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Giuliano Bastianello
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Una sensazione che è fatta di due: aver vissuto tanto e non sentirne il peso.

Se dovessi montare un flashback accelerato metterei i giochi con i cuccioli collie, la maestra Adami, le partite di pingpong, le medie fatte al Petrarca, le gare in bici, la prima solitaria vittoria a Camposampiero, (dove è nato Luca nel 1991) la clavicola rotta in volata. Poi le tante giornate da manovale tuttofare nei cantieri con mio padre, il comitato di base dell’Artistico dove io ero “quello dell’orario” che ho fatto da solo dalla seconda all’anno successivo al diploma, i corsi e le assemblee all’IUAV, il viaggio in Venezuela, la caduta sotto al salto El Sapo a Canaima ed il saldo braccio di mio cugino che mi ha sollevato.
La visita alla fonoteca del Beauborg e l’idea di farne una migliore, che poi ho messo in pratica alla Discoteca di Stato e la delusione della mancata presentazione pubblica al Ministro per l’improvvisa fuga di Veltroni causa crisi di governo (8.10.98 Bertinotti ti ho maledetto).
La festa per l’elezione di Gianna Benucci, primo sindaco laico a Selvazzano, i durissimi anni da assessore, poi la biblioteca di Abano e quella di Spinea, l’appalto che sapevo di poter vincere, contro tutti; i corsi di mediateca 2000, le biblioteche di Cattolica, a Senigallia, di Pistoia con il microfono di Dario Fo che fischiava all’inaugurazione. I 24 viaggi a Melfi per un processo bastardo con colpevoli prosciolti, la sala eufonica a Orvieto, il museo a Yerevan e tante tante altre cose in 1.400.000 km percorsi, più della metà in solitudine, imparando a fiutare nel traffico le guide nervose.

Dice un tizio che abbiamo due orologi che scandiscono il pulsare del nastro del tempo: uno individuale che accompagna il ciclo biologico ed uno sociale che segue le relazioni e le trasformazioni culturali e ambientali.
I due orologi si intrecciano tra vincoli e opportunità e non sempre si decide quale orologio seguire mentre il tempo si perde anche nella strada dell’impegno politico che a me ha lasciato più che rimorsi, molti rimpianti.

Molto ne ho perso nell’inseguire un mito che è finito per catturarmi in un’assurda sequela di processi inutili, rovinosi, che negli ultimi 15 anni hanno squassato il tempo mio e di chi mi era vicino.
Il mito lo conservo ancora, come un’eredità che si tramanda in obbedienza ad una regola: non arrendersi all’andazzo corruttivo.

Chi lavora negli appalti pubblici ha tre opzioni: pagare, voltarsi da un’altra parte, denunciare. Quartum non datur.
L’ultima di queste opzioni non è stata gratuita e mi ha chiesto forti pedaggi che, oltre ai vuoti nel patrimonio aziendale e familiare, lasciano ferite profonde anche alle coronarie, messe in crisi dal campanello che annuncia l’arrivo del Giudice che deve leggere la sentenza. Per 6 VOLTE!
Tanti sono stati i processi penali da imputato per diffamazione e calunnia: Pesaro, Novi Ligure, Empoli (2), Firenze, Venezia oltre a due cause civili (Venezia e Firenze) per sentirsi dire, dopo 15 anni: Bastianello avevi ragione tu!

In questo ultimo anno dei 60, dopo decine di tristi notifiche, il postino mi ha consegnato due sentenze che mi dovrebbero ridare fiducia nella Giustizia. Potrebbe accadere, se la giustizia mi restituisse anche solo una piccola parte delle energie consumate in tanti chilometri, centinaia di ore in attesa di udienze, notti passate a scrivere atti e memorie, giorni rubati al lavoro alla famiglia, alla mia, di vita.
Se oggi 27 luglio 2016 posso parlarne con un minimo di distacco è grazie a chi in questi anni mi è stata sempre a fianco anche nei lunghi silenzi seguiti alle notifiche dei procedimenti a mio carico o nella disperazione per le incredibili assoluzioni dei veri colpevoli, nonostante prove certe di reati.

Grazie all’aiuto economico offerto dai veri amici, letteralmente vitale, oggi posso continuare a lavorare e pensare ancora al futuro.

In molti mi hanno chiesto: lo rifaresti? E’ una domanda alla quale non so rispondere.
Direi mai più pensando all’impunità goduta da chi ho denunciato ed allo spreco di vita pagato in attesa di una giustizia distratta.
Dico sicuramente si, quando leggo ogni giorno le cronache giudiziarie che dimostrano che tangenti e corrotti continuano a prosperare.
Non me la sento di esortare a fare quel che ho fatto. Forse quando la Giustizia darà più ascolto e sicurezza a chi si espone ed un pò meno cavilli ai furbi che si possono permettere le spese di processi troppo lunghi.

Intanto oggi mi faccio anch’io gli auguri e ringrazio tutti gli amici di G+, TW e FB
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16.04.09 war cem pd
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15.05.12 incontro con Renato Marcon, candidato al Consiglio Regionale nella lista civica in appoggio ad Alessandra MORETTI
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15.05.12 incontro con Renato Marcon, candidato al Consiglio Regionale nella lista civica in appoggio ad Alessandra MORETTI
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