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Giovanni Visetti
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Viaggiatore, cinemaniaco, blogger e fotografo dilettante, cartografo, escursionista, appassionato di musica e cibi tradizionali, logica e scienze naturali.
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432 “Under the Hawthorn Tree” (Yimou Zhang, Cina, 2010) tit. or. “Shan zha shu zhi lian” * con Dongyu Zhou, Shawn Dou, Xuejian Li, Taishen Cheng * IMDb 7,1 RT 66%

Ho notato che molti (anche fra gli estimatori di Zhang) non hanno apprezzato più di tanto questo film romantico-drammatico, ma io l’ho trovato certamente di livello non inferiore al successivo “Lettere di uno sconosciuto” (2014) che è stato valutato in modo più positivo.
Ben lontano dagli spettacolari suoi film in costume più famosi, con questo film Yimou Zhang torna a narrare la vita in un ambiente rurale, stavolta in piena rivoluzione culturale maoista, e quindi ci consente anche di apprendere qualcosa dei problemi, detenzioni, divieti, dell'epoca compresi i famosi campi di riabilitazione.
La sceneggiatura è basata sul noto romanzo “Hawthorn Tree Forever” (Ai Mi, 2007) che a sua volta si rifà ad una storia vera di amore puro. La storia è per proposta e interpretata. Nonostante anche questa volta (come in simili casi precedenti) si affidi ad attori esordienti come Dongyu Zhou e Shawn Dou (i giovani interpreti principali) e tanti non professionisti, i risultati ottenuti da Zhang sono più che soddisfacenti, oserei dire ammirevoli
Quello che mi ha sorpreso è la quasi inesistente presenza di colori forti classici di Zhang, sorvolando sui pochi rossi (tanto per cambiare) in questo caso si è sbizzarrito con tante tonalità di azzurro (vedi foto).
Da IMDb apprendo che in Italia è passato al Festival di Udine del 2011, ma non vi è notizia di distribuzione, né è segnalato un titolo italiano; la traduzione del titolo internazionale del film è “Sotto il biancospino” mentre quello del libro è “Biancospino per sempre”.
Anche se effettivamente non fosse disponibile in italiano, suggerisco di recuperarlo ... secondo me è stato sottovalutato.
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16/12/18
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431 “Estiu 1993” (Carla Simón, Spa, 2017) tit. it. “Estate 1993” * con Laia Artigas, Paula Robles, Bruna Cusí
IMDb 7,2 RT 100% * premiato a Berlino come miglior opera prima, oltre a Grand Prix e Nomination Orso d’Argento nella sezione Generation Kplus (film che affrontano tematiche giovanili)

Nonostante i riconoscimenti ricevuti al Festival di Berlino, “Verano 1993” mi è sembrato solo pretenzioso, lento, abbastanza sconclusionato e noioso.
Frida, una bambina di 6 anni, in poco tempo perde sia padre che madre e alla morte di quest’ultima viene affidata a uno zio che vive in campagna con moglie e una figlia di 3 anni, Ana. Pur avendo apparentemente tutto l’appoggio e comprensione possibile, la ragazzina non riceve quasi nessun beneficio effettivo per superare il trauma a causa dell’eccessiva tolleranza (che spesso diventa irresponsabilità) dei parenti, inclusi nonni e altri zii, che mettono a repentaglio anche l’incolumità dell’innocente Anna.
Carla Simón (anche sceneggiatrice e alla sua prima regia di un lungometraggio dopo vari corti) non convince per niente in quanto a ritmo e utilizza troppo frequentatemene lunghi primi piani di Frida, alternati a riprese con camera a mano che la segue.
Ultimo dettaglio (che ho trovato fastidioso) è l’inserimento di un paio di simboli politici, assolutamente fuori luogo e oltretutto inutili nel contesto della storia. Dal titolo originale molti si saranno certamente resi conto che il film è prodotto in Catalogna; ma la storia potrebbe essere ambientata dovunque essendo un dramma strettamente famigliare. La regista e sceneggiatrice catalana, che contava su cast, staff e location catalane (e fin qui certamente nessuna obiezione) ha voluto ricordare la situazione secessionista mostrando Frida che in una festa tradizionale sventola una bandiera catalana (l’unica in quel contesto, che però veniva ben evidenziata) e la zia, nel momento in cui l’aiuta a fare dei compiti, elenca varie materie e quando giunge a “lingua”, dopo una pausa aggiunge: catalano (la questione dell’immersione linguistica in Catalogna è una delle più dibattute e causa di aspri scontri politici).
Ditemi voi che c’entra la politica nel dramma di una orfana, quando oltretutto nessun familiare è minimamente implicato in politica né si sente alcuno che parli di politica nel corso dell’intero film.
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16/12/18
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430 “Il Casanova di Federico Fellini” (Federico Fellini, Ita, 1976)” * con Donald Sutherland, Tina Aumont, Cicely Browne * IMDb 7,1 RT 43% * Oscar per i costumi (Danilo Donati) e Nomination per la sceneggiatura

Nel complesso deludente anche se i costumi del solito Danilo Donati (2 Oscar e 4 Nomination) sono veramente sensazionali e sono da apprezzare molto anche le scenografie (il film è stato interamente girato a Cinecittà).
Non capisco la scelta di Donald Sutherland nei panni di Casanova in quanto nella versione italiana si vede lui che muove le labbra completamente fuori sincrono con la voce, fornita da Gigi Proietti. Reputo che, almeno in una versione originale, ciò non debba accadere specialmente per un protagonista che parla molto e viene spesso inquadrato in primo piano o mezza figura.
Nell’adattare l’autobiografia di Casanova, gli sceneggiatori hanno scelto un limitato numero di eventi che sono distanti nel tempo e si svolgono in luoghi e ambienti molto diversi, facendo mancare quasi del tutto la continuità.
Con la scusa di feste e riunioni di appartenenti a ceti ricchi e stravaganti, Fellini ha avuto modo di inserire i suoi innumerevoli personaggi inusuali, spesso dai volti a dir poco bizzarri, talvolta fra gli stessi “aristocratici”, in altri casi come persone che dovevano intrattenerli con spettacoli di vario genere.
Fellini ha senza dubbio prodotto di meglio.
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15/12/18
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429 “El bar” (Álex de la Iglesia, Spa, 2017) * con Blanca Suárez, Mario Casas, Carmen Machi * IMDb 6,3 RT 100%

Cominicio con il segnalare gli splendide immagini sulle quali scorrono i titoli di testa, una sequenza di riprese supermacro di organismi visti al microscopio.
Comedia negra, quasi horror, che pone in uno spazio ristretto e senza apparenti vie di fuga 8 personaggi (3 donne e 5 uomini) di caratteristiche completamente diverse per idee, estrazione sociale, passato, cultura ed età. I sorprendenti sviluppi di una situazione già di per sé apparentemente inesplicabile li metteranno a turno alcuni contro altri o a far gruppo con contro un singolo. Le motivazioni, per quanto spesso biasimevoli, sono più che logiche e comprensibili e mostrano in più occasioni il peggio dell’essere umano fra razzismo, preconcetti, sesso, idee politiche.
Purtroppo (ma sarebbe stato estremamente difficile il contrario) il regista non riesce a mantenere ritmo, tensione e plausibilità costanti e si perde soprattutto nel finale. Nonostante alcuni abbassamenti di livello il film nel complesso regge ed è una sarcastica e graffiante satira di molte “malattie sociali” dei nostri giorni.
Da guardare.

Questo è il link per i titoli di testa https://vimeo.com/232570055
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15/12/18
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428 “Being Julia” (István Szabó, USA, 2004) tit. it. “La diva Julia” * con Annette Bening, Michael Gambon, Jeremy Irons, Maury Chaykin, Juliet Stevenson, Catherine Charlton * IMDb 7,0 RT 76%
Nomination Oscar per Annette Bening protagonista

Piacevole e divertente commedia drammatico-sentimentale ambientata a margine del mondo del teatro alla fine degli anni ’30, per lo più a Londra, con una breve diversione sull’isola di Jersey, nella Manica. Ottimo il reparto femminile del cast (la Bening è affiancata da due esemplari caratteriste quali Juliet Stevenson e Catherine Charlton) mentre dal lato maschile si distingue il solo Michael Gambon, seppur limitato in poche sporadiche apparizioni, spesso mute. Interessanti anche ambientazione, costumi e scenografie.
Consigliato.
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14/12/18
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427 “Pillow Talk” (Michael Gordon, USA, 1959) tit. it. “Il letto racconta” * con Rock Hudson, Doris Day, Tony Randall
IMDb 7,5 RT 92% * Oscar per la sceneggiatura e 4 Nomination (Doris Day protagonista, Thelma Ritter non protagonista, scenografia e musica)

Al contrario di quanto possa suggerire l’ignobile titolo italiano, si tratta di una commedia romantica in puro stile anni ’50. Buon cast, compresi i caratteristi, vari personaggi secondari ben pensati, ma la trama è abbastanza scontata (come del resto negli altri film di tale genere) a parte poche scene a sorpresa, un paio delle quali quasi un tormentone
Da guardare senza dubbio se vi piace il genere, in caso contrario se ne può fare tranquillamente a meno.
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14/12/18
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426 “The Kid Stays in the Picture” (Nanette Burstein, Brett Morgen, USA, 2002) * con Robert Evans e una marea di registi e attori * IMDb 7,4 RT 91%

Probabilmente ai più il nome Robert Evans non dirà molto, eppure, escludendo le sue poche e non certo memorabili apparizioni come attore, è stato uno di quelli che ha lasciato il segno nel nuovo cinema americano. Fu lui che, appena entrato nella Paramount, la portò dal nono al primo posto fra le major americane. Basti pensare che da quando fu messo a capo della produzione nella Paramount, questa sfornò successi in vari generi come Barefoot in the Park (1967), The Odd Couple (1968), Rosemary's Baby (1968), The Italian Job (1969), True Grit (1969), Love Story (1970), Harold and Maude (1971) e poi i suoi primi 3 film da produttore ufficialmente sono stati: The Godfather (Francis Ford Coppola, 1972), The Godfather - Part II (Francis Ford Coppola, 1974), Chinatown (Roman Polański, 1974).
Fu lui che volle Polanski per Rosemary's Baby (1968) e Coppola per “Il Padrino” (all’epoca entrambi non apprezzatissimi negli States), convinse Mia Farrow a terminare “Rosemary’s Baby” anche se ciò costò all’attrice il divorzio da Frank Sinatra.
Il biodocumentario è basato su un suo audiobook ed è sua la voce narrante, ovviamente in prima persona. Per gli appassionati di cinema è interessante questo sguardo dietro le quinte per avere almeno una vaga idea di ciò che succede fra finanziatori, produttori, registi e attori, spesso guidati non solo dal dio denaro ma anche da ripicche, gelosie, simpatie e amori.
Ben realizzato ed interessante. Consigliato ... se lo trovate (non sembra essere stato distribuito in Italia).
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14/12/18
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425 “The Thin Red Line” (Terrence Malick, USA, 1998) tit. it. “La sottile linea rossa” * con Jim Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, George Clooney, John Travolta, John Cusack, Ben Chaplin, John C. Reilly, Woody Harrelson, John Savage, Adrien Brody, Jared Leto
IMDb 7,6 RT 92% * 7 Nomination Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, sonoro, musica originale) * Orso d’Oro a Malick e Menzione d’Onore a John Toll per la fotografia a Berlino

Non ottenne nessuna statuetta poiché, per sua sfortuna, si scontrò con un altro famoso film di guerra sui generis: “Salvate il soldato Ryan” (5 Oscar e 6 Nomination) ... già fu strano che due film in un certo senso simili per fornire una visione della guerra diversa dagli stereotipi riuscissero ad accaparrarsi ben 18 Nomination. Un cast di attori eccezionale con tanti vincitori di premi Oscar (precedenti e successivi) e ancor più Nomination raccolte, ma quasi tutti hanno parti relativamente brevi, ma non si può parlare di film corale. Ottima la fotografia che spesso funge da sfondo alle considerazioni e ai ricordi dei protagonisti.
Nel corso delle quasi 3 ore di film, gli scontri a fuoco non sono predominanti, lasciando spazio a scene certamente più significative.
La sceneggiatura di “The Thin Red Line” (dello stesso Terrence Malick) è basata sull’omonimo romanzo autobiografico di James Jones dal quale nel 1964 era già stato realizzato un adattamento diretto da Andrew Marton. Da notare che l’autore fu anche consulente di uno dei più famosi colossal bellici: “The Longest Day” (“Il giorno più lungo”, 1962, 3 registi e un numero incredibile di star).
Un film che merita senz’altro di essere guardato con attenzione, per molti motivi.
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14/12/18
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424 “Widows” (Steve McQueen, USA, 2018) tit. it. “Eredità criminale” * con Viola Davis, Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki, Colin Farrel, Robert Duvall, Liam Neeson, Daniel Kaluuya
IMDb 7,4 RT 91%
Un ricchissimo e variegato cast per un film che si distingue nettamente dai tanti di genere simile. Una trama estremamente articolata che include un classico audace colpo, contornato da intrecci politici, ricatti, minacce, assassini.
Colpi di scena, sorprese e le immancabili necessarie coincidenze ne fanno una storia interessante ma (per fortuna) senza i soliti inseguimenti e senza lunghissime scene di suspense (spesso ridicole) ... tutto si svolge in maniera snella.
Non una capolavoro, ma certo molto ben realizzato e, soprattutto, originale.
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14/12/18
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423 “Bohemian Rhapsody” (Bryan Singer, UK/USA, 2018) * con Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee * IMDb 8,4 RT 62% *

Come tutti forse già sapranno, dal punto di vista cinematografico il film è appena sufficiente, è solo l'ottima colonna sonora l'elemento che lo rende piacevole, visto che comprende estratti di quasi tutti i grandi successi del gruppo .
Non concordo con chi ha esaltato l’interpretazione di Rami Malek nelle vesti di Freddy Mercury (anche per colpa del makeup); se - forse - riesce a replicare abbastanza bene i movimenti sul palco, certo come attore non mi è sembrato un granché.
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11/12/18
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