1 “Mr Arkadin” (Orson Welles, Fra-Spa-Svi, 1955) tit. it. “Rapporto confidenziale“ * con Orson Welles, Robert Arden, Paola Mori, Patricia Medina
Ottimo inizio di un nuovo anno cinefilo con un altro film di Orson Welles (anche se non del tutto ...), questo anche interpretato da lui a differenza di “The Magnificent Ambersons” (con il quale ho chiuso il 2017) del quale era solo regista e sceneggiatore.
Visto che è fra i meno conosciuti, seppur secondo me eccellente, è bene chiarire alcuni punti.
Di “Mr Arkadin” NON ESISTE ALCUN DIRECTOR’S CUT.
Lo stesso Welles raccontava a Peter Bogdanovich di non aver mai deciso come iniziare il film, né come concluderlo. La versione che ho visto, e che raccomando, è quella Criterion, montata nel 2006 a cura di due “giovani” cineasti (Claude Bertemes, Cineteca di Lussemburgo, e Stefan Drössler, Munich Film Museum), con la collaborazione di Jonathan Rosenbaum e Peter Bogdanovich (prima che regista, storico e critico cinematografico). Il dvd contiene molti extra fra i quali un documentario di una ventina di minuti nel quale vengono spiegati chiaramente i criteri secondo i quali è stato ri-montato il film dopo aver analizzato le 5 diverse versioni conosciute, includendo tutte le scene e battute che compaiono in almeno una di esse (e quindi diventando la più lunga con 106’ contro i nemmeno 100’ delle altre) e quanto più possibile vicino alle idee (accertate) di Welles.
Il film si compone per lo più di eventi separati (ambientati in una serie di luoghi ben distinti quali Napoli, Parigi, Londra, Amsterdam, Monaco, Costa Azzurra, Svizzera, numerose località spagnole e, fuori Europa, a Tangeri e in Messico) e gli avvenimenti sono stati proposti talvolta in ordine diverso. Il “marchio di fabbrica” di Welles, le riprese dal basso, qui diventano spesso quasi verticali e ce ne sono anche dall’alto verso il basso, i suoi primi piani grazie non solo alla sua indiscussa bravura di attore, ma anche al lavoro del direttore della fotografia Jean Bourgoin (Oscar per il b/n nel 1963, “The Longest Day) sono davvero inquietanti e rendono alla perfezione il personaggio nel gioco di gatto con il topo. L’uso delle luci e delle ombre come nelle scene iniziali nelle quali un uomo corre ma la sua ombra resta proiettata sulla stessa limitata superficie, dei tanti sguardi diretti nell’obiettivo e delle tante inquadrature con orizzonte inclinato sono senz’altro originali e talvolta innovativi. Ottima anche la colonna sonora che spazia dai tanti pezzi spagnoleggianti a “Stille Nacht”, i tanti brevissimi aneddoti inseriti qui e là con sottili riferimenti al rapporto fra Arkadin e Guy Van Stratten, e le scene “di massa” della processione dei penitenti e della festa in maschera.
Leggendo qui e là e ascoltando le dichiarazioni di Bogdanovich, si viene a sapere che perfino inizio e conclusione del film sono stati proposti in modo diverso. Io ho solo il dvd della versione 2006, ma so che esiste un cofanetto che, oltre a questo, comprende la versione "Corinth" e quella "Confidential Report", il libro a vari ulteriori extra.
In questa versione omnicomprensiva di “Mr Arkadin” del 2006, di 50 anni successiva alla prima uscita, pur non essendo attribuibile al 100% all’autore, c’è tanto del genio dell’ineffabile attore - soggettista - sceneggiatore - regista Orson Welles.
Il film è del “periodo europeo”, successivo al primo americano (fino al 1948) conclusosi a causa dei pessimi rapporti con le case di produzione e i non eccellenti risultati al botteghino (anche se i film furono molto ben accolti dalla critica) ... praticamente bandito da Hollywood come regista.
Nei prossimi giorni guarderò anche “F for Fake” (1973), film-documentario su falsari, frodi, bugie e finzione in genere, diretto e narrato da Orson Welles.
IMDb 7,4 RT 83%
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02/01/18
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