51 * “Queen of Katwe” (Mira Nair, USA, 2016) * con Madina Nalwanga, David Oyelowo, Lupita Nyong'o
Dopo il celebratissimo (per me deludente) La La Land, sono andato al Movie Museum a guardare “Queen of Katwe”, diretto da Mira Nair, la regista indina di Monsoon Wedding. Come forse avrete notato dalle foto, l'ambiente in cui si svolge e ben diverso da quello californiano e gli africani di colore sono quelli originali, per la maggior parte ugandesi. Mira Nair ormai risiede negli States e il film è prodotto dalla Disney; Katwe è un sobborgo (povero) di Kampala, capitale ugandese. Ciò premesso, veniamo al sodo.
Letto l'argomento ho temuto che potesse essere troppo didascalico, edulcorato o drammatizzato a seconda delle situazioni, invece, per fortuna, non è così pur essendo una storia pressoché unica ma vera. Leggendo fra le righe ci sono tanti spunti di riflessione relativi al modo in cui persone combattono per sopravvivere, alla corruzione sempre presente, il disprezzo e l'ostilità fra classi sociali, in qualunque paese del mondo e in questo caso il razzismo non c'entra in quanto sono tutti "neri".
La vera storia di Phiona Mutale (campionessa di scacchi) era già stata il soggetto di un libro e di un documentario ed infine è finita fra le mani della regista di “Salaam Bombay” e “Monsoon Wedding” e penso che solo una come lei, con il suo background, potesse essere capace di girare in modo almeno credibile nei bassifondi di una città africana.
I ruoli principali degli adulti sono stati affidati ad ottimi attori quali la keniana Lupita Nyong'o (esordì guadagnandosi l’Oscar come miglior attrice non protagonista in “12 Years Slave”) e l'inglese di origini nigeriane David Oyelowo (il Martin Luther King di “Selma”, apparso anche in “Lincoln”, “Interstellar”, “A most violent year” ed è protagonista di “A United Kingdom”, appena uscito), mentre la protagonista è la giovane esordiente ugandese Madina Nalwanga, effettivamente nata e cresciuta in un ghetto di Kampala. I bambini, ovviamente tutti non professionisti, sono stati diretti in modo egregio dalla Nair e hanno svolto un ottimo lavoro nei limiti delle loro possibilità.
Il film, pur non essendo realistico al 100% (ma quanti film lo sono?) mette lo spettatore a confronto con un mondo sconosciuto ai più, nei quali si soffre e spesso si combatte per la sopravvivenza, ma si riesce anche a sorridere, a vivere con dignità, ad accontentarsi di quel poco che si ha e a lottare per ottenere un po’ di più. Fra momenti divertenti e momenti drammatici, fra gioie e delusioni, con lo sfondo non solo delle baracche ma anche dei mille colori dei vestiti delle donne, con l’accompagnamento di musiche appropriate - con qualche accenno di danza - che rimandano a Bollywood, le due ore e pochi minuti del film passano in un battibaleno e si concludono con l’apparizione sullo schermo di tutte le coppie vero personaggio / interprete tranne, ovviamente, chi interpreta sé stessa che appare sola.
Tenendo presente che è una produzione Disney e che può essere assimilato ad uno dei tanti film di tema sportivo nei quali l’outsider vince o arriva a un passo dalla vittoria, “Queen of Katwe” merita senz’altro una visione e non solo per la sua originalità. Sottolineo anche che su RottenTomatoes vanta un ottimo 92% e non su poche recensioni, ma su ben 146.
Ho letto che fu annunciato in Italia l’anno scorso, ma poi sembra che se ne siano perse le tracce. Tenetelo d’occhio o cercatelo in rete.
IMDb 7,3 RT 92% #cinema #film
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05/02/17
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