402 “Paris nous appartient” (Jacques Rivette, Fra, 1961) * con Betty Schneider, Giani Esposito, Françoise Prévost
Eccellente sceneggiatura per oltre il 90% del film, con una serie di dialoghi e incontri in qualche modo connessi fra loro, paragonabile ad un lunghissimo piano sequenza. Ci sono due fili conduttori che corrono quasi paralleli: la comprensione dei motivi del suicidio (non certo) di tale Juan e ricerca di un nastro sul quale è registrato un suo assolo di chitarra. La studentessa Anne casualmente viene a conoscenza di ciò grazie al fratello che la introduce in un ambiente “alternativo” parigino composto da esiliati, attivisti, teatranti, studenti stranieri e pensatori, e s'incaponisce in questa doppia ricerca coinvolgendoli quasi tutti. Molti di loro, tuttavia, sembra che nascondano grandi segreti e tentano di dissuaderla in quanto, a loro detta, se svelati potrebbero avere gravi conseguenze.
Film complicato e misterioso, ma affascinante, nel quale in alcuni momenti è difficile ricordare immediatamente chi è legato a chi ed in che modo, data la serie di intrecci in continua evoluzione.
Come anticipato, ciò è valido per la gran parte del film, ma il finale mi ha lasciato alquanto perplesso, preferendo una conclusione drastica accompagnata da un quasi proclama ad una più elaborata e varia.
Questo fu il primo lungometraggio di Jacques Rivette che, dei 5 registi ritenuti i fondatori della Nouvelle Vague (con Truffaut, Godard, Chabrol e Rohmer), è stato certamente il meno prolifico e quello che ha mantenuto un suo stile personale e al di fuori degli schemi anche nei decenni successivi.
Anche con il finale per me deludente, “Paris nous appartient” mi è piaciuto molto. Lo consiglio.
IMDb 6,9 RT 92%
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01/12/17
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