426 “Sussurri e grida” (Ingmar Bergman, Sve, 1972) * con Harriet Andersson, Liv Ullmann, Kari Sylwan
Con tutto il rispetto per la tecnica sopraffina di Bergman, “Sussurri e grida” mi ha convinto molto meno di altri suoi film, pur essendo generalmente considerato uno dei suoi migliori. Certo affascina specialmente la prima parte, girata quasi esclusivamente in “bianco e rosso” (protagoniste vestite completamente di bianco in una casa con pareti, pavimenti e arredi rossi), con scene che terminavano con dissolvenze al rosso, alla quale a metà film si aggiunge improvvisamente il nero. Brave le interpreti della tragica storia che, tuttavia, è la parte che mi ha lasciato più perplesso. Pur sapendo che il modo di pensare e di agire degli scandinavi è in genere abbastanza diverso dai nostri comportamenti “mediterranei/latini”, non sono riuscito a farmi coinvolgere né a comprendere i rapporti a dir poco insoliti fra la domestica, le tre sorelle (delle quali una malata terminale) e i loro uomini. I dialoghi sono pochi e troppo criptici per i miei gusti, e non aiutano né i flashback né il finale quasi surreale. Ma forse sono io a non essere abbastanza sensibile per calarmi nell’ambiente, nel dramma, nei (gravi) problemi psicologici di ognuno dei protagonisti (uomini e donne) e nella loro religiosità, molto lontana dal mio modo di essere e di pensare.
In conclusione, oltre che abbastanza deprimente, l’ho trovato lento nonostante la sola ora e mezza di durata ... e badate che non mi sono assolutamente sembrati lenti i due film di Antonioni (spesso accusato di esserlo) visti di recente, né quelli di Rivette (e “La belle noiseuse” durava quasi 4 ore, con pochissima “azione” ...).
Comunque, continuerò a cercare altri film di Bergman a me sconosciuti o visti oltre 30 anni fa per una visione con altri occhi.
IMDb 8,2 RT 89%
Oscar per la fotografia e 4 Nomination (miglior film, regia, sceneggiatura, costumi)
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17/12/17
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