessuno mi aveva
mai parlato. Attraverso i nostri scontri di fatti di convinzioni e stili di vita diversi, anziché mostrarmi ciò che ero, mi stavano mostrando le cose che giudicavo!
Quelle persone facevano vedere le qualità che innescavano in me una grossa
carica negativa - quelle stesse qualità che sentivo che essi avevano violato in
me.
In quel momento della mia vita, giudicavo fortemente il modo in cui le persone gestivano la propria onestà e integrità. Molto probabilmente le mie cariche negative si erano andate costruendo fin dall'infanzia. In un attimo, le mie esperienze passate si chiarirono repentinamente. Mi ricordai immediatamente di tutte le volte in cui quelle stesse qualità erano state violate nella mia vita: storie d'amore del passato in cui la mia partner e io non eravamo stati sinceri sulla presenza di altre persone nella nostra vita, promesse adulte fatte ma non mantenute, amici ben intenzionati e mentori aziendali che avevano fatto promesse che non avrebbero potuto mantenere nemmeno fra un milione di anni... la lista era infinita.
I miei giudizi su queste problematiche si erano accumulati per anni a un livello talmente infinitesimale, da non farmene neanche accorgere. Ora invece
stavano al centro di dinamiche che non potevo più ignorare! La magnitudine di un conto in banca azzerato era la garanzia che io avrei dovuto comprendere il messaggio di questi rapporti prima di poter procedere con la mia vita. Quello è stato il giorno in cui appresi il sottile ma profondo mistero del secondo specchio dei rapporti umani: lo specchio delle cose che io giudico nella vita.
SAPETE RICONOSCERE I VOSTRI SPECCHI?
Vi invito a passare in rassegna i rapporti che avete con le persone della vostra
cerchia più ravvicinata. Poi, riconoscete i tratti e le caratteristiche che vi
irritano profondamente e sembrano farvi impazzire. Fatto questo, ponetevi la
seguente domanda: Queste persone mi stanno mostrando me stesso nel
momento presente?

(estratto del libro: La Matrix Divina, di Gregg Braden - Macroedizioni)
Lo trovi da Hempaty Store, in prelettura, rilassato sulla poltrona, sorseggiando una tisana o un succo con i biscotti veg al cioccolato.

Libro editato e pubblicato la prima volta nel 2007. Oggi siamo alla 18^ edizione.
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