386 “120 battements par minute” (Robin Campillo, Fra, 2017) tit. it. “120 battiti al minuto” * con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel
Film (molto) drammatico che descrive alcune attività dei primi anni ’90 del movimento Act Up-Paris, che seguiva le orme dell’omologo statunitense fondato nel 1987. Il film si sviluppa su tre livelli diversi, aventi molti punti in comune. C’è una storia sentimentale (omosessuale), si seguono i peggioramenti di alcuni malati terminali e si assiste a numerose riunioni e azioni dimostrative del gruppo, il cui fine era quello di sollecitare l’informazione e la prevenzione della diffusione dell’AIDS. Se i primi due argomenti, pur se molto ben proposti con grande sensibilità, sono abbastanza scontati, il terzo è quello che risulta più interessante non tanto per le azioni dimostrative (alcune delle quali esagerate e “fuorilegge”) quanto per le aspre discussioni che nascono fra i membri del collettivo aventi visioni e proposte molto diverse.
Le 2 ore e 20 sono forse un po’ eccessive e, l’avrete già capito, secondo me potevano essere ridotte le parti personali che in vari punti rallentano il ritmo con scene troppo lunghe.
Tanta camera a spalla nei momenti più movimentati, un buon commento sonoro, le più che onorevoli interpretazioni e una meritevole regia rendono “120 battements par minute” un prodotto senz’altro superiore alla media, ma non bastano a farne un ottimo film.
IMDb 7,7 RT 100%
4 premi “minori” a Cannes 2017
Candidato francese all’Oscar per il miglior film in lingua non inglese
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20/11/17
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