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Giovanni Visetti
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Viaggiatore, cinemaniaco, blogger e fotografo dilettante, cartografo, escursionista, appassionato di musica e cibi tradizionali, logica e scienze naturali.
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430 “Il Casanova di Federico Fellini” (Federico Fellini, Ita, 1976)” * con Donald Sutherland, Tina Aumont, Cicely Browne * IMDb 7,1 RT 43% * Oscar per i costumi (Danilo Donati) e Nomination per la sceneggiatura

Nel complesso deludente anche se i costumi del solito Danilo Donati (2 Oscar e 4 Nomination) sono veramente sensazionali e sono da apprezzare molto anche le scenografie (il film è stato interamente girato a Cinecittà).
Non capisco la scelta di Donald Sutherland nei panni di Casanova in quanto nella versione italiana si vede lui che muove le labbra completamente fuori sincrono con la voce, fornita da Gigi Proietti. Reputo che, almeno in una versione originale, ciò non debba accadere specialmente per un protagonista che parla molto e viene spesso inquadrato in primo piano o mezza figura.
Nell’adattare l’autobiografia di Casanova, gli sceneggiatori hanno scelto un limitato numero di eventi che sono distanti nel tempo e si svolgono in luoghi e ambienti molto diversi, facendo mancare quasi del tutto la continuità.
Con la scusa di feste e riunioni di appartenenti a ceti ricchi e stravaganti, Fellini ha avuto modo di inserire i suoi innumerevoli personaggi inusuali, spesso dai volti a dir poco bizzarri, talvolta fra gli stessi “aristocratici”, in altri casi come persone che dovevano intrattenerli con spettacoli di vario genere.
Fellini ha senza dubbio prodotto di meglio.
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15/12/18
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429 “El bar” (Álex de la Iglesia, Spa, 2017) * con Blanca Suárez, Mario Casas, Carmen Machi * IMDb 6,3 RT 100%

Cominicio con il segnalare gli splendide immagini sulle quali scorrono i titoli di testa, una sequenza di riprese supermacro di organismi visti al microscopio.
Comedia negra, quasi horror, che pone in uno spazio ristretto e senza apparenti vie di fuga 8 personaggi (3 donne e 5 uomini) di caratteristiche completamente diverse per idee, estrazione sociale, passato, cultura ed età. I sorprendenti sviluppi di una situazione già di per sé apparentemente inesplicabile li metteranno a turno alcuni contro altri o a far gruppo con contro un singolo. Le motivazioni, per quanto spesso biasimevoli, sono più che logiche e comprensibili e mostrano in più occasioni il peggio dell’essere umano fra razzismo, preconcetti, sesso, idee politiche.
Purtroppo (ma sarebbe stato estremamente difficile il contrario) il regista non riesce a mantenere ritmo, tensione e plausibilità costanti e si perde soprattutto nel finale. Nonostante alcuni abbassamenti di livello il film nel complesso regge ed è una sarcastica e graffiante satira di molte “malattie sociali” dei nostri giorni.
Da guardare.

Questo è il link per i titoli di testa https://vimeo.com/232570055
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15/12/18
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428 “Being Julia” (István Szabó, USA, 2004) tit. it. “La diva Julia” * con Annette Bening, Michael Gambon, Jeremy Irons, Maury Chaykin, Juliet Stevenson, Catherine Charlton * IMDb 7,0 RT 76%
Nomination Oscar per Annette Bening protagonista

Piacevole e divertente commedia drammatico-sentimentale ambientata a margine del mondo del teatro alla fine degli anni ’30, per lo più a Londra, con una breve diversione sull’isola di Jersey, nella Manica. Ottimo il reparto femminile del cast (la Bening è affiancata da due esemplari caratteriste quali Juliet Stevenson e Catherine Charlton) mentre dal lato maschile si distingue il solo Michael Gambon, seppur limitato in poche sporadiche apparizioni, spesso mute. Interessanti anche ambientazione, costumi e scenografie.
Consigliato.
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14/12/18
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427 “Pillow Talk” (Michael Gordon, USA, 1959) tit. it. “Il letto racconta” * con Rock Hudson, Doris Day, Tony Randall
IMDb 7,5 RT 92% * Oscar per la sceneggiatura e 4 Nomination (Doris Day protagonista, Thelma Ritter non protagonista, scenografia e musica)

Al contrario di quanto possa suggerire l’ignobile titolo italiano, si tratta di una commedia romantica in puro stile anni ’50. Buon cast, compresi i caratteristi, vari personaggi secondari ben pensati, ma la trama è abbastanza scontata (come del resto negli altri film di tale genere) a parte poche scene a sorpresa, un paio delle quali quasi un tormentone
Da guardare senza dubbio se vi piace il genere, in caso contrario se ne può fare tranquillamente a meno.
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14/12/18
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426 “The Kid Stays in the Picture” (Nanette Burstein, Brett Morgen, USA, 2002) * con Robert Evans e una marea di registi e attori * IMDb 7,4 RT 91%

Probabilmente ai più il nome Robert Evans non dirà molto, eppure, escludendo le sue poche e non certo memorabili apparizioni come attore, è stato uno di quelli che ha lasciato il segno nel nuovo cinema americano. Fu lui che, appena entrato nella Paramount, la portò dal nono al primo posto fra le major americane. Basti pensare che da quando fu messo a capo della produzione nella Paramount, questa sfornò successi in vari generi come Barefoot in the Park (1967), The Odd Couple (1968), Rosemary's Baby (1968), The Italian Job (1969), True Grit (1969), Love Story (1970), Harold and Maude (1971) e poi i suoi primi 3 film da produttore ufficialmente sono stati: The Godfather (Francis Ford Coppola, 1972), The Godfather - Part II (Francis Ford Coppola, 1974), Chinatown (Roman Polański, 1974).
Fu lui che volle Polanski per Rosemary's Baby (1968) e Coppola per “Il Padrino” (all’epoca entrambi non apprezzatissimi negli States), convinse Mia Farrow a terminare “Rosemary’s Baby” anche se ciò costò all’attrice il divorzio da Frank Sinatra.
Il biodocumentario è basato su un suo audiobook ed è sua la voce narrante, ovviamente in prima persona. Per gli appassionati di cinema è interessante questo sguardo dietro le quinte per avere almeno una vaga idea di ciò che succede fra finanziatori, produttori, registi e attori, spesso guidati non solo dal dio denaro ma anche da ripicche, gelosie, simpatie e amori.
Ben realizzato ed interessante. Consigliato ... se lo trovate (non sembra essere stato distribuito in Italia).
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14/12/18
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425 “The Thin Red Line” (Terrence Malick, USA, 1998) tit. it. “La sottile linea rossa” * con Jim Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, George Clooney, John Travolta, John Cusack, Ben Chaplin, John C. Reilly, Woody Harrelson, John Savage, Adrien Brody, Jared Leto
IMDb 7,6 RT 92% * 7 Nomination Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, sonoro, musica originale) * Orso d’Oro a Malick e Menzione d’Onore a John Toll per la fotografia a Berlino

Non ottenne nessuna statuetta poiché, per sua sfortuna, si scontrò con un altro famoso film di guerra sui generis: “Salvate il soldato Ryan” (5 Oscar e 6 Nomination) ... già fu strano che due film in un certo senso simili per fornire una visione della guerra diversa dagli stereotipi riuscissero ad accaparrarsi ben 18 Nomination. Un cast di attori eccezionale con tanti vincitori di premi Oscar (precedenti e successivi) e ancor più Nomination raccolte, ma quasi tutti hanno parti relativamente brevi, ma non si può parlare di film corale. Ottima la fotografia che spesso funge da sfondo alle considerazioni e ai ricordi dei protagonisti.
Nel corso delle quasi 3 ore di film, gli scontri a fuoco non sono predominanti, lasciando spazio a scene certamente più significative.
La sceneggiatura di “The Thin Red Line” (dello stesso Terrence Malick) è basata sull’omonimo romanzo autobiografico di James Jones dal quale nel 1964 era già stato realizzato un adattamento diretto da Andrew Marton. Da notare che l’autore fu anche consulente di uno dei più famosi colossal bellici: “The Longest Day” (“Il giorno più lungo”, 1962, 3 registi e un numero incredibile di star).
Un film che merita senz’altro di essere guardato con attenzione, per molti motivi.
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14/12/18
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424 “Widows” (Steve McQueen, USA, 2018) tit. it. “Eredità criminale” * con Viola Davis, Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki, Colin Farrel, Robert Duvall, Liam Neeson, Daniel Kaluuya
IMDb 7,4 RT 91%
Un ricchissimo e variegato cast per un film che si distingue nettamente dai tanti di genere simile. Una trama estremamente articolata che include un classico audace colpo, contornato da intrecci politici, ricatti, minacce, assassini.
Colpi di scena, sorprese e le immancabili necessarie coincidenze ne fanno una storia interessante ma (per fortuna) senza i soliti inseguimenti e senza lunghissime scene di suspense (spesso ridicole) ... tutto si svolge in maniera snella.
Non una capolavoro, ma certo molto ben realizzato e, soprattutto, originale.
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14/12/18
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423 “Bohemian Rhapsody” (Bryan Singer, UK/USA, 2018) * con Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee * IMDb 8,4 RT 62% *

Come tutti forse già sapranno, dal punto di vista cinematografico il film è appena sufficiente, è solo l'ottima colonna sonora l'elemento che lo rende piacevole, visto che comprende estratti di quasi tutti i grandi successi del gruppo .
Non concordo con chi ha esaltato l’interpretazione di Rami Malek nelle vesti di Freddy Mercury (anche per colpa del makeup); se - forse - riesce a replicare abbastanza bene i movimenti sul palco, certo come attore non mi è sembrato un granché.
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11/12/18
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422 “Annie Hall” (Woody Allen, USA, 1977) tit. it. “Io e Annie” * con Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts
IMDb 8,0 RT 97% * 4 Oscar (miglior film, regia, Diane Keaton protagonista, sceneggiatura) e Nomination per Woody Allen protagonista

Non amo particolarmente Woody Allen anche se apprezzo alcune sue graffianti critiche (e autocritiche) su vari formalismi, fisime varie e modi di agire tipicamente americani. Come accade molte volte in casi simili, purtroppo il film nel complesso risulta essere un calderone di sketch non sempre efficacemente legati fra loro; con minimi adattamenti potrebbe essere proposto in teatro con pochi attori e scenografie essenziali ... e forse sarebbe più godibile.
Film a tratti noioso, quando il buon Woody comincia a ripetere gli stessi concetti con il suo tipico (insopportabile) modo di balbettare, tanto da sembrarmi lungo nonostante duri poco meno di un’ora e mezza; solo nel finale diventa un po’ più snello.
Al fianco dei due protagonisti, oltre a Tony Roberts, compaiono brevemente anche vari volti noti quali Paul Simon, Shelley Duval, Christopher Walken e Jeff Goldblum.
Sopravvalutato sotto ogni punto di vista. L’Oscar per la regia fu assegnato ad Allen a discapito di George Lucas (Star Wars) e Steven Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo) ...
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10/12/18
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421 “Scheherazade, Tell Me a Story” (Yusri Nasrullah, Egitto, 2009) tit. or. “Ehky ya Scheherazade” * con Mona Zaki, Mahmood Hemaidah, Hasan El-Raddad
IMDb 7,4 RT 89% * Lina Mangiacapre Award a Venezia
Con un po' di fortuna e occhio nella videoteca di Puerto de la Cruz si trovano vere rarità (che non equivale a dire perle) ... questa è una. Un film egiziano presentato anche in Italia a Venezia dove vinse il premio Lina Mangiacapre (film che mostrano nel segno della differenza il cambiamento dell’immagine della donna, soggetto di storia e di cultura).
Yusri Nasrullah fu allievo Youssef Chahine (il più rispettato regista egiziano di sempre) ed è autore impegnato. Tuttavia, in questo film non riesce a fornire immagini credibili delle donne egiziane (forse per superficialità, forse per mostrare casi limite), lasciando spiazzato lo spettatore occidentale.
La protagonista Hebba (anchor woman politica e di successo) vive nel lusso ed è sposata con Karim, giornalista filogovernativo. Due professionisti di ideali diversi, difficilmente possono convivere pacificamente in un campo delicato come quello della comunicazione. Nonostante Hebba rinunci ad occuparsi apertamente di politica, passando a interessarsi di temi sociali ed in particolare quello del ruoli della donna non può non nascondere che ognuno di essi sia comunque condizionato dalla politica. Intervistando in studio varie donne con trascorsi drammatici, scatenerà un nuovo putiferio che ovviamente non sarà gradito dal marito.
Ciò che sembra assolutamente irreale è il fatto che una giornalista possa essere giunta ad occupare tale posizione senza rendersi conto del tessuto sociale egiziano, dei problemi della vita di tutti i giorni, della violenza e chi più ne ha più ne metta. Un paio delle donne da lei intervistate nel suo show sono borghesi, relativamente ricche e di una certa cultura quasi a voler mostrare che il machismo è presente a tutti i livelli. Allo stesso tempo tutte le vittime, anche quella di classe meno abbiente, vengono mostrate spesso come delle sprovvedute credulone.
Un film nel complesso “volenteroso” ma insufficientemente realizzato, anche perché il cast lascia abbastanza a desiderare.
Resta comunque un’interessante visione, se non altro per lo sguardo critico su alcuni ambienti egiziani come quello della comunicazione e dei legami con la politica.
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10/12/18
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